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Discussione: 29 aprile,ciao Sergio.

  1. #1
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    Predefinito 29 aprile,ciao Sergio.

    Giovedì 29 aprile ricorre il trentacinquesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, ucciso dalla violenza comunista. E' come ogni anno una data importante per la nostra Comunità che si riconosce nei valori della Tradizione, dell'Identità Italiana e nell'anticomunismo. Un giorno per ricordare cosa furono quei tragici e maledetti anni settanta, dove un'intera generazione fu messa l'una contro l'altra a riempire le strade del nostro Paese di quel rosso sangue che tutt'oggi, visti gli slogan's, le scritte ed i proclami per boicottare questa giornata del ricordo, qualcuno vorrebbe rivedere. Noi abbiamo l'obbligo morale di non cedere alle provocazioni mantenendo i nervi saldi, tutto ciò per ricordare al meglio la memoria di Sergio, Enrico e di tutte le vittime della bestialità assurda dell'odio comunista. Sergio Ramelli,Presente!
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  2. #2
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Citazione Originariamente Scritto da SMB Visualizza Messaggio
    Giovedì 29 aprile ricorre il trentacinquesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, ucciso dalla violenza comunista. E' come ogni anno una data importante per la nostra Comunità che si riconosce nei valori della Tradizione, dell'Identità Italiana e nell'anticomunismo. Un giorno per ricordare cosa furono quei tragici e maledetti anni settanta, dove un'intera generazione fu messa l'una contro l'altra a riempire le strade del nostro Paese di quel rosso sangue che tutt'oggi, visti gli slogan's, le scritte ed i proclami per boicottare questa giornata del ricordo, qualcuno vorrebbe rivedere. Noi abbiamo l'obbligo morale di non cedere alle provocazioni mantenendo i nervi saldi, tutto ciò per ricordare al meglio la memoria di Sergio, Enrico e di tutte le vittime della bestialità assurda dell'odio comunista. Sergio Ramelli,Presente!


    Sergio Ramelli, PRESENTE
    ADA

  3. #3
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    SERGIO RAMELLI : IL MARTIRIO DI UN RAGAZZO DI DESTRA.
    settembre 14, 2007, 92 pm
    Archiviato in: Dossier


    Voglio raccontarvi, tramite le parole di Luca Telese, la storia di un ragazzo come tanti, come me appassionato di calcio e di politica. E’ la storia di Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte ucciso a colpi di chiave inglese nel 1975 da esponenti di Avanguardia Operaia .

    “Sono i primi giorni di gennaio, è il 1975.
    All’istituto tecnico Molinari, in V° J il professore di lettere assegna ai ragazzi, tra gli altri, un tema di attualità.
    Sergio Ramelli, che frequenta da due mesi la sede del Fronte della gioventù, non ha dubbi: parla delle Brigate rosse. Scrive che il primo delitto dei brigatisti è stato compiuto contro due missini, scrive che le Br sono un pericolo per la democrazia, scrive che Mazzola e Giralucci, purtroppo, sono ricordati come delle vittime solo dai loro compagni di partito, che i brigatisti non sono un pugno di romantici rivoluzionari, ma un’organizzazione manovrata.

    Ha le idee chiare, non c’è dubbio. Forse, osserverà il professore, è rimasto impressionato da un editoriale di Giorgio Pisanò apparso sul Candido e ne riecheggia le tesi, chissà: il testo originale di questo tema, ovviamente, oggi non esiste più. Ma il suo contenuto se lo ricordano bene tutti, i professori e i compagni di classe di Sergio. Perché succede che il ragazzo incaricato di raccogliere i temi venga bloccato in corridoio da alcuni compagni di scuola, che fanno parte del collettivo politico più forte dell’istituto, quello di Avanguardia operaia. E che poi i ragazzi del collettivo si mettano a spulciare gli elaborati uno per uno, per capire cosa hanno scritto i loro compagni su un argomento così delicato. Nessuno saprà mai che voto avrebbe preso per quel compito Sergio, il professore non lo correggerà mai.

    Poche ore dopo, infatti, nella bacheca dell’atrio due fogli protocollo fanno bella mostra di sé, affissi con le puntine. Sopra c’è una scritta rossa: ECCO IL TEMA DI UN FASCISTA. Il testo è costellato di sottolineature. Per quanto nessuno ancora possa nemmeno immaginarlo, quel tema, e la sua «correzione», sono l’inizio di una drammatica catena che, anello dopo anello, si chiuderà con la morte di Sergio.

    C’è qualcosa, nella figura di Sergio come è stata ricostruita negli atti e nei ricordi di chi lo ha conosciuto, che colpisce ancora oggi. Non si tratta di cedere all’eterna tentazione di costruire agiografie retroattive, non è la solita attitudine alla santificazione del martire. Ma è come se Sergio, in qualche modo, fosse riuscito a restare refrattario al furore ideologico del suo tempo. È un fan sfegatato solo quando si tratta di Adriano Celentano (una «vera mania», assicura la madre). È un grandissimo appassionato di sport, soprattutto di calcio, gioca a pallone a livello semiprofessionistico. È tifoso dell’Inter ma raramente va allo stadio, non è interessato al tifo. Dice la signora Anita: In tutte queste cose, nella musica, nello sport, come nella politica non era un fanatico. Si interessava, gli piacevano, si entusiasmava, ci metteva il cuore, ma non l’ho mai visto urlare o irritarsi.

    Così, ripercorrendo i suoi ultimi giorni, si trova anche qualcosa di stoico, in lui, nel modo in cui si avvicina alla fine. In quella lunga cronaca di una morte annunciata che sarà il suo omicidio, malgrado il moltiplicarsi dei segnali e delle minacce, incredibilmente Sergio non si lamenterà mai né chiederà soccorso ai camerati, che sicuramente, se avessero saputo, avrebbero fatto qualcosa per proteggerlo.

    Fino all’ultimo terrà all’oscuro anche la sua famiglia, negherà l’innegabile, mentirà per nascondere la progressione delle aggressioni di cui viene fatto oggetto. Risulta dai verbali degli interrogatori che persino nei giorni in cui a scuola lo insultano e lo prendono a calci, lui continua a non raccontare niente ai genitori. Quando proprio non può, e la madre lo riempie di domande, scuote la testa e le fa: «Non preoccuparti mamma, non è nulla».

    La giornata più drammatica, nel corso della lunga persecuzione che prepara il delitto, è quella del 3 febbraio 1975. Dopo molte discussioni, papà e mamma Ramelli hanno deciso di imporre al figlio di abbandonare il Molinari. A malincuore Sergio è costretto ad accettare, e quella mattina entra a scuola accompagnato dal padre per sbrigare le necessarie pratiche burocratiche. Purtroppo li stanno aspettando: nel corridoio della scuola padre e figlio sono aggrediti, picchiati e costretti a passare fra due file di studenti per un violento rituale di sottomissione.

    Sembra la scena di un film di Kubrick, sembra un’arancia meccanica in salsa meneghina, e ancora una volta bisogna lasciare la parola a Grigo e Salvini per sapere come si conclude questa terrificante passeggiata:

    Il ragazzo era stato colpito ed era svenuto, mentre lo stesso preside e i professori che avevano scortato il Ramelli e il padre verso l’uscita erano stati malmenati.

    Ancora più sconcertante la testimonianza del professor Melitton, secondo cui la preside aggredì il padre e gli disse:

    «Ma non vede che lei e suo figlio siete un motivo di turbamento per la scuola?».

    Marzo 1975. Roberto Grassi, ex studente del Molinari, ed esponente di spicco di spicco del servizio d’ordine di Avanguardia operaia, durante una riunione di cellula si rivolge a Marco Costa, universitario, numero due del servizio d’ordine di Medicina a Città Studi. Grassi è uno dei pochi tra i dirigenti del gruppo che conosca personalmente Ramelli. Ed è lui che preannuncia a Costa una decisione da tempo nell’aria: dovrà essere la sua squadra (proprio perché non è in alcun modo collegabile al giovane missino) ad aggredire il ragazzo. Sarà un battesimo d’azione, la prima sprangatura del gruppo. Sarà il primo delitto politico degli anni Settanta commesso per interposta persona, il primo delitto, a sinistra, realizzato «su commissione».

    La comunicazione «ufficiale», invece, in un’organizzazione leninisticamente centralizzata e gerarchica, arriverà da un altro dirigente, Giovanni Di Domenico detto «Gioele». Infatti, Di Domenico avvicina Walter Cavallari e gli dice:

    «Dovete andare a menare un fascio». Cavallari non se la sente.

    Pochi giorni prima gli è stato chiesto di sprangare uno studente di Agraria, ma non è andata come pensava. Lo aggredisce, ma subito dopo ha paura, scappa: «Doveva essere un militante di acciaio temprato, e invece no, mi ero trovato davanti solo un uomo». Viene esautorato. Per uno che ha un dubbio ce ne sono dieci che non ne hanno.

    Il suo posto lo prende Costa. L’azione si deve fare lo stesso. Dopo trent’anni Anita Ramelli abita ancora nella stessa casa di via Amedeo, con la finestra affacciata sul luogo dove avvenne l’aggressione a Sergio. Per ostinazione, per abitudine, per senso della memoria, non se ne è voluta andare.
    Per anni su quel pezzo di muro si sono combattute grandi battaglie simboliche: prima i manifesti con le minacce, poi la guerra dei fiori e delle scritte, e addirittura una battaglia per i sacchi di immondizia che un portiere del condominio di fronte si ostinava a depositare proprio lì davanti, malgrado i cassonetti a pochi passi più in giù. Un giorno, gli amici di Sergio gli spiegarono che o sceglieva un altro posto per depositarli, o si sarebbe ritrovato i rifiuti in guardiola: cosa che puntualmente accadde, dopo l’ennesima sfida.

    Non è facile dimenticare, nemmeno per un quartiere, soprattutto per chi non capisce che si possa continuare a combattere una guerra anche su qualche metro di marciapiede e di intonaco. Oggi, mani ignote, ma per chi sa individuabili, hanno dipinto su quella parete un grande murale, con una scritta e una croce celtica: SERGIO VIVE. È il modo che la comunità di cui Sergio faceva parte ha scelto per non dimenticare.

    Ancora oggi, ogni tanto, mamma Ramelli si affaccia alla finestra di casa sua. Guarda il muro, e la scritta. E non dice nulla.


    Sergio Ramelli, PRESENTE
    ADA

  4. #4
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Mi piacerebbe tanto che qualcuno di quelli che ragliano di "antifascismo" spiegasse cosa c'entrava il povero Sergio con la lotta al fascismo...
    La verità è che per anni l'antifascismo miltante è stata una sorta di coperta, sotto la quale celare le peggiori porcherie commesse da certi compagni.

  5. #5
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Citazione Originariamente Scritto da Mauri61 Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe tanto che qualcuno di quelli che ragliano di "antifascismo" spiegasse cosa c'entrava il povero Sergio con la lotta al fascismo...
    La verità è che per anni l'antifascismo miltante è stata una sorta di coperta, sotto la quale celare le peggiori porcherie commesse da certi compagni.

    Per questo bisogna fare in modo che la memoria resti sempre viva. Ricordare non significa retorica o nostalgismo,bensì la ferma volontà di tramandare quei messaggi valoriali che a sinistra, e lo hanno dimostrato ieri a Milano, non esistono. Dalla loro parte solo odio e sete di vendetta; arroganza ed imbecillità. Vedere degli ex combattenti o dei deportati insultati a male parole da qualche ragazzino figlio di papà, ma che ama fare l'alternativo (di che?), lascia l'amaro in bocca anche a chi come me è lontano mille anni luce dalle ragioni della celebrazione del 25 aprile. Non fosse altro per rispetto nei confronti di persone che comunque un senso alla loro vita, anche lasciandocela, l'hanno dato.
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  6. #6
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Non bisogna dimenticare MAI
    ADA

  7. #7
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Citazione Originariamente Scritto da Mauri61 Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe tanto che qualcuno di quelli che ragliano di "antifascismo" spiegasse cosa c'entrava il povero Sergio con la lotta al fascismo...
    La verità è che per anni l'antifascismo miltante è stata una sorta di coperta, sotto la quale celare le peggiori porcherie commesse da certi compagni.
    Quegli anni erano veramente anni terribili, l'odio tra i giovani di opposte fazioni, ha fatto lutti e prodotto dolore. Molti, troppi, hanno fatto carriere politiche e giornalistiche su questi fatti delittuosi.

    Pur essendo stato ed essendo ancora di un'altra parte politica, il mio ricordo commosso va a Sergio Ramelli. Riposi in pace.
    Senza conservatori e senza rivoluzionari, l'Italia è divenuta la patria naturale del costume demagogico.
    Piero Gobetti

  8. #8
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Citazione Originariamente Scritto da SEMPRE LIBERO Visualizza Messaggio
    Quegli anni erano veramente anni terribili, l'odio tra i giovani di opposte fazioni, ha fatto lutti e prodotto dolore. Molti, troppi, hanno fatto carriere politiche e giornalistiche su questi fatti delittuosi.

    Pur essendo stato ed essendo ancora di un'altra parte politica, il mio ricordo commosso va a Sergio Ramelli. Riposi in pace.
    Grazie Sempre Libero, troppi giovani sono morti, non si deve ripetere MAI più.
    Ada

  9. #9
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Citazione Originariamente Scritto da SEMPRE LIBERO Visualizza Messaggio
    Quegli anni erano veramente anni terribili, l'odio tra i giovani di opposte fazioni, ha fatto lutti e prodotto dolore. Molti, troppi, hanno fatto carriere politiche e giornalistiche su questi fatti delittuosi.

    Pur essendo stato ed essendo ancora di un'altra parte politica, il mio ricordo commosso va a Sergio Ramelli. Riposi in pace.

    Semprelibero,per quanto possa valere su uno spazio virtuale, da me avrai sempre rispetto.
    Ultima modifica di Mariox; 26-04-10 alle 13:08
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  10. #10
    email non funzionante
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    Predefinito Rif: 29 aprile,ciao Sergio.

    Ma cosa successe in quegli anni? Sarà che ho fatto un liceo classico e quello era un tecnico, ma scene come l'affissione del tema in bacheca, il padre mamenato, e anche i prof, e fatti andare tra due file di ragazzi. Per me era inconcepibile 13-15 anni fa quando facevo le superiori, c'era un timore per i prof, un rispetto per l'ordine, per gli adulti in genere, anche i bidelli, che non avrebbe mai permesso scene del genere.
    Against all odds

 

 
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