L’elettorato della Lega ha due anime: una pragmatica, con idee chiare ed obiettivi definiti, l’altra arrabbiata, confusa, spesso ignorante, che metabolizza un irrazionale e razzistico sentimento di superiorità, con l’insofferenza verso il “diverso” e una patologica mania di persecuzione, che si manifesta con l’ossessione di essere depredato da tutti e di tutto.
Due anime, a cui corrispondono le due facce del partito che li rappresenta: istituzionale, pacata, propositiva l’una, in contrapposizione a quella populista, provocatoria, mistificante.
Anime così diverse, convivono e si integrano, si sostengono a vicenda, si alternano nel mostrarsi secondo l’occasione.
La Lega dei raduni e delle “scampagnate”, indossa la maschera “cattiva”, aizza il popolo, predica la diversità [leggasi superiorità] padana, inveisce contro “Roma ladrona” e calpesta i simboli nazionali. Fa leva sui bassi istinti e sul naturale egoismo, per fare proseliti, conquistare le “masse”, rafforzare “lo zoccolo duro”. Questa è la Lega dei “celoduristi”, dei “duri e puri”, della secessione, della “Nazione padana”, dell’utopia, della falsità storica.
Fuori dal recinto, varcata la linea gotica, riaffiora il volto “politico”, più congeniale e più adatto al ruolo istituzionale del movimento, nel rappresentare nei luoghi del potere, le istanze di quella parte del Paese che chiede una maggiore autonomia ed avere più quattrini da spendere.
Ma qual è il suo vero volto?
Quello cattivo delle “migliaia di fucili” pronti alla bisogna o, quello di Maroni, rappresentante delle istituzioni e paladino della lotta alla criminalità organizzata?
Chi rappresenta, realmente, il partito di Bossi?
Rappresenta, principalmente, il malumore e le lamentele di coloro che si scontrano, quotidianamente, con la lentezza burocratica, vero ostacolo allo sviluppo, ma anche con la mancanza di un adeguato sostegno infrastrutturale all’economia.
Rappresenta la borghesia, l’imprenditore, l’impiegato e l’operaio, accomunati dall’orrore per i mutamenti, troppo repentini e fuori da ogni controllo, di una società divenuta multietnica, ma senza nuove regole o qualcuno che si preoccupi di far rispettare, almeno, quelle che già ci sono.
Rappresenta il malumore e la protesta e cavalca, per convenienza, la xenofobia e l’odio di quanti, privi di ogni altro valore, trovano l’unico modo di esprimersi, manifestando i propri bassi istinti.
Sono utili, quest’ultimi, per dare visibilità e per scuotere gli animi, specie degli alleati, quando questi si mostrano riottosi verso il vero obiettivo (il federalismo amministrativo), ma pronti a scaricarli se, per opportunità politica, si dovessero mostrare d’intralcio.
Sono vuoti a perdere.




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