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Discussione: Mo ce vulesse un buon.

  1. #1
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    Predefinito Mo ce vulesse un buon.

    Alle soglie del federalismo fiscale, con la prospettiva di un italia divisa in tre, tra regioni a statuto speciale, regioni ricche del centro nord e una macro area meridionale più povera, come la mettiamo nome con il problema criminalita? A prescindere dalla forma istituzionale che ne verrebbe fuori, il sud come farà a liberarsi della mafia, camorra, ecc ? Sarei lieto di sapere cosa proporreste per eliminare questa nostra piaga, grazie.

    p.s.
    Corre l'obbligo di ringraziare quelle persone(poche) che mi hanno espresso la loro solidarietà, in particolare il Sig. Vanvitelli.

  2. #2
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    E' utile ricordare ai meno eruditi (ovvero chi non legge Ciano o Zitara), che la mafia e la camora esistevano gia, come fenomeno endemico al tempo dei Borbone. La casa regnante represse in maniera ferma questo malcostume relegandolo ai piccoli centri agricoli. Con la venuta di garibardo, i picciotti prima (1500 a marsala) e i camorristi poi (liborio romano) furono fondamentali per la caduta del regno. Garantirono infatti agli invasori il controllo del territorio in cambio della possibilità di lasciare le campagne per i grandi centri abitati. Da allora le mafie e i governi non hanno mai smesso di lavorare di comune accordo.

  3. #3
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    Noto con sgomento che nessuno proferisce parola alcuna sull'argomento, mi devo preoccupare?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Rif. Borbonica Visualizza Messaggio
    Alle soglie del federalismo fiscale, con la prospettiva di un italia divisa in tre, tra regioni a statuto speciale, regioni ricche del centro nord e una macro area meridionale più povera, come la mettiamo nome con il problema criminalita? A prescindere dalla forma istituzionale che ne verrebbe fuori, il sud come farà a liberarsi della mafia, camorra, ecc ? Sarei lieto di sapere cosa proporreste per eliminare questa nostra piaga, grazie.

    p.s.
    Corre l'obbligo di ringraziare quelle persone(poche) che mi hanno espresso la loro solidarietà, in particolare il Sig. Vanvitelli.
    Caro Amico,
    l'argomento è sicuramente complesso e non può essere esaurito in una discussione in un forum. In questa sede si può giusto lanciare qualche idea. Criminalità e ritardo nello sviluppo danno vita ad un circolo vizioso: l'uno alimenta l'altro. La criminalità è un freno allo sviluppo e le la povertà offre braccia alla criminalità.
    A mio avviso bisognerebbe agire su entrambe i fronti.

    1) maggior presenza della forza pubblica, processi più rapidi ed inasprimento delle pene per i reati mafiosi: che senso ha punire gli estorsori con 4-5 anni di carcere. Se veramente il nostro Stato considerasse questo tipo di reati da debellare dovrebbe comminare pene severissime: 15 - 20 anni ad esempio. Ciò, se non altro, dimostrerebbe la volontà di voler fare sul serio contro alcuni tipi di reati. Al di la del 41 bis ( periodicamente messo in discussione ) a me sembra che sia mancata, finora, anche quella.

    2) il secondo fronte è quello degli investimenti. Più occasioni di vita legali tolgono il terreno da sotto i piedi dei criminali. In particolare avremmo bisogno di investimenti infrastrutturali, che sono il motore dello sviluppo. Dovremmo chiedere quanto meno una dotazione pari alla media nazionale. Oggi la nostra dotazione di strade, autostrade, porti, aeroporti, ferrovie, interporti è pari a poco meno della metà del livello nazionale.

  5. #5
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    Predefinito Innanzitutto grazie per i complimenti, immeritati

    Se è vero che la mafia e la camorra esistono da secoli, è solo da centocinquant'anni che hanno assunto la forma di un problema sociale così grave.
    In effetti la criminalità organizzata esiste in ogni paese sviluppato, ma forse solo in Italia vive talmente a stretto contatto con le istituzioni da bloccare ogni possibilità di sviluppo in aree così consistenti.
    Questo per dire che la mafia, la camorra, la 'ndrengheta etc sarebbero ben altra cosa se non fossero state per decenni foraggiate, incoraggiate, utilizzate da chi detiene il potere politico: basti pensare a Raffaele Cutolo, che nella sua cella aveva moquette, mobili pregiati e un cameriere al suo servizio. O a tutti i "boss" che vivono la propria latitanza indisturbati in casa, o a interi settori dell'economia meridionale in mano ai clan (l'edilizia, la zootecnia).
    Dunque non è che lo Stato sia distratto o non si impegni abbastanza nella lotta alla mafia: lo Stato in certi contesti è ben presente e sa sfruttare l'apporto che la mafia può dare in termini di controllo dell'economia, del territorio e dei voti.
    Ci sono delle banali considerazioni che possono confermare questo, e che mostrano che se si volesse basterebbero pochi mesi per cambiare la situazione: per esempio, le province con più alta densità criminale sono anche quelle con i tribunali più piccoli e scarsi di risorse. La procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha competenza su tutta la provincia di Caserta (900000 abitanti) e sull'Agro Aversano (la terra dei Casalesi, per nominare i più famosi) ha un organico di 12 persone. Non credo che sia una svista, qualcuno ha deciso che a Santa Maria la camorra non deve essere contrastata.
    Giovanni Falcone scoprì che i proventi delle attività illegali dei maggiori clan mafiosi andavano su comunissimi conti correnti, che qualunque magiatrato poteva esaminare: pareva l'uovo di colombo, come mai nessuno ci aveva maipensato? Poco tempo dopo Falcone fece la fine che tutti sappiamo. Ora si usano conti esteri cifrati, ma la sfacciataggine con cui la mafia continua adoperare dimostra che neanche Falcone e Borsellino sono serviti da esempio.

  6. #6
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    Predefinito E Dunque?

    Allora combattere davvero la mafia, la camorra eccetera significa ripensare alla radice il funzionamento e la sostanza stessa del nostro Stato. Non è una questione di formule (gli investimenti, fatti in aree doveil potere politico e quello mafioso vivono in simbiosi, finiscono per aggravare la situazione) ma di spirito.
    Sarebbe il caso che ciascuno di noi, preso atto che in molti dei nostri pur meravigliosi luoghi la democrazia non è che una parola vuota o lo strumento per imporci decisioni prese da altri, cominciasse a lottare, secondo le proprie capacità e possibilità.
    Non perdere occasione di denunciare, discutere, aprirsi gli occhi l'un l'altro.
    conquistare metro per metro la libertà e con essa la sovranità.
    Incoraggiare chi fa scelte difficili per aver voluto opporsi, sentire che ogni angheria della mafia o delle istituzioni è un danno aciascuno di noi. Correre dei rischi o, nella migliore delle ipotesi, risultare pedanti e rischiare l'isolamento.
    La mafia non è una questione di ordine pubblico, è una guerra che si combatte sottotraccia ogni giorno. Chi siano gli amici e chi i nemici non è così evidente come potrebbe sembrare, perciò bisogna essere estremamente accorti e allo stesso tempo determinati.

  7. #7
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    Predefinito

    La questione è estremamente complessa.

    Sul modo in cui si potrebbe sconfiggere la criminalità organizzata credo che nessuno abbia la soluzione perfetta.

    La Mafia (per comodità userò questo termine per comprendere tutte le forme di criminalità organizzata) comprende tanti aspetti:

    C'è quella più vicino alla realtà della gente, quella che spara, che spaccia, che chiede il pizzo, quella che rende diffiicile gli investimenti nelle regioni dell'ex Regno, quella che rende invivibile la vita quotidiana in certi quartieri.
    Per questo tipo di Mafia servirebbe:
    - Una forte presenza dello Stato.
    - Un'attenzione costante verso chi decide di denunciare, dandogli protezione e facendolo diventare un esempio agli occhi della società.
    - dall'altro investimenti al Sud che diano lavoro ai ragazzi e che li tolgano dal pericolo della piovra. Gli investimenti devono però essere assolutamente "controllati" per evitare che i miliardi finiscano nuovamente nei soldi della Mafia.
    Per quanto riguarda la presenza delo Stato sul territorio, questo ruolo è svolto molto bene da alcuni personaggi isolati come Franco Roberti a Napoli, Nicola Gratteriin Calabria, Grasso in Sicilia che hanno ottenuto risultati importanti nella cattura di boss e latitanti pericolosi.
    Il lavoro di questi personaggi viene però spesso vanificato da un lato da un sistema giudiziario "marcio" e dall'altro da scontri all'inteno della stessa magistratura.

    Salendo al livello più importante, come diceva Giuseppe Fava la Mafia oggi siede in Parlamento, la Mafia è nelle Banche, la Mafia è ai vertice della Nazione. E' con la "liberazione piemontese" e con la "liberazione americana" che la Mafia diventa un tutt'uno con la politica e la gestione dello Stato.
    Si tratta quindi di distruggere i legami tra potere politico/Massoneria/Banche
    All'epoca dei Corleonesi ci hanno provato Falcone e Borsellino e sappiamo la triste fine che hanno fatto i nostri due eroi.
    Oggi non vi è più l'alibi dei Corleonesi che sparano e uccidono con facilità. Quando si arriva ai vertici dell'organizzazione mafiosa, ai suoi rapporti con Stato e Banche si procede in altro modo. Denigrazione e trasferimenti. E' successo con De Magistris, con Caselli, solo per citare alcuni casi. Toccati i poteri forti sono stati esclusi, denigrati e messi fuori dai giochi.

    Da questo punto di vista serve una riorganizzazione completa del sistema giudiziario che attacchi non solo i boss, ma soprattutto chi dai vertici della nazione li guida e li aiuta.

    http://it.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU

  8. #8
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Un nuovo Stato. Con nuovi politici, un diverso modello economico ma soprattutto il sostegno popolare. La sovranità è figlia della legittimazione, solo il popolo è il legittimo sovrano.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da nando- Visualizza Messaggio
    Un nuovo Stato. Con nuovi politici, un diverso modello economico ma soprattutto il sostegno popolare. La sovranità è figlia della legittimazione, solo il popolo è il legittimo sovrano.
    Quanto affermi è vero. Ma è pur vero che proprio in quel tessuto connettivo popolare, la delinquenza radica le proprie fondamenta.

  10. #10
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    Gratteri alla domanda se fosse possibile annientare la 'ndrangheta, rispose grossomodo, "dateci gli strumenti e la legislazione appropriata (oggi un trafficante di cocaina arriva alla fine a scontare 5 anni di galera, dopo essersi riempito di miliardi, vale la pena no?) e questa piaga la debelleremo completamente in 5-10 anni". La mafia esiste fin quando è uno strumento politico ed economico. Col maxiprocesso era stata annientata e lì che intervengono i settori occulti dello Stato

 

 
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