Cota fa sua la preoccuipazione della Fiom
Lavoro, la Bialetti lascia l'Italia per la Cina
Avvia la mobilità per i 132 lavoratori dello stabilimento di Omega, gli operai hanno offerto 'l'ultimo caffé' davanto la Regione
La Bialetti ha deciso di chiudere il sito produttivo di Omegna, in Piemonte, primo stabilimento nato all'inizio del Novecento che produce caffettiere.
Per 132 lavoratori è stata avviata la procedura di mobilità e oggi, una conquantina di operai, hanno offerto caffé gratis dinanzi la Regione. Positiva la risposta della giunta Cota:«La giunta regionale sta lavorando alla predisposizione di un pacchetto di misure straordinarie per favorire la rilocalizzazione delle imprese sul territorio piemontese». Per il segretario della Fiom piemontese Giorgio Airaudo «la Bialetti non è colpita dalla crisi, ma la usa in modo strumentale per delocalizzare. È la Ferrari del made in Italy nel campo dei casalinghi, e fra i suoi soci figurano imprenditori come Montezemolo e Della Valle. A loro e alle istituzioni chiediamo che si spendano per scongiurare la chiusura dello stabilimento e salvare un marchio storico».
Moka made in Italy.
Non più. Adesso moka made in China.
Bialetti se ne va, l'uomo dalle gambe corte e dall'imponente naso che i nostri genitori hanno conosciuto con il Carosello si è stirato per l'ultima volta i baffi in piazza Castello e si imbarca per l'Oriente. Ultima dismissione dell'apparato industriale verso il Levante. Il sette aprile l'azienda ha aperto la procedura di mobilità per i 132 dipendenti. In cinquanta oggi hanno protestato offrendo “l'ultimo caffé” ai concittadini torinesi.
Il presidio, allestito questa mattina dinanzi la sede della Regione Piemonte, ha chiesto al neogovernatore Roberto Cota e agli assessori Massimo Giordano (Industria) e Roberto Rosso (Lavoro) un'azione rapida per impedire la delocalizzazione dello stabilimento. Quello di Crusinallo è il primo insediamento italiano aperto da Alfonso Bialetti agli inizi del Novecento. «Domani con il ministro Scajola - ha riferito l'assessore Rosso dopo aver incontrato i lavoratori del presidio - cercheremmo di impostare una difesa non facile. Sarebbe importante poter dare un segnale concreto di sostegno a una piccola ma importante azienda del made in Italy.
La Bialetti è esposta con le banche per 95 milioni. Cercheremo di sensibilizzarle, ma se non si muovono loro la situazione è difficile».
«L'azienda - ha spiegato Massimo Airaudo della Fiom di Torino e Verbania- non è colpita dalla crisi, ma usa la crisi per delocalizzare. Questo è un caso simbolo, non solo per l'utilizzo speculativo della crisi, ma anche per l'importanza del marchio, che è la Ferrari del made in Italy nel settore casalinghi. Fra i soci di minoranza ci sono imprenditori come Montezemolo e Della Valle, noi chiediamo che si spendano per salvare un marchio italiano storico».
La preoccupazione della giunta regionale
«Condivido le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali», ha spiegato Cota dopo aver incontrato i delegati della Fiom , «su questo territorio la crisi si è fatta sentire in modo più forte rispetto ad altre zone del Piemonte perché molte aziende hanno scelto di delocalizzare, con una conseguente perdita di posti di lavoro. Come già annunciato, la giunta regionale sta lavorando alla predisposizione di un pacchetto di misure straordinarie per favorire la rilocalizzazione delle imprese sul territorio piemontese. Misura che intendiamo concordare con le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e le amministrazioni locali e che prevede un sistema di attrazione basato su procedure di semplificazione, anche dal punto di vista urbanistico, per l'insediamento di nuove aziende».
2010-04-27 17:204
(ami) Agenzia Multimediale Italiana - Lavoro la Bialetti lascia l Italia per la Cina/




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