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Discussione: Reazione!

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    Reazione!


    Nel 1997 il sottoscritto è fuoriuscito dagli ambienti della destra radicale perchè li giudicava troppo genuflessi all’antioccidentalismo e al terzomondismo delle sinistre. In odio a queste ha cercato dunque tra le forze parlamentari un soggetto conservatore che fosse in grado di competere con i progressisti da pari a pari. In ambito internazionale, il disgusto provato verso il Democratico americano Bill Clinton mi ha indotto a supportare il Repubblicano George W. Bush, sperando potesse essere fautore di una riscossa conservatrice i cui benefici dagli USA si sarebbero riverberati proficuamente in Europa.
    Adesso, a circa dieci anni di distanza, mi rendo conto purtroppo di essermi illuso. Avevo prese per buone le analisi di quanti, da sinistra, avevano dipinto il Partito Repubblicano e la società americana nel suo complesso come residui di un mondo pre-moderno che andavano per questo combattuti in nome del Progresso e degli immortali Diritti. Fandonie che altri, più esperti e meno ingenui del sottoscritto, avevano correttamente denunciato sottolineando la sostanziale omogeneità dell’”americanismo” e la sua naturale matrice rivoluzionaria e antitradizionalista.

    I neocons al potere, con tutte le chiacchiere annesse sul teorico trotzkysmo alla base della guerra preventiva e dell’esportazione della democrazia, hanno scoperchiato un vaso di Pandora che ha mostrato la “destra” americana contenere al suo interno nient’altro che varie forme di liberalismo, che già all’epoca di Reagan si erano rivelate alla stregua di “progressismi” dal segno sbagliato.

    Gli anni ottanta sono considerati ancor oggi l’età d’oro della nuova destra. In realtà, a guardarli col dovuto distacco e maggiore serietà si è costretti a rimarcare come essi abbiano concesso ai conservatori di ogni latitudine solo illusioni riguardo il sospirato ritorno a valori e consuetudini tradizionali che mai è avvenuto. Al contrario, il processo disgregatore della modernità ha continuato il suo corso indifferentemente da chi gestisse il potere, e gli anni “aurei” del reaganismo sono stati paradossalmente quelli in cui la malerba del politically correct, del multiculturalismo e del relativismo culturale ha preso piede in tutto l’Occidente. Nel 1992 i “New Democrats” potevano riconquistare la Presidenza USA e far ripartire quel processo dissolutore dell’Occidente di cui i Repubblicani si erano preoccupati soltanto di frenare la corsa. Abbandonati i principi di un sano tradizionalismo (Burke), dimenticato allo scopo di spostare a destra il liberalismo classico (Locke), i Repubblicani americani sono riusciti nell’impresa di screditare ancor di più l’immagine internazionale del conservatorismo a causa della volgare quanto involontaria parodia messa scena in tv dai loro predicatori in perenne ricerca di dollari e castità.

    L’amaro compendio per le schiere conservatrici che in questi anni si sono identificate con la politica USA è stato scoprire di colpo che il popolo americano pur non essendo di sinistra, non era affatto di destra. Che non era socialista, ma al tempo stesso nemmeno conservatore. Era piuttosto in egual misura “repubblicano” e “democratico”, ovvero erede di quel pensiero politico che in Europa si è dato da fare nell’abbattere i troni e gli altari, per annullare distinzioni sociali, privilegi di casta e pregiudizi culturali in omaggio alla Ragione illuminista e all’egualitarismo politico.
    Dietro la patina superficiale di conservatore e/o liberale, l’americano si rivela “naturalmente” progressista, individualista al limite dell’anarchia, e convinto nella verità del capitalismo tanto e più di quella del Vangelo. Profondamente americano era Mark Twain che nei suoi romanzi irrideva l’ancient regime del Vecchio Continente. Profondamente americano era Walt Disney che ha piegato il retroterra arcaico e medievale della fiaba tradizionale alle ragioni moderne della democrazia liberale.

    D’altra parte gli americani eran quelli che plaudevano con Jefferson allo scatenarsi della Rivoluzione francese; americani eran quelli per cui Stalin rimaneva il buon vecchio “Zio Josif”; americani eran quelli che operarono per la distruzione dell’Impero Britannico e per l’occupazione del suolo europeo da parte delle armate comuniste.
    Gli americani sono stati coloro i quali, dopo aver combattuto il fascismo, ci hanno negato una monarchia (che gli inglesi – bontà loro – avrebbero voluto mantenere al suo posto) e non contenti di aver delegittimato tra le forze politiche la destra hanno quindi favorito la nascita del centrosinistra e poi dell’arco costituzionale. Gli americani son quelli che hanno voluto la decolonizzazione e che hanno combattuto l’apartheid. Gli americani son quelli che hanno usato strumentalmente i regimi militari “di destra” e che poi li hanno sostituiti con democrazie fantoccio “di sinistra” in un percorso che doveva portare messianicamente alla “fine della Storia”.

    E noi conservatori abbiamo ingoiato amaro ogni volta che succedeva ciò, perchè nonostante tutto eravamo in guerra fredda contro i rossi. Questo ci ha portata a dimenticare varie cose spiacevoli. Ad esempio, che negli anni trenta il comunismo si diceva in patria apostolo dell’americanismo quanto amico del sovietismo. Che in Italia gli unici veri americanisti furono gli antifascisti Vittorini e Pavese, Calvino e la Pivano. Tutta gente con la tessera del PCI in tasca, “costretta” a guardare alla Russia totalitaria ma che in cuor suo sognava le “libertà” dell’America. Attraverso di loro abbiamo importato d’oltre oceano agenti dissolutori della nostra cultura nazionale quali furono il jazz, il beat e poi il rock - con corollario, tanto per gradire, di hippies e di yuppies.

    Siamo pure riusciti con grande sforzo di immaginazione e dedizione alla causa (di chi?) a innalzare George W. Bush ad eroe della cristianità, facendone una sorta di templare del XXI secolo. Troppo bello se fosse stato anche in minima parte vero, tuttavia sappiamo bene di aver mentito spudoratamente quando abbiamo affermato ciò, e non ci neghiamo a questa personale umiliazione sapendo mestamente che di meglio in giro non c’è.

    Tuttavia, parlare di Cristianità tenendo presente l’America è un profondo controsenso, in quanto storicamente qui sono nate e proliferate moltitudini di sette esoteriche, teosofisti, spiritisti, protestantesimi di varia natura accomunati dall’odio comune verso i papisti. Oggi sono i seguaci di Scientology (Tom Cruise) e della Kabbalah (Madonna) ad andare per la maggiore, e a queste schiere malefiche leggiamo che si oppone di tanto in tanto un “risveglio conservatore”. Questa notizia, che viene fatta proliferare dai media allo scopo di tenere sempre all’erta i progressisti di tutto il mondo, è in realtà poco meno di una bufala. Come si può infatti scambiare il puritanesimo – che storicamente ha sempre combattuto il conservatorismo dovunque se lo sia trovato tra i piedi – come un qualcosa lontanamente “di destra”? Se Calvino ha condotto a Rousseau, i puritani inglesi, da cui questi revivalisti discendono, erano i non-conformisti al seguito di Cromwell, coloro che spinsero i futuri whigs ad una rivoluzione che fu forse “gloriosa”, ma sicuramente anticonservatrice e anticattolica. Puritani erano i liberali radicali che combatterono la Chiesa Anglicana – ovvero quanto di più vicino al Cattolicesimo - prima in Britannia e poi in America.
    Billy Graham, che nel secolo scorso è stato il massimo erede di revivalists quali Wesley e Finney, è stato dipinto dalla stampa di sinistra come un impenitente reazionario, nonostante sia stato per tutta la vita un Democratico registrato che ha appoggiato Martin Luther King per i diritti civili dei neri e successivamente ha dichiarato di poter “comprendere” Bill Clinton per la sua scappatella con Monica Lewinsky. Falwell, più conservatore certamente di lui, aveva appoggiato, prima di Reagan, Jimmy Carter. Sarebbe questa la destra che ci salverà dall’Anticristo?

    Tuttavia c’è qualcuno in mezzo a tanta disinformazione che ha avuto la schiettezza di parlare chiaro. Christian Rocca, corrispondente per il Foglio, diversamente dal coro di opinionisti che dipingevano Bush e Repubblicani come dei pericolosi reazionari, ha detto al contrario che al di là dell’etichetta affibbiatagli questi si comportavano da autentici progressisti. E che l’idealismo neocon volto a combattere le dittature in quanto tali non potesse che essere considerato “democratico” e dunque di sinistra.
    Confesso che ho odiato a lungo Rocca per i suoi resoconti americani che consideravo tendenziosi e al tempo stesso denigratori della mia parte politica (un conservatore non è certo contento di venir considerato un radicale!). Alla lunga, però, complice una politica sempre più indifendibile se osservata alla luce di un pensiero conservatore, sono stato costretto a capitolare e a dargli oggi pubblicamente ragione.
    Da qualunque parti lo si guardi il Partito Repubblicano non può essere considerato un partito di destra nel senso tradizionale del termine. E storicamente non è nemmeno stato sempre “a destra” del Partito Democratito, se è vero che un fenomeno come Barack Obama sia possibile oggi solo perchè un secolo fa un certo Abramo Lincoln aveva costretto il suo popolo a dilaniarsi in un’inutile guerra civile mossa allo scopo dichiarato di dar la libertà ai “negri” (questa la versione “ufficiale”, poi sappiamo bene quali fossero le reali motivazioni del conflitto). Quella strage che di fatto distrusse l’America dei gentlemen a vantaggio degli speculatori finanziari, ha fatto di Lincoln l’eterna bandiera dei progressisti di ogni colore, ai quali recentemente si sono aggiunti i (neo) conservatori in una di quelle operazioni apparentemente bizzarre gestite al solo scopo di estromettere dal gioco le forze di destra autentiche (paleoconservatori) a vantaggio di quelle spurie (moderati, libertari, neoconservatori).

    Sull’esempio dei Repubblicani americani negli ultimi anni le varie destre istituzionali, dopo essersi fatte paladine degli ideali radicali di libertà e democrazia, hanno provato a farsi promotrici della globalizzazione e del Nuovo Ordine Mondiale ad essa collegato. Da conservatore questo non lo posso accettare, se è vero come è vero che oggigiorno il principale scopo della destra dovrebbe essere quello di difendere lo Stato-nazione da chi dall’alto (istituzioni sovranazionali) come dal basso (localismi secessionisti) si mette d’impegno per affossarlo. Non posso dunque rimanere impassibile di fonte a quei liberali (conservatori?) come Antonio Martino che magnificano l’età presente, affermando che l’alto tenore di vita occidentale sia dovuto all'apertura dei mercati e alla caduta degli steccati nazionali. La verità è invece l’esatto contrario: ovvero che il mondo occidentale non ha mai conosciuto una decadenza simile, contrassegnata dalla perdita dei valori e del significato della vita stessa, e che ciò è stato reso possibile proprio attraverso la rottura delle lealtà nazionali e la disgregazione delle comunità locali per mezzo di leggi economiche, liberali e/o socialiste, che si sono date la mano nel progetto comune di allontanare l’uomo da Dio per avvicinarlo a Mammona.
    Purtroppo oggi è chiaro come le forze che negli ultimi cinquant’anni si prefiggevano scopi “anticomunisti” hanno finito col portare acqua ai progetti sconsiderati dei loro pretesi avversari. Ovvero far correre la modernità più avanti, sempre di più, al di là di ogni costo umano e sociale. In questa epoca abbiamo assistito a metamorfosi improvvise che hanno portato individui di destra, che si dicevano reazionari, a superare la fase "conservatrice" per dirsi direttamente liberali, disconoscendo apertamente tutto quanto potesse sapere minimamente di "passatista". Attraverso una lettura “esoterica” dei suoi scritti, Burke è diventato per costoro un “liberale”, un whig degno del padre nobile Locke, nuovo nume tutelare del conservatorismo spurio.

    Come considerare dunque la destra odierna? Un liberalismo? Un riformismo? Un anarchismo? Probabilmente tutto questo insieme, ovvero l’ultima fase del “progressimo”, l'ideologia della Rivoluzione che marcia da tempo immemore facendo strage di consuetudini e tradizioni anche quando, a parole, si ripromette di volerle difendere da minacce più radicali.
    La Vera Destra è così assente dalla politica ed è un bene, così il suo glorioso nome non corre il rischio di venire sporcato da politiche utilitaristiche che con essa non hanno mai avuto niente a che fare.
    Gente come Martino, come Friedman, come Hayek, appartiene di fatto alla tradizione whig, a quel liberalismo classico cosmopolitita e relativista che veri tories quali furono Disraeli, Carlyle, Coleridge, Salisbury avrebbero profondamente disprezzato. Per anni mi sono baloccato con l'idea che il liberalismo conservatore costituisse un argine al social-comunismo, salvo scoprire - meglio tardi che mai - che ne rappresentava solo una variante, per alcuni versi addirittura più accentuata, di questo.
    Il comunismo, come il liberalismo moderno, voleva una società senza distinzioni di classe o di razza. Il liberalismo come il comunismo ha rappresentato il trionfo dell’economia sulla politica, dell’oro delle banche sul sangue dei popoli. Se il moderno "conservatorismo" finisce giocoforza col rappresentare il vecchio radicalismo della scuola di Manchester, vorrà dire allora che ai Veri Conservatori non resterà che la qualifica, unanimamente disprezzata e dunque tuttora valida, di reazionari. Reazionari in quanto antimoderni... protezionisti, autarchici, regressisti... inegualitari, omofobici, sessisti... autoritari, militaristi, razzisti... Il riformista liberale e/o socialista proverà per noi ribrezzo? Una piccola consolazione che ci convincerà ancor di più di essere nel giusto.


    Florian


  2. #2
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    che dire. hai ragione...e meno male! quello che tu desideri se bene interpreto il tuo pensiero è non il conservatorismo (che comunque io giudico negativo) ma la restaurazione di un ordine scomparso secoli fa. temo che non troverai ne a destra ne a sinistra, ne in europa ne in america partiti o movimenti (che non siano puro folclore, tipo quelli che attendono il governo dei marziani) disposto a sposare queste tesi.
    paradossalmente l'unica forza che in qualche modo si richiama ai tuoi desideri di passato è il movimento integralista islamico che vorrebbe riportare la religione al potere temporale. nel cristianesimo e nell'occidente ormai da secoli non esiste piu' nessun tentativo di riportare in vita lo stato pontificio o la monarchia feudale.

  3. #3
    the dark knight's return
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da pollicino28 Visualizza Messaggio
    che dire. hai ragione...e meno male! quello che tu desideri se bene interpreto il tuo pensiero è non il conservatorismo (che comunque io giudico negativo) ma la restaurazione di un ordine scomparso secoli fa. temo che non troverai ne a destra ne a sinistra, ne in europa ne in america partiti o movimenti (che non siano puro folclore, tipo quelli che attendono il governo dei marziani) disposto a sposare queste tesi.
    paradossalmente l'unica forza che in qualche modo si richiama ai tuoi desideri di passato è il movimento integralista islamico che vorrebbe riportare la religione al potere temporale. nel cristianesimo e nell'occidente ormai da secoli non esiste piu' nessun tentativo di riportare in vita lo stato pontificio o la monarchia feudale.
    Il conservatorismo autentico è per il mantenimento dei valori essenziali di una data civiltà. Io non mi riprometto di riportare in auge la Cristianità medievale perchè sarebbe impossibile, tuttavia vorrei riannodare il filo, che altri hanno spezzato, con la nostra tradizione occidentale. Combattiamo pure insieme la globalizzazione, ma per carità di Dio, lasciamo stare l'integralismo islamico agli islamici...

  5. #5
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    non capisco bene qual'è il genere di società che hai in mente e cosa significhi riannodare il filo con la tradizione occidentale, puoi farmi un quadro piu' dettagliato? magari elencando quelle che sono a tuo avviso le riforme piu' urgenti nei vari ambiti.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pollicino28 Visualizza Messaggio
    non capisco bene qual'è il genere di società che hai in mente e cosa significhi riannodare il filo con la tradizione occidentale, puoi farmi un quadro piu' dettagliato? magari elencando quelle che sono a tuo avviso le riforme piu' urgenti nei vari ambiti.
    La destra dovrebbe innanzitutto salvaguardare la sovranità nazionale attraverso la quale uno Stato ha il diritto e il dovere di perseguire i propri interessi. Ciò significa delegittimare istituzioni sovranazionali (ONU, NATO, WTO...) che obbligano i governi a compiti di mera burocrazia.
    In secondo luogo le nazioni hanno un loro singolare "carattere", una propria cultura, una propria lingua, una propria religiosità, una propria razza. Tutto ciò andrebbe preservato da contaminazioni che generano decadenza. In tal senso la destra dovrebbe combattere sempre e comunque l'esotismo.
    La difesa dello Stato-nazione non dovrebbe essere confusa con il nazionalismo bellicoso ma dovrebbe conformarsi ad un patriottismo a carattere europeo e occidentale.
    Per quanto riguarda la politica interna ritengo che un governo conservatore dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di coltivare gli usi e i costumi tradizionali al proprio popolo e contrastare duramente le pretese di chi vorrebbe sovvertire stili di vita consuetudinari e perciò giustificati ciò a vantaggio di eccentricità reclamate da minoranze chiassose.
    La cultura nazionale dovrebbe essere improntata a criteri etici. L'arte dovrebbe abbandonare il modernismo delle avanguardie e riscoprire il canone classico.
    Per quanto concerne infine l'economia, il motto tremontiano: "Il mercato quando possibile, il governo quando è necessario" mi sembra ragionevole al di là di ogni ideologismo, sia esso di matrice liberale o socialista.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La destra dovrebbe innanzitutto salvaguardare la sovranità nazionale attraverso la quale uno Stato ha il diritto e il dovere di perseguire i propri interessi. Ciò significa delegittimare istituzioni sovranazionali (ONU, NATO, WTO...) che obbligano i governi a compiti di mera burocrazia.


    sono d'accordo. lo svuotamento degli stati nazionali concorre a affidare a oligarchie transnazionali il destino dei popoli, caso diverso è l'europa che è una nazione essa stessa anche se la sua conformazione burocratica attuale è antidemocratica e globalista.

    In secondo luogo le nazioni hanno un loro singolare "carattere", una propria cultura, una propria lingua, una propria religiosità, una propria razza. Tutto ciò andrebbe preservato da contaminazioni che generano decadenza. In tal senso la destra dovrebbe combattere sempre e comunque l'esotismo.

    sono in parte d'accordo. è vero che si deve difendere l'identità culturale (e non raziale) delle nazioni, da un oligarchia globalizzata che vuole il mondialismo come mercato di azione e mira a distruggere ogni differenza, ma non si deve dimenticare che l'identità di ogni nazione è un carattere in perenne divenire, si evolve, cambia, è una sua caratteristica intrinseca. quindi pretendere di cristallizzare qualcosa di mutevole per sua natura è sbagliata.

    La difesa dello Stato-nazione non dovrebbe essere confusa con il nazionalismo bellicoso ma dovrebbe conformarsi ad un patriottismo a carattere europeo e occidentale.

    europeo si, occidentale non sono d'accordo, per me non esiste l'occidente, esiste l'europa.

    Per quanto riguarda la politica interna ritengo che un governo conservatore dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di coltivare gli usi e i costumi tradizionali al proprio popolo e contrastare duramente le pretese di chi vorrebbe sovvertire stili di vita consuetudinari e perciò giustificati ciò a vantaggio di eccentricità reclamate da minoranze chiassose.

    non sono d'accordo. gli usi e i costumi cambiano sempre e comunque, gli unici che non li hanno cambiati sono gli abitanti di pompei post-eruzione. solo cio' che è morto non evolve. il punto è evolvere in maniera armonica lungo un percorso e non snaturare il proprio passato diventando qualcosa di totalmente diverso.

    La cultura nazionale dovrebbe essere improntata a criteri etici. L'arte dovrebbe abbandonare il modernismo delle avanguardie e riscoprire il canone classico.

    la politica non si deve occupare di arte. lo fa nei regimi ultra-totalitari

    Per quanto concerne infine l'economia, il motto tremontiano: "Il mercato quando possibile, il governo quando è necessario" mi sembra ragionevole al di là di ogni ideologismo, sia esso di matrice liberale o socialista.
    daccordissimo con tremonti su questo.

  8. #8
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    l'identità di ogni nazione è un carattere in perenne divenire, si evolve, cambia, è una sua caratteristica intrinseca. quindi pretendere di cristallizzare qualcosa di mutevole per sua natura è sbagliata.

    Non sono d'accordo. Un popolo può cambiare le sue forme esteriori, ma il suo "carattere" rimane inalterato.

    per me non esiste l'occidente, esiste l'europa.

    L'occidente esiste. Non possiamo "dimanticarci" dell'America, anche quando non ci piace.

    il punto è evolvere in maniera armonica lungo un percorso e non snaturare il proprio passato diventando qualcosa di totalmente diverso.

    E' quel che ho detto anch'io.

    la politica non si deve occupare di arte. lo fa nei regimi ultra-totalitari

    Se c'è una cosa che mi piace molto del nazismo (e anche del comunismo sovietico) è la sua concezione dell'arte. Le avanguardie hanno sovvertito il concetto tradizionale di bellezza. Non è stato forse questo un crimine contro l'umanità?


  9. #9
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    Nel 1997 il sottoscritto è fuoriuscito dagli ambienti della destra radicale perchè li giudicava troppo genuflessi all’antioccidentalismo e al terzomondismo delle sinistre. In odio a queste ha cercato dunque tra le forze parlamentari un soggetto conservatore che fosse in grado di competere con i progressisti da pari a pari. In ambito internazionale, il disgusto provato verso il Democratico americano Bill Clinton mi ha indotto a supportare il Repubblicano George W. Bush, sperando potesse essere fautore di una riscossa conservatrice i cui benefici dagli USA si sarebbero riverberati proficuamente in Europa.
    Adesso, a circa dieci anni di distanza, mi rendo conto purtroppo di essermi illuso. Avevo prese per buone le analisi di quanti, da sinistra, avevano dipinto il Partito Repubblicano e la società americana nel suo complesso come residui di un mondo pre-moderno che andavano per questo combattuti in nome del Progresso e degli immortali Diritti. Fandonie che altri, più esperti e meno ingenui del sottoscritto, avevano correttamente denunciato sottolineando la sostanziale omogeneità dell’”americanismo” e la sua naturale matrice rivoluzionaria e antitradizionalista.

    I neocons al potere, con tutte le chiacchiere annesse sul teorico trotzkysmo alla base della guerra preventiva e dell’esportazione della democrazia, hanno scoperchiato un vaso di Pandora che ha mostrato la “destra” americana contenere al suo interno nient’altro che varie forme di liberalismo, che già all’epoca di Reagan si erano rivelate alla stregua di “progressismi” dal segno sbagliato.
    Gli anni ottanta sono considerati ancor oggi l’età d’oro della nuova destra. In realtà, a guardarli col dovuto distacco e maggiore serietà si è costretti a rimarcare come essi abbiano concesso ai conservatori di ogni latitudine solo illusioni riguardo il sospirato ritorno a valori e consuetudini tradizionali che mai è avvenuto. Al contrario, il processo disgregatore della modernità ha continuato il suo corso indifferentemente da chi gestisse il potere, e gli anni “aurei” del reaganismo sono stati paradossalmente quelli in cui la malerba del politically correct, del multiculturalismo e del relativismo culturale ha preso piede in tutto l’Occidente. Nel 1992 i “New Democrats” potevano riconquistare la Presidenza USA e far ripartire quel processo dissolutore dell’Occidente di cui i Repubblicani si erano preoccupati soltanto di frenare la corsa. Abbandonati i principi di un sano tradizionalismo (Burke), dimenticato allo scopo di spostare a destra il liberalismo classico (Locke), i Repubblicani americani sono riusciti nell’impresa di screditare ancor di più l’immagine internazionale del conservatorismo a causa della volgare quanto involontaria parodia messa scena in tv dai loro predicatori in perenne ricerca di dollari e castità.

    L’amaro compendio per le schiere conservatrici che in questi anni si sono identificate con la politica USA è stato scoprire di colpo che il popolo americano pur non essendo di sinistra, non era affatto di destra. Che non era socialista, ma al tempo stesso nemmeno conservatore. Era piuttosto in egual misura “repubblicano” e “democratico”, ovvero erede di quel pensiero politico che in Europa si è dato da fare nell’abbattere i troni e gli altari, per annullare distinzioni sociali, privilegi di casta e pregiudizi culturali in omaggio alla Ragione illuminista e all’egualitarismo politico.
    Dietro la patina superficiale di conservatore e/o liberale, l’americano si rivela “naturalmente” progressista, individualista al limite dell’anarchia, e convinto nella verità del capitalismo tanto e più di quella del Vangelo. Profondamente americano era Mark Twain che nei suoi romanzi irrideva l’ancient regime del Vecchio Continente. Profondamente americano era Walt Disney che ha piegato il retroterra arcaico e medievale della fiaba tradizionale alle ragioni moderne della democrazia liberale.

    D’altra parte gli americani eran quelli che plaudevano con Jefferson allo scatenarsi della Rivoluzione francese; americani eran quelli per cui Stalin rimaneva il buon vecchio “Zio Josif”; americani eran quelli che operarono per la distruzione dell’Impero Britannico e per l’occupazione del suolo europeo da parte delle armate comuniste.
    Gli americani sono stati coloro i quali, dopo aver combattuto il fascismo, ci hanno negato una monarchia (che gli inglesi – bontà loro – avrebbero voluto mantenere al suo posto) e non contenti di aver delegittimato tra le forze politiche la destra hanno quindi favorito la nascita del centrosinistra e poi dell’arco costituzionale. Gli americani son quelli che hanno voluto la decolonizzazione e che hanno combattuto l’apartheid. Gli americani son quelli che hanno usato strumentalmente i regimi militari “di destra” e che poi li hanno sostituiti con democrazie fantoccio “di sinistra” in un percorso che doveva portare messianicamente alla “fine della Storia”.

    E noi conservatori abbiamo ingoiato amaro ogni volta che succedeva ciò, perchè nonostante tutto eravamo in guerra fredda contro i rossi. Questo ci ha portata a dimenticare varie cose spiacevoli. Ad esempio, che negli anni trenta il comunismo si diceva in patria apostolo dell’americanismo quanto amico del sovietismo. Che in Italia gli unici veri americanisti furono gli antifascisti Vittorini e Pavese, Calvino e la Pivano. Tutta gente con la tessera del PCI in tasca, “costretta” a guardare alla Russia totalitaria ma che in cuor suo sognava le “libertà” dell’America. Attraverso di loro abbiamo importato d’oltre oceano agenti dissolutori della nostra cultura nazionale quali furono il jazz, il beat e poi il rock - con corollario, tanto per gradire, di hippies e di yuppies.

    Siamo pure riusciti con grande sforzo di immaginazione e dedizione alla causa (di chi?) a innalzare George W. Bush ad eroe della cristianità, facendone una sorta di templare del XXI secolo. Troppo bello se fosse stato anche in minima parte vero, tuttavia sappiamo bene di aver mentito spudoratamente quando abbiamo affermato ciò, e non ci neghiamo a questa personale umiliazione sapendo mestamente che di meglio in giro non c’è.
    Tuttavia, parlare di Cristianità tenendo presente l’America è un profondo controsenso, in quanto storicamente qui sono nate e proliferate moltitudini di sette esoteriche, teosofisti, spiritisti, protestantesimi di varia natura accomunati dall’odio comune verso i papisti. Oggi sono i seguaci di Scientology (Tom Cruise) e della Kabbalah (Madonna) ad andare per la maggiore, e a queste schiere malefiche leggiamo che si oppone di tanto in tanto un “risveglio conservatore”. Questa notizia, che viene fatta proliferare dai media allo scopo di tenere sempre all’erta i progressisti di tutto il mondo, è in realtà poco meno di una bufala. Come si può infatti scambiare il puritanesimo – che storicamente ha sempre combattuto il conservatorismo dovunque se lo sia trovato tra i piedi – come un qualcosa lontanamente “di destra”? Se Calvino ha condotto a Rousseau, i puritani inglesi, da cui questi revivalisti discendono, erano i non-conformisti al seguito di Cromwell, coloro che spinsero i futuri whigs ad una rivoluzione che fu forse “gloriosa”, ma sicuramente anticonservatrice e anticattolica. Puritani erano i liberali radicali che combatterono la Chiesa Anglicana – ovvero quanto di più vicino al Cattolicesimo - prima in Britannia e poi in America.
    Billy Graham, che nel secolo scorso è stato il massimo erede di revivalists quali Wesley e Finney, è stato dipinto dalla stampa di sinistra come un impenitente reazionario, nonostante sia stato per tutta la vita un Democratico registrato che ha appoggiato Martin Luther King per i diritti civili dei neri e successivamente ha dichiarato di poter “comprendere” Bill Clinton per la sua scappatella con Monica Lewinsky. Falwell, più conservatore certamente di lui, aveva appoggiato, prima di Reagan, Jimmy Carter. Sarebbe questa la destra che ci salverà dall’Anticristo?

    Tuttavia c’è qualcuno in mezzo a tanta disinformazione che ha avuto la schiettezza di parlare chiaro. Christian Rocca, corrispondente per il Foglio, diversamente dal coro di opinionisti che dipingevano Bush e Repubblicani come dei pericolosi reazionari, ha detto al contrario che al di là dell’etichetta affibbiatagli questi si comportavano da autentici progressisti. E che l’idealismo neocon volto a combattere le dittature in quanto tali non potesse che essere considerato “democratico” e dunque di sinistra.
    Confesso che ho odiato a lungo Rocca per i suoi resoconti americani che consideravo tendenziosi e al tempo stesso denigratori della mia parte politica (un conservatore non è certo contento di venir considerato un radicale!). Alla lunga, però, complice una politica sempre più indifendibile se osservata alla luce di un pensiero conservatore, sono stato costretto a capitolare e a dargli oggi pubblicamente ragione.
    Da qualunque parti lo si guardi il Partito Repubblicano non può essere considerato un partito di destra nel senso tradizionale del termine. E storicamente non è nemmeno stato sempre “a destra” del Partito Democratito, se è vero che un fenomeno come Barack Obama sia possibile oggi solo perchè un secolo fa un certo Abramo Lincoln aveva costretto il suo popolo a dilaniarsi in un’inutile guerra civile mossa allo scopo dichiarato di dar la libertà ai “negri” (questa la versione “ufficiale”, poi sappiamo bene quali fossero le reali motivazioni del conflitto). Quella strage che di fatto distrusse l’America dei gentlemen a vantaggio degli speculatori finanziari, ha fatto di Lincoln l’eterna bandiera dei progressisti di ogni colore, ai quali recentemente si sono aggiunti i (neo) conservatori in una di quelle operazioni apparentemente bizzarre gestite al solo scopo di estromettere dal gioco le forze di destra autentiche (paleoconservatori) a vantaggio di quelle spurie (moderati, libertari, neoconservatori).

    Sull’esempio dei Repubblicani americani negli ultimi anni le varie destre istituzionali, dopo essersi fatte paladine degli ideali radicali di libertà e democrazia, hanno provato a farsi promotrici della globalizzazione e del Nuovo Ordine Mondiale ad essa collegato. Da conservatore questo non lo posso accettare, se è vero come è vero che oggigiorno il principale scopo della destra dovrebbe essere quello di difendere lo Stato-nazione da chi dall’alto (istituzioni sovranazionali) come dal basso (localismi secessionisti) si mette d’impegno per affossarlo. Non posso dunque rimanere impassibile di fonte a quei liberali (conservatori?) come Antonio Martino che magnificano l’età presente, affermando che l’alto tenore di vita occidentale sia dovuto all'apertura dei mercati e alla caduta degli steccati nazionali. La verità è invece l’esatto contrario: ovvero che il mondo occidentale non ha mai conosciuto una decadenza simile, contrassegnata dalla perdita dei valori e del significato della vita stessa, e che ciò è stato reso possibile proprio attraverso la rottura delle lealtà nazionali e la disgregazione delle comunità locali per mezzo di leggi economiche, liberali e/o socialiste, che si sono date la mano nel progetto comune di allontanare l’uomo da Dio per avvicinarlo a Mammona.
    Purtroppo oggi è chiaro come le forze che negli ultimi cinquant’anni si prefiggevano scopi “anticomunisti” hanno finito col portare acqua ai progetti sconsiderati dei loro pretesi avversari. Ovvero far correre la modernità più avanti, sempre di più, al di là di ogni costo umano e sociale. In questa epoca abbiamo assistito a metamorfosi improvvise che hanno portato individui di destra, che si dicevano reazionari, a superare la fase "conservatrice" per dirsi direttamente liberali, disconoscendo apertamente tutto quanto potesse sapere minimamente di "passatista". Attraverso una lettura “esoterica” dei suoi scritti, Burke è diventato per costoro un “liberale”, un whig degno del padre nobile Locke, nuovo nume tutelare del conservatorismo spurio.

    Come considerare dunque la destra odierna? Un liberalismo? Un riformismo? Un anarchismo? Probabilmente tutto questo insieme, ovvero l’ultima fase del “progressimo”, l'ideologia della Rivoluzione che marcia da tempo immemore facendo strage di consuetudini e tradizioni anche quando, a parole, si ripromette di volerle difendere da minacce più radicali.
    La Vera Destra è così assente dalla politica ed è un bene, così il suo glorioso nome non corre il rischio di venire sporcato da politiche utilitaristiche che con essa non hanno mai avuto niente a che fare.
    Gente come Martino, come Friedman, come Hayek, appartiene di fatto alla tradizione whig, a quel liberalismo classico cosmopolitita e relativista che veri tories quali furono Disraeli, Carlyle, Coleridge, Salisbury avrebbero profondamente disprezzato. Per anni mi sono baloccato con l'idea che il liberalismo conservatore costituisse un argine al social-comunismo, salvo scoprire - meglio tardi che mai - che ne rappresentava solo una variante, per alcuni versi addirittura più accentuata, di questo.
    Il comunismo, come il liberalismo moderno, voleva una società senza distinzioni di classe o di razza. Il liberalismo come il comunismo ha rappresentato il trionfo dell’economia sulla politica, dell’oro delle banche sul sangue dei popoli. Se il moderno "conservatorismo" finisce giocoforza col rappresentare il vecchio radicalismo della scuola di Manchester, vorrà dire allora che ai Veri Conservatori non resterà che la qualifica, unanimamente disprezzata e dunque tuttora valida, di reazionari. Reazionari in quanto antimoderni... protezionisti, autarchici, regressisti... inegualitari, omofobici, sessisti... autoritari, militaristi, razzisti... Il riformista liberale e/o socialista proverà per noi ribrezzo? Una piccola consolazione che ci convincerà ancor di più di essere nel giusto.


    Florian

    Grandissimo articolo Florian, veramente bellissimo e ti devo quotare in tutto e per tutto un analisi davvero eccezionale di quello che dovrebbe essere il conservatorismo al giorno d'oggi ma anche su quello che non è;e quindi noi possiamo tenerci comodamente tutte quelle etichette che ci danno i radicali quali razzisti ,militaristi , omofibici ma sopratutto la parola più bella è Reazione perchè molto che andava da conservare è andato perduto e se noi vogliamo avere ancora diverse valori da conservare dobbiamo restaurare perchè molto di quelle cose che noi amiamo come: l'Italia, gli italiani e i valori tradizionali stanno scomparendo quindi noi dobbiamo restaurare e poi conserveremo.
    E un giorno magari saremo quella nazione che desideriamo che sicuramente sarebbe stata migliore (ma non solo 'Italia ma tutto il mondo intero) senza gli ipocriti, falsi, bugiardi ed arrivisti USA.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
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    l'identità di ogni nazione è un carattere in perenne divenire, si evolve, cambia, è una sua caratteristica intrinseca. quindi pretendere di cristallizzare qualcosa di mutevole per sua natura è sbagliata.

    Non sono d'accordo. Un popolo può cambiare le sue forme esteriori, ma il suo "carattere" rimane inalterato.


    no non cambiano solo le forme esteriori. i fiorentini non sono gli etruschi con un po di make up, i napoletani non sono dei greci antichi con l'automobile. certo il passato contribuisce a determinare l'identità contemporanea ma non gli è sovrapponibile. la società, la cultura, cambia da sempre. noi eravamo pagani, poi cristiani,ora secolarizzati e multireligiosi, magari un domani (spero tanto di no) saremo islamici, tutto questo non è un fatto eccezionale, è la costante della storia dell'uomo. non esiste società che non si sia evoluta trasformandosi sostanzialmente nel tempo (e non solo nella forma) il problema non è il cambiamento ma il cambiamento traumatico (quello cioè che non da il tempo di armonizzarsi alle varie parti della società) o il cambiamento negativo.

    per me non esiste l'occidente, esiste l'europa.

    L'occidente esiste. Non possiamo "dimanticarci" dell'America, anche quando non ci piace.

    non possiamo dimenticare neppure il giappone, l'india o la repubblica del congo, ma con nessuno di loro mi sento parte di una comunità, e non mi ci sento neppure con gli usa, ma è una mia personale posizione.

    il punto è evolvere in maniera armonica lungo un percorso e non snaturare il proprio passato diventando qualcosa di totalmente diverso.

    E' quel che ho detto anch'io.

    no. tu parli di immobilità, di preservare il passato, anzi di restaurazione, di tornare al passato, io trovo che sia oltre che sbagliato assolutamente utopico. è come se un uomo di 40 dicesse che vuole fermare il tempo a 40, anzi restaurare i suoi 20.

    la politica non si deve occupare di arte. lo fa nei regimi ultra-totalitari

    Se c'è una cosa che mi piace molto del nazismo (e anche del comunismo sovietico) è la sua concezione dell'arte. Le avanguardie hanno sovvertito il concetto tradizionale di bellezza. Non è stato forse questo un crimine contro l'umanità?

    l'arte deve essere libera. ogni corrente deve poter esprimere il suo punto di vista artistico. poi ognuno sceglie cosa considera bello e cosa considera una porcheria.
    che topic colorati!!

 

 
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