
Originariamente Scritto da
paulus
Da venti anni ho scoperto e mi sono innamorato delle idee formulate da un mistico della società il cui unico torto è stato quello di opporsi al potere esagerato della nobiltà, della Chiesa e della proprietà. Ho tentato di diffonderle con tutte le mie forze di persona semplice e disinteressata. Ho cercato anche di proseguire l'opera di questo grande del passato che nessuno ha voluto ascoltare. Ma la mia voce, come quella di tutti gli uomini semplici che credono le cose ed i pensieri dotati di un loro spirito, si è persa nelle tempeste dell'indifferenza, dell'egoismo e dell'ignoranza. Laciatemi riportare alcune delle sue parole che rispondono al tema di questa discussione.
Pierre Joseph Proudhon
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Del Principio federativo
CAPITOLO I
DUALISMO POLITICO. - AUTORITA' E LIBERTA':
OPPOSIZIONE E
CONNESSIONE DI QUESTE DUE NOZIONI
Prima di dire cosa s'intende per federazione conviene ricordare, nello spazio di poche pagine, l'origine e la filiazione dell'idea. La teoria del sistema federativo è del tutto nuova: credo di poter dire che non è ancora stata formulata da nessuno. Ma essa è intimamente legata alla teoria generale dei governi; diciamo, più precisamente, che ne è la conclusione necessaria.
Fra tante costituzioni che la filosofia propone e che la storia mette alla prova, una sola riunisce le condizioni di giustizia, di ordine, di libertà e di durata, senza le quali la società e l'individuo non possono vivere. La verità è una come la natura: sarebbe strano che fosse diversamente per lo spirito e per la sua opera più grandiosa, la società. Tutti i pubblicisti hanno ammesso questa unità della legislazione umana e, senza negare la varietà delle applicazione che la differenza dei tempi e dei luoghi e lo spirito proprio che ogni nazione reclamano; senza disconoscere il ruolo che spetta alla libertà in tutti i sistemi politici, tutti si sono sforzati di conformarvi le loro dottrine. Io cerco di dimostrare che questo tipo di costituzione unica, che alla fine sarà riconosciuta come la più grande conquista della ragione dei popoli, non è altro che il sistema federativo. Ogni forma di governo che si allontana da essa, deve essere considerata come una creazione empirica, un abbozzo provvisorio, più o meno comodo, sotto la quale la società trova riparo un istante e che, come la tenda dell'Arabo, si leva la mattina dopo averla montata la sera. E' dunque qui indispensabile un'analisi severa, e la prima verità importante che il lettore deve conquistare da questa lettura, è la convinzione che la politica, variabile all'infinito come arte di applicazione, è, quanto ai principi che la reggono, una scienza dimostrativa esatta né più né meno che la geometria e l'algebra.
L'ordine politico riposa fondamentalmente su due principi contrari, l'AUTORITA', e la libertà: il primo iniziatore, il secondo determinatore; avente questo per corollario la ragione libera, quello la fede che induce all'obbedienza.
Penso che contro questa prima proposta, non possa alzarsi alcuna voce. L'Autorità e la Libertà sono tanto antiche nel mondo quanto la razza umana: esse nascono con noi, e si perpetuano in ciascuno di noi. Osserviamo solamente una cosa, alla quale pochi lettori presterebbero essi stessi attenzione: questi due principi formano, per così dire una coppia di cui i due termini, indissolubilmente legati l'uno all'altro, sono nondimeno irriducibili l'uno contro l'altro e restano, qualunque cosa noi facciamo, in lotta perpetua. L'Autorità suppone inconfutabilmente una libertà che la riconosca o che la neghi; la Libertà a sua volta, nel senso politico della parola, suppone un'autorità che tratti con essa, frenandola o tollerandola. Sopprimetene l'una, l'altra non avrà più senso: l'autorità senza una libertà che discuta, resista o si sottometta è una parola vana; la libertà senza un'autorità che gli faccia da contrappeso è un non-senso.
Il principio di autorità, principio familiare, patriarcale, magistrale, monarchico, teocratico, tendente alla gerarchia, alla centralizzazione, all'assorbimento, è dato dalla natura, dunque essenzialmente fatale o divino, come si preferisce. La sua azione, combattuta, impedita dal principio contrario, può estendersi indefinitamente, ma senza mai poter scomparire.
Il principio di libertà, personale, individualista, critico; fattore di divisione, di elezione, di transazione, è dato dallo spirito. Principio essenzialmente arbitrale di conseguenza superiore alla natura di cui si serve, alla fatalità che domina; illimitato nelle sue aspirazioni; suscettibile come il suo contrario, di estensione e di riduzione, ma incapace quanto esso di esaurirsi per il suo sviluppo, come di estinguersi per costrizione.
Ne consegue che in ogni società, anche la più autoritaria, una parte è necessariamente riservata alla libertà; parimenti in ogni società, anche la più liberale, una parte è destinata all'autorità. Questa condizione è assoluta; nessun sistema politico può sottrarsi ad essa. A dispetto della ragione il cui sforzo tende incessantemente a risolvere la diversità nell'unità, i due princìpi rimangono a confronto e sempre in opposizione. Dalla loro tendenza contraria ed inevitabile e dalle loro reciproche reazioni, risulta la dinamica della politica.
Tutto questo, lo confesso, non è forse molto nuovo, e più di un lettore si chiederà se questo è tutto ciò che io ho da fargli capire. Nessuno nega i concetti di natura e di spirito per quanto oscuri possano apparire; nessun pubblicista si sogna di smentire, contro l'autorità o la libertà, benché la loro conciliazione o la loro eliminazione, sembrino ugualmente impossibili. Dove dunque mi propongo di arrivare ripetendo questo luogo comune?
Lo dirò subito: che tutte le costituzioni politiche, tutti i sistemi di governo, compresa la federazione, possono ricondursi a questa formula, l'Equilibrio dell'Autorità per mezzo della Libertà e viceversa; è in conseguenza di questo che le categorie adottate dopo Aristotele dalla moltitudine degli autori e grazie ai quali i tipi di governo si classificano, gli Stati si differenziano, le nazioni si distinguono, monarchia, aristocrazia, democrazia, ecc., eccetto la federazione, si riducono a delle costruzioni ipotetiche, empiriche, dalle quali la ragione e la giustizia non ottengono che una soddisfazione imperfetta; è che tutti questi sistemi, fondati sugli stessi dati incompleti, diversi solo per gli interessi, i pregiudizi, le consuetudini, in fondo si assomigliano e si equivalgono; che quindi, se non fosse per il disagio causato dall'applicazione di questi falsi sistemi, e per le passioni esasperate, gli interessi disconosciuti, le aspettative deluse, che spingono ad accusarsi gli uni con gli altri, saremmo, alla fine molto vicini a comprenderci; perché infine tutte queste divisioni di partiti fra i quali la nostra immaginazione scava degli abissi, tutte quelle diversità di opinioni che ci sembrano inconciliabili, tutti questi antagonismi fortuiti che ci appaiono senza rimedio, troveranno finalmente il loro equilibrio definitivo nella teoria del governo federale.
Quante cose, direte voi, in una contrapposizione grammaticale: AUTORITA'-Libertà!....- Ebbene! sì. Ho osservato che le intelligenze comuni, che i bambini colgono meglio la verità ricondotta ad una formula astratta, più che dalla pesantezza di un volume di dissertazioni e di fatti. Ho voluto comunque abbreviare questo lavoro per quelli che non possono dedicarsi troppo alla lettura, e renderlo più incisivo lavorando su delle semplici nozioni. AUTORITA'-Libertà, due idee opposte una all'altra, condannate a vivere in eterna lotta o a perire insieme: ecco, ciò certamente non è difficile da comprendere. Abbiate soltanto la pazienza di leggermi, amici lettori, e se avete compreso questo capitolo molto corto, mi direte in seguito le vostre impressioni.
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A voi la parola.