Il giorno dopo il suo arrivo nel carcere di Scheveningen in Olanda, l’ex presidente dei serbobosniaci Radovan Karadzic si è presentato per la prima volta ieri dinanzi alla corte de L’Aja, rivelando l’esistenza di un accordo sull’immunità che gli sarebbe stata garantita dagli Stati Uniti.
Karadzic è giunto alla sede del tribunale accompagnato da un convoglio di veicoli poco prima dell’inizio del procedimento. Pochi minuti dopo le 16 l’anziano leader ed ora imputato dei tribunali atlantici ha fatto la sua comparsa dimagrito ma completamente sbarbato e con i capelli corti per rispondere delle accuse che gli sono state ascritte. Karadzic si è seduto alla destra dei giudici, nell’ultima fila di sedie dell’aula, e indossava un completo scuro. Quando la Corte gli ha chiesto se voleva servirsi di un avvocato, Karadzic ha risposto che intende difendersi da solo. Poi ha ascoltato impassibile, ma con il volto tirato, la lettura dei capi d’imputazione da parte del giudice Alphons Orie .
Dovrà difendersi da ben undici capi d’accusa tra cui due imputazioni di genocidio: una per l’assedio della città di Sarajevo e l’altra per il presunto massacro dei musulmani bosniaci avvenuto nel 1995 a Srebrenica. Il suo avvocato Svetozar Vujacic ha fatto sapere che Karadzic si avvarrà del diritto legale di rinviare di un mese l’inizio del suo processo per crimini di guerra. “Abbiamo deciso a Belgrado che chiederà un rinvio di 30 giorni e lo farà certamente”, ha osservato all’Afp il legale. Proprio come l’ex presidente della Repubblica di Jugoslavia Slobodan Milosevic, che morì misteriosamente nel 2006 dopo più di quattro anni di udienze quando era giunto ormai a pochi mesi dalla sentenza finale, Karadzic ha fatto intendere di volersi difendere da solo. Il rappresentante della pubblica accusa, Serge Brammertz ha detto che, avendo imparato la lezione dalla lentezza del processo di Milosevic, ha intenzione di condurre il nuovo giudizio nel modo più efficiente possibile. “Naturalmente passerà qualche mese prima che la difesa e l’accusa siano pronte a cominciare. Sarà un procedimento molto complesso ma siamo pienamente consapevoli dell’importanza di essere efficienti”, ha osservato Brammertz ai giornalisti.
A dare notizie su Karadzic è stato ieri il fratello Luka il quale ha reso noto in un’intervista al quotidiano russo Izvestia come l’ex leader dei serbi di Bosnia si aspettava di essere arrestato e si era ampiamente preparato per la sua difesa durante la latitanza. “Era ben preparato al suo possibile arresto e pensa che tutto finirà bene. Mio fratello riteneva che sarebbe stato arrestato un po’ più tardi, tra sei mesi”, ha spiegato Luka al quotidiano filo-Cremlino. Le autorità che hanno catturato l’ex presidente della Repubblica serba di Bosnia hanno sequestrato il suo portatile e oltre 50 cd-rom contenenti documenti preparati per la sua difesa a L’Aja, ha aggiunto il fratello, sottolineando che Karadzic “spera nell’aiuto della diplomazia russa”. Mosca da sempre alleata di Belgrado si è detta preoccupata che il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia de L’Aja (TPI) abbia dei “pregiudizi” contro i serbi come è stato più volte dimostrato nel corso dei loro processi.
Nel frattempo sono giunte le felicitazioni dell’amministrazione Bush per il trasferimento di Karadzic presso il TPI. Un gesto questo molto apprezzato dalla Casa Bianca per il grado di sudditanza dell’attuale esecutivo serbo ai voleri di Washington. Consideriamo l’estradizione come “un avvenimento estremamente positivo soprattutto per la Serbia ma anche per la giustizia in generale”, ha sottolineato il portavoce del dipartimento di Stato Usa, Sean McCormack. “Plaudiamo alle misure adottate dal governo serbo. Non vi è alcun dubbio, questo è molto positivo”, ha dichiarato il diplomatico statunitense. McCormack ha descritto poi l’estradizione in modo “molto positivo, soprattutto per la Serbia, ma anche per la giustizia in generale”. “Ci auguriamo - ha concluso McCormack - che le autorità serbe facciano di tutto per assicurare alla giustizia altre persone accusate di crimini di guerra, come il generale Mladic, l’ex capo militare dei serbo-bosniaci ancora in fuga”. E come sempre i politici dell’attuale governo di Belgrado, da bravi sudditi di Washington, faranno di tutto per esaudire i suoi desideri.
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