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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Potresti farlo dalle Maldive.. La tecnologia oggi lo consente...
    Ah si?
    Non lo sapevo mica,grazie dell'informazione


    Certo però che uno che se ne va alle Maldive e poi perde tempo per collegarsi a POL per leggere i post di Repubblica più che alle Maldive dovrebbero portarlo a Guantanamo

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Poi cmq uno è terrorista non dopo aver scontato la pena, sennò non servono nemmeno i processi...
    non capisco

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    Un perdendete nato... Se ai vertici ci andasse invece che stare alle vacanze ed aspettare la pappa pronta... L'Italia con Berlusconi al Governo non ha mai contato nulla a livello internazionale per la bassa credibilità che ha il premier e la sua squadra..

    Sono molto lontani i tempi in cui l'Italia ha fatto da guida per l'UE e l'ONU ponendo fine al conflitto tra Istraele e Libano, senza farsi prendere per il culo dalla Russia di turno...

    E poi, cosa centra il ritiro georgiano citato all'inizio? Semmai sarà quello russo che si attendo..
    -----------------------------------
    Quanto lontano sono quei tempi?
    Tanto da farteli dimenticare?
    Se invece li ricordi, dai, un piccolo sforzo e ricordali anche per noi.

  4. #24
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    Predefinito Le ragioni della Russia

    In Georgia s’è aperto un nuovo periodo pericoloso per i rapporti internazionali. A scanso del peggio, innanzitutto spazziamo via le idee false: qui non c’è un conflitto fra democrazia e totalitarismo, fra il presidente dei Diritti dell’Uomo, il georgiano Saakashvili, e l’incarnazione del Kgb, i nostalgici dello stalinismo Putin e Medvedev.

    La realtà è più complessa.
    In primo luogo, georgiani erano Stalin, Beria e Ordzonikidze, che fece dell’Urss una potenza industriale.
    La statua di Stalin sulla piazza di Gori è gigantesca...
    Nel 1923, Stalin e Lenin accordarono l’autonomia alle minoranze della Georgia, specie osseti e abkazi. Dovevano appoggiarsi alle minoranze per spezzare il nazionalismo georgiano, già nemico dell’Impero zarista.
    Nel 1992, dopo uno scontro armato coi georgiani, osseti e abkazi riebbero di fatto lo statuto autonomo perso dopo il crollo dell’Urss.
    E i russi hanno tutelato queste minoranze.
    S’era trovato un compromesso, come testimonia l’oppositricedemocratica del presidente Saakashvili, la franco-georgiana Salomé Zaurabisvili, ministro degli Esteri della Georgia, destituita nel 2005; per lei, il regime di Saakashvili, scaturito da una rivoluzione d’ispirazione democratica, democratico non è più, perché limita la libertà di stampa e si fonda su nazionalismo e autoritarismo. Come il sistema russo costruito da Putin.

    Ma la crisi non si limita all’attrito fra due nazionalismi autoritari: quello russo, imperiale; e quello di un piccolo popolo che ha sempre resistito al potente vicino e che, talora, prende, come s’è visto, il controllo dell’Impero.
    La questione centrale non è neanche quella del petrolio, sebbene sia vero che gasdotti e oleodotti attraverso la Georgia aggirano il territorio russo, per togliere a Mosca il controllo dei rifornimenti all’Europa.
    Da questo punto di vista, la Georgia è area cruciale.

    Il nodo della nuova situazione internazionale è in realtà la Russia nei rapporti con Europa e Stati Uniti, insomma con l’Occidente.
    Domanda brutale: che fare con la Russia?
    Il periodo dal 1917 in poi, proseguito con la Guerra fredda fino al 1989, ha segnato la permanenza di questo plurisecolare problema geopolitico.
    La Russia è Occidente o Asia?
    I russi sono soci o rivali?
    Interesse degli occidentali è respingerli, indebolirli o arrivare a un’intesa?

    È evidente che, dalla fine dell’Urss, gli Stati Uniti - trascinando gli europei, più prudenti - vogliono impedire che la Russia torni grande potenza internazionale. Washington ha voluto stravincere la Guerra fredda. Le basi militari americane - oggi anche lo scudo antimissile - circondano da vicino la Russia.
    Gli Stati Uniti hanno sostenuto, per non dir suscitato, «rivoluzioni» democratiche in Georgia, Ucraina, ecc.
    E hanno goduto dell’appoggio dei popoli - georgiani, baltici, ucraini, polacchi - che erano stati colonizzati dai sovietici.
    Culmine dell’offensiva è stato disgregare la Jugoslavia, coi bombardamenti aerei su Belgrado, per finire con l’indipendenza del Kosovo.
    Ogni volta la Russia è stata messa davanti al fatto compiuto, umiliata, cacciata indietro in nome dei «diritti dell'uomo»... ben poco invocati quando, come accade ora, la Turchia bombarda i curdi in Irak e agisce con l’esercito nel «Kurdistan».

    Ma oggi la Russia ha potenti risorse - materie prime, gas e petrolio - e non retrocede più. E poi è stato il presidente Saakashvili a intervenire militarmente nell’Ossezia del sud, rompendo il precario compromesso.
    Si notino le somiglianze fra vecchia e nuova situazione internazionale.
    La Guerra fredda è tramontata: poste ideologiche in gioco non ce ne sono più. I russi non vogliono imporre un modello sociale e politico. Vogliono controllare una sfera d’influenza e difendere gli interessi nazionali.
    Europa e Stati Uniti invocano i diritti dell’uomo, ma anche i loro scopi sono meno ideologici che geopolitici.
    Il grosso rischio è che - a margine dei grandi insiemi (Europa, Stati Uniti, Russia, Cina, ecc.) - qualche potenza minore forzi la mano ai protettori.
    Nel 1914 fu il ruolo dei serbi, che trascinarono le grandi alleanze nella guerra generale.
    Sarajevo = Tbilisi?
    Chi vuol pensare il XXI secolo, analizzi il XIX, più che il XX.
    Nella partita a scacchi della politica internazionale, l’ideologia non è più la «regina», ma un pedone qualsiasi.
    E spesso una pura chimera.

    Max Gallo www.ilgiornale.it del 20 08 08

    (Traduzione di Maurizio Cabona)

    saluti

 

 
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