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Discussione: Karadzic a processo

  1. #1
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    All'Aja il banco degli imputati di fronte al giudice O-Gon Kwon e' rimasto vuoto. Per quattro anni da quelle file Slobodan Milosevic presenzio' al processo che lo vedeva imputato di crimini contro l'umanita'. Radovan Karadzic, lo psichiatra serbo-bosniaco sodale del presidente jugoslavo, se n'e' tenuto oggi lontano, mettendo in pratica un boicottaggio mai annunciato e, anzi, negato.
    Dopo poche battute pronunciate nell'aula del Tribunale penale Internazionale, il processo al presidente serbo bosniaco, considerato la mente del conflitto nella ex Jugoslavia e della "pulizia etnica" di migliaia di civili, e' stato aggiornato a domani. Karadzic, 64 anni, che aveva annunciato di volersi autodifendere, non si e' presentato in aula. "Non voglio boicottare il processo, ma non sono preparato", ha detto, ribadendo di volere "una soluzione giusta per preparare la propria difesa". L'imputato si e' detto inoltre sicuro che il tribunale garantira' i suoi diritti, ha avvertito che "non puo' esservi un processo giusto senza la preparazione di una difesa" e ha ricordato di essere stato detenuto per un anno e di aver ricevuto dalla procura "una ingente, inutile e caotica quantita' di materiale.
    Qualche settimana fa Karadzic aveva chiesto altri dieci mesi per preparare la propria difesa. I giudici gli hanno concesso oggi 24 ore. Il sudcoreano O-Gon Kwon, il britannico Howard Morrison e Melville Baird, di Trinidad e Tobago, molto probabilmente nomineranno domani un difensore d'ufficio se, come e' probabile, Karadzic disertera' ancora l'udienza. La mossa dell'ex capo serbo bosniaco e' suonata come un'offesa ai sentimenti delle famiglie delle vittime dell'assedio di Sarajevo, che ricordano perfettamente il terrore di quei 43 mesi in cui morirono tra le 10.000 e le 14.000 persone sotto il fuoco serbo, e di Srebrenica, dove furono trucidati 8.000 musulmani. "Ci deride", ha esclamato Jasna Causevic, dell'Organizzazione dei popoli minacciati, che presidiava l'uscita del Tribunale con una ventina di reduci di Srebrenica. "Karadzic dovrebbe essere trascinato in pigiama davanti alla corte", ha aggiunto Salihovic Nedziba, 56 anni, bosniaca musulmana, "mi devono dire chi ha ucciso mio padre e mio figlio".

    Non è preparato poverino... sai che ce ne frega...
    AGI News On - KARADZIC: GIUDICI L'AJA, DA DOMANI PROCESSO CON O SENZA LUI
    Ultima modifica di Italianista; 26-10-09 alle 23:49

  2. #2
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Processo farsa come tutti quelli sull'ex Yugoslavia.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  3. #3
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Processo farsa come tutti quelli sull'ex Yugoslavia.
    Pienamente d'accordo.

    carlomartello

  4. #4
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Citazione Originariamente Scritto da Italianista Visualizza Messaggio
    All'Aja il banco degli imputati di fronte al giudice O-Gon Kwon e' rimasto vuoto. Per quattro anni da quelle file Slobodan Milosevic presenzio' al processo che lo vedeva imputato di crimini contro l'umanita'. Radovan Karadzic, lo psichiatra serbo-bosniaco sodale del presidente jugoslavo, se n'e' tenuto oggi lontano, mettendo in pratica un boicottaggio mai annunciato e, anzi, negato.
    Dopo poche battute pronunciate nell'aula del Tribunale penale Internazionale, il processo al presidente serbo bosniaco, considerato la mente del conflitto nella ex Jugoslavia e della "pulizia etnica" di migliaia di civili, e' stato aggiornato a domani. Karadzic, 64 anni, che aveva annunciato di volersi autodifendere, non si e' presentato in aula. "Non voglio boicottare il processo, ma non sono preparato", ha detto, ribadendo di volere "una soluzione giusta per preparare la propria difesa". L'imputato si e' detto inoltre sicuro che il tribunale garantira' i suoi diritti, ha avvertito che "non puo' esservi un processo giusto senza la preparazione di una difesa" e ha ricordato di essere stato detenuto per un anno e di aver ricevuto dalla procura "una ingente, inutile e caotica quantita' di materiale.
    Qualche settimana fa Karadzic aveva chiesto altri dieci mesi per preparare la propria difesa. I giudici gli hanno concesso oggi 24 ore. Il sudcoreano O-Gon Kwon, il britannico Howard Morrison e Melville Baird, di Trinidad e Tobago, molto probabilmente nomineranno domani un difensore d'ufficio se, come e' probabile, Karadzic disertera' ancora l'udienza. La mossa dell'ex capo serbo bosniaco e' suonata come un'offesa ai sentimenti delle famiglie delle vittime dell'assedio di Sarajevo, che ricordano perfettamente il terrore di quei 43 mesi in cui morirono tra le 10.000 e le 14.000 persone sotto il fuoco serbo, e di Srebrenica, dove furono trucidati 8.000 musulmani. "Ci deride", ha esclamato Jasna Causevic, dell'Organizzazione dei popoli minacciati, che presidiava l'uscita del Tribunale con una ventina di reduci di Srebrenica. "Karadzic dovrebbe essere trascinato in pigiama davanti alla corte", ha aggiunto Salihovic Nedziba, 56 anni, bosniaca musulmana, "mi devono dire chi ha ucciso mio padre e mio figlio".

    Non è preparato poverino... sai che ce ne frega...
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    il povero sei tu che fai questi commenti idioti evidentemente senza cognizione di causa
    DEFORME AUTENTICO

  5. #5
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    il povero sei tu che fai questi commenti idioti evidentemente senza cognizione di causa



    repapelle:repapelle:
    iaociao:

  6. #6
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    KOSOVO: ABBIAMO BOMBARDATO LA PARTE SBAGLIATA?[1]


    Di Lewis MacKenzie (2004)


    Il Generale Lewis MacKenzie, ora in pensione, è stato il comandante delle truppe delle Nazioni Unite durante la guerra civile in Bosnia nel 1992.



    Cinque anni fa i nostri schermi televisivi erano dominati dalle immagini dei rifugiati albanesi-kosovari che fuggivano oltre i confini del Kosovo verso i rifugi della Macedonia e dell’Albania. Rapporti altisonanti indicavano che le forze di sicurezza di Slobodan Milosevic stavano conducendo un’opera di genocidio e che almeno 100.000 albanesi-kosovari erano stati sterminati e sepolti in fosse comuni per tutta la Serbia. La NATO entrò in azione e, a dispetto del fatto che nessuna nazione membro dell’alleanza era stata minacciata, cominciò a bombardare non solo il Kosovo, ma le infrastrutture e la popolazione della stessa Serbia – senza una risoluzione di autorizzazione da parte delle Nazioni Unite, di solito tenute in alta considerazione dalle autorità canadesi, passate e presenti.

    Quelli tra noi che avevano avvertito che l’Occidente stava per essere risucchiato dalla parte di un movimento indipendentista, come quello albanese-kosovaro, non solo militante ma anche estremista, vennero liquidati come pacifisti. Il fatto che l’organizzazione guida nella lotta per l’indipendenza, l’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), fosse stata universalmente designata come un’organizzazione terrorista e conosciuta per godere del sostegno di Osama bin Laden e di Al-Qaeda, venne comodamente ignorato.

    La recente scarsità di notizie nei media nordamericani riguardo all’aumento della violenza in Kosovo, paragonata all’esauriente copertura informativa della stampa europea, suggerisce decisamente che a noi canadesi non piace riconoscere di aver torto, quando lo abbiamo. Al contrario, nuovi filmati selezionati da questa parte dell’oceano continuano a rinforzare il pregiudizio popolare che quei vigliacchi di serbi sono di nuovo all’opera.

    Un caso pertinente è stato quello dell’ultima crisi che è esplosa il 15 Marzo scorso. I media hanno riportato che quattro ragazzi albanesi erano stati spinti nel fiume Ibar a Mitrovica da almeno due serbi e un cane (l’appartenenza etnica del cane non è stata riportata). Tre dei ragazzi sono affogati e il quarto è riuscito a fuggire sull’altra riva. Immediatamente, migliaia di albanesi si sono radunati nella città a suo tempo divisa in zone. Attacchi contro i serbi hanno avuto luogo in tutta la regione avendo come conseguenza 30 morti e 600 feriti. Trenta chiese e monasteri serbi cristiano-ortodossi sono stati distrutti, più di 300 abitazioni sono state totalmente bruciate e sei villaggi serbi ripuliti dei loro abitanti. Centocinquanta operatori di pace internazionali sono stati aggrediti.

    Le numerose dichiarazioni da fonti imparziali che hanno detto che non c’era stato alcun episodio di violenza tra i serbi, il cane e i ragazzi albanesi, sono state totalmente ignorate in Nord America. Il portavoce della Polizia della NATO Derek Chappell ha affermato il 16 Marzo che era “definitivamente non vero” che i ragazzi erano stati spinti nel fiume dai serbi. Chappell ha continuato affermando che il ragazzo sopravvissuto ha detto ai suoi genitori che essi erano entrati nel fiume da soli e che i suoi tre amici erano stati trascinati via dalla corrente. L’Ammiraglio Gregory Johnson, il comandante in capo della NATO, ha affermato inoltre che i disordini successivi sono stati “una pulizia etnica orchestrata e ben programmata” dagli albanesi-kosovari. I serbi costretti a fuggire hanno raggiunto i 200.000 loro compatrioti che erano stati cacciati dalla regione in seguito al bombardamento “umanitario” della NATO nel 1999. Gli “epurati” sono diventati efficienti “epuratori”.

    Nella stessa settimana un certo numero di individui atteggiatisi a serbi hanno teso un agguato e hanno ucciso un poliziotto delle Nazioni Unite e il suo partner locale. Durante l’incendio uno di loro è rimasto ferito, provocando un immediato cambiamento di linguaggio dal serbo all’albanese quando egli ha gridato “Sono stato colpito!” Le forze della nazioni Unite hanno inseguito gli assalitori e li hanno raggiunti presso una fattoria gestita da albanesi, dove hanno scoperto armi e il cadavere dell’albanese ferito in precedenza. Quattro albanesi sono stati arrestati. Ancora una volta, i media statunitensi hanno riferito dell’imboscata ma non degli sviluppi successivi, che hanno dimostrato chiaramente il fatto di un’ulteriore provocazione da parte dei terroristi albanesi.

    Il Kosovo è governato dalle Nazioni Unite, l’organizzazione che molti canadesi hanno indicato come la più idonea a prendere il posto degli Stati Uniti in Iraq. Il fatto che le Nazioni Unite non possano ordinare ai propri impiegati civili di andare o di rimanere in qualche luogo – si tratta pur sempre di volontari – combinato con la storia recente, che ha visto le Nazioni Unite abbandonare l’Iraq dopo un singolo attacco violento alla loro sede di Baghdad, e con il fatto che il Kosovo, sotto l’amministrazione di quest’organizzazione, è un caso disperato, esclude dal prendere in considerazione le Nazioni Unite per un tale ruolo.

    Dall’intervento NATO/Nazioni Unite del 1999, il Kosovo è diventato il crimine capitale dell’Europa. Lo schiavismo sessuale è fiorente. La regione è diventata un punto di transito prezioso per le droghe in viaggio verso l’Europa e il Nord America. Ironicamente, la maggior parte delle droghe provengono da un altro stato “liberato” dall’Occidente, l’Afghanistan. Membri dello smobilitato, ma non eliminato, Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) sono personalmente coinvolti sia nel crimine organizzato che nel governo [della regione]. La polizia delle Nazioni Unite arresta una piccola percentuale di quelli coinvolti in attività criminali e li consegna ad una magistratura sensibile alla corruzione e alle pressioni. L’obbiettivo degli albanesi è quello di epurare tutti i non albanesi - inclusi i rappresentanti della comunità internazionale - dal Kosovo e di unirsi infine all’Albania, raggiungendo perciò l’obbiettivo della “Grande Albania”. Questa strategia iniziò con gli attacchi contro le forze di sicurezza serbe all’inizio degli anni ’90 ed ebbe successo nell’utilizzare la reazione maldestra di Milosevic per attirarsi solidarietà da tutto il mondo. Non c’è stato alcun genocidio come sostenuto dall’occidente – i 100.000 cadaveri presuntamente sepolti nelle fosse comuni risultarono essere circa 2.000, di ogni etnia, inclusi quelli uccisi in combattimento durante la guerra.

    Gli albanesi-kosovari ci hanno suonato come uno Stradivari. Noi abbiamo finanziato e indirettamente sostenuto la loro violenta campagna per un Kosovo etnicamente puro e indipendente. Non li abbiamo mai rimproverati per essere stati i perpetratori della violenza nei primi anni ’90 e continuiamo a dipingerli oggi come le vittime designate, a dispetto delle prove del contrario. Quando essi raggiungeranno l’indipendenza con l’aiuto dei proventi delle nostre tasse, combinati con quelli di bin Laden e di Al-Qaeda, consideriamo allora il messaggio di incoraggiamento che verrà mandato ad altri movimenti d’indipendenza sostenuti dal terrorismo in giro per il mondo.

    E’ buffo come stiamo solo continuando a scavare il buco più a fondo!

    …………………………………………………………………


    FONTE: National Post (Canada), 6 Aprile 2004

    [1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale può essere consultato in rete all’indirizzo:

    NATO War Crimes and links to Al Qaeda confirmed former UN Commander in the Balkans
    http://ita.vho.org/009mckenzie.htm


    carlomartello

  7. #7
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Srebrenica inventata da Izetbegovic e Clinton


    Alexander Dorin, scrittore e ricercatore di guerra in BIH, ha annunciato la pubblicazione del suo nuovo libro intitolato “Srebrenica – la storia di un razzismo da salotto”. Dorin, nel libro, accusa direttamente Alija Izetbegovic e Bill Clinton di essere fautori ed inventori del mito di Srebrenica.

    La famosa strage di Srebrenica, gli elenchi e i morti trovati ovunque dopo la guerra, hanno sempre messo in dubbio tutta la storia della guerra in Bosnia del 1995. I tanti testimoni, sia tra la gente che ha vissuto questo orribile evento, sia delle truppe dell'ONU e dell'esercito olandese, non hanno confermato tutto ciò che l'informazione ufficiale ha voluto che fosse testimoniato. Uno dei tanti che ha cercato di rompere il muro della falsità è stato Alexander Dorin, scrittore e ricercatore di guerra in BIH, che ha descritto gli eventi accaduti nel 1995 a Srebrenica nel libro intitolato “Srebrenica – la storia di un razzismo da salotto”. Dorin, nel libro, accusa direttamente Alija Izetbegovic e Bill Clinton per la strage di Srebrenica. “In tutti gli eventi in cui ho indagato per 14 anni, posso confermare che nessun genocidio è stato commesso contro i musulmani a Srebrenica e che il mito della strage un'invenzione di Alija Izetbegovic e Bill Clinton”, conferma Dorin in una sua intervista ai media serbi. Dorin, sulla base della sua lunghissima e faticosa ricerca, conferma anche che tutti i morti sono adulti musulmani, morti nelle battaglie e nelle azioni militari contro i serbi. Questo, ovviamente non si potrà definite genocidio. “Dopo tanti anni di ricerca circa gli eventi di Srebrenica, sono arrivato definitivamente alla conclusione che non è esistito nessun genocidio. Nel luglio del 1995, dopo la caduta della città, hanno perso la vita 2000 uomini musulmani, ma non 8000, così come rilevato dalla propaganda musulmana: questo è tutto ciò che è accaduto nelle battaglie fatte contro i serbi, quando volevano ritirarsi vicino Tuzla. Il genocidio è stato inventato da Izetbegovic e Clinton”, conferma ancora Dorin.

    Secondo lo scrittore americano, Izetbegovic e Clinton erano ovviamente d'accordo. “I media americani hanno continuato a scrivere che l'America, da anni, ha armato le truppe musulmane di Izetbegovic. L`amministrazione di Clinton aveva un atteggiamento negativo nei confronti degli stessi serbi e così hanno aiutato anche i croati nell'operazione Tempesta che sterminò i serbi della Krajina. Tutta l'operazione è stata condotta per la maggior parte dai generali di Clinton”, continua Dorin. Questo è stato confermato a Dorin anche da parte di uno dei leader di Izetbegovic, Hakija Meholjic, che dichiara che Clinton, già nel 1993 ha offerto a Izetbegovic una ricostruzione "fantoccio" sul massacro commesso contro i musulmani a Srebrenica, come risultato della guerra in BIH. Secondo Dorin questo era vero perchè, in questo modo, hanno avuto due interi anni per costruire tutte le manipolazioni orchestrate dai più grandi media, in un insieme di mito e favole. “Nel mio libro ho fornito delle prove secondo cui a Srebrenica sono stati uccisi 2000 musulmani adulti. Mancavano le evidenze del “genocidio”, e non vi erano 8000 corpi come diversamente affermato. Sull'elenco dei morti vi erano delle persone morte molto prima del 1995, ma anche delle persone vive, presenti sugli elenchi elettorali del 1996, di cui 3000 quelli di Srebrenica. Questo significa che al Tribunale dell'Aja ancora mancano delle prove evidenti del “genocidio” commesso contro i musulmani, come affermato anche dal croato Drazen Erdemovic, dal giornalista bulgaro Germinal Civikov, nel cui nuovo libro conferma che le sue testimonianze sono delle falsità , continua Dorin. Cita anche l'ex portavoce della NATO Jamie Shea, e afferma che senza la NATO non sarebbe esistito il Tribunale dell'Aja, entrambi "complici e amici". La NATO tramite il Tribunale dell'Aja accusa i suoi nemici e protegge i propri collaboratori. Questo accade anche con i serbi, che non sono stati mai complici delle aggressioni alle forze fasciste, conferma Dorin.

    Ciò che deve aver spinto Dorin a scrivere il libro di Srebrenica, come per sua stessa ammissione, è il fatto che l'Occidente non ha mai mostrato buone intenzioni davanti al popolo della BiH. “Sfruttando l'autorità delle alte istituzioni internazionali, hanno portato dalla loro parte la Comunità europea, mentre la Serbia ha ottenuto bombe, sanzioni e, dai media dell'Ovest, una demonizzazione totale. Nel mondo d'oggi, al potere vi sono pazzi e i criminali che loro stessi chiamano democratici”, continua Dorin. E' evidente che non poteva accettare che nel mondo rimanesse una tale immagine di una guerra fatto nell'interesse della sola NATO. "Quando tali prove giungeranno all'opinione pubblica, e quando tutti potranno leggere la verità su ciò che è accaduto negli ultimi 14 anni, qualcosa cambierà", dice convinto Dorin. Il nuovo libro di Alexander Dorin sarà pubblicato in Germania il mese prossimo dalla casa editrice, Kai Homilius, dopodiché, il libro sarà tradotto in lingua serba ed inglese. La decisione di far uscire il libro prima in lingua tedesca non è casuale, in quanto il popolo tedesco è quello meno influenzato dalla propaganda del falso mito del genocidio di Srebrenica.


    Biljana Vukicevic
    Rinascita Balcanica


    carlomartello

  8. #8
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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Srebrenica : il giorno della verità


    La battaglia di Srebrenica si deve contestualizzare con una guerra balcanica sanguinosa che si portava avanti con lo scambio delle enclavi, delle città, dei territori cercando di concentrare delle etnie all'interno di una zona circoscritto. I serbvi di Bosnia chiesero di ottenere Srebrenica, perchè era una enclave bosniaca, al cui interno si erano infiltrate bande di mercenari Mujaidin che mietevano vittime e distruggevano le enclavi serbe circostranti. Per cui una delle ragioni per cui i Serbi scambiarono la loro enclave, non era perché era un esercito di folli nazionalisti, ma perché proteggeva la sua stessa gente dalle belve disumane, che erano venute dalla Tunisia, Somalia, Libano a combattere una sporca guerra a suon di dollari, con la speranza di un passaporto. Mentre l’esercito di 5.000 mila uomini di Oric viene fatto spostare secondo i piani, lì erano presenti 3.000 Mujaedin, un corpo miliziano, della cui esistenza fornirò una documentazione, che distruggeva case di contadini Serbi, ammazzando bambini, donne, uomini e anziani. Quel giorno il generale Mladic entrò nell’enclave come d’accordo, ma Alia Izesbegovic organizzò la trappola, una trappola che costerà non sappiamo quanti anni ancora di bugie. Quando Mladic, dunque, entrò nell’enclave trovò questa gentaglia che sparava all’impazzata, rifiutandosi categoricamente di lasciare l’enclave, mentre gli olandesi chiedevano all’esercito serbo di ritirarsi fino a quando la situazione non si fosse calmata. Ad un certo punto cominciò la degenerazione, e uscì il verme del male che dimora in alcuni balordi, e che spinge ad essere vigliacchi e attaccare alle spalle. Naturalmente un generale, vedendosi sparare alle spalle, non esitò a rispondere al fuoco, come logico infatti che sia .

    Il caso volle che questo esercito di Brambilla, gestito da mezzi marescialli e che andava vigliaccamente ad ammazzare le vecchiette serbe e gli anziani nelle zone vicine, avesse a che fare con un esercito che agiva con un piano militare.

    A nulla servì il richiamo del soldato Olandese di ritirare i loro soldati, tanto è vero che lo scambiarono per un Serbo, buttandogli una granata. Fino a quel punto, l’unico soldato morto era uno dell'Onu e per mano Musulmana. I Musulmani di Bosnia avevano un vantaggio notevole perché Srebrenica è fatta di colli e avevano armi molto pesanti, che non esitarono ad utilizzare in quel momento, come dimostrazione del fatto che un esercito regolare non era. Le avevano abbandonate, le armi, perché la politica della guerra era cambiata: non doveva essere più basata sulle enclavi, e fu questo un modo per togliere l'embargo che imposto da molti anni.Era una guerra tra ONUnisti e NATOscisti, infatti, oggi si parla di Nato e non più di ONU.

    La battaglia di Srebrenica è stata per molti anni tenuta allo scuro della comunità internazione, e non fu spiegato dal governo olandese, su cui incombeva il dovere di vigilare quella zona della Jugoslavia, cosa fosse davvero accaduto in quanto una grave indagine teneva sotto scacco l’Olanda per la questione di Mato Grosso e di Pablo Escobar, ovvero la famosa isola della droga che sfiorò la National Nederland Bank, quando era procuratore capo , proprio Carla del Ponte. Tra quelle montagne c'era, come osservatore, un agente del servizio segreto inglese Paddy Ashdown, che raccontava di tutto pur di richiedere ed ottenere i bombardamenti. Dopo alcuni anni è ritornato, ma questa volta come amministratore europeo per privatizzare le ditte statali, e spiegare ai serbi le loro idee senza fargliele capire, a spiegare che si privatizzava per entrare in Europa, mentre il suo paese Inghilterra non accettava l’euro.

    Il video della strage di Srebrenica giunge dopo dieci anni per riprendere una vecchia storia e utilizzarla in modo tale da colpire la Serbia, mediante dei giusti ritocchi da parte dei media. A fare la grande scoperta è Natasha Kandic, legata a moltissime associazioni, quelle dei governi dei buoni e di associazioni che non hanno mai preso posizione sui crimini delle Banche e della responsabilità nell'etnocidio Balcanico. Alla consegna del video non ha rivelato le fonti sostenendo la storiella di un Nazionalista pentito, disposto a consegnare il video in esclusiva, e quant’altro, insomma le solite filosofie di povere creature umane disposte a vendere un’interna nazione, solo per il gusto di possedere un pezzo di quel potere che si costruisce con il sangue del crimine economico. Basti guardare la faccia di Carla del Ponte per vedere che mente. Il cosiddetto procuratore del Potere dei Buoni si fa intervistare raccontando tante di quelle falsità, tutte di grande utilità per il potere Bancario, rendendosi vera custode del segreto Bancario, del male e della schifezza del mondo intero.



    Questo video è una cosa assurda, non mostra alcun dato preciso che possa identificare le persone, nè qualche dettaglio che possa dare un punto di localizzazione, non una targa automobilistica, solo mezze verità perchè certi particolari sono stati posizionati lì per far credere che sia un esercito serbo a commettere le fucilazioni. Possiamo vedere solo delle divise pulite, nessuna appartenente all’esercito regolare serbo, non una voce alla radio, tutti con le barbe rasate e composti, in uno scenario surreale che non sembra appartenere ad un costesto di guerre e stragi. Basterebbe confrontare le immagini dei soldati serbi di quei giorni: dal 5 giugno al 25 giugno dopo i violentissimi attacchi, erano stremati, con divise tutte sporche, la barba incolta, mentre nel video vedete visi tranquilli e ben rasati. Inoltre osservando le divise non troverete nessuno elemento comune con quelle che appaiono all’interno di quel video. Le divise sono nuove e perfettamente composte, quasi quanto quella del Generale Mladic, che non partecipa all’azione vera e propria. Tra l’altro le divise non sono in dotazione a nessun esercito dei Serbi di Bosnia, inoltre nessuno di loro porta guanti, né gradi. Non esiste un riflesso del sole, neanche un ramo, ma è strano visto che Srebrenica è piena di colli e di montagne.

    Voi tutti avete visto la signora con il quadro in mano piangere per suo figlio. Nura Alispahic sta raccontando la morte del Figlio e non dice che è morto a Srebrenica, ma a Trnvo a 120 kilometri di distanza . Tutto quello che lei dice alla tv non risulta dal filmato, avendo così la possibilità di associarlo a quel video.

    Esistono prove così lampanti che questo video è falso, esistono così tante prove che questa strage è una falsità, costruita per obbligare gli eserciti a rimanere e combattere una guerra. Nessuno dice che la stessa Onu portava i Mujaidin e li proteggeva. La Nato non ha esitato a bombardare con l'uranio impoverito popolazione enermi, o ad acconsentire alla cacciata di 250.000 serbi dalla Croazia con l’operazione Tempesta durante la quale furono uccise 3.300 persone, tra bambini di 3 anni e anziani di 87.

    Hanno istituito così un tribunale internazionale per accusare e non essere inquisito, ma non esiste nessun trattato internazionale che lo istituisce. Esiste infatti un documento, protocollato dalle nazioni unite, che accerta che dal 1993 esistevano già delle fosse comuni a Srebrenica, tra cui sia Serbi che Musulmani : www.etleboro.com/local_docs/595.pdf



    Esiste questo rapporto che nessuno vuole leggere, e l’Onu lo sa benissimo, tanto è vero che il processo contro Milosevic è una vergogna per Carla del Ponte, la regina del segreto bancario Svizzero, dove ci sono tutti i conti che riciclano il signoraggio, la droga, le armi, ecc.

    Caro procuratore, se se la sente, potremmo fare un processo pubblico con tutte le telecamere accese, senza togliere le parole alla gente. Siamo pronti, siamo prontissimi, per dimostrare che dietro la banca centrale Bosniaca c’e il trucco della rapina da “currency board”, dove il signoraggio dei Serbi di Bosnia viene derubato dalla BCE. Io lo so, lei non risponderà mai perché è complice. Adesso è arrivato il momento di cambiare, perché anche voi avete dei giudici: il popolo sovrano.

    etleboro italia: Srebrenica : il giorno della verità


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 27-10-09 alle 15:50

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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Izetbegovic incontra i mujahidin di al-Qaeda:



    I primi tagliagole islamisti:



    Bin Laden incontra il Presidente bosniaco Alija Izetbegovic a Sarajevo, sostenendo i combattenti islamici nella loro lotta accanto ai musulmani in Bosnia. Durante l'incontro, Alija Izetbegovic consegna a Bin Laden un passaporto di Bosnia come un gesto di riconoscenza per il suo sostegno nei confronti del popolo bosniaco [New York Time, 20/10/2003]


    carlomartello

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    Predefinito Rif: Karadzic a processo

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Srebrenica inventata da Izetbegovic e Clinton


    Alexander Dorin, scrittore e ricercatore di guerra in BIH, ha annunciato la pubblicazione del suo nuovo libro intitolato “Srebrenica – la storia di un razzismo da salotto”. Dorin, nel libro, accusa direttamente Alija Izetbegovic e Bill Clinton di essere fautori ed inventori del mito di Srebrenica.

    La famosa strage di Srebrenica, gli elenchi e i morti trovati ovunque dopo la guerra, hanno sempre messo in dubbio tutta la storia della guerra in Bosnia del 1995. I tanti testimoni, sia tra la gente che ha vissuto questo orribile evento, sia delle truppe dell'ONU e dell'esercito olandese, non hanno confermato tutto ciò che l'informazione ufficiale ha voluto che fosse testimoniato. Uno dei tanti che ha cercato di rompere il muro della falsità è stato Alexander Dorin, scrittore e ricercatore di guerra in BIH, che ha descritto gli eventi accaduti nel 1995 a Srebrenica nel libro intitolato “Srebrenica – la storia di un razzismo da salotto”. Dorin, nel libro, accusa direttamente Alija Izetbegovic e Bill Clinton per la strage di Srebrenica. “In tutti gli eventi in cui ho indagato per 14 anni, posso confermare che nessun genocidio è stato commesso contro i musulmani a Srebrenica e che il mito della strage un'invenzione di Alija Izetbegovic e Bill Clinton”, conferma Dorin in una sua intervista ai media serbi. Dorin, sulla base della sua lunghissima e faticosa ricerca, conferma anche che tutti i morti sono adulti musulmani, morti nelle battaglie e nelle azioni militari contro i serbi. Questo, ovviamente non si potrà definite genocidio. “Dopo tanti anni di ricerca circa gli eventi di Srebrenica, sono arrivato definitivamente alla conclusione che non è esistito nessun genocidio. Nel luglio del 1995, dopo la caduta della città, hanno perso la vita 2000 uomini musulmani, ma non 8000, così come rilevato dalla propaganda musulmana: questo è tutto ciò che è accaduto nelle battaglie fatte contro i serbi, quando volevano ritirarsi vicino Tuzla. Il genocidio è stato inventato da Izetbegovic e Clinton”, conferma ancora Dorin.

    Secondo lo scrittore americano, Izetbegovic e Clinton erano ovviamente d'accordo. “I media americani hanno continuato a scrivere che l'America, da anni, ha armato le truppe musulmane di Izetbegovic. L`amministrazione di Clinton aveva un atteggiamento negativo nei confronti degli stessi serbi e così hanno aiutato anche i croati nell'operazione Tempesta che sterminò i serbi della Krajina. Tutta l'operazione è stata condotta per la maggior parte dai generali di Clinton”, continua Dorin. Questo è stato confermato a Dorin anche da parte di uno dei leader di Izetbegovic, Hakija Meholjic, che dichiara che Clinton, già nel 1993 ha offerto a Izetbegovic una ricostruzione "fantoccio" sul massacro commesso contro i musulmani a Srebrenica, come risultato della guerra in BIH. Secondo Dorin questo era vero perchè, in questo modo, hanno avuto due interi anni per costruire tutte le manipolazioni orchestrate dai più grandi media, in un insieme di mito e favole. “Nel mio libro ho fornito delle prove secondo cui a Srebrenica sono stati uccisi 2000 musulmani adulti. Mancavano le evidenze del “genocidio”, e non vi erano 8000 corpi come diversamente affermato. Sull'elenco dei morti vi erano delle persone morte molto prima del 1995, ma anche delle persone vive, presenti sugli elenchi elettorali del 1996, di cui 3000 quelli di Srebrenica. Questo significa che al Tribunale dell'Aja ancora mancano delle prove evidenti del “genocidio” commesso contro i musulmani, come affermato anche dal croato Drazen Erdemovic, dal giornalista bulgaro Germinal Civikov, nel cui nuovo libro conferma che le sue testimonianze sono delle falsità , continua Dorin. Cita anche l'ex portavoce della NATO Jamie Shea, e afferma che senza la NATO non sarebbe esistito il Tribunale dell'Aja, entrambi "complici e amici". La NATO tramite il Tribunale dell'Aja accusa i suoi nemici e protegge i propri collaboratori. Questo accade anche con i serbi, che non sono stati mai complici delle aggressioni alle forze fasciste, conferma Dorin.

    Ciò che deve aver spinto Dorin a scrivere il libro di Srebrenica, come per sua stessa ammissione, è il fatto che l'Occidente non ha mai mostrato buone intenzioni davanti al popolo della BiH. “Sfruttando l'autorità delle alte istituzioni internazionali, hanno portato dalla loro parte la Comunità europea, mentre la Serbia ha ottenuto bombe, sanzioni e, dai media dell'Ovest, una demonizzazione totale. Nel mondo d'oggi, al potere vi sono pazzi e i criminali che loro stessi chiamano democratici”, continua Dorin. E' evidente che non poteva accettare che nel mondo rimanesse una tale immagine di una guerra fatto nell'interesse della sola NATO. "Quando tali prove giungeranno all'opinione pubblica, e quando tutti potranno leggere la verità su ciò che è accaduto negli ultimi 14 anni, qualcosa cambierà", dice convinto Dorin. Il nuovo libro di Alexander Dorin sarà pubblicato in Germania il mese prossimo dalla casa editrice, Kai Homilius, dopodiché, il libro sarà tradotto in lingua serba ed inglese. La decisione di far uscire il libro prima in lingua tedesca non è casuale, in quanto il popolo tedesco è quello meno influenzato dalla propaganda del falso mito del genocidio di Srebrenica.


    Biljana Vukicevic
    Rinascita Balcanica


    carlomartello

    Insomma è tutto inventato. Un'pò come l'olocausto... :gluglu:

 

 
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