OMNIA SUNT COMMUNIA
CASO BONDI
Il sol dell'avvenire da già alla testa Il ministro censura
Roberto Silvestri
Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, ieri sul Giornale fa un po' Clare Boothe Luce, l'ambasciatrice Usa d'era maccartista che impose a Venezia il ritiro di Giungla d'asfalto perché osava osservare i lati dark del paese (i teddy boys) scandalizzando il corpo sano del paese, atterrito da emergenze diaboliche(il rock'n'roll). Ma Bondi rischia di fare la figura dell'omologo cinese che ogni anno chiede invano a Cannes e Venezia di ritirare dalle selezioni ufficiali i film non allineati al «pensiero unico» di Zhang Yuan o Jia Zhang-ke. Così ieri in quell'intervista ha chiesto che venga ritirato Il sol dell'avvenire (il documentario sui comunisti di Reggio Emilia, contrari o favorevoli alla lotta armata durante gli assai poco chiari anni 70, tra stragi e tentativi di colpi di stato mai chiariti), selezionato, per evidenti qualità culturali, da Locarno. Perché «La pellicola offre agli spettatori un solo e unico punto di vista: quello degli ex-terroristi» e c'è «un senso di amarcord brigatista» in cui «i protagonisti rievocano le loro gesta quasi con nostalgia. Con una memoria spensierata, scevra da alcun pentimento». Il film è sovvenzionato dallo stato ma Bondi ritiene «immorale che lo Stato possa finanziare un film che rappresenta il tentativo di ricostruire in maniera di parte, eventi delicatissimi e controversi». Però la Svizzera non funziona come l'Italia, e dall'altra parte delle Alpi si ritiene che l'arte sia educativa in quanto arte e non in quanto «arte educativa» (remember Croce?) anche se dietro Bondi (che il film l'ha visto) apre bocca, senza aver visto il doc, un partito trasversale di politici zdanoviani, dal Pd Giorgio Merlo a Filippo Ascierto, membro Pdl della commissione difesa a Lo Foco (che spara contro le commissioni di Rutelli, che pure Cannes l'hanno conquistata, e lui mai). E i parenti delle vittime? Il diritto di parola non può essere negato a nessuno. «Ma un'ex terrorista può contribuire a fare luce e a fornire elementi per interpretare e valutare ciò che furono gli anni di piombo?» Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, il sindacalista genovese della Fiom-Cgil ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979, parlamentare Pd, si pone questo interrogativo a proposito di Il sol dell'avvenire, il documentario di Pannone e Fasanella che oggi probabilmente Rossa vedrà a Locarno, anche perché stima Fasanella, «studioso che ha sempre cercato di comprendere a fondo e in modo indipendente cosa sono stati e cosa hanno rappresentato per l'Italia gli anni del terrorismo». «Non mi convincono affatto - conclude Rossa - le motivazioni di chi polemizza sul finanziamento pubblico attribuito per la realizzazione della pellicola. Se sono stati dati quei finanziamenti è perchè c'è stata una commissione del ministero che ha valutato il contenuto del progetto e su quella base ha concesso il contributo.
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