Intesa con la Libia: meno clandestini e più petrolio
L'Italia pagherà 5 miliardi di risarcimenti
Berlusconi si scusa per il passato coloniale
BENGASI (30 agosto) - L'Italia chiude definitivamente il passato coloniale in Libia siglando, dopo anni di trattative e tensioni, uno storico accordo con Tripoli.
L'Italia si è impegnata a versere alla Libia cinque miliardi di dollari nei prossimi 25 anni a titolo di risarcimento per il passato coloniale. In particolare l'Italia pagherà 250 milioni di dollari l'anno alla Libia per i prossimi 25 anni sotto forma di investimenti, a partire da una nuova autorada, per voltare pagina rispetto al periodo coloniale. Il "Trattato di amicizia e cooperazione tra Roma e Tripoli", siglato oggi a bengasi dal premier Silvio Berlusconi e dal leader libico Muammar Gheddafi, mette quindi la parola «fine a quaranta anni di malintesi». La cerimonia di firma dell'intesa, dopo l'accordo raggiunto ieri a Roma, si è svolta simbolicamente nell'edificio che ospitava a Bengasi il quartier generale del governo italiano durante l'occupazione coloniale dal 1911 al 1943.
Berlusconi: meno clandestini e più petrolio. «La firma di questo trattato di amicizia, parternariato e cooperazione ha una portata storica e chiude definitivamente la pagina del passato», ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo la firma. «C'è un riconoscimento completo e morale dei danni inflitti alla Libia da parte dell'Italia durante il periodo coloniale», ha continuato il premier, il quale ha anche restituito al Colonnello la "Venere di Circe", statua rinvenuta da archeologi italiani in Libia e trafugata subito dopo l'occupazione coloniale, nel 1913. Grazie all'accordo di amicizia tra Italia e Libia, ha poi sotolineato Berlusconi ai microfoni del Tg3, «avremo meno clandestini e maggiori quantità di gas e petrolio libico, che è della migliore qualità».
«Lascio a voi in questa giornata il mio cuore, felice, veramente felice di essere riuscito a mettere da parte tutto ciò che non era amore», ha affermato ancora Berlusconi nel discorso pronunciato in occasione della firma del Trattato. «Sono felice - ha aggiunto Berlusconi - di guardare verso il futuro con quei sentimenti che soli portano la felicità e il benessere all'uomo, che sono l'amicizia, la fratellanza e l'amore».
Da colonialismo ferite profonde. Il premier ha poi rinnovato oggi in Libia le scuse dell'Italia al popolo libico per l'occupazione coloniale della Cirenaica e della Tripolitania, riconoscendo «le ferite profonde inferte al popolo libico dalla colonizzazione italiana».
Il Cavaliere ringrazia il colonnello. Berlusconi ha quindi rivolto «un ringraziamento affettuoso e cordiale» al leader libico. Il presidente del Consiglio ha sottolineato come il colonnello abbia voluto «fortissimamente arrivare a firmare questo accordo», un'intesa che, ha osservato ancora Berlusconi, «giunge dopo quei momenti tragici e drammatici dell'occupazione italiana del vostro paese». «Colgo questa occasione per dare un pubblico riconoscimento al vostro leader per l'opera che ha saputo svolgere in questi anni portando il vostro popolo alla piena dignità - ha aggiunto ancora Berlusconi rivolgendosi ai libici - e facendo del vostro Paese un protagonista della politica internazionale e, con la sua moderazione, incitare alla moderazione tutti i popoli». Il premier italiano ha detto poi di aver chiesto a Gheddafi di continuare «ad essere promotore di una unione più forte tra tutti i Paesi dell'Africa» perché «soltanto uniti potranno migliorare nel benessere e contare nel mondo alla pari con l'Europa e con gli altri continenti».
Gheddafi: l'Italia si scusa per repressione coloniale. «Questo storico accordo apre le porte per una futura cooperazione e partnership tra l'Italia e la Libia». Così il leader libico ha salutato la firma dell'Accordo di amicizia e cooperazione tra Roma e Tripoli.
«In questo storico documento, l'Italia si scusa per gli eccidi, le distruzioni e la repressione ai danni del popolo libico durante l'occupazione coloniale», ha sottolineato poi Gheddafi. Oggi, ha aggiunto, l'Italia è un Paese amico.
L'autostrada. L'accordo Berlusconi-Gheddafi prevede, in particolare, investimenti italiani in un'autostrada costiera che attraverserà tutta la Libia, dall'Egitto alla Tunisia; la costruzione di alloggi; borse di studio per studenti libici e pensioni di invalidità per quei mutilati vittime delle mine anti-uomo poste dall'Italia sul territorio libico durante il periodo coloniale.
Lotta all'immigrazione clandestina. Altro punto dell'intesa è la cooperazione bilaterale nella lotta contro l'immigrazione clandestina, punto sul quale Roma si attende la piena collaborazione della Libia. Si tratta, in particolare, di attuare l'accordo già firmato nel dicembre 2007 per il pattugliamento congiunto delle coste libiche dalle quali salpano fiumi di migranti verso Lampedusa. «Italia e Libia combatteranno insieme contro i commercianti di schiavi», sottolinea Berlusconi.
Capitolo regali. Al Colonnello, Berlusconi ha regalato un leone con la testa d'argento apribile. All'interno, un calamaio con due penne. «Serviranno per firmare il trattato», ha spiegato il premier. Il leader libico ha invece donato al Cavaliere un abito bianco di lino. Camicia inclusa.
I rimpatriati italiani:
E i beni confiscati da Gheddafi ?
Si dicono increduli e sdegnati i superstiti e gli eredi della ex collettività italiana di Tripoli dopo l'accordo raggiunto tra Italia e Libia. Lo riferisce in una nota l'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia che da 38 anni si batte per ottenere una legge che chiuda il contenzioso per i beni confiscati agli italiani, sempre rinviata "per mancanza di fondi".
"Avrà Berlusconi, di ritorno da Bengasi, un sussulto di dignità, di umanità e di rispetto, riuscendo a dare una risposta personale ai ventimila cittadini italiani che fino ad ora hanno invano reclamato un idoneo stanziamento da parte del loro Governo, a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in violazione di un accordo internazionale?", si chiedono gli italiani rimpatriati. "Berlusconi ci ha dimostrato che quando si vuole, o meglio quando si è costretti, tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi - ha dichiarato Giovanna Ortu, presidente dell'Associazione - ma bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più pesante degli acconti ed è in credito da quasi quarant'anni". "Giustizia dove sei?" ha concluso amaramente Giovanna Ortu.





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