Una Destra differente. Un’Europa differente.
di Elio de Bonis - I Lupi Azzurri
Per affrontare le nuove sfide che la crisi della globalizzazione, del mercato-tutto fare, dell’egualitarismo e dell’universalismo ci sta per proporre è sicuramente inadatta la sinistra, figlia del ‘68 e sostenitrice del livellamento verso il basso, della sovversione di ogni gerarchia, di ogni autorità, di ogni tradizione comunitaria ma lo è anche la vecchia “destra” che rincorre i progressisti sul loro stesso terreno e cerca semplicemente di produrre provvedimenti tampone per limitare i danni, immersa com’è nella contemplazione della decadente visione economicista-mercatista (come nel caso della destra “liberal”) o del “glorioso passato” (che sia riferito all’Ancien règime, al fascismo o all’orgoglio per il passato ghettizzato di certa “estrema destra”).
Serve una Destra che, altresì, rifiuti ogni visione messianica anticapitalista e intrisa di senso di colpa nei confronti del terzo mondo, che sfocia spesso nella riproposizione di strumenti sorpassati e inefficaci come lo statalismo centralista, l’idea di ricostruire il vecchio stato sociale a dominio pubblico e di poter abolire il precariato o di risolvere il problema dell’immigrazione chiudendo le frontiere e rispolverando vecchie anticaglie in stato di decomposizione come lo Stato-nazione.
La Destra che vogliamo è una destra che, conscia di non poter rivoluzionare la società trincerandosi nella torre d’avorio “ideologica”, vuole badare al concreto e al possibile occupandosi della diffusione di valori come l’autorità, la gerarchia, il trionfo della qualità sulla quantità e l’antiegualitarismo. Non è necessario imbarcarsi in voli pindarici contro il liberalismo e per la restaurazione degli antichi regimi perchè è lo stesso liberalismo che può donarci armi sufficienti per riformare l’Italia e l’Europa in modo tale da attrezzarle per superare la crisi, non solo economica ma di valori, che il vecchio continente sta attraversando. E’ necessario passare dalla contemplazione all’azione concreta e possibile nel contesto politico e geopolitico attuale.
Il nuovo scontro è quello biologico, culturale ed economico tra Europa e il nord del mondo da una parte e le potenze asiatiche in ascesa e il riversamento delle masse allogene dai paesi del sud dall’altra. Non più quindi uno scontro ideologico, stavolta non è in gioco il modo di intendere la vita politica di una nazione ma la nostra stessa esistenza di europei.
Le forze di Destra non possono temporeggiare ancora a lungo senza approfittare degli spazi che la morente egemonia culturale della sinistra lascerà scoperti perchè solo una rivoluzione culturale interna al conservatorismo di destra può donarci una via politica ed economica alternativa al progressismo in grado di costruire un “europeismo differente” che dia al continente europeo una forma politica prima che economica e una direzione geopolitica continentale unitaria per respingere l’ascesa delle nuove potenze dell’est e per avere maggior peso nei rapporti di forza con gli Stati Uniti d’America.
Che utilità potrà mai avere una destra che sa solo piangere per la sconfitta e che non riesce a rigenerarsi, a trovare nuove forme adatte al mondo moderno per incidere sull’immaginario collettivo? Non abbiamo bisogno di vecchi armamentari ideologici e di vuote esteriorità ma di un nuovo modo di pensare la politica della destra italiana, oggi dominata dal nuovo verbo neocons e americanocentrico.
Mentre altri si rassegnano alla fine dell’Europa e si affidano oggi ai russi, domani ai cinesi, dopodomani alle nazioni islamiche noi vogliamo credere nella rinascità europea e fare tutto il possibile per portare alla luce una visione alternativa per il futuro che sia in grado di creare i presupposti per una futura rinascita europea.
Perchè non abbiamo alcun bisogno di nuovi padroni, abbiamo solo bisogno di tornare ad essere padroni del nostro destino.
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carlomartello





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