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Discussione: La resa dello stato

  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da Glaser Visualizza Messaggio
    E' vero, e magari uno stufo della TV va al cinema a vedersi un film straniero e si deve sorbire il doppiaggio con pronuncia romanesca; l'ultimo, insopportabile, il Batman in versione burinazzo romano...
    c'e di peggio al doppiaggio
    Rai Fiction – Lux Vide Spa

    La storia della vita di San Giovanni Bosco piemontesissimo

    la parte e' stata affidata ad un'attore meridionale

    una vergogna quasi come uno stupro etnico

  2. #42
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    Citazione Originariamente Scritto da tigersuite Visualizza Messaggio
    LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA' SONO UNA COSA SOLA ...MENO TASSE PAGHI
    E PIU' SEI LIBERO E DEMOCRATICO PIU' LA TASSAZIONE E' ELEVATA E VIENE SEMPRE MENO LA DEMOCRAZIA E LIBERTA'

    TUTTO IL RESTO SON CAZZATE DI FACCIATA E COME RIFERIMENTO REALE BASTA GUARDARE COME SIAMO MESSI IN QUESTO PAESE POI DITEMI CHE NON E' COSì
    Mi dispiace doverti far notare che la democrazia ha bisogno della libertà, ma il suo scopo è l'EGUAGLIANZA. Di qui tutte le contraddizioni che l'hanno resa impotente e sempre provvisoria nei secoli. Democrazia e repubblica sono le culle del federalismo: una idea dello stato che abolisce le contraddizioni e restituisce loro dignità e vigore.

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da paulus Visualizza Messaggio
    Mi dispiace doverti far notare che la democrazia ha bisogno della libertà, ma il suo scopo è l'EGUAGLIANZA. Di qui tutte le contraddizioni che l'hanno resa impotente e sempre provvisoria nei secoli. Democrazia e repubblica sono le culle del federalismo: una idea dello stato che abolisce le contraddizioni e restituisce loro dignità e vigore.


    Ma se per essere uguali bisogna usare la violenza, allora non ci siamo .

    Voler che le due culture nordica e meridionale si intreccino bisogna sconvolgere i rapporti .

    E questo sconvolgimento è portato avanti dalla partitocrazia.

    Lo sforzo enorme per fare arrivare gli extracomunitari,è il desiderio di ottenere quel mescolamento necessario ai disegni criminali della globalizzazione, per accelerare il progetto di italianizzazione dei popoli delle penisola. -.

    Poi il tutto viene spacciato come uguaglianza, e poi per deriderci fanno passare l’uguaglianza come un certo tipo di libertà .

    Per adesso per correre dietro alla libertà predicata dai fratelli, dobbiamo perderne molta.
    Ma hanno fretta, hanno paura che gli scoppi il petardo fra le mani.

    Talmente fretta che come anestetico mandano i soldati a far coreografia.

    Come nei campi di concentramento tedeschi , facevano correre gli internati, e chi non resisteva veniva eliminato.
    Così anche noi facciamo correre gli africani e la difficoltà del viaggio serve come selezione. Alla faccia della libertà e della uguaglianza.


    Dimenticavo.

    Ma quando incominciano i rimpatri?:

    Il cognome di origine mediterranea del nostro ministro dell’interno non giustifica il suo comportamento .
    Si dia da fare oppure ritorni alla sua terra promessa di origine.

  4. #44
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    Per essere uguali basterebbe usare la "coscienza", questa cosa misteriosa che i politici e gli economisti non conoscono.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da paulus Visualizza Messaggio
    Mi dispiace doverti far notare che la democrazia ha bisogno della libertà, ma il suo scopo è l'EGUAGLIANZA. Di qui tutte le contraddizioni che l'hanno resa impotente e sempre provvisoria nei secoli. Democrazia e repubblica sono le culle del federalismo: una idea dello stato che abolisce le contraddizioni e restituisce loro dignità e vigore.
    ECCOLO QUI UN'ALTRO IMBONITORE DI FUMO

  6. #46
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    Citazione Originariamente Scritto da tigersuite Visualizza Messaggio
    ECCOLO QUI UN'ALTRO IMBONITORE DI FUMO
    Ti racconto una cosina. Un pò lunga ma efficace, credo, per vedere di fari capire cosa è la democrazia. E' un capitolo di un libro ancora non pubblicato. Titolo: Le api e l'Uomo- Natura e ordine sociale. Scopo del libro è cercare di far capire le radici NATURALI del federalismo. Più facile a dirsi che a farsi. Ma se hai voglia di leggere può darsi che scoprirai cose che ti potranno essere utili.

    __________________________________________________ _______________

    Cap. 16
    Democrazia e Repubblica: le culle
    del contratto sociale e politico

    J.J. Rousseau in Il contratto sociale, dopo aver affermato che “…non è mai esistita un vera democrazia, e non esisterà mai. E’ contro l’ordine della natura che una maggioranza governi e che una minoranza sia governata … D’altra parte quante cose difficili a riunire non suppone questo governo! In primo luogo uno stato piccolissimo, ove il popolo sia facile a radunarsi e dove ogni cittadino possa agevolmente conoscere tutti gli altri… ”, finisce il capitolo con queste parole: “Se ci fosse una nazione di Dei, potrebbero governarsi tramite la democrazia. Un tipo di governo così perfetto non è fatto per l'uomo1”. La storia ha poi dimostrato che per quanto riguarda la società umana Rousseau aveva ragione. Anche i governi che si sono succeduti nei secoli recenti, infatti, hanno usato la parola “democrazia” attribuendogli un significato arbitrario, distorto e contraddittorio con il suo spirito originario.
    Ritengo, per questo, necessario considerare molto brevemente come sono nate le idee della politica2 che più delle altre hanno animato l'ordine sociale della civiltà occidentale: la democrazia e la repubblica.
    Innanzitutto bisogna notare che l'umanità ha cominciato le sue esperienze politiche e religiose3 in piccole comunità familiari nelle quali i rapporti fra gli individui erano regolati dall'autorità paterna. Nel tempo, aggregandosi le famiglie in tribù, ogni gruppo familiare manteneva il ricordo del capofamiglia originario per mezzo di un totem ereditario4 che rappresentava l'autorità del progenitore e costituiva il punto di riferimento dei valori e delle istituzioni religiose e civili del gruppo. Fu in queste condizioni che le questioni di interesse comune cominciarono ad essere risolte da assemblee di uomini anziani, in genere presiedute da un capo (re, tiranno, faraone, imperatore, leader, ecc.) riconosciuto, dotato di forza e/o di coraggio e/o di saggezza, nel cui potere si riconosceva ogni membro della comunità. In seguito, con l'ingrandirsi della tribù e del territorio su cui si era insediata, oppure con l'unione di diverse tribù per convenienza, per conquista, per eredità o per associazione, al capo venivano attribuiti tutti i poteri di ciò che ormai si avviava a diventare una comunità. Successivamente l’aggregazione di più comunità originò le città e solo di recente gli stati.
    La più antica forma di democrazia conosciuta non è quella greca, come molti pensano. Pochi, infatti, sanno che il primo esempio storico di democrazia di cui abbiamo notizia certa, anche se non esisteva ancora questa parola, è datato oltre 3.000 anni a. C., circa cinquemila anni fa, molto tempo prima che se ne impossessasse la cultura greca. Il dato si riferisce ad un evento storicamente accaduto a Sumer in Mesopotamia, la terra fra i due fiumi5. Ce lo rivela la scoperta archeologica di undici tavolette di argilla e vari frammenti il cui contenuto è il "verbale" di un'assemblea politica risalente al tempo di Gilgamesh, re di Uruk e signore di Kullab6. I primi re di Sumer non erano tiranni assoluti. Raccontano le tavolette7 che gli abitanti delle antichissime città-Stato sumeriche riuniti in assemblea erano stati interpellati dal re per decidere sui problemi importanti che riguardavano la loro comunità. Il parlamento della città - stato Uruk, proprio come i parlamenti moderni, era formato da due camere: una era l'assemblea degli anziani; l'altra era l'assemblea di tutti i cittadini abili alle armi. Entrambe le camere erano presiedute dal re. A quanto riportano le tavolette le due camere erano state convocate separatamente da Gilgamesh per decidere sulla "pace a qualunque prezzo" o sulla "guerra per l'indipendenza"; guerra che il popolo avrebbe dovuto affrontare contro un re invasore che voleva sottomettere la città8. Questa idea di far partecipare il popolo alle decisioni importanti che riguardavano tutta la comunità, già presente al tempo di Gilgamesh, probabilmente risale al passato remoto ed era presente fino dagli albori del genere umano.
    Ci volle molto tempo per comprendere che la base del governo della comunità, della città e dello stato, doveva poggiare sulla libertà politica e che la condizione di questa era l'eguaglianza. Questa idea spiccò il suo primo volo da un promontorio che dall'Asia minore volge le sue propaggini verso il mediterraneo ed in poco più di due secoli creò la DEMOCRAZIA. In seguito a una dura e lunga lotta, dal settimo al quinto secolo a. C., i popoli della Grecia antica adottarono un sistema di governo della comunità basato sulla partecipazione del popolo alle scelte delle regole che riguardavano tutti per fondare la libertà sull’eguaglianza.

    Base della costituzione democratica è la libertà. ... di qui è venuta la pretesa di essere sotto nessun governo o, se no, di governare e di essere governati a turno: questa via contribuisce alla libertà fondata sull'eguaglianza.9

    Con il termine “democrazia” la Grecia antica partorì l'idea, già fecondata migliaia di anni prima, del governo di tutti da parte di ognuno10. Nata come sinonimo di governo popolare, la democrazia, anche se ebbe vita relativamente breve nel luogo di origine, ha attraversato i secoli ed è rimasta in vita fino ai nostri giorni perché tende a fondare l'ordine sociale sulla spontaneità della legge. Per questa ragione, rispondendo forse ad un profondo richiamo della natura umana, la sua straordinaria duttilità ha plasmato il corso della storia recente dell’occidente, anche se le sue potenzialità non si sono ancora rivelate completamente e per questo il suo destino è rimasto ovunque incerto. Ai tentativi secolari di governare la società per mezzo del potere del popolo, le corporazioni elitarie hanno sempre opposto gli antidoti necessari a giustificare la legittimazione divina, culturale o dinastica dell'autorità di chi governa, in modo da mantenere in vita qualsiasi tipo di governo favorevole agli interessi delle loro caste. Questa è stata la causa principale per la quale, nonostante le richieste popolari tendenti a stabilire l'ordine sociale sull'eguaglianza e sulla libertà democratica, …

    Non vi è (stato) governo tanto soggetto alle guerre civili ed alle agitazioni intestine quanto il democratico o popolare, perché non ce n’è alcuno che tenda tanto fortemente e continuamente a mutar forma, né che richieda più vigilanza e coraggio per essere mantenuto nella sua.11

    Oltre a ciò è necessario notare che la parola democrazia aveva per i greci antichi un significato molto diverso rispetto a quello che oggi gli attribuiamo: era un potere che il popolo stesso si attribuiva che spesso veniva identificato nel demagogòs, un cittadino che per qualità oratoria era riconosciuto tale da una fazione popolare maggioritaria, che si impegnava a difendere il popolo dai nobili. Questo sistema finiva in genere per alimentare la tirannide per mezzo del potere eccessivo di cui si impadroniva il demagogo.

    Il tiranno viene instaurato dalla massa del popolo contro i nobili, perché li protegga contro di essi.12

    La democrazia greca, poi, non era intesa come governo popolare riferito a tutta la popolazione di una comunità come comunemente oggi si crede: era il governo di una minoranza, perché la maggioranza della popolazione era costituita da schiavi che non avevano diritti politici. Se a scuola abbiamo imparato che la democrazia, in quanto sinonimo di governo popolare, si basa sulla virtù, dobbiamo prendere atto con delusione che i nostri maestri si sono dimenticati di dirci, ad esempio, che nella democratica Sparta 30.000 nobili spartani, per paura di essere sopraffatti, tenevano in orribili condizioni 600.000 schiavi e per impedirgli di procreare davano loro la caccia di notte per scannarli come bestie selvagge, mentre nel santuario della libertà e della democrazia, Atene, per ogni persona libera vi erano quattro schiavi.
    Da allora, sotto questo aspetto, credo che ben poco sia cambiato. Oggi, infatti, pochi sono consapevoli che in nessuna parte del mondo antico democrazia e schiavitù convivevano e convivono e che di conseguenza la libertà goduta dai popoli è sempre stata una libertà MINIMA concessa da uno o pochi individui o da ristrette minoranze organizzate per proteggere i propri interessi dal potere della massa.
    Sebbene la vita politica ateniese, nel corso del V° secolo a. C., fosse organizzata attorno a due partiti (quello democratico, che sosteneva gli interessi del popolo, e quello oligarchico che sosteneva gli interessi e le prerogative dei nobili e dei ricchi), non perse mai l’importantissima distinzione fra persone libere e schiavi. Le persone libere, i cittadini, erano quelle che avevano difeso la patria con le armi, e non “tutte le persone” che facevano parte della comunità, come oggi si intende. Questa distinzione, anche se mascherata da mille ambiguità, è sostanzialmente valida anche ai nostri giorni in molte parti del mondo. La causa di ciò deve essere ricercata nel fatto che ...

    I migliori (...) vogliono poter essere malvagi, quando a loro piaccia, senza cessare di essere i padroni. Un predicatore politico avrà un bel dire che, essendo la forza del popolo la loro forza, il loro più grande interesse è che il Popolo sia fiorente, numeroso e temibile. Sanno benissimo che non è vero. Il loro interesse personale è soprattutto che il popolo sia debole, miserabile e che non possa mai resister loro. 13

    In Atene, in nome dell’idea di eguaglianza dalla quale era sorta, i rari rappresentanti del popolo erano scelti mediante sorteggio fra i candidati che presentavano il loro nome. Dopo ogni sorteggio i prescelti erano esaminati dai giudici nominati a tale scopo per accertarne le capacità politiche e la virtù. I suffragi per le decisioni più importanti e quelli per i rappresentanti erano pubblici e per alzata di mano.

    Il suffragio a sorte è proprio della natura della democrazia; il suffragio a scelta lo è di quella dell'aristocrazia. La sorte è un modo di eleggere che non affligge nessuno; lascia a ciascun cittadino una ragionevole speranza di servire la patria. Tuttavia, essendo di per sé un sistema difettoso, i grandi legislatori hanno sempre cercato di correggerlo.14 Durante il mandato, chiunque poteva accusare pubblicamente il prescelto di essere indegno della carica che ricopriva. Scaduto il termine dell'incarico ognuno era sottoposto a giudizio su come si era comportato in relazione al compito affidato. Per questa ragione ... le persone senza capacità dovevano provare molta ripugnanza a dare il loro nome perché fosse tirato a sorte.15

    Un processo politico analogo a quello della democrazia greca si verificò più tardi a Roma dove il governo popolare fu chiamato Repubblica, da res, (cosa) e publicus (di tutti): la "Repubblica" è la cosa che appartiene a tutti, il bene collettivo che giustifica il governo. Anche questa definizione comporta la spontaneità della legge che regola l'ordine sociale. Sebbene inizialmente anche a Roma il publicus fosse circoscritto alla sola aristocrazia e solo le famiglie aristocratiche avessero diritto a partecipare al governo16, dopo una lunga lotta anche i plebei lo conquistarono17. Sia ad Atene sia a Roma il diritto di partecipare al governo era limitato ai soli uomini18. Montesquieu, citando Cicerone, scrive che le leggi che resero segreti i suffragi negli ultimi tempi della Repubblica romana furono una delle cause principali della sua caduta19.
    La democrazia e la repubblica, dunque, non sorsero come procedimenti per assicurare alle persone associate in comunità il diritto naturale di partecipare alle scelte di governo su un piano di eguaglianza nella libertà, ma furono piuttosto la giustificazione del diritto ingiusto ed arbitrario di assicurare solo a certe classi sociali il potere di stabilire le leggi che riguardavano tutti: comprese quelle che legittimavano l’uccisione degli schiavi e lo sfruttamento degradante di esseri umani.
    A questa regola non fa eccezione neppure quella che è ritenuta la patria della moderna democrazia: gli Stati Unti d’America. Robert Dahl, nel suo Fino a che punto è democratica la Costituzione americana? (Editore Laterza), riporta che la stesura originaria della Carta costituzionale più conosciuta del mondo (1787), “incorporava fra i suoi principi fondamentali sia l’istituto della schiavitù, sia la ripugnante legislazione sugli schiavi fuggitivi”.
    Le ragioni del fallimento della democrazia in Grecia e della repubblica a Roma furono molteplici. Ad esempio la Grecia non fu capace di darsi ordinamenti per difendere il cittadino dallo stato e per questo trasformò la democrazia in una sorta di comunismo basato sulla tirannia della maggioranza. In pratica anche oggi è la stessa cosa. A governare, salvo rarissimi casi, non è il popolo, ma i suoi rappresentanti: un certo numero di demagoghi che, come tutti i demagoghi rispondono innanzitutto alla già citata Legge del Direttore per la quale il profitto ed il privilegio in una determinata società è sempre distribuito in primo luogo a beneficio della classe che controlla il governo.
    Tuttavia Democrazia e Repubblica cominciarono fin dall'antichità ad affermare nella coscienza individuale e collettiva i concetti dell’eguaglianza, della libertà politica e della spontaneità dell'ordine sociale a lungo cullati dalla storia. Furono questi concetti a generare le dottrine contrapposte dello stato moderno (fondato sulla volontà generale, sull'accentramento del potere, sulla sovranità posta al di sopra del popolo, sulla gerarchia e sulla centralizzazione, ecc.) e dello stato federale, basato sulla contrattualità e sulla spontaneità delle leggi che presiedono e regolano l'ordine della società.

    __________________________________________________ ______

    Sei stato tanto bravo da avere la pazienza di arrivare fin qui? Ottimo: adesso possiamo cominciare a discutere di democrazia. Guarda: sono buono non ti faccio soffrire risparmiandoti il capitolo che spiega come la democrazia è stata inventata dalle api 50 milioni di anni fa. Dai! Non me ne volere. Devi essere una brava persona. Ma cerca si capire: le cose possono essere viste da tanti punti diversi. E non sempre si può partire dallo stesso traguardo.

  7. #47
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    E’ stata votata la manovra. Nel momento giusto quando i parlamentari sono presi dal desiderio feriale e pertanto lasciano correre per velocizzare .

    Tutto studiato.
    Il mese di agosto per iniziare con l’esercito, il medesimo mese per fare votare il parlamento.

    Non si dice di calare le tasse ma la grande vittoria sbandierata è quella che non aumenteranno.
    Una altra sconfitta dello stato.

    Il sistema è pressoché collassato e la partitocrazia non cala le tasse.

    Anzi la manovra è triennale (un nuovo trucco contabile), qualsiasi cosa votata appare nell’immaginario dei cittadini come divisibile in tre parti.
    Mentre invece è solamente perché la cifra era grande di fronte alle promesse, e con la storia dei tre anni sembra ridimensionata.
    Si intende che un altro anno si farà una manovra ma verrà denominata “ correzione di manovra” e nulla cambia.

    Lo stato sconfitto è in ginocchio e non è in grado di diminuire la sua sete ed il suo sperpero di denaro.

    Conseguentemente il sistema continuerà imperterrito a diventare più povero.
    I cittadini si indebiteranno sempre di più.
    Si arriverà più velocemente al dunque.

    Pertanto ogni giorno è buono.

  8. #48
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    Quoto Jot. Peggio è, meglio è.

  9. #49
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    E’ stata votata la manovra. Nel momento giusto quando i parlamentari sono presi dal desiderio feriale e pertanto lasciano correre per velocizzare .

    Tutto studiato.
    Il mese di agosto per iniziare con l’esercito, il medesimo mese per fare votare il parlamento.


    Anzi la manovra è triennale (un nuovo trucco contabile), qualsiasi cosa votata appare nell’immaginario dei cittadini come divisibile in tre parti.
    Mentre invece è solamente perché la cifra era grande di fronte alle promesse, e con la storia dei tre anni sembra ridimensionata.
    Si intende che un altro anno si farà una manovra ma verrà denominata “ correzione di manovra” e nulla cambia.

    Lo stato sconfitto è in ginocchio e non è in grado di diminuire la sua sete ed il suo sperpero di denaro.

    Conseguentemente il sistema continuerà imperterrito a diventare più povero.
    I cittadini si indebiteranno sempre di più.
    Si arriverà più velocemente al dunque.

    Pertanto ogni giorno è buono.
    Non si dice di calare le tasse ma la grande vittoria sbandierata è quella che non aumenteranno.
    Una altra sconfitta dello stato.

    Il sistema è pressoché collassato e la partitocrazia non cala le tasse.

    -----------------------------------------------------------------------------------------------------------

    Bene: hai osservato che lo stato è ormai alla corda. Siamo daccordo. Adesso si tratta di immaginare un regime che offra alla gente la garanzia che gli errori del passato non saranno più fatti. Dai ragazzi, provateci. Vi renderete conto quanto facile è osservare gli errori altrui e quanto difficile sia immaginare il nuovo. Sono curiosissimo di vedere quanti progetti possibili da realizzare saranno presentati. Perché se non ci sono progetti alternativi possibili le osservazioni diventano semplici lamentele senza scopo

  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da NoNickName Visualizza Messaggio
    Quoto Jot. Peggio è, meglio è.

    Non è proprio in questo senso che si deve pensare..

    Gli autonomisti ma specialmente gli indipendentisti hanno cercato negli anni di risolvere la situazione. Un cercare continuo di salvare qualcosa.
    Salvare la libertà di cittadini ridotti allo stadio di coloni.
    Salvare la cultura che rende fiero, onesto, forte e ricco un popolo.
    Salvare la economia dalle grinfie della partitocrazia più rapinatrice del mondo,ed essere obbligati a mantenere uno stato al Sud forte dei vantaggi ottenuti fin dal 1945 con la ultima guerra.

    Si era riusciti a vincere l’attrito di primo distacco negli anni ’80.

    Poi il maggiore errore che non dovremmo mai perdonarci è che la quasi totalità degli autonomisti e degli indipendentisti fecero lo sbaglio di confluire in una trappola sapientemente preparata da roma.
    Quando si capì il trucco era troppo tardi, ormai si era ceduto il possesso dell’immaginario dei cittadini, convincendoli che quanto voluto dagli indipendentisti fosse patrimonio e monopolio della lega.

    La complicità dello stato era nel creare l’immagine di una lega perseguitata per valorizzare la sua falsa opposizione al sistema.

    Nel contempo tutto quelli che cercavano di emergere al di fuori della trappola della lega, perché divenuti consapevoli, venivano, con sistematica lavoro di intelligence, ridimensionati.
    Poi il problema era che gli indipendentisti quando iniziarono non avevano alcuno da competere nel piano propagandistico.
    Oggi chi incomincia, si confronta con una macchina da guerra che riceve aiuti in ogni modo , vedi l’estraneità confermata nell’affare della banca. Classico il caso emerso dei 200milioni che arrivarono alla lega senza che questa chiedesse o promettesse qualcosa.
    Ossia il sistema romano che impone a chiunque che rimesta di pensare anche alla lega.
    Pertanto per competere occorrono finanziamenti, ma chi desidera finanziare viene stroncato in qualunque modo, fino al limite.

    Pertanto si è inermi, forse anche un pò incapaci, certo forse troppo onesti per combattere ad armi impari.
    Ed allora si constata come la situazione è al crollo, ed in seguito,quasi sicuramente ( esercito o non esercito) vi saranno degli sconvolgimenti.

    Ma credimi il tanto peggio e tanto meglio, non deve essere la base del pensiero dominante.

    Però adesso che il tempo corre velocissimamente allora bisogna dargli la giusta considerazione.

 

 
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