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  1. #1
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    Predefinito Timore colera a Tskhinvali

    Alla faccia della propagnanda italiana, e dei simpatici amici che ci fanno tanto sganassare su questo forum.
    Alla faccia di chi ci racconta di orribili orchi russi che distruggono tutto cio' che incontrano e poveri pastorelli georgiani indifesi e attaccati da ogni parte.

    Ah, la fonte NON e' Blondet, cosi' siete tutti contenti.


    11/08/2008 - Tbilisi
    Guerra Ossezia. Timore colera a Tskhinvali

    Ancora vittime e timore di colera per gli abitanti di Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud, dopo una notte di tiri da parte dell'artiglieria georgiana. Un giornalista della France Presse ha confermato che l'artiglieria georgiana ha colpito la capitale sudosseta da circa un chilometro a sud della città. Le strade di Tshinvali portano visibili i segni dei combattimenti di questi giorni. Molte le case danneggiate, le automobili e i carri bruciati. In giro si vedono solo soldati russi e sudosseti. Molti abitanti della città si riuniscono nei cortili e negli ingressi dei palazzi per condividere le paure per i combattimenti. «Dal sud della città sono arrivati per tutta la notte razzi e tiri di mitragliatrice» ha dichiarato l'arcivescovo Georgy Poukhati, malgrado i georgiani avessero dichiarato un cessate il fuoco unilaterale«. »La situazione è davvero incandescente - ha proseguito il religioso ortodosso - È in atto una catastrofe umanitaria, e le infrastrutture urbane sono state totalmente distrutte«. Ancora secondo Poukhati, molti abitanti della città stanno per lasciare Tskhinvali. Un convoglio di rifugiati sarebbe stato bombardato nel fine settimana mentre cercava di raggiungere la Russia.

    Le vittime sarebbero una cinquantina ma l'episodio non è stato confermato da fonti indipendenti. L'arcivescovo se l'è poi presa con l'Unione Europea e l'Organizzazione europea per la sicurezza e la cooperazione (Ocse), da lui ritenute parzialmente responsabili della crisi a causa del sostegno dato al presidente georgiano Mikhail Saakashvili. »Se l'Ue è soddisfatta di ciò che succede qui sono felice: lunga vita al fascismo« ha ironizzato il religioso. Una donna di 70 anni, Svetlana Tsekholeva, ha raccontato che la sua casa di quattro piani è stata ridotta in macerie dopo gli scontri tra le forze georgiane e quelle russe. La donna si appella alla Russia, perchè aiuti l'Ossezia del Sud: «Per favore, per favore Putin, aiutaci! - ha invocato l'anziana - non abbiamo un altro posto dove andare».
    (11/08/2008)

    http://www.agenziami.it/ultime/6239/...+a+Tskhinvali/
    Qualcuno informi i nostri giornalucoli che la gente muore anche in Ossezia, non solo in Georgia.

  2. #2
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    Insomma non interessa a nessuno che la propaganda italiana sia sempre piu' ridicola?

    Ossezia del sud, Mosca frena sul ritiro
    Saakashvili: «Russi ancora in Georgia»

    Gli Stati Uniti chiedono un vertice Nato, forse già la prossima settimana


    TBILISI - Rimane alta la tensione tra Georgia e Russia. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili sostiene che le forze di Mosca continuano a muoversi attraverso la Georgia, nonostante il cessate il fuoco. Anche il segretario del Consiglio nazionale di sicurezza georgiano, Aleksandr Lomaia, rilancia le stesse accuse. «Un convoglio di carri armati è entrato nella città di Gori, vicina alla repubblica separatista dell'Ossezia del Sud, questa mattina alle 9:05 locali (le 07:05 italiane).
    PRIGIONIERI - Il vice capo di Stato maggiore russo, ha smentito la presenza di soldati a Gori e rimandato a Tbilisi l'accusa di violazione della tregua. Sono i georgiani a non adempiere «appieno» all'intesa siglata dalle parti, ha detto Anatoly Nogovitsyn. In ogni caso, ha aggiunto, «stiamo pianificando il ritiro». La Russia ha perso 74 soldati nella guerra con la Georgia, ha aggiunto Anatoly Nogovitsyn. Circa 171 sono i feriti e 19 i dispersi. Nel campo georgiano, hanno aggiunto esperti militari russi, le perdite sono maggiori. Nogovitsyn ha aggiunto che Mosca è pronta a trattare con Tbilisi uno scambio di prigionieri, «lista contro lista».
    LAVROV, «CI RITIREREMO DOPO GEORGIANI» - In ogni caso Mosca non ritirerà immediatamente le sue truppe dall'Ossezia del sud. Lo ha dichiarato il ministro degli esteri Serghei Lavrov dopo l'accordo tra Russia e Georgia, raggiunto grazie all'intervento del presidente francese Nicolas Sarkozy nella sua qualità di presidente di turno dell'Unione europea. «Dopo il ritiro delle truppe georgiane nelle loro caserme, ritorneremo sul territorio della Federazione russa. Le nostre forze per il mantenimento della pace resteranno in Ossezia del Sud» ha sottolineato Lavrov. Sia il ritiro russo «sulle linee precedenti allo scoppio del conflitto» sia il rientro dei georgiani «nei luoghi del loro abituale stanziamento» sono punti previsti dal piano per la soluzione del conflitto tra Russia e Georgia approvato ieri da Mosca, Tbilisi e da Nicolas Sarkozy.
    CESSATE IL FUOCO - Mosca accetta comunque, ai fini di un cessate il fuoco, la modifica apportata dalla parte georgiana sul sesto punto degli accordi mediati da Nicolas Sarkozy, che elimina la menzione diretta alle questioni dello status di Abkhazia e Ossezia del sud, ha detto il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov. Però ai fini di una soluzione definitiva del conflitto, «certamente la questione non può essere accantonata».
    RICOSTRUZIONE - Secondo Lavrov, inoltre, la Georgia dovrà finanziare la ricostruzione in Ossezia del sud. «Mosca ha stanziato una considerevole quantità di fondi allo scopo - ha detto il ministro degli esteri russo. Ma è l'aggressore che deve pagare per la ricostruzione di Tskhinvali e dei villaggi distrutti».
    «ISTRUTTORI MILITARI» - Lavrov ha poi indirettamente puntato il dito contro gli Usa. «C'erano dei cittadini stranieri con la parte georgiana nell'attacco contro l'Ossezia del sud», ha detto il ministro degli esteri russo. «Non so se assieme ai reparti militari, ma in ogni caso dalla parte dell'esercito georgiano», ha aggiunto in una chiara allusione agli istruttori militari statunitensi in Georgia.


    GLI USA CHIEDONO IL VERTICE NATO - Gli Usa hanno richiesto un vertice dei Ministri degli esteri dei paesi appartenenti alla Nato per discutere della situazione in Georgia. L'incontro potrebbe già avvenire all'inizio della prossima settimana, ha riferito una portavoce della Nato, Carmen Romero, aggiungendo che la Russia non parteciperà al vertice. Gli Usa hanno criticato gli attacchi di Mosca contro il Paese confinante e hanno cancellato un'esercitazione navale prevista per la prossima settimana che vedeva coinvolte anche Russia, Gran Bretagna e Francia. Secondo il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice, le operazioni militari di Mosca in Georgia hanno messo in pericolo l'integrazione della Russia negli organismi internazionali. «La Russia può ancora cambiare direzione e dimostrare che sta cercando di comportarsi in linea con i principi del 21esimo secolo», ha detto. «Ma vi assicuro che la reputazione internazionale della Russia e il ruolo che potrà giocare nella comunità internazionale sono in discussione».

    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml

  3. #3
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    E' incredibile il livello di lecchinaggio attuato dal piu' grande e piu' fognoso giornale italiano, di proprieta' dei piu' fognosi imprenditori mai visti sulla faccia della terra...
    Questo articolo, poi, mi fa semplicemente vomitare.

    Ora difendiamo Tbilisi
    Non sia un’altra Sarajevo

    Il nazional-capitalista Putin non è un interlocutore affidabile


    di André Glucksmann e Bernard-Henri Lévy Traduzione di Rita Baldassarre




    Non crediate che si tratti di una faccenda locale: siamo forse davanti alla svolta più decisiva della storia europea dalla caduta del Muro di Berlino. Sentiamo strepitare da Mosca: «Genocidio!» accusa Putin, che non si era nemmeno degnato di pronunciare questa parola nel cinquantesimo anniversario di Auschwitz. «Monaco!» invoca il tenero Medvedev. E così Medvedev vuole insinuare che la Georgia, con i suoi 4,5 milioni di abitanti, sia la reincarnazione del Terzo Reich. Staremo molto attenti a non sottovalutare le capacità mentali dei due leader, ma sospettiamo che nel fingere indignazione, e soprattutto esagerandola, i governanti russi manifestino la volontà di compiere un’azione risolutiva.
    Gli spin doctors del Cremlino hanno ripassato i classici della propaganda totalitaria: più è grossa la menzogna, più si picchia duro. Chi è stato il primo ad aprire il fuoco, questa settimana? La domanda è superata. I georgiani si sono ritirati dall’Ossezia del sud, il territorio che la legge internazionale riconosce — vale la pena di ricordarlo — sotto la loro giurisdizione. Si sono ritirati dalla cittadine vicine. Dovrebbero ritirarsi anche dalla loro capitale? La verità è che l’intervento dell’esercito russo oltre confine, contro un Paese indipendente, membro delle Nazioni Unite, rappresenta una grande novità da diversi decenni a questa parte—per essere esatti, dall’invasione dell’Afghanistan. Nel 1989, Gorbaciov si era rifiutato di spedire i carri armati sovietici contro la Polonia di Solidarnosc. Eltsin si è guardato bene, cinque anni dopo, dal permettere alle divisioni russe di penetrare in Jugoslavia per appoggiare Milosevic. Putin stesso non ha rischiato di schierare le sue truppe contro la «rivoluzione delle rose» (Georgia, 2002) e successivamente la «rivoluzione arancione» (Ucraina, 2004). Oggi tutto traballa.
    E sotto i nostri occhi si profila un mondo nuovo, regolato da nuove norme. Che cosa aspettano Unione Europea e Stati Uniti per bloccare l’invasione della Georgia, Paese amico dell’Occidente? Vedremo Mikhail Saakashvili, leader filo-occidentale, democraticamente eletto, finire i suoi giorni silurato, esiliato, rimpiazzato da un fantoccio o appeso a un cappio? Si ristabilirà l’ordine a Tbilisi come è stato riportato a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968? A queste semplici domande occorre ribattere con un’unica risposta. Occorre salvare una democrazia minacciata di morte. Perché questa storia non riguarda esclusivamente la Georgia, ma anche l’Ucraina, l’Azerbaigian, l’Asia centrale, l’Europa dell’est, e pertanto l’Europa stessa. Se permettiamo ai carri armati e ai bombardieri di distruggere la Georgia, faremo capire a tutti i Paesi della regione, più o meno vicini della Grande Russia, che non li difenderemo mai, che le nostre promesse sono carta straccia, le nostre buone intenzioni parole a vanvera e che non devono aspettarsi niente da noi.
    Resta poco tempo. Cominciamo quindi con l’annunciare chiaramente chi è l’aggressore: è la Russia di Vladimir Putin e di Dmitrij Medvedev, questo celebre «liberale» sconosciuto che dovrebbe fare da contrappeso al nazionalismo dell’altro. Basta con il regime della tergiversazione e delle lucciole per lanterne: i 200 mila morti della Cecenia, bollati come «terroristi»; il destino del Caucaso del nord, una «questione interna»; Anna Politkovskaya, giornalista suicida; Litvinenko, un marziano... E ammettiamo infine che l’autocrazia putiniana, nata per grazia degli oscuri attentati che insanguinarono Mosca nel 1999, non rappresenta un partner affidabile, e ancor meno una potenza amica. Forte di quale diritto questa Russia aggressiva, minacciosa e in cattiva fede, è ancora membro del G8? Perché siede ancora nel Consiglio d’Europa, istituzione nata per difendere i valori del nostro continente? A cosa serve prodigarsi in costosi investimenti, specie tedeschi, per realizzare un gasdotto sotto il Baltico con il solo vantaggio — per i russi — di aggirare le condutture che attraversano Ucraina e Polonia? Se il Cremlino insiste nella sua aggressione nel Caucaso, non sarebbe il caso che l’Europa riconsideri l’insieme dei suoi rapporti con il grande vicino? La Russia ha bisogno di vendere il suo petrolio, quanto noi di acquistarlo.
    Talvolta si riesce a ricattare un ricattatore. Se riuscirà a trovare l’audacia e la lucidità per accettare la sfida, l’Europa si dimostrerà forte. Altrimenti è morta. I due firmatari di questo articolo imploravano pubblicamente, in una lettera datata il 29 marzo 2008, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy di non ostacolare l’avvicinamento di Georgia e Ucraina alla Nato. Una decisione in tal senso avrebbe tutelato i loro territori. Il gas avrebbe continuato ad arrivare. E la «logica di guerra», che tanto spaventa i nostri Norpois, si sarebbe inceppata. Al contrario, siamo convinti che il nostro rifiuto in vierà un segnale disastroso ai nuovi zar della Russia nazional-capitalista. Mostrerà loro che siamo deboli e inaffidabili, che Georgia e Ucraina sono terre di conquista e che noi siamo pronti a immolarle volentieri sull’altare delle rinnovate ambizioni imperiali russe. Non integrare, o meglio, non pensare ad integrare questi Paesi nello spazio della civiltà europea avrà un effetto destabilizzante sulla regione. In breve, se si cede a Vladimir Putin vuol dire che siamo disposti a sacrificare in suo onore i nostri principi, e ritirandoci prima ancora di aver tentato qualcosa, non faremo altro che rafforzare, a Mosca, il nazionalismo più virulento.
    Sarebbe come immaginare il peggio, senza volerci credere fino in fondo. Ma il peggio si è già verificato. Per non turbare Mosca, Francia e Germania hanno apposto il loro veto a questa prospettiva di adesione. Putin ha compreso a meraviglia il messaggio, tanto da scatenare la sua offensiva in segno di ringraziamento. È venuta l’ora di cambiare metodo. Gli europei hanno assistito, impotenti perché divisi, all’assedio di Sarajevo. Hanno visto compiersi, impotenti perché ciechi, la tragedia di Grozny. La vigliaccheria ci costringerà, stavolta, a contemplare passivi e prostrati, la capitolazione della democrazia a Tbilisi? Lo stato maggiore del Cremlino non ha mai creduto nell’esistenza di una «unione europea ». Sa benissimo che sotto le belle parole di cui trabocca Bruxelles fremono rivalità secolari tra sovranità nazionali, manovrabili a piacere e reciprocamente paralizzanti. Il test georgiano è una prova di esistenza o non esistenza: l’Europa che è stata edificata contro la cortina di ferro, contro i fascismi di ieri e di oggi, contro le sue stesse guerre coloniali, l’Europa che ha festeggiato la caduta del Muro e salutato la rivoluzione di velluto, si ritrova oggi sull’orlo del coma. 1945-2008: vedremo sancire la fine della nostra breve storia comune nelle olimpiadi del terrore in atto nel Caucaso?

    http://www.corriere.it/editoriali/08...4f02aabc.shtml

  4. #4
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    Per fortuna che c'e Sergio Romano a salvare la baracca, uno che ai Bernard Henry Levy e simili se li mangia a colazione...


    IL CONFLITTO IN GEORGIA

    Ma stavolta l'Europa c'è



    di Sergio Romano



    Ciò che sta accadendo in questi giorni fra Mosca, Tbilisi e Parigi potrebbe essere ricordato come una bella pagina di politica estera europea. Le circostanze sono state favorevoli all’Unione. Dopo avere dato alla Georgia un sostegno inopportuno e velleitario, gli Stati Uniti non potevano essere i mediatori della crisi. Occorreva qualcuno che non fosse né pregiudizialmente anti- russo né insensibile al problema dell’indipendenza georgiana. La Francia è presidente di turno dell’Ue, ha un capo dello Stato ambizioso e un ministro degli Esteri con un rispettabile pedigree umanitario.
    Nicolas Sarkozy e Bernard Kouchner si sono distribuiti i compiti abilmente. Il viaggio del ministro in Georgia ha dimostrato che l’Europa è pronta a sostenere la sua indipendenza. Il viaggio del presidente a Mosca e gli argomenti di cui si è verosimilmente servito nel corso dei suoi colloqui, hanno dimostrato a Medvedev che l’Europa non intende fare un processo alla Russia e ne comprende le esigenze. Questo non significa, naturalmente, che i 27 membri dell’Ue abbiano tutti, in questa vicenda, le stesse opinioni. Un altro presidente, soprattutto se proveniente dall’Europa centro-orientale, avrebbe preso iniziative diverse o si sarebbe allineato sulle posizioni degli Stati Uniti. Ma la Francia, in questo momento, può contare sull’appoggio dell’Italia, della Germania, della Spagna, forse anche della Gran Bretagna.
    Vi sono state circostanze in cui Sarkozy ci è sembrato troppo motivato dal desiderio di agire e di apparire, anche in momenti in cui sarebbe stato meglio attendere e riflettere. In questo caso la prontezza è stata un necessario ingrediente dell’operazione. Esisterà quindi d’ora in poi una politica estera dell’Europa? Temo che vi saranno ancora occasioni in cui i 27 si riuniranno per sottoscrivere documenti vaghi, somma algebrica delle loro divergenti posizioni. Ma sarebbe un errore dimenticare che vi sono state altre circostanze in cui l’Europa è riuscita a incidere sulla situazione internazionale. Accadde per esempio a Venezia il 13 giugno 1980, quando i leader della Comunità europea (allora eravamo nove) sottoscrissero una dichiarazione sulla soluzione del conflitto arabo- israeliano e sostennero la necessità di associare ai negoziati l’Organizzazione per la liberazione della Palestina.
    È accaduto più recentemente, nel 2006, quando Italia e Francia riuscirono a costituire una forza di interposizione prevalentemente europea nel Libano meridionale. So che va di moda, in questi giorni, parlare della sua inutilità e della sua impotenza. Chi si esprime in questi termini dimentica che quell’iniziativa ebbe il merito d’interrompere un conflitto che stava distruggendo il Libano fisicamente e Israele moralmente. Esistono altri precedenti di cui l’Ue può andare orgogliosa. Quando deve occuparsi di politica internazionale, l’Europa è spesso discorde e tentennante. Ma quando il problema all’ordine del giorno è economico o finanziario, e soprattutto quando esistono istituzioni autorizzate ad agire, la voce dell’Europa può essere decisiva. Negli anni in cui Mario Monti fu commissario alla concorrenza alcune sue decisioni (quella sulla fusione tra Honeywell e General Electric, per esempio) dimostrarono che l’Europa aveva una politica economica con cui anche gli Stati Uniti avrebbero dovuto fare i conti. Sono precedenti incoraggianti cui potrebbe aggiungersi nei prossimi giorni la soluzione, grazie all’Europa, della crisi georgiana.

    http://www.corriere.it/editoriali/08...4f02aabc.shtml

  5. #5
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    Romano è un grande. Uno che non ha più nulla da chiedere alla vita se non il godimento di dire cose come stanno.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Romano è un grande.
    Nonchè già ambasciatore a Mosca. Quindi credo proprio che conosca le cose molto bene.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da epiros Visualizza Messaggio
    Alla faccia della propagnanda italiana, e dei simpatici amici che ci fanno tanto sganassare su questo forum.
    Alla faccia di chi ci racconta di orribili orchi russi che distruggono tutto cio' che incontrano e poveri pastorelli georgiani indifesi e attaccati da ogni parte.

    Ah, la fonte NON e' Blondet, cosi' siete tutti contenti.




    Qualcuno informi i nostri giornalucoli che la gente muore anche in Ossezia, non solo in Georgia.
    un arcivesovo che critica l' UE? come si fa a pubblicare dopo che le camere italiani approvarono Lisbona all' unanimita'? non si puo' fare.
    che scherzi?

 

 

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