condoglianze.spiace pensare che persino lui si sia accorto di esser stato utilizzato dalla propaganda made in USA e poi lasciato solo.questa è la cosa triste.


condoglianze.spiace pensare che persino lui si sia accorto di esser stato utilizzato dalla propaganda made in USA e poi lasciato solo.questa è la cosa triste.




la prossima volta ti scrivo "badaaaaaaaaaa"
com'è stato Paolo?


Bello, non troppo esaltante, mi devo abituare ad un segretario che non fa proclami e parla sempre a braccio.
Non era un comizio, era un dibattito, con la gente che interveniva. E' meglio così, ci siamo beccati molte critiche, le abbiamo ascoltate e abbiamo riflettutto insieme. Almeno, questo è il senso che Ferrero dà, quando parla: riflette su ciò che gli viene posto. MEglio così, come dice lui il divario con la società si rimargina se facciamo capire alla gente che noi li aiutiamo; per cui, è positivo vedere il segretario del PRC che fa un dibattito, e non un comizio, ciò ascolta. Perchè molta molta molta gente, sempre di più, s'è scordata di parlare, di svuotarsi, di discutere.
allontanandosi da noi.
Poi so che è intervenuto il mi' babbo...ma io ero già per la strada e lui è tornato ora. domani vedo di postare foto, magari video dell'intervento, e commenti (i commenti del mi' babbo sono un po' più duri dei miei....ehhehe)


ecco. Mi' pà c'ha tenuto ad alzarsi alle 6 per dirmi che Ferrero, ad una sua domanda sulla conciliabilità del culto cristiano, gli ha risposto che il Materialismo Dialettico di Engels era una cavolata....comunque stasera mi fo raccontare per bene e magari vedo se allego qualche video o foto (non ho la foto del mi' babbo che prova a fargli le stgmate, ma pazienza...!!!)
Tornando al tread, mi piacerebbe davvero sapere cosa hanno detto ieri i telegiornali...ci sarà il servizio sul sito del tg2?


Chi se ne frega.
Scriveva bene, mi piacque "Una giornata di Ivan Denisovich", ma questo non mi fa dimenticare chi era questo signore.
Vale per tutti: Pushkin era un grande poeta ma un grande puttaniere e molestare donne altrui, grandi musicisti (Puccini, ecc) divenuti ricchi divennero anche irrispettosi dei propri subalterni, e che dire del grande Leonardo che finì nei guai per tentata violenza sessuale?
Questo aspirante politico russo conobbe la gloria grazie all'interessamento dell'Occidente.
Lo usarono e lui si prestò avendo la possibilità di sfogare il proprio rancore di fanatico fuori dal tempo e di figlio frustrato di un ex ricchissimo proprietario terriero.
Durante il primo esilio lasciò la Svizzera dopo aver fatto una valanga di debiti, poi se ne andò a viivere senza lavorare in nord America.
Ricordo il suo ritorno in Russia.
Voleva presentarsi come l'antiLenin, quindi giunse nell'estremo oriente russo (Vladivastok) e fece il viaggio in treno fino a Mosca. Fermandosi ovviamente in ogni stazione e forse illudendosi di trovare folle acclamanti. Invece trovò solo qualche curioso.
Tempo dopo, gli affidarono una rubrica televisiva. La chiusero prima del tempo per mancanza di audiece!
Le crisi fanno venire strane fantasie, ma come si poteva dare credito ad un personaggio che considerava giusto il servaggio della gleba, oppure che proponeva di spostare la popolazione russa al di la degli Urali per evitare il contagio occidentale, o che eslatava la Russia precedente a Pietro il Grande?
Fuori dal tempo e probabilmente fuori da se stesso, grandissimo il suo disprezzo per il mondo contemporaneo (pur non dispiacendosi di usare le conquiste mediche, i piaceri di cibi provenienti da paesi lontani, un tenore di vita confortevole ed invidiabile).
Oramai poco considerato riuscì a far parlare ancora di se quando Putin gli concesse la massima decorazione russa, l'ordine di Sant'Andrea: lo rifiutò in modo plateale, e Putin per mascherare lo smacco (e l'offesa) lo girò prontamente a Kalasnkikov o a Nazarbaev.
Il sole sorge ancora, Solzhenitzin non c'è più come fortunatamente non esiste più da tempo il mondo che sognava.


Quella catastrofe ci insegue
Rossana Rossanda
Non è certo nel 1974 con l'«Arcipelago Gulag» di Aleksandr Solzhenitsyn che il mondo ha scoperto la vastità della repressione politica nell'Urss. Ne aveva largamente parlato Robert Conquest da parte americana, ne aveva scritto David Rousset su Le Temps modernes di Sartre e una conferma, che più ufficiosa di così non avrebbe potuto essere, era venuta nel 1956 dal rapporto segreto di Khrusciov. Del resto, il primo libro di Aleksandr Solzhenitsyn che conoscemmo era «Una giornata di Ivan Denisovic», un giorno «quasi felice» in un campo di concentramento, e di questo parlavano quasi tutti gli scritti successivi.
Nel romanzo Il primo cerchio si trattava di una reclusione speciale, appena un po' meno gravosa, di un gruppo di scienziati condannati più che per punirli perché lavorassero assieme a una formula malvagia della quale il regime aveva bisogno. Era stata un'esperienza anche del matematico Solzhenitsyn. A che cosa si doveva dunque il clamore suscitato nel 1974 con Arcipelago? Forse al fatto che mentre i primi libri erano usciti sotto la protezione di Khrusciov questo, a quasi dieci anni dalla sua estromissione, sollevava i furori dell'establishment brezneviano. Solzhenitsyn veniva colpito, doveva scegliere l'esilio negli Usa, gli era tolta la cittadinanza. Ma non solo, credo: era la dimensione non tanto quantitativa quanto quasi metafisica dell'universo concentrazionario che appariva dalle parole di uno scrittore e il carico di umano dolore patito da chi per un nulla era caduto in quella macchina. Vi era caduto anche il capitano Solzhenitsyn, cittadino sovietico come altri, quando a due mesi dalla fine della seconda guerra mondiale aveva scritto parole imprudenti su Stalin in una lettera che permise alla censura di arrestarlo e spedirlo per otto anni in un campo, dal quale sarebbe uscito il giorno stesso della morte di Stalin, il 5 marzo 1953. I campi erano diventati assieme metafisica e letteratura e ne derivava al libro una forza immensa. Alla quale si opposero ancora follemente i partiti comunisti che, come l'Urss brezneviana, cercarono di tenere lontano da sé fino all'ultimo quel carico di orrore di un sistema di cui, neanche più tardi, seppero dire altro se non che «aveva perduto la spinta propulsiva» del 1917. Non è stato il minore dei loro morali errori. Noi dicemmo invece che Solzhenitsyn andava ringraziato, che quella mostruosità andava guardata in volto, che ogni ritardo nel farlo ci si sarebbe rivolto contro. Brecht aveva scritto che noi che avevamo attraversato le guerre di classe non potemmo essere gentili e soltanto domani l'uomo potrà essere amico dell'uomo. Ma quale causa poteva esigere un tale prezzo? I mezzi erano più che stinti sul fine, lo avevano sfigurato. O l'errore stava nello stesso, nell'avere tentato una società di rapporti non mercificati e non capitalistici? Un illustre slavista, Vittorio Strada, scrisse e ripete anche oggi che è appunto questo, che il verme sta in Marx, sta in Lenin, sta nell'idea di rivoluzione. Noi non lo crediamo. Ma quella catastrofe ci insegue. E non possiamo staccarne lo sguardo. Come la Gorgone essa ha pietrificato anche Solzhenitsyn, che non ha mai amato i dissidenti dell'Urss perché lavoravano o credevano di lavorare per un mutamento democratico del regime.
In esilio negli Stati uniti non amò né quel paese, né il suo modo di vita, e non lo auspicò per la Russia. Quando cadde il comunismo e potè rientrarvi non apprezzò Eltsin. La sua figura è tragica non solo per l'esperienza sofferta nel lager ma per il quasi allucinato cercarne l'origine e la soluzione fuori dal mondo, certo da qualsiasi forma di modernità. Nella tradizione di un passato contadino, nelle strutture elementari e aureolate di benevolenza degli zemstvo, fedeli alle leggi di Dio e garantiti da despoti illuminati, che le rivoluzioni cercavano di abbattere contro se stesse. Non è un tema nuovo nella letteratura e nell'arte russa, le sue tracce non stanno soltanto in Tolstoj ma in Esenin o in Cvetaeva o in Tvardovski, è il fantasma di un'antica innocenza contadina. Cui si aggiunge la certezza dell'unicità del destino di una Russia eterna e cristiana. È visionario il nazionalismo di Solzhenitsyn, che arriva a sfiorare temerariamente fin gli umori antisemiti e che lo indurrà nel 2000, lui così solitario e restio, a incontrare Putin e ad avallarne la seconda guerra in Cecenia contro gli infedeli. Come se il passaggio nel gulag gli avesse fatto toccare un limite che lo metteva per sempre fuori della storia.
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-arc...008/art13.html


Più leggi gli articoli del manifesto più capisci perchè li hanno espulsi dal PCI


Alla fine al funerale c'erano 4 gatti.
I russi pensano ai piaceri del benessere e non a sterili e folkloristiche nostalgie clericozariste. Nessuno vuole tornare a fare il servo della gleba , e tutti si tengono (e fanno rendere) i benefici dell'era sovietica (istruzione, ecc.)
Durante la cerimonia è stato allontanato dalla polizia il leader estremista di estrema destra Limonov, che su grandi linee era in sintonia con le idee dello scrittore.
Questo dovrebbe far meditare su Putin che non ama molto chi lo critica ma che è molto furbo: tiene buoni tutti, tanto alla fine fa quello che vuole lui.
Guardate la composizione del suo governo: c'e' di tutto: da gente comunista a gente liberale, atei, ortodossi, vecchi-credenti, mussulmani e pure un ministro ricchione.