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Discussione: Ossezia

  1. #1
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    Cool Ossezia

    A qualcuno fischieranno le orecchie ricordando i moniti di Mosca all'epoca della "secessione" kossovara ed i chiari riferimenti alle repubbliche filo-russe del Caucaso



    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml



    Usa e Europa non possono permettersi in questo momento di intervenire La mossa di Putin sorprende l'Occidente

    Le provocazioni di Mosca avevano lo scopo di far scoppiare una guerra con la Georgia per il controllo dell'Ossezia


    NEW YORK (USA) - La scelta di tempo, come del resto ci si poteva aspettare da un politico astuto e spregiudicato come Vladimir Putin, ex agente del Kgb allevato nelle più sottili arti della «disinformacija» e abituato a calcolare le mosse con la freddezza del giocatore di scacchi, guardando dal punto di vista di Mosca al pericoloso conflitto che sta scoppiando ora nel Caucaso, è stata esemplare.
    Una vittima nella città georgiana di Gori (Reuters) La Russia, mentre il mondo affascinato e distratto a Pechino ammirava le spettacolari luminarie cinesi per l’inaugurazione dell'Olimpiade, si e’ mossa per far capire non solo agli Stati Uniti e ai loro alleati, ma all’Onu, che non e’ disposta ad accettare la politica dei fatti compiuti (come, per esempio, l’Occidente ha creduto di poter fare nel Kosovo) e dell’allargamento strisciante della Nato verso Est.
    QUADRO POCO CHIARO - I fatti in Russia, e in modo particolare nel Caucaso, non sono mai chiari. Secondo il presidente della Georgia Mikhail Saakashvili, che ha ordinato la mobilitazione dichiarando che la Georgia e’ stata invasa dai russi e si considera «in stato di guerra» gli incidenti sarebbero scoppiati per le provocazioni di Mosca, che avrebbe orchestrato gli attacchi dei «volontari» russi in appoggio dei separatisti osseti. A Pechino, durante un fugace incontro con Bush, Putin avrebbe riconosciuto che «in Sud Ossezia di fatto e’ scoppiata una guerra» mentre da Mosca il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov lanciava ai georgiani l’accusa prevedibile di «pulizia etnica». L’unico dato certo, in tutta questa cortina fumogena di propaganda, sono le immagini dei bombardieri della Georgia che hanno attaccato il capoluogo della regione separatista e delle colonne di carri armati russi diretti a sud. Il centro della città, secondo il comando della forza russa, da tempo posizionata nella regione in base un recente accordo con l’Onu, sarebbe stato «quasi completamente distrutto» dai bombardamenti georgiani. Ma in seguito, secondo la Georgia, anche i bombardieri russi avrebbero attaccato in territorio georgiano.

    ABKHAZIA - Anche in Abkhazia la situazione e’ confusa e rischia di esplodere, in seguito all’arrivo di un contingente di tecnici russi del genio militare spediti da Mosca con il dichiarato fine di «potenziare» la rete ferroviaria. Una forma di aiuto all’altra enclave separatista che, secondo Tbilisi, servirebbe invece esclusivamente a facilitare ai piani di invasione dei russi. Dalla capitale georgiana, Condoleezza Rice, ha ammonito la Russia a non “soffiare sul fuoco”esasperando la crisi che la Russia, con le truppe inserite nella forza di interposizione dell’Onu, dovrebbe invece stabilizzare. Ma le blande parole della segretaria di Stato, come del resto quelle di Bush a Pechino sul fatto che «nessuno vuole la guerra», al Cremlino e al Mid, il ministero degli esteri russo, sono state immediatamente capite e apprezzate. Gli Stati Uniti, con la guerra in Afghanistan e in Iraq e con le elezioni presidenziali che incombono, in questo momento non possono permettersi di fare seriamente la voce grossa con Mosca, e anche sull’ipotesi di ammissione alla Nato della Georgia, piu’ che all’acceleratore, in questo momento guardano al freno. Se si aggiunge che anche dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sono emerse soltanto “consultazioni”,ovvero parole e non fatti, si ha il quadro completo. La Russia di Putin o del dopo-Putin, forte del boom economico dovuto in buona parte al petrolio, oggi sa di poter ottenere quello che vuole. Con Mosca in futuro non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Onu, la Nato e l’Unione Europea, accanto agli accordi di collaborazione, dovranno anche aspettarsi - quando gli interessi divergono - anche un numero elevato di “nyet”.
    Renzo Cianfanelli
    09 agosto 2008

  2. #2
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    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml


    La partita internazionale

    Dalle armi agli affari,
    i giochi dietro la rivolta


    Cosacchi, americani, israeliani: gli interessi stranieri in Ossezia e gli schieramenti


    Georgiani e osseti non combattono da soli. La Georgia, per preparare i suoi 32 mila uomini, ha cercato aiuto dall'Occidente all'Ucraina optando per una svolta filo-Nato e intervenendo in Iraq. Washington non poteva dimenticare che Tbilisi ha inviato 2 mila militari a Bagdad: una partecipazione che potrebbe risentire della crisi. La Georgia ha ordinato il rientro della metà del contingente «per fronteggiare l'aggressione russa».
    L'annuncio è un modo per esercitare pressioni sugli Stati Uniti peraltro già coinvolti nella regione. Alla fine di luglio 600 soldati georgiani e 1000 marines hanno partecipato alle esercitazioni congiunte Immediate Response. Un test per integrare l'addestramento offerto dagli istruttori Usa. Ai georgiani — dicono gli analisti — «mancano sergenti e capitani», una lacuna che il Pentagono vuole colmare. Con un ritorno economico. Unendo cooperazione e affari, gli americani possono piazzare i loro prodotti. E così, gradualmente, il famoso Kalashnikov sarà rimpiazzato dagli M16 statunitensi, le rustiche jeep saranno sostituite dalle gigantesche Humvees. Un mercato discreto dove si sono inseriti anche gli israeliani. Alcune società di Gerusalemme hanno fornito a Tbilisi materiale per la guerra elettronica, consiglieri e supporto tecnico. In aprile i russi hanno abbattuto un paio di velivoli senza pilota georgiani: erano di produzione israeliana. Un contratto per la fornitura di tank e blindati sarebbe stato invece congelato dopo le proteste del Cremlino. Mezzi necessari per rimpiazzare i vecchi carri armati T-55 (circa 200) e T 72 (160), non tutti operativi. Uno schieramento completato da poche dozzine di mezzi corazzati (44), 109 pezzi d'artiglieria, 8 aerei da combattimento ed una trentina di elicotteri.

    Nel 2006 i georgiani hanno acquistato diverse centinaia di fucili di precisione — negli Usa e in Ucraina — impiegati in una letale «guerra di cecchini». Sul fronte opposto i separatisti osseti sono poco più di una milizia (6-8 mila elementi) con pochi carri T55. Ma alle loro spalle c'è Mosca che ha lanciato sul terreno le sue colonne corazzate e ha una schiacciante superiorità aerea. Molte unità ribelli sarebbero guidate da ufficiali «volontari» russi e centinaia di altri starebbero per arrivare. Nel Caucaso nel Nord è infatti scattata la mobilitazione dei cosacchi: diversi bus carichi di uomini sono partiti per la regione separatista. In allerta anche la vicina Abkhazia, avversaria di Tbilisi, che dispone di 60 tank, moderni missili anti-carro, 116 blindati, 80 pezzi d'artiglieria e 10 mila soldati. Per gli esperti di strategia, Mosca tenterà di mantenere aperto un corridoio per salvare la «capitale» separatista Tskhinvali. I georgiani, invece, punteranno a schiacciare i ribelli prima che i russi mobilitino forze sufficienti.
    Guido Olimpio
    09 agosto 2008

  3. #3
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    da Limes



  4. #4
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    Il burattino Shakasvili, volendo approfittare della momentanea assenza del premier Putin a Pechino, ha cominciato dalla sera al mattino a bombardare e adesso comincia ad aver paura e invece di tornare a cuccia invoca l'aiuto di zio Sam e sodali vari? Chi semina vento raccoglie tempesta. E la Russia ha tutto il diritto di rispondere.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Il burattino Shakasvili, volendo approfittare della momentanea assenza del premier Putin a Pechino, ha cominciato dalla sera al mattino a bombardare e adesso comincia ad aver paura e invece di tornare a cuccia invoca l'aiuto di zio Sam e sodali vari? Chi semina vento raccoglie tempesta. E la Russia ha tutto il diritto di rispondere.
    più che altro, questi BUFFONI stars 'n stripes, visto che l'attenzione MONDIALE era focalizzata in China e di riflesso in Tibet, hanno inscenato questa farsa, sapendo di avere le spalle coperte dai burattini mass-media.

    Per dirne una: il TG1, tramite l'intervento del proprio direttore, Riotta, ha commentato "proprio durante l'inaugurazione dei giochi, Putin ha deciso il conflitto armato..." "...ora tutti capiamo bene chi è Putin"... "...gli atleti Georgiani pensano di ritirarsi..." " ...la China vuole ridiventare un Protagonista nella geopolitica, pacificamente(???), al contrario della Russia..."

    bah.

  6. #6
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    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml


    LA tregua che non c'è

    Dei dell'Olimpo, fate luce in Ossezia!

    In contemporanea con le prime gare della XXIX Olimpiade, le drammatiche immagini della nuova guerra


    Non è una certezza, ma almeno ci eravamo abituati ad alimentare la speranza. La tregua olimpica, infatti, è diventata da tempo un’istituzione, richiamandosi all’iniziativa di re Ifito di Elide, che nell’antichità propose ai belligeranti di far tacere le armi per consentire ai giovani migliori di misurarsi lealmente in una grande competizione sportiva ad Olimpia.

    All’inizio del terzo millenio non ci si faceva troppe illusioni di poter sospendere le guerre, ma almeno fino ad Atene 2004 qualcuno ci aveva seriamente provato. Ora, nell’afosa Pechino, dove tutto è perfettamente organizzato, dove vince la forza d’urto delle masse irregimentate, a segnalarci il primo passo indietro è stata la sfilata durante la cerimonia di apertura, di fronte a molti potenti della Terra. Contrariamente a quanto avvenne ad Atene, le due Coree hanno deciso di presentarsi separate, annullando l’ottimismo maturato nel passato. Un piccolo velenoso segnale, che molti hanno finto di ignorare.

    Tuttavia, mentre Vladimir Putin salutava gli atleti russi,
    nell’Ossezia, i suoi soldati erano impegnati a combattere contro quelli della Georgia. Battaglia sanguinosa, con migliaia tra morti e feriti, e decine di migliaia di profughi. Nell’era tecnologica, mentre piovevano sui siti internet le fotografie degli atleti impegnati nelle prime gare, mentre ci giungeva la smorfia di disappunto del nostro ciclista Rebellin, bruciato allo sprint da uno spagnolo, ecco che parallelamente si materializzavano le immagini drammatiche della nuova tragedia. Non da un teatro di guerra tradizionale, come Afghanistan, Iraq o Palestina, ma da una minuscola regione che chiede autonomia, e che ha un nome a molti sconosciuto.

    Quel nome, Ossezia, almeno nella nostra lingua sembra avere un significato crudele e sinistro. Sappiamo bene che dietro questa nuova guerra- perché ormai tutti la chiamano guerra-, vi sono interessi giganteschi, lotte sotterranee tra grandi potenze, scorribande affaristiche, creazione di nuove alleanze. Ma ci si consenta di manifestare l’angoscia di fronte all’insensibilità del mondo e al cinismo di una tecnologia sempre più raffinata. Come si può gioire per una medaglia d’oro o d’argento, se accanto alla foto di un trionfo lo spietato computer ci porta in casa la foto di un bambino ammazzato, di una casa distrutta, di soldati chiamati ad eseguire l’ordine di uccidere? Dei dell’Olimpo, per favore, fate luce!


    Antonio Ferrari aferrari@corriere.it
    09 agosto 2008

  7. #7
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    http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/7552012.stm


    Georgia 'pulls out of S Ossetia'


    Russia has expanded the conflict with air strikes against targets in Georgia

    Georgia says its forces have withdrawn from the separatist enclave of South Ossetia, and that Russian troops are now in control of the regional capital.
    An interior ministry spokesman told the BBC it was not a military defeat but a necessary step to protect civilians from a "humanitarian catastrophe".
    Georgia says Russia has brought an additional 10,000 soldiers across its frontiers, readying for a raid.
    Earlier, Russian jets bombed a military airfield close to the Georgian capital.
    There was no independent confirmation of the attack, although the BBC's Gabriel Gatehouse, who was in Tbilisi, said he had heard a loud explosion about the same time.
    Georgian troops have pulled back to positions at or south of those held on 6 August, when the current hostilities began, said Georgian Interior Ministry spokesman Shota Utiashvili.

    He told the BBC that the withdrawal was necessary because of the mass casualties both within Georgia and South Ossetia, at the hands of the Russians.
    Mr Utiashvili said 100 Georgian soldiers had been killed and many more injured.
    Earlier, Georgia's President Mikhail Saakashvili called for an immediate ceasefire to stop what he described as an "annihilation" of his country's democracy.
    In the absence of indipendent verification, there are conflicting figures about the casualties suffered on both sides but the numbers appeared to rise sharply on Saturday.
    Based on Russian and South Ossetian estimates, the death toll on the South Ossetian side was at least 1,500. According to Moscow, all but a few of the dead were civilians.
    'Fatal blow'
    Russian Prime Minister Vladimir Putin has accused Georgia of genocide against the South Ossetian people and defended Moscow's military action to intervene directly.

    See a map of the region
    On Saturday, he flew to the Russian city of Vladikavkaz, close to the border with South Ossetia, where he met those who had fled the violence. He said the territorial integrity of Georgia had "suffered a fatal blow", suggesting that it was unlikely that South Ossetia would re-integrate with the rest of Georgia after the conflict.
    He said the conflict had created at least 34,000 refugees.
    This figure wildly conflicts with that cited by the UN refugee agency, which it says is based on information supplied by both sides.
    The UN estimates that about 2,400 people have fled South Ossetia to other parts of Georgia while between 4,000 and 5,000 have crossed the border into Russia.
    Redrawing the map
    Meanwhile, a joint delegation of the US, EU and the Organisation of Security and Co-operation in Europe is heading to Georgia in the hope of brokering a truce.
    It comes as a third emergency session of the UN Security Council ended without an agreement on the wording of a statement calling for a ceasefire.




    But emissaries from the US and Europe who are Nato members may not be seen as honest brokers by the Kremlin when it comes to Georgia, BBC's diplomatic correspondent Bridget Kendall says.
    The danger now is that Russia will not only use this crisis to demonstrate its military power in the region, but argue it is time to redraw the map, she adds.
    Moscow has said there can be no "consultations" with Georgia unless Georgian forces withdraw to the positions they held outside South Ossetia before Thursday.
    Meanwhile Russian jets have bombed several towns, including the central Georgian city of Gori, where Georgian troops had been massing to support forces engaged in South Ossetia.
    Georgian TV has also shown pictures of damage to the Black Sea port of Poti, the site of a major oil shipment facility, after a reported Russian air strike.
    President Saakashvili told the BBC on Saturday that Moscow wanted to take control of energy routes to Europe and accused it of "war crimes" against civilians.
    His parliament has approved a presidential decree declaring that the country is in a state of war for 15 days.

  8. #8
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  10. #10
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    contributo vecchio di qualche mese: allora le orecchie fischiano ???

    http://it.youtube.com/watch?v=dZhOyTaxIDU

 

 
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