Ho cancellato messaggi OT e contrari al Regolamento.
Non costringetemi a rifarlo...
Grazie


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più che altro mi riferivo alla realtà odierna in cui molti di coloro che si definiscono conservatori o neoconservatori nei fatti poi finiscono col volere difendere l'Occidente cosi com'è, giudicandolo come il contesto migliore che possa esistere...quando non come un punto d'arrivo del loro disegno politico.
Non tanto quindi al significato etimologico del termine visto che personalmente sono molto vicino al concetto di "rivoluzione conservatrice".
Ammetto di non aver mai approfondito il conservatorismo americano, le mie letture si sono limitate per ora ad autori europei. Devo dire che questi thread mi invogliano non poco ad interessarmi all'argomento.
errore
Caro Elio, io ho avuto modo di leggere "Archeofuturismo" sul web grazie ad un file PDF. Dunque non l'ho letto con la calma e l'attenzione che merita un'opera del genere.
La prima parte di critica nei confronti di Alain De Benoist la trovo magistrale e mi fa piacere che proprio all'interno della DR siano state fatte queste puntualizzazioni circa la deriva filoterzomondista e goscista della Nouvelle Droite.
Condivido abbastanza anche le considerazioni sulla politica attuale e sull'idea di un rapporto più stretto fra l'Europa e la Russia in funzione antislamica.
Ciò che invece digerisco meno è la parte "futurista" del discorso di Faye. Io sono un reazionario e ho una visione negativa delle avanguardie rivoluzionarie. Però concordo con lui quando parla di un'elite aristocratica da distinguere dalle masse democratiche. Per questo però ci si può rifare anche al liberalismo vittoriano, apprezzato anche da Evola per questi "tempi ultimi", che attraverso il paternalismo congiungeva due mondi assai diversi: i nobili e il popolo minuto.
Io penso che l'archeofuturismo sia un tentativo di inserirsi politicamente nel contesto attuale (nel presente), con lo sguardo rivolto al futuro ma con la coscienza della necessità di mantenere una linea di congiunzione con il passato.
Io amo definirmi reazionario ma effettivamente non credo di esserlo nel senso pieno del termine, credo infatti che portando avanti una posizione politica che si rifà esclusivamente ad esperienze passate, all'esaltazione (spesso sacrosanta) del passato si corra il rischio di diventare passatisti e nostalgici. Bada bene, la mia non è affatto un'ottica progressista, ma realista. Credo che sia essenziale trovare una formula politica in grado di coniugare lo sviluppo (il futuro) e la tradizione (il passato) per scongiurare il rischio di sfociare in un nostalgismo sterile simile a quello dei neofascisti che vivono con la testa rivolta al secolo scorso.
Apprezzo molto Faye perchè con le sue opere cerca di proporre una formula politica nuova, saldamente ancorata a Destra ed eurocentrica completamente sganciata dallo sterile neofascismo (e da certe sue deformazioni pseudoideologiche) e al tempo stesso dalla contemplazione fine a se stessa dell'Ancien régime.
Io credo che tanto la gemeinshaft (comunità) quanto la gesellschaft (società) nella loro forma "pura" creino scompensi. La prima porta agli squilibri del Terzo Reich naturalmente volto al militarismo e alla guerra. La seconda all'Occidente moderno, che ha ridotto il mondo ad un unico mercato globale. Io credo in una via di mezzo che abbia come base una comunità basata sull'appartenenza biologica e sulla comune identità culturale, e come vertice un'èlite aristocratica dedita alle arti liberali. E' in fondo questa la società ottocentesca in cui la lealtà allo Stato-nazione era assicurata dalle ragioni del "sangue" e del "suolo"; quando queste ragioni non venivano radicalizzate la coesistenza pacifica tra i popoli era possibile e il capitalismo internazionalista veniva temperato dalla cultura nazionale. Oggi, a mio avviso, l'Occidente dovrebbe riappropriarsi della cultura comunitaria dello Stato-nazione affinchè gli stessi valori della società liberale possano tornare ad arricchire l'uomo piuttosto che il consumatore.
molto interessante.
l'unico appunto che mi sento di fare è in merito all'idea di Stato-Nazione che è molto ricorrente nei tuoi post.
Io credo che l'epoca degli stati-nazione sia definitivamente tramontata e che, per recuperare un ruolo di potenza di prestigio e di peso nello scenario mondiale, sia necessario uno sforzo per costruire un blocco europeo federalista, un'Europa unita politicamente oltre che economicamente, la "fortezza europea" di cui parla anche Giulio Tremonti nel suo ultimo libro.
In questo blocco europeo (a me piace usare il termine "Stati Uniti d'Europa") gli stati nazionali perdono la loro funzione e i confini delle macroregioni possono anche essere ridisegnati per rappresentare in maniera maggiormente efficace il legame "sangue e suolo".
Chiaro...sto parlando di obiettivi ideali, non possibili (almeno per ora) ma resto convinto che se vi sarà un recupero di sovranità da parte delle autorità politiche non potrà avvenire tramite gli Stati nazionali.