Mi è giunta notizia che da qualche giorno in Vaticano sono state ripristinate antiche consuetudini (come un modo di vestire oramai abolito da tempo tra i prelati). Tutto ciò è molto curioso. C'è qualcuno in grado di poterlo verificare?


Mi è giunta notizia che da qualche giorno in Vaticano sono state ripristinate antiche consuetudini (come un modo di vestire oramai abolito da tempo tra i prelati). Tutto ciò è molto curioso. C'è qualcuno in grado di poterlo verificare?


Ma "antiche consuetudini" in quale settore nello specifico? Solo così è un po' vago e dunque impossibile da verificare (che cosa si verifica?)...


Ho trovato questo video su youtube riferito all'avvicendamento dei due Maestri di Cerimonie Pontifici. È molto simpatico ed è probabilmente realizzato da qualcuno "vicino" ai due, tant'è che si conclude con un ringraziamento a tutti i MDC passati e presenti.
Si intitola "the battle of Marini's"!
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All'estero sono più attenti e preparati di noi su quello che succede in queste cose.
NOn è questione solo di stili diversi ma di concezioni che effettivamente sono diverse...


Beh, si... vedendo gli ultimi Pontificali in Vaticano me ne sono reso ben conto.


“DISCUTERE FA BENE ALLA CHIESA”.
LE RICHIESTE DI RIFORMA DIVENTANO UN CORO
DOC-2018. ROMA-ADISTA. A 91 anni, il benedettino dom Clemente Isnard, vescovo emerito di Nova Friburgo, nello Stato brasiliano di Rio de Janeiro, ha conservato uno spirito giovane e battagliero. Così, nel suo ultimo libro, Reflexões de um Bispo sobre as Instituições eclesiásticas atuais, pubblicato non senza pressioni e polemiche, egli osa affrontare temi su cui in tanti preferiscono tacere, esprimendosi a favore dell’ordinazione dei viri probati (uomini sposati di provata fede) e del sacerdozio femminile; proponendo un nuovo tipo di elezione episcopale, con la partecipazione del clero, delle religiose e dei laici (un numero significativo di uomini e donne impegnati nella Chiesa, giovani e anziani); facendo propria la proposta del card. Aloysio Lorscheider di dissolvere il collegio cardinalizio e di incaricare dell’elezione del papa i presidenti delle Conferenze episcopali; sottolineando la necessità di eliminare la figura del vescovo ausiliare e di affidare una missione pastorale ai vescovi emeriti e alle religiose. La discussione attorno a questi temi, ha spiegato, farà solo bene alla Chiesa. E se pure si dovesse aspettare mille anni per realizzare le riforme necessarie, sarebbe comunque necessario “essere insistenti”.
Un’insistenza di cui non fa mostra, peraltro, il solo dom Clemente Isnard: più l’istituzione ecclesiastica si chiude e si irrigidisce, anzi, più le richieste di riforma sembrano moltiplicarsi. L’elenco di quanti, solo negli ultimi tempi, hanno evidenziato la necessità ed urgenza di un rinnovamento della Chiesa o anche solo avanzato proposte specifiche di riforma, come nel caso del celibato ecclesiale o della questione dei divorziati risposati, è lunghissimo: da mons. Helmut Krätzl, vescovo ausiliare di Vienna (v. Adista 18/08) a mons. Geoffrey Robinson, per vent'anni vescovo ausiliare di Sidney (v. Adista 70/07); dal presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Friburgo Robert Zollitsch (v. Adista n. 17/08), al cardinale francese Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, e al cardinale inglese Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminster e primate di Inghilterra e Galles (v. Adista 20/08); dai frati domenicani olandesi (v. Adista n. 67/07) alla Commissione di presbiteri del Brasile; dal teologo della Liberazione brasiliano Jung Mo Sung al religioso cappuccino Ortensio da Spinetoli (v. ancora Adista n. 20/08); da Robert Blair Kaiser, saggista e veterano della stampa religiosa statunitense (v. Adista n. 70/07) al gesuita p. Thomas J. Reese (v. Adista n. 44/08).
E non si stanca di indicare alla Chiesa vie di rinnovamento il card. Carlo Maria Martini, che, nel suo ultimo libro Colloqui notturni a Gerusalemme, recentemente edito in Germania dalla casa editrice Herder (v. Adista n. 41/08), ha ancora una volta rivolto alla Chiesa un appello per una rapida e profonda riforma, pronunciandosi a favore della possibilità di ordinare viri probati o di riconsiderare il sacerdozio femminile, sul quale riconosce la lungimiranza delle Chiese protestanti, o di affrontare in modo diverso i temi della sessualità e della famiglia.
http://www.adistaonline.it/index.php...icolo&id=43052
Mi è sembrato interessante sottoporlo alla vostra attenzione.
Che ne pensate?


Anche il papa Ratzinger pensa ad una "Riforma" della Chiesa cattolica ma sotteso a questo termine ci sono ben altri contenuti.
Che all'interno di una Chiesa ci siano delle tensioni è normale e, per di più, è segno di vita. Ma che queste tensioni divengano opposizioni, questo inizia ad essere problematico.
Personalmente non ho nulla in contrario ai cambiamenti ma questi non devono né possono intaccare la fisionomia sostanziale della Chiesa. Per esperienza so che molti "riformatori" dell'ala "progressita" hanno, in realtà, un concetto molto etereo di tradizione. A loro non interessa avere un legame con il passato ma riuscire a comunicare alla gente di oggi, cosa lodevole in sé se non fosse che questo parlare implica spesso un "decadere" personale e istituzionale.
La Chiesa non deve avere il complesso di essere "altro" rispetto alla società. Questo non la deve rendere inacessibile ma non la può nemmeno "sciogliere", "vanificare" in questo altro.
Per questo deve avere un legame forte con la tradizione, che non sono i bei ricordi di un tempo lontano ma la vita attualizzata di quella MEDESIMA VITA che animava gli antichi Padri.
Invece, la scissione tra passato e presente è la malattia dei gruppi "progressisti" ai quali in diverso modo appartengono le persone succitate. E' una malattia amplissimamente diffusa e crea terribili devastazioni.
La "Riforma" nella tradizione, auspicata da Ratzinger, invece, non essendo contenutisticamente la stessa di quella auspicata dai suddetti signori, riprende il legame "oggi-ieri". Deve, però, stare attenta a non renderlo vuota forma o estetismo, cosa che indubbiamente succede presso qualche gruppo "tradizionalista".
Nell'apparente attuale calma il cattolicesimo sta passando un periodo molto difficile e delicato. Alla fine, qualche gruppo (attualmente in comunione cattolica) potrebbe sicuramente uscirne.




Il termine "Riforma" che, come abbiamo visto contraddistingue storicamente tutto il mondo cattolico (Ratzinger stesso parla di "Riforma della riforma liturgica"), dal punto di vista della Chiesa ortodossa, non ha alcun senso. La Chiesa, con la Pentecoste, riceve la pienezza dello Spirito che non può far mancare in ogni epoca storica. Laddove questa presenza è carente si devono solo "rimuovere" gli ostacoli che ne impediscono la pienezza. Il termine "Riforma", sempre secondo la visione orientale, nasce da un concetto già mondanizzato della Chiesa come se noi, con le nostre forze, potessimo dare alla Chiesa una pienezza che comunque conserva sempre, indipendentemente da noi.
(Appunto non polemico ma che serve per comprendere le differenti mentalità).


la staticita' delle chiese orientali separate e' per un cattolico inconcepibile e contraria alla Tradizione ed ai Padri. La Tradizione procede in un "solco" ma procede, mai si arresta. La pienezza della Rivelazione si ha in Pentecoste e nulla ha a che fare con la percezione di essa. La chiesa nel primo millennio era dinamica ed in cammino e coloro che non se ne sono distaccati hanno continuato ad esserlo per tutto il secondo millennio e lo saranno fino ad armagheddon.
Questo senza polemica e per comprendere la differenza di mentalita'.
PS: chiuderei l'ot senza andare oltre.
UT UNUM SINT!