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Discussione: Saggistica su Stalin

  1. #21
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    Uscirà un libro a settembre di Losurdo su Stalin. Quello di Martens non è che mi piace molto.
    PMLI non se ne parla.
    In russo "Inoi Stalin" di Yuri Zhukov e un'altro di Emelianov, si scaricano da internet ma bisogna almeno avere una infarinatura di russo.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Leninista Visualizza Messaggio
    Devo dire una cosa su Martens, che ho conosciuto personalmente.
    Si tratta di un bravissimo compagno e di uno studioso appassionato. Tuttavia la sua opera non ha certamente un elevato valore scientifico (questo lo dico da studioso, indipendentemente dalle mie posizioni politiche nel merito, molto vicine a quelle di martens)

    Perchè? In che cosa Martens è carente sul piano scientifico?

    avevo sentito ,un paio di anni fa, che Canfora aveva scritto un libro su Stalin, ma in Italia non era stato pubblicato.
    A voi risulta?

  3. #23
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    Questo non l'ho letto. Visti gli autori lo farò sicuramente.




    a cura di Ruggero Giacomini Stefano G. Azzarrà; Luciano Canfora; Ruggero Giacomini; Hans Heinz Holz; Domenico Losurdo

    Iosif Vissarionovic Dzugasvili, nome di battaglia Stalin, è stato per circa un trentennio e fino alla morte (5 marzo 1953) capo indiscusso dell'Unione Sovietica e figura centrale del movimento comunista, protagonista della vittoria della coalizione antifascista nella seconda guerra mondiale e tra i grandi, della storia del Novecento.
    Oggetto prevalentemente di esaltazione in vita, Stalin è stato pressoché universalmente esecrato dopo la morte, a partire dalla demolizione chrusceviana del "rapporto segreto" al XX congresso del Pcus nel 1956, un atto della lotta politica di successione, a lungo e a torto scambiato per una fonte storica indiscutibile.
    Questo volume presenta le relazioni al convegno promosso dal Centro culturale marchigiano "La Città futura" e dall'Istituto italiano per gli studi filosofici tenutosi il 31 maggio 2003 in Ancona, presso il Rettorato dell'Università Politecnica delle Marche.
    Esso viene incontro all'esigenza di una ripresa della ricerca e del confronto superando luoghi comuni e incrostazioni inerziali del passato. Gli interventi, che si avvalgono della più aggiornata documentazione, offrono da varie angolature stimoli ad un nuovo approccio metodologico e nuovi importanti contributi di conoscenza.
    E indispensabile, se si vuol comprendere davvero la storia di un secolo così complesso e controverso come il Novecento, affrontare con rigore e fuori dai calcoli contingenti delle convenienze politiche i problemi interpretativi e conoscitivi che si sono aggrovigliati attorno alla figura e all'opera di Stalin, che degli eventi fondamentali di quel secolo è stato parte essenziale.

    2003; Pagg. 164
    http://www.teti.it/HomePage.asp?IdC=...id_categoria=7

  4. #24
    Lunga vita al Bolscevismo!
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    Citazione Originariamente Scritto da Masherov Visualizza Messaggio
    Un vero thrilling, ma il finale è molto piacevole........
    Tranquillo il sequel è in preparazione, con un finale tutto da scrivere

  5. #25
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    Elleinstein J., Storia del fenomeno staliniano, Roma 1975,editori riunit, forse si trova su ebay o nell'usato.
    a me è sempre inressato più il fenomeno staliniano, della figura di Stalin.
    Myrddin

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Uscirà un libro a settembre di Losurdo su Stalin. Quello di Martens non è che mi piace molto.
    PMLI non se ne parla.
    In russo "Inoi Stalin" di Yuri Zhukov e un'altro di Emelianov, si scaricano da internet ma bisogna almeno avere una infarinatura di russo.

    link?

    Tanto che siamo in tema, mi avete fatto venire in mente una trasmissione della tv russa di un anno fa circa, dove intervistavano i figli dei capi di allora (tra questi c'era anche Svetlana Jozifowna).
    Abitavano al Cremlino, ogni mattina venivano accompagnati alla fermata del bus subito fuori dalla fortezza e con i mezzi pubblici raggiungevano le scuole di quartiere.
    Ve li vedete voi i figli di Berlusconi, D'Alema, Fassino, ecc. sui mezzi pubblici?
    Del resto parliamo di un paese dove quando si lasciava una carica la si lasciava davvero, con tutti i benefici.
    Breznev abitava in un appartamento di 200 mq, Andropov 400, che in quel periodo erano mega-appartamenti.
    E ricordo un ex ministro sovietico e il figlio di Cernenko che vennero a chiedere lavoro da noi. Essere figli di qualcuno non voleva dire che si diventava per forza qualcuno, mentre essere figli di nessuno non precludeva il diventare qualcuno. Almeno fino ad un certo periodo.

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    "Stalin" di Robert Conquest

    Io l'ho letto, è piuttosto spassoso

  8. #28
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    Abitavano al Cremlino, ogni mattina venivano accompagnati alla fermata del bus subito fuori dalla fortezza e con i mezzi pubblici raggiungevano le scuole di quartiere.
    Ve li vedete voi i figli di Berlusconi, D'Alema, Fassino, ecc. sui mezzi pubblici?
    Del resto parliamo di un paese dove quando si lasciava una carica la si lasciava davvero, con tutti i benefici.
    Breznev abitava in un appartamento di 200 mq, Andropov 400, che in quel periodo erano mega-appartamenti.
    E ricordo un ex ministro sovietico e il figlio di Cernenko che vennero a chiedere lavoro da noi. Essere figli di qualcuno non voleva dire che si diventava per forza qualcuno, mentre essere figli di nessuno non precludeva il diventare qualcuno. Almeno fino ad un certo periodo.
    una testimonianza come sempre preziosa che ci consegna - ancora una volta - l'immagine di un Paese civile, di un'altra democrazia, una società non perfetta ma sicuramente diversa dal nostro carrozzone di nani e ballerine..
    ...i nostri politici e gli intellettuali del potere si permettevano pure di bollare i dirigenti sovietici come espressione di una nomenklatura fossilizzata e di burocrazia vecchia..
    che vergogna..
    battiamoci tutti contro questo paese osceno di nani e ballerine, dei "figli di" e degli "amici di"..della corruzione, dei furbetti, dei fascisti

  9. #29
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    Il Cremlino è una vasta cintura fortificata di un colore intenso,una piccola sontuosa città che s'eleva massiccia al centro di Mosca. Nell'interno della spaziosa muraglia svettano torri intonacate in verde e in rosso e vi sono raggruppate antiche chiese con cupole dorate, vecchi palazzi si ergono tra questi, uno nuovo costruito nel XIX secolo da un ricco propietario della famiglia Romanov, e che nelle sue linee architettoniche somiglia a qualche grande albergo.
    In questo complesso di edifici,una specie di esposizione di chiese e di palazzi, accanto appunto a una massiccia costruzione,una piccola casa a tre piani, che non si noterebbe neppure se qualcuno non ve la indicasse:nel passato era adibita ad abitazione dei domestici dello zar. Tre finestre, con tendine di lino bianco:l'appartamento di Stalin.In una piccola anticamera un mantello da soldato appeso a un gancio con su un berretto. Tre camere e una sala da pranzo.Ammobigliamento semplice da albergo di second'ordine. La sala da pranzo è ovale;i pasti vengono preparati da un ristorante. In un paese capitalista un modesto impiegato sdegnerebbe una stanza da pranzo simile e un simile pasto.
    Un ragazzo accudisce alla pulizia. Il figlio anziano di Stalin, Jascheka, dorme su un divano-letto,nella sala da pranzo; il più giovane in una specie di piccola alcova.
    Appena dopo i pasti, Stalin, seduto su una seggiola dietro la finestra, fuma la sua pipa. Indossa sempre un vestito della medesima foggia. Non si tratta di un uniforme vera e propia, ma soltanto di una specie di uniforme, una divisa di soldato,ma resa più semplice: stivali, pantaloni e giubbotto cachi.
    Non lo si è visto mai vestito in un altro modo; soltanto l'estate, in una tela bianca. Il suo stipendio mensile si aggira intorno a qualche centinaio di rubli, uguale cioè al massimo del magro stipendio di un qualsiasi funzionario del partito comunista.


    Stalin di Bardusse.

    Un bel libro ma un pò troppo romantico...

  10. #30
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Predefinito www.angiform.org/chiaia8.html

    AAA ATTENZIONE!!! EMERGENZA

    Il comitato internazionale antiveleni comunica:

    Un potente veleno ideologico è in commercio: si tratta del libro STALIN, distribuito da un importante quotidiano nazionale, considerato di area democratica e perfino di sinistra.
    L’autore è il famigerato Robert Conquest, noto falsificatore della verità storica e per questo avvelenatore delle coscienze e delle menti dei suoi lettori. Ecco alcune note biografiche di questo signore:
    Nel gennaio 1978, David Leigh pubblicò un articolo sul Guardian di Londra nel quale rivelava che Robert Conquest aveva lavorato per il servizio di disinformazione, chiamato ufficialmente Information Research Department (IRD), dei servizi segreti inglesi. Nelle ambasciate inglesi, il responsabile dell’IRD ha il compito di mettere il materiale “truccato” a disposizione dei giornalisti e delle personalità pubbliche. “Robert Conquest era al servizio dell’Information Research Department. Egli ha lavorato per il ministero degli Affari Esteri fino al 1956.” Su proposta dell’IRD, Conquest scrisse un libro sull’Unione Sovietica; un terzo dell’edizione fu comprata da Praeger che pubblica e distribuisce spesso libri su ordine della CIA.
    Nel 1986, Conquest diede un significativo contributo alla campagna di Reagan per mobilitare il popolo americano sul tema di una eventuale occupazione degli Stati Uniti da parte dell’Armata Rossa! Il libro di Conquest si intitola: Que faire quand les Russes arrivent: un manuel de survie. Nel suo libro La Grande Terreur, pubblicato nel 1973, Conquest aveva stimato il numero di morti nel periodo della collettivizzazione [dell’agricoltura in Unione Sovietica, ndr] del 1932-1933 tra i cinque e i sei milioni, la metà dei quali in Ucraina. Esattamente dieci anni dopo, nel corso degli anni di Reagan, con l’aiuto dell’isteria anticomunista, Conquest giudicò opportuno estendere le condizioni della carestia fino al 1937 e far aumentare le sue “stime” a 14 milioni di morti.
    LE FONTI FASCISTE DI CONQUEST
    La parte cruciale, il dodicesimo capitolo di Harvest of Sorrow [pubblicato nel 1986 da University of Alberta Press, ndr.], ha per titolo: “La carestia infuria”. Essa contiene un elenco impressionante di 237 riferimenti.
    Uno sguardo un po’ più attento ci fa notare che più della metà rimanda ad emigrati ucraini di destra. Il libro dei fascisti ucraini Black Deeds of the Kremlin è citato 55 volte!
    Nello stesso capitolo Conquest cita 18 volte il libro The Ninth Circle di Olexa Woropay, pubblicato nel 1953 dal movimento giovanile dell’organizzazione fascista di Stepan Bandiera Beal, che collaborò con la polizia americana e scrisse sulla stampa filonazista di Hearst, è citato da Conquest cinque volte. Conquest cita le interviste del Projet Réfugiés di Harvard, finanziato dalla CIA. Cita il Comitato del Congresso sull’Aggressione Comunista del tempo di McCarthy e inoltre il libro nazista di Ewald Ammende, pubblicato nel 1936. Fa riferimento cinque volte a Eugene Lyons e a William Chamberlain, due uomini che fecero parte del comitato direttivo di Radio Liberty, la stazione radio della CIA. (Citazioni tratte dal capitolo V del libro Stalin. Un altro punto di vista di Ludo Martens. Zambon Editore, 2005)
    Robert Conquest collaborò con la rivista britannica Encounters.
    Irving Kristol, cattedratico della New York University, che si autodefiniva un “neo-conservatore” e che veniva considerato negli ambienti della destra statunitense il “santo protettore della Nuova Destra”, così si esprimeva riguardo alla rivista inglese Encounters : “Penso valga la pena notare che l’unica rivista britannica che, in quel periodo [durante la guerra fredda, ndr.] meritasse di essere letta era stata fondata dalla CIA e gli inglesi dovrebbero essercene dannatamente grati”. (Citazione tratta dal libro La guerra fredda culturale. La CIA e il mondo delle lettere e delle arti di Frances Stonor Saunders. Fazi Editore, 2004)
    ATTENZIONE ---------- Il centro internazionale antiveleni vi ha somministrato alcune pillole di antidoto, cioè di salutare dubbio, che tuttavia non sono sufficienti per liberare la vostra mente dall’effetto del veleno inoculato. Per una efficace cura disintossicante e per dotarvi degli anticorpi preventivi contro tutte le campagne fasciste vi consigliamo la lettura di:
    STALIN: Un altro punto di vista


    Zambon Editore

    Titolo dell’opera originale: Ludo Martens, Un autre regard sur Staline. Éditions EPO
    Traduzione di Susanna Angeleri e Adriana Chiaia
    Introduzione a cura di Adriana Chiaia
    Traslitterazione dei termini russi e glossario di Cristina Carpinelli
    Formato 15x22. 380 pagine. € 19,80 ISBN 88-87826-28-5
    Per le ordinazioni delle librerie:
    C/O il CDA, via Mario Alicata 2f, 40050 Monte San Pietro (Bologna)
    Tel. 051/969312. Fax. 051/969320

    Per le ordinazioni individuali, di circoli, associazioni culturali, ecc.
    C/O Edizioni Achab, via Caroto 2/a, 37131 Verona
    Tel.045/8489196. Fax. 045/8403149 e-mail: info@edizioni-achab.it
    www.edizioni-achab.it
    Questo libro è una sfida lanciata all’intelligenza dei lettori che vogliono sottrarsi al predominio del “pensiero unico” che intossica le menti e ottunde le coscienze. Questo libro è un antidoto contro la propaganda faziosa che cancella e stravolge la memoria storica e falsifica la realtà del passato, così come quella del presente. Il suo autore, Ludo Martens, confuta scientificamente, con un uso puntuale e rigoroso sia delle fonti “occidentali”, sia degli scritti degli oppositori di Stalin, in primo luogo di Trockij, sia di testimonianze per lo più sconosciute al grande pubblico, le menzogne diffuse per decenni sulla costruzione del socialismo in URSS e sul suo principale protagonista, Giuseppe Stalin. Il libro analizza e smentisce in modo inoppugnabile le falsità sui temi prediletti dalla propaganda nazista, riprese durante la guerra fredda dagli USA e dal mondo occidentale e divenute luoghi comuni: il genocidio per fame degli Ucraini, i 12 milioni di morti nei Gulag, il testamento di Lenin, la collettivizzazione dell’agricoltura e l’industrializzazione imposte da un Partito autoritario, il cieco terrore delle “purghe”, la collusione di Stalin con Hitler. Dalla lettura del libro si ricava, in positivo, una convincente ricostruzione storica, veritiera e non agiografica, della prima esperienza socialista, capace di resistere e di vincere la macchina da guerra nazista e che trasformò profondamente, in qualche decennio, un Paese arretrato in una società tra le più avanzate industrialmente e culturalmente: dall’aratro di legno di una società contadina feudale al lancio dello Sputnik nello spazio.
    (informazione a cura di Adriana Chiaia)



 

 
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