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    Predefinito I rischi del «farefuturismo»

    Ancora non sono chiari gli esiti politici che potranno uscire dallo scontro fra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma già una cosa appare evidente: il fallimento politico di una certa idea di «destra» propagandata dal gruppo di intellettuali coagulatasi attorno alla Fondazione Farefuturo, vicina appunto al Presidente della Camera. La destra immaginata da Farefuturo è, come sottolineano da tempo i suoi intellettuali di riferimento, altra cosa rispetto alla destra berlusconiana e leghista giudicata troppo «popolare/populista», «cesaristica» e a tratti quasi disprezzata in quanto «plebea».

    La «destra» di Farefuturo si immagina «repubblicana», «laica», «costituzionale» ma soprattutto «moderna», anzi del «futuro», anche se arretra su fondamentali temi cari all'elettorato e all'opinione pubblica di centrodestra e di destra come l'immigrazione, l'identità cattolica della maggior parte degli italiani e la preferenza per una leadership carismatica e pragmatica.

    Non stupisce, viste queste premesse, come questa «destra moderna» riscuota grandi successi presso i salotti buoni della sinistra post-comunista e neo-azionista, oramai sempre più elitaria e sempre più staccata da un paese reale che non riesce più né a interpretare né tanto meno a rappresentare. Non è quindi un caso che uno degli ultimi numeri di Micromega, la rivista della nuova sinistra estrema che ha abbandonato il comunismo per una sorta di neo-giacobinismo postmoderno e nichilista, sia stato dedicato alla «Destra», anzi alle «Destre», a sottolineare come ora in Italia esistano fondamentalmente due destre: quella «berlusconian-leghista», cattiva perché popolare, e quella «finana», buona perché elitaria, intellettuale e «costituzionale», una destra insomma buona perché non dice cose di destra, non ottiene consensi presso il popolo, di cui non ne condivide neppure i valori, e soprattutto perché va contro l'unica destra di governo possibile, quella ideata, formata e guidata da Silvio Berlusconi.

    A voler guardare con una prospettiva storica si possono individuare delle curiose affinità nell'evoluzione politica e culturale del post-comunismo italiano e del «finismo»; ambedue le realtà infatti provengono da storie politiche ideologicamente ed identiariamente assai marcate ed ambedue sembrano aver perso un appuntamento fondamentale con la storia, i post-comunisti quando non riuscirono (o non vollero) approdare ad un modello socialdemocratico pienamente europeo e gli attuali finiani che, lasciatisi alle spalle il neo-fascismo missino e il «post-neo-fascismo» aennino, non sono riusciti ad approdare ad una destra popolare e conservatrice classica, sprecando così l'opportunità fornita dall'adesione al Pdl, creato da Berlusconi come unico partito per la destra nazionale, popolare, conservatrice e presidenzialista un tempo rappresentata dal Msi.

    I post-comunisti, svanite le antiche certezze marxiste-leniniste e perso il treno del socialismo europeo, stanno rincorrendo da ormai un ventennio chimere sempre più sfuggenti e vacue, dall' «Ulivo mondiale» vagheggiato negli anni '90 all'infatuazione (non ricambiata) per Obama, ondeggiando fra l'essere un partito catto-comunista e un «partito radicale di massa» laicista.

    L'intellighenzia «farefuturista», nel tentativo di creare una destra non più post-fascista, ma neppure popolare, sembra avviata verso un destino non troppo dissimile da quello dei post-comunisti, un continuo rincorrere emozioni e visioni di un radioso «futuro» che dimentica del tutto le esigenze della politica concreta, che esige oggi più che mai un rapporto diretto e quanto più immediato fra leadership politica ed elettorato, un rapporto che non può che essere danneggiato da frazionismi e dispute interne alla direzione politica.

    Vi è poi da dire che lo stesso tentativo degli intellettuali «di destra» di Farefuturo di porre al centro della propria linea culturale tematiche tipicamente di sinistra come il multiculturalismo, la laicità, il giustizialismo o la retorica dei diritti, ben lungi dall'essere una novità «futurista» ricorda qualcosa di già visto nella storia della destra italiana.

    Erano infatti già presenti nella destra neo-fascista italiana degli anni '60 e '70, sia pure in misura minoritaria, suggestioni politico-culturali che propagandavano il principio dello «sfondamento a sinistra», cioè la necessità per il Msi (o altre formazioni extraparlamentari minori) di intercettare una parte di elettorato comunista e socialista cavalcando battaglie tipicamente di sinistra come il lavoro, la giustizia sociale, l'anticapitalismo, l'ecologismo e persino le rivolte studentesche del '68.

    Le tesi dello «sfondamento a sinistra», cavallo di battaglia di Pino Rauti, lo storico avversario di Almirante e dello stesso Fini nel Msi, sembrano paradossalmente rivivere negli attuali indirizzi culturali della Fondazione Farefuturo, che in effetti non indugia a cavalcare temi tipici della sinistra odierna, non più socialista e operaista come trent'anni fa ma laicista, multiculturalista e giustizialista. Quale che sia la genealogia storica, politica o ideologica dell'indirizzo culturale della fondazione finiana è comunque opportuno sottolineare come nell'attuale situazione politica italiana questi tentativi puramente intellettuali di «sfondamento a sinistra» non facciano altro che creare confusione nell'elettorato e nell'opinione pubblica di centrodestra, finendo inoltre per offrire una sponda «a destra» per disegni eversivi di poteri forti estranei alla politica, che mirano a rovesciare l'attuale compagine governativa per sostituirla con un governo tecnico o con un'ennesima restaurazione ulivista.

    Ragionpolitica - I rischi del «farefuturismo»


    carlomartello

  2. #2
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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Ancora non sono chiari gli esiti politici che potranno uscire dallo scontro fra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma già una cosa appare evidente: il fallimento politico di una certa idea di «destra» propagandata dal gruppo di intellettuali coagulatasi attorno alla Fondazione Farefuturo, vicina appunto al Presidente della Camera. La destra immaginata da Farefuturo è, come sottolineano da tempo i suoi intellettuali di riferimento, altra cosa rispetto alla destra berlusconiana e leghista giudicata troppo «popolare/populista», «cesaristica» e a tratti quasi disprezzata in quanto «plebea».

    La «destra» di Farefuturo si immagina «repubblicana», «laica», «costituzionale» ma soprattutto «moderna», anzi del «futuro», anche se arretra su fondamentali temi cari all'elettorato e all'opinione pubblica di centrodestra e di destra come l'immigrazione, l'identità cattolica della maggior parte degli italiani e la preferenza per una leadership carismatica e pragmatica.

    Non stupisce, viste queste premesse, come questa «destra moderna» riscuota grandi successi presso i salotti buoni della sinistra post-comunista e neo-azionista, oramai sempre più elitaria e sempre più staccata da un paese reale che non riesce più né a interpretare né tanto meno a rappresentare. Non è quindi un caso che uno degli ultimi numeri di Micromega, la rivista della nuova sinistra estrema che ha abbandonato il comunismo per una sorta di neo-giacobinismo postmoderno e nichilista, sia stato dedicato alla «Destra», anzi alle «Destre», a sottolineare come ora in Italia esistano fondamentalmente due destre: quella «berlusconian-leghista», cattiva perché popolare, e quella «finana», buona perché elitaria, intellettuale e «costituzionale», una destra insomma buona perché non dice cose di destra, non ottiene consensi presso il popolo, di cui non ne condivide neppure i valori, e soprattutto perché va contro l'unica destra di governo possibile, quella ideata, formata e guidata da Silvio Berlusconi.

    A voler guardare con una prospettiva storica si possono individuare delle curiose affinità nell'evoluzione politica e culturale del post-comunismo italiano e del «finismo»; ambedue le realtà infatti provengono da storie politiche ideologicamente ed identiariamente assai marcate ed ambedue sembrano aver perso un appuntamento fondamentale con la storia, i post-comunisti quando non riuscirono (o non vollero) approdare ad un modello socialdemocratico pienamente europeo e gli attuali finiani che, lasciatisi alle spalle il neo-fascismo missino e il «post-neo-fascismo» aennino, non sono riusciti ad approdare ad una destra popolare e conservatrice classica, sprecando così l'opportunità fornita dall'adesione al Pdl, creato da Berlusconi come unico partito per la destra nazionale, popolare, conservatrice e presidenzialista un tempo rappresentata dal Msi.

    I post-comunisti, svanite le antiche certezze marxiste-leniniste e perso il treno del socialismo europeo, stanno rincorrendo da ormai un ventennio chimere sempre più sfuggenti e vacue, dall' «Ulivo mondiale» vagheggiato negli anni '90 all'infatuazione (non ricambiata) per Obama, ondeggiando fra l'essere un partito catto-comunista e un «partito radicale di massa» laicista.

    L'intellighenzia «farefuturista», nel tentativo di creare una destra non più post-fascista, ma neppure popolare, sembra avviata verso un destino non troppo dissimile da quello dei post-comunisti, un continuo rincorrere emozioni e visioni di un radioso «futuro» che dimentica del tutto le esigenze della politica concreta, che esige oggi più che mai un rapporto diretto e quanto più immediato fra leadership politica ed elettorato, un rapporto che non può che essere danneggiato da frazionismi e dispute interne alla direzione politica.

    Vi è poi da dire che lo stesso tentativo degli intellettuali «di destra» di Farefuturo di porre al centro della propria linea culturale tematiche tipicamente di sinistra come il multiculturalismo, la laicità, il giustizialismo o la retorica dei diritti, ben lungi dall'essere una novità «futurista» ricorda qualcosa di già visto nella storia della destra italiana.

    Erano infatti già presenti nella destra neo-fascista italiana degli anni '60 e '70, sia pure in misura minoritaria, suggestioni politico-culturali che propagandavano il principio dello «sfondamento a sinistra», cioè la necessità per il Msi (o altre formazioni extraparlamentari minori) di intercettare una parte di elettorato comunista e socialista cavalcando battaglie tipicamente di sinistra come il lavoro, la giustizia sociale, l'anticapitalismo, l'ecologismo e persino le rivolte studentesche del '68.

    Le tesi dello «sfondamento a sinistra», cavallo di battaglia di Pino Rauti, lo storico avversario di Almirante e dello stesso Fini nel Msi, sembrano paradossalmente rivivere negli attuali indirizzi culturali della Fondazione Farefuturo, che in effetti non indugia a cavalcare temi tipici della sinistra odierna, non più socialista e operaista come trent'anni fa ma laicista, multiculturalista e giustizialista. Quale che sia la genealogia storica, politica o ideologica dell'indirizzo culturale della fondazione finiana è comunque opportuno sottolineare come nell'attuale situazione politica italiana questi tentativi puramente intellettuali di «sfondamento a sinistra» non facciano altro che creare confusione nell'elettorato e nell'opinione pubblica di centrodestra, finendo inoltre per offrire una sponda «a destra» per disegni eversivi di poteri forti estranei alla politica, che mirano a rovesciare l'attuale compagine governativa per sostituirla con un governo tecnico o con un'ennesima restaurazione ulivista.

    Ragionpolitica - I rischi del «farefuturismo»


    carlomartello
    non sono d'accordo lo sfondamento a sinistra di rautiana memoria sembra cavalcato in quei termini, più dalla Lega che dai finiani
    DEFORME AUTENTICO

  3. #3
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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    non sono d'accordo lo sfondamento a sinistra di rautiana memoria sembra cavalcato in quei termini, più dalla Lega che dai finiani
    In che senso? Comunque Forti sembra ricollegare il flirt dei finiani al mondo di sinistra a certe fascinazioni sinistre del post-fascismo. Tesi interessante e discutibile che però confermano quelli di FondoMagazine ad esempio. Comunque, aspettiamoci, in caso di purga, i forzisti rinfacciare ai Bocchino e agli Urso il loro passato missino.

    carlomartello

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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Tesi interessante e discutibile che però confermano quelli di FondoMagazine ad esempio.
    Tarantino concentra la sua attenzione su quell’ambiente a latere del MSI – dire a destra del partito sarebbe profondamente inesatto – che, nel bel mezzo degli anni di piombo, comincia a occuparsi di ecologia, ambientalismo, qualità della vita e diritti civili. Il primo passaggio, obbligato, fu uscire dal tunnel del fascismo e del neofascismo. (...)

    Insomma, il saggio di Tarantino arriva a una conclusione molto chiara. Se nella destra italiana di oggi esiste una sensibilità “nuova”, «non gerarchica, non totalitaria, non conservatrice, non anti-moderna, non patriottarda e non razzista», una sensibilità libertaria e radicata nella grande cultura del Novecento, garantista e post-liberale, euro-mediterranea e contraria allo “scontro di civiltà”; se esiste c’è una destra pacifica e solidarista, modernizzatrice e riformista, è grazie all’esperienza politica della destra giovanile nata da Giovane Europa e dalla stagione della Nuova Destra.
    Fondo Magazine|Da Giovane Europa alla Nuova Destra


    carlomartello

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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Analisi impeccabile: purtroppo FareFuturo rincorre la sinistra. E Fini fa lo stesso.

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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Analisi impeccabile: purtroppo FareFuturo rincorre la sinistra. E Fini fa lo stesso.
    Su Berlusconi sicuro.
    Che ne pensi del discorso "dall'Msi a FareFuturo"? Cioè: FareFuturo è davvero la naturale prosecuzione di un processo in seno alla nuova destra iniziato negli anni di piombo o è un modo come un altro di porre la questione in termini di presentabilità/credibilità? In effetti occorre notare come nonostante tutto su FareFuturoWebMagazine si susseguano continui riferimenti ideologici, da Jünger ad Almirante fino a Marinetti, i richiami alle nuove generazioni. Ben intesi: noi ci limitiamo constatare quanto questa "destra" anticonservatrice, antiidentitaria e contro lo Stato organico, sia poco meno che un aberrazione.

    carlomartello

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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Su Berlusconi sicuro.
    Che ne pensi del discorso "dall'Msi a FareFuturo"? Cioè: FareFuturo è davvero la naturale prosecuzione di un processo in seno alla nuova destra iniziato negli anni di piombo o è un modo come un altro di porre la questione in termini di presentabilità/credibilità? In effetti occorre notare come nonostante tutto su FareFuturoWebMagazine si susseguano continui riferimenti ideologici, da Jünger ad Almirante fino a Marinetti, i richiami alle nuove generazioni. Ben intesi: noi ci limitiamo constatare quanto questa "destra" anticonservatrice, antiidentitaria e contro lo Stato organico, sia poco meno che un aberrazione.

    carlomartello
    Sì, Farefuturo il naturale sbocco non tanto dell'MSI, ma del radicalchic-ismo pseudofascista che ha dilagato negli ultimi anni in An. Il succo del discorso era che, dovendo distinguersi da berlusconiani e leghisti, i sedicenti "fascisti" dovevano darsi un tono da persone civili e colte, e siccome la cultura dominante in Italia è quella di sinistra la si inseguiva rivendicandone la paternità (!).
    Per questi intellettuali il libertarismo sessantottino ha le sue radici a Fiume, il fascismo non è mai stato razzista ecc ecc.
    Poi ovviamente gli autori tipo Jünger e Marinetti da citare a cazzo nei discorsi servono sempre per legittimarsi a livello culturale, anche se praticamente nessuno sa cosa dicessero davvero. E allora alcune ambiguità presenti nei loro scritti si utilizzano a piacere...
    In sostanza quelli di farefuturo si considerano sicuramente ancora figli naturali del fascismo o almeno della sua cultura.
    Ultima modifica di Malaparte; 28-04-10 alle 15:38
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  8. #8
    .
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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Secondo me l'analogia tra lo 'sfondamento a sinistra' dei farefuturisti e le fascinazioni sinistorse di alcuni post-fascisti è da ricollegarsi alla mancanza di idee chiare, non è che dietro ci sia un filone ideologico comune.

    Semplicemente i post-fascisti 'di sinistra' erano più legati sentimentalmente all'immagine del dusce che fa la battaglia del grano senza maglietta che convinti razionalmente che la visione del mondo dei democratici fosse sbagliata. E quindi erano estremisti emotivi, nel loro nostalgismo e nel loro ribbbellismo, poi di fatto erano dei socialdemocratici tricolori.

    Allo stesso modo i finiani, attenti più alla 'fiamma' sul simbolo del partito che a rivendicare un radicalismo di destra, passatisti per davvero, emotivamente nostalgici di un partito (l'MSI) più che consapevoli di portare avanti una visione del mondo opposta a quella dei mediocri e degli arrampicatori sociali: eccoli, socialdemocratici tricolori anche loro. Solo che al posto della giustizia sociale ora ci sono l'antirazzismo e i diritti umani.

    I rautiani avevano la scusante della buona fede e del periodo che vivevano. I finiani invece non hanno alcuna scusante, sono dei vermi e basta. Fini non me la sento neanche di dargli del 'traditore' perchè lui non è mai stato niente di diverso da quello che è ora: un bravo sofista. Solo la generazione di mio padre può sentirsi tradita dai missini, a me non frega un cazzo del MSI e delle fiamme come non me ne frega un cazzo dei fasci littori e dei busti del dusce.
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 28-04-10 alle 16:55

  9. #9
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    Predefinito Rif: I rischi del «farefuturismo»

    Ottime le considerazioni di Aristocle e di Angelus Mortis.
    Purtroppo c'è una "continuità" le stesse fascinazioni di fine anni '70-inizio anni '80 si ripresentano sotto una patina buonista e progressista, nonchè politicamente corretta.
    Il che ne rappresenta - a dire il vero - anche una distorsione rispetto all'originale.
    In ogni caso, si arriva ad un vicolo cieco in cui non si può più parlare di 'destra' ma di 'altro'.

 

 

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