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Discussione: Stranamore

  1. #1
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    Gli Stati Uniti vogliono una guerra importante se non addirittura la guerra. Vogliono come sempre una guerra combattuta quasi interamente da altri che li aiuti a indebolirne la crescita (in particolare quella europea e quella russa), che permetta loro di non farsi scavalcare durante la difficile crisi che attraversano e che, tra riarmi, distruzioni e ricostruzioni, rilanci la macchina dell'economia.

    La Russia si muove molto bene


    La Russia finora si sta muovendo bene; con i muscoli e con il cervello. La stessa piccola Europa chiusa a tenaglia tra servi e aspiranti protagonisti se la sta cavando niente male. A ogni provocazione americana i russi rispondono con toni allo stesso tempo fermi e distensivi. Fanno affidamento sia sugli interessi altrui, in particolare quelli europei, che sulle paure dei guerrafondai. Così da un lato fanno capire a chi li vuole aggredire come stanno le cose: sono partiti con la minaccia di chiusura delle rotte per l'Afghanistan e con quella di espulsione delle basi Nato dall'Asia Centrale, hanno proseguito con l'ipotesi di armare di SS21 la Siria se gli Usa armeranno Polonia e Repubblica Ceca. L'altro ieri l'agenzia Reuter riportava che il generale Nikolaj Patruschev, segretario del consiglio per la sicurezza russa, e Igor Sechin, vice-primo ministro, si sono incontrati con il presidente di Cuba Raul Castro, per ripristinare la tradizionale alleanza tra i due Paesi con una cooperazione a tutto campo, che prevede tra l'altro l'installazione sul territorio cubano di batterie di missili balistici. Subito dopo Putin ha comunicato alla stampa che la Russia estenderà queste relazioni ad altri Paesi ostili agli Stati Uniti. Bastone e carota: di ieri la notizia (non sorprendente per i lettori di Orientamenti & Ricerca) di una proposta di stretta cooperazione russo/tedesca. Insomma Mosca non scherza e ribatte colpo su colpo sicché gli Usa, costantemente neutralizzati, non sono riusciti ad ottenere l'unanimità non solo presso la UE ma neppure in sede Nato.

    Gli Usa inseguono una guerra anche alla cieca


    Al momento si dovrebbe parlare di secca sconfitta del loro piano di guerra. Ma sarà davvero così? Il Pentagono e Wall Street si arrenderanno e ci eviteranno guerre diffuse se non rischi di un conflitto mondiale? Difficile darlo per scontato perché quando c'è volontà di destabilizzazione e si hanno a disposizione le risorse finanziarie e militari, nonché forti elementi di ricatto su economie e classi politiche, se non è da una parte sarà dall'altra ma alla fin fine si riesce ad appiccare il fuoco. Per esempio l'altro giorno alcune agenzie stampa presentavano il seguente comunicato: “Gli Stati Uniti attaccheranno i siti nucleari iraniani nelle prossime settimane. Lo hanno appreso i servizi di intelligence olandesi (AIVD), che sono stati costretti a interrompere una loro operazione per sabotare il programma nucleare iraniano proprio in vista dell'imminente attacco. La notizia è stata diffusa dal quotidiano olandese De Telegraaf, e ripresa dai media israeliani. Secondo il giornale olandese, che cita fonti ben informate, l'operazione dell'AIVD si stava svolgendo con "successo", ma è stata bruscamente interrotta perchè gli obiettivi dell'attacco americano sono connessi all'azione di spionaggio olandese".

    L'Iran o la Georgia, o la Polonia o la Siria o Cuba


    L'Iran, a leggere queste note senza alcuna dietrologia, si aggiungerebbe così alla lista dei pretesti di guerra generalizzata che già include Georgia, Polonia, Siria e Cuba. Una mossa così disperata, chiediamoci, quanto però è credibile? Tra la colonna dei pro e dei contro per gli Usa la lancetta tenderebbe al passivo. Il pericolo nucleare iraniano serve loro per gustificare lo scudo stellare e sarebbe difficile convincere gli europei a dotarsene se le centrali iraniane saranno state spazzate via prima da un raid americano. Inoltre vanno considerate le conseguenze di posizionamento; l'Iran oggi è in buoni rapporti soprattutto con la Cina, che non a caso non sostiene la Russia in Georgia e sta prendendo anche pian piano le distanze dalla coperazione eurasiatica. La Russia poi ha buoni rapporti con un rivale storico importante dell'Iran, l'Arabia Saudita. Un bombardamento rischierebbe di rinsaldare certi rapporti che vanno sfibrandosi, rafforzando proprio i russi, oltre a togliere agli americani un ottimo pretesto per imbrigliare l'Europa. Inoltre renderebbe molto più difficile il progetto caro a Wasp e Tel Aviv di attivazione della pipeline dall'India a Israele attraverso i territori iraniano e turco. Per non parlare delle conseguenze che ne verrebbero nello scacchiere afghano.

    Convergenze e conflittualità


    L'interesse americano sarebbe davvero salvaguardato con quest'azione? Ne dubito. Semmai potrebbe essere accolta bene da ambienti israeliani. E anche qui è da vedere. Non è un mistero che da una trentina di anni in qua, odi, minacce ed insulti a parte, tra i due rivali c'è un interesse comune o quantomeno complementare, ai danni del mondo arabo e delle cause laiche. Tant'è che commerci leciti e illeciti sono fioriti tra i due Paesi e tuttora proseguono; e questo senza contare le alleanze operative nello smembramento dell'Iraq. Non che i due soggetti si amino, essenzialmente si detestano così come avvenne per decenni tra americani e sovietici che però continuarono ad essere complici e a fare affari in comune ai danni di tutti. E' solo quando la comunanza d'interessi diviene inferiore alle cause di rivalità che i sodalizi fattuali si spezzano e che si passa all'antagonismo. Accadde tra Usa e Urss dopo circa settant'anni di cooperazione, accadrà prima o poi tra Tel Aviv e Teheran. Tuttavia non siamo ancora giunti a questo punto benché l'ipotesi di un altro stato nuclearizzato nell'area non possa essere accettato dallo stato ebraico. Perché non si sa mai come evolveranno le cose; magari proprio un governo più “moderato” potrebbe maturare in futuro in Iran un'ostilità tangibile per gli altri estremisti del Libro. Ma tempi e modi d'intervento per contrastarlo sono infiniti e potremmo enumerare diversi generi di sabotaggio, cosa che ovviamente non faremo anche se non è pensabile che il più bellicoso Stato del mondo abbia bisogno di rubarci dei suggerimenti. Fatto sta che, vista la questione cardine di oggi che è quella dei gasdotti e degli oleodotti dall'Asia centrale, non sarebbe cosa troppo sensata spostare gli iraniani nel campo sostanzialmente e non solo verbalmente avverso: potrebbe rivelarsi una mossa suicida. A rigor di logica concluderemmo, quindi, che non ci saranno attacchi in quella direzione; dunque propendo ancora una volta per il no. Del resto questo genere di allarmi non è nuovo; sono anni che escono notizie in tal senso e che riguardano attacchi all'Iran, alla Siria o all'Egitto e in genere non li ho presi sul serio.

    Ora tutto è possibile


    Chi mi abbia seguito sa bene che non vi ho mai dato peso e che ne ho sempre sorriso; eppure oggi rinuncio alla tentazione di cestinare l'ennesimo allarme e lo prendo in considerazione perché per la prima volta sono, sia pur moderatamente, possibilista in quanto la disperazione bellicista potrebbe scaturire persino in un simile escamotage irrazionale pur di trovare un qualsiasi luogo di sfondamento. L'ordine di priorità ovviamente è ben altro, ma se di notte tutti i gatti sono bigi, allora oggi l'Iran vale la Georgia, la Polonia, la Siria, Cuba e chissà quale altro pretesto. Perché l'impressione – tutto sommato assai piacevole - che si ricava da tutta la gestione americana della crisi è proprio quella di mosse dettate dalla disperazione. La guerra preventiva che da dieci anni gli Usa hanno mosso all'Europa, alla Russia e al mondo arabo ha finito con l'indebolire proprio l'influenza americana. Putin e l'Euro, ovvero i frutti diretti o indiretti di Kohl e di Mitterrand, hanno messo il gigante in un angolino e questi ora cerca di colpire all'impazzata.

    In sessantatre anni, a parte la retorica e la propaganda, è solo la seconda volta che siamo a rischio di guerra mondiale. La prima risale al 1962 e si riferisce ad una situazione molto simile a questa; la tensione rischiò di esplodere quando, rispondendo alle installazioni balistiche americane in Turchia, la Russia sovietica armò di missili Cuba. Sta accadendo la medesima cosa, solo che al posto di Ankara c'è Varsavia e che la Russia non è più comunista e, soprattutto, (ma forse si potrebbe dire: proprio per questo) non dipende più dalle banche americane. Il che rende gli Usa più furiosi e, altra differenza rispetto ad allora, oggi ad essi la guerra fa comodo e quindi possono scatenarla. Non è ancora l'esito più probabile della loro libido incendiaria ma è ben possibile; possono farla divampare ovunque, con qualunque pretesto. Il guaio, ricordiamocelo sempre, è che noi, non ancora mondati dalla nostra vergogna settembrina di sessantacinque anni fa, ci troviamo ad essere legati per trattato di vassallaggio ai guerrafondai e quindi, a rigor di logica, se e quando la scatenessaro dovremmo andare a combattere per loro e ai loro ordini una guerra che essi muovono proprio contro di noi, per impedirci di rimetterci in piedi. Siamo prigionieri di questo ignobile paradosso dal quale alcuni hanno tentato di gettare le premesse per tirarci fuori: Anfuso, Gronchi, Mattei, Craxi. Ma ci siamo ancora dentro, col cappio al collo e il fango che c'insozza dal basso. Dio stramaledica i Savoia e tutti i loro compagni di merenda e di prostituzione!

    Gabriele Adinolfi

  2. #2
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  3. #3
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    Non è solo questione di vassallaggio a causa di un trattato;troppo semplice. La questione è più complessa, Adinolfi lo sa benissimo e conosce perfettamente la realtà finanziaria italiana ed europea. A parlare solo di vassallaggio si rischiano ipocrisie di fondo, o più semplicemente, si rischia di esaltare piccole manie personali (terzismo berlusconiano) come grandi elementi di risveglio indipendentista. Al contrario, dico che non è cambiato nulla, da un lato si chiamava atlantismo, oggi si chiama mutuo-subprime, dall'altro stalinismo, oggi gazprom. Possiamo fare i giri di parole che ci servono di più, applaudire Putin perchè si avvicina ad una visione "normale" della politica, sono d'accordo, ma resta il fatto che l'Europa e le sue espressioni nazionali non hanno da quasi un secolo nè stati, nè moneta, nè esercito, nè un'economia di massa in grado di reggere tensioni geopolitiche di qualsivoglia specie. Il Berluska potrà essere amico di tutti, dal libico al cosacco, ma lui comanda l'italia...un paese che non conta una beneamata mazza...

  4. #4
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    Inizia a delinearsi uno scenario ben più complesso di quello di un unipolarismo americano o di un bipolarismo NATO-SCO. La realpolitik dei vari soggetti in campo rende gli schieramenti molto più fluidi. Staremo a vedere se l'Europa saprà davvero acquisire una posizione autonoma, trasformandosi da pedina mossa da altri a potenza capace di far valere tutto il suo peso economico, politico e militare sullo scacchiere internazionale. Le possibilità, rappresentata dalla cooperazione Euro-Russa, di un ritorno alla completa indipendenza esiste ed è concreta, certo è che gli attuali padroni d'oltreoceano cercheranno di imperirlo in ogni modo.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthos Visualizza Messaggio
    Non è solo questione di vassallaggio a causa di un trattato;troppo semplice. La questione è più complessa, Adinolfi lo sa benissimo e conosce perfettamente la realtà finanziaria italiana ed europea. A parlare solo di vassallaggio si rischiano ipocrisie di fondo, o più semplicemente, si rischia di esaltare piccole manie personali (terzismo berlusconiano) come grandi elementi di risveglio indipendentista. Al contrario, dico che non è cambiato nulla, da un lato si chiamava atlantismo, oggi si chiama mutuo-subprime, dall'altro stalinismo, oggi gazprom. Possiamo fare i giri di parole che ci servono di più, applaudire Putin perchè si avvicina ad una visione "normale" della politica, sono d'accordo, ma resta il fatto che l'Europa e le sue espressioni nazionali non hanno da quasi un secolo nè stati, nè moneta, nè esercito, nè un'economia di massa in grado di reggere tensioni geopolitiche di qualsivoglia specie. Il Berluska potrà essere amico di tutti, dal libico al cosacco, ma lui comanda l'italia...un paese che non conta una beneamata mazza...
    Invece non è così complessa. Gli interessi finanziari sono abbastanza intrecciati (e appunto non sono necessariamente antirussi); esistono poi nazioni europee che hanno una forte impronta occidentale e che non sono obbligate, però, a combattere contro se stesse da alcun trattato servile. E' il caso della Francia che uscì dalla Nato nel 1964 e che, se non ce la riporta Sarkozy, non si troverà costretta a combattere per forza per chi ne vuol limitare l'autonomia.


    Poi gli altri argomenti trattati sono, questi sì, davvero complessi.
    Andiamo dalla constatazione del capitalismo diffuso a quello della fragilità europea; su ambo le cose concordiamo. Probabilmente non concordiamo sull'analisi di quello che si verifica nel periodo del cambiamento e sulle modifiche di necessità che si stanno imponendo alla stessa Europa. Io, che non sposo tizio o caio ma che m'interesso a quello che ingenera modifiche, nell'illusione che qualcuno cerchi di approfittarne magari anche in chiave ridotta, vedo bene la situazione che si è venuta a creare. Certo fintanto che non si addiverrà ad un minimo di nazionalismo e sovranismo europeo i risultati saranno comunque modesti.
    In quanto all'Italia, essa conta poco ma neppure zero; specialmente da quando (sempre in ottica, e se vogliamo per merito, mercantile) ha iniziato a riaffacciarsi ad est e a sud (come ai tempi di Mussolini; parlo, ovviamente delle direttrici e non dei contenuti) e questo ha un suo peso.
    Lo aveva persino quando si affacciava solo a sud ai tempi dc-psi prima che inglesi e israeliani ci spazzassero via.

  6. #6
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  7. #7
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    Adinolfi sull'Iran è sempre lo stesso delirio.

    La verità è che il primo nemico degli USA è la terza borsa petrolifera in euro a Teheran, che rischia di distruggere l'egemonia mondiale del dollaro e degli Stati Uniti, di cui Adinolfi non sembra parlare molto, altro che riconciliazione con Washington e Tel Aviv.

    I rapporti tra la Russia e l'Iran e i suoi satelliti (l'alawita Assad, Hezbollah e Hamas) sono decisivi, e incisivi, tanto che i musulmani georgiani e del Caucaso hanno solidarizzato con Putin contro Saakashvili.

    In Europa, che tanto sta a cuore ai neofascisti, la Russia non ha sbocchi e sostenitori rilevanti come nel mondo arabo, musulmano e in Cina.

    Adinolfi in definitiva non fa altro che inutile e inconsistente dietrologia strumentalizzando la prima reazione pragmatica dei cinesi su Ossezia e Abkhazia, poi tradottasi in un concreto sostegno alla Russia attaccata a tutto spiano in "occidente", e naturalmente alla solita storia dell'inesistente asse tra Teheran e Tel Aviv, quando la realtà è che grazie all'Iran e all'Iran soltanto l'entità sionista non è mai stata a rischio e contestata a livello generale come adesso, e anche la storia dell'Iraq viene semplificata e distorta, in realtà infatti il sostegno dell'Iran agli sciiti iracheni si è tradotto al meglio in governo che chiede il ritiro delle forze di occupazione, che ha sgominato il progetto sionista-americano di imporre all'Iraq una dirigenza politica occidentalista e filo-israeliana.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    l'Iran oggi è in buoni rapporti soprattutto con la Cina, che non a caso non sostiene la Russia in Georgia e sta prendendo anche pian piano le distanze dalla coperazione eurasiatica. La Russia poi ha buoni rapporti con un rivale storico importante dell'Iran, l'Arabia Saudita. Un bombardamento rischierebbe di rinsaldare certi rapporti che vanno sfibrandosi, rafforzando proprio i russi, oltre a togliere agli americani un ottimo pretesto per imbrigliare l'Europa. Inoltre renderebbe molto più difficile il progetto caro a Wasp e Tel Aviv di attivazione della pipeline dall'India a Israele attraverso i territori iraniano e turco. Per non parlare delle conseguenze che ne verrebbero nello scacchiere afghano.
    Ah ah ah ah!

    Ma spero proprio che solo i vari neofascistelli credano a questi racconti di Adinolfi.
    L'Iran ha relazioni molto più importanti proprio con la Russia, partendo dal nucleare, che con la Cina.
    La guerra in Georgia scatenata dagli americani contro l'intesa russo-iraniana per la sicurezza e la stabilità nel Mar Caspio è una tappa decisiva proprio per l'invasione dell'Iran e l'attivazione di queste pipeline India-Israele.

    Adinolfi: la geopolitica fantasiosa raccontata ai bambini, come mai ieri quando si scontravano USA e URSS stava con "la Rivoluzione Sacra" di Khomeyni e ora che il nemico globale è l'Islam il "ripensamento" filo-socialista laico nazionale arabo?

    Qualcuno disse "neofascismo atlantico di servizio": allontanare la Russia dalla Cina e dal mondo islamico per lavorare cripticamente per "salvare" la Russia da una politica eurasiatista anti-Nato, si spera in fine ultimo nella neutralizzazione del "pericolo russo" attraverso una intesa con la Nato mentre l'ostilità si concentrerà solo su Iran e Cina.

  9. #9
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    povero...ha litigato con alcuni amici iraniani...è sotto shock!

  10. #10
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    L'asso iraniano. La Russia può acquisire il controllo del Golfo Persico:::: 3 Settembre 2008 :::: 96 T.U. :::: Analisi :::: Radžab SafarovL'asso iraniano.
    La Russia può acquisire il controllo del Golfo Persico
    di Radžab Safarov*



    Il riconoscimento dell'indipendenza dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud da parte della Russia è un passo tempestivo mirato a difendere queste repubbliche da una nuova aggressione georgiana. Tuttavia, tenendo conto dei piani degli Stati Uniti per favorire l'ingresso in tempi brevi della Georgia e dell'Ucraina nel blocco politico-militare, la situazione ai confini della Russia rimane allarmante. Ma nello stesso tempo Mosca ha a disposizione molte possibilità per per controbilanciare in modo equilibrato i piani ostili degli Stati Uniti e della NATO in generale. In particolare la Russia può contare sui quei paesi che si oppongono concretamente all'espansione degli Stati Uniti e dei loro paesi satelliti. Solo un impegno collettivo può contribuire a creare una situazione che riesca se non a escludere almeno a ridurre il rischio che la “guerra fredda” si trasformi in conflitti locali e globali.

    Per esempio Mosca potrebbe rafforzare i suoi legami tecnico-militari con la Siria, avviare colloqui per ristabilire la propria presenza militare a Cuba. Ma il passo più serio, così temuto da Stati Uniti e soprattutto Israele (a proposito, Israele ha fornito armi alla Georgia), potrebbe essere l'eventuale revisione della politica estera russa nei confronti dell'Iran. Un'alleanza strategica, che presupporrebbe la firma di un nuovo trattato politico-militare su vasta scale con l'Iran, potrebbe cambiare l'intero quadro geopolitico del mondo contemporaneo.

    Nuovi rapporti d'alleanza possono portare al posizionamento di almeno due basi militari in regioni strategiche dell'Iran. Una potrebbe essere collocata nel nord del paese, nella provincia iraniana dell'Azerbaigian Orientale, e l'altra a sud, sull'Isola di Qeshm nel Golfo Persico. Grazie alla base nell'Azerbaigian Orientale, la Russia sarebbe in grado di sorvegliare le attività nella Repubblica dell'Azerbaigian, in Georgia e in Turchia e condividere queste informazioni con l'Iran.

    La creazione di una base militare sull'Isola di Qeshm permetterebbe alla Russia di controllare le attività della NATO e degli Stati Uniti nella zona del Golfo Persico, in Iraq e in altri Stati Arabi. Per mezzo di speciali strumentazioni la Russia potrebbe efficacemente determinare chi percorre in entrata o in uscita dall'Oceano Pacifico le anguste acque dello Stretto di Hormuz, da dove viene e quale carico ha a bordo.

    Per la prima volta la Russia avrà la possibilità di fermare imbarcazioni sospette per ispezionarne il carico, come cinicamente fanno gli americani in quella zona da molti decenni. In cambio del posizionamento delle sue basi militari, la Russia potrebbe aiutare gli iraniani a dispiegare sistemi di difesa aerea e difesa anti-missile lungo i loro confini. Teheran, per esempio, ha bisogno del moderno sistema missilistico di fabbricazione russa S-400.

    La leadership iraniana segue con attenzione le notizie secondo cui il governo georgiano con una risoluzione segreta avrebbe dato agli Stati Uniti e a Israele carta bianca per l'uso, in caso di necessità, del territorio georgiano e delle basi militari locali per condurre attacchi missilistici e bombardamenti contro bersagli iraniani. Un altro paese vicino, la Turchia, non è solo un membro della NATO ma anche un potente antagonista regionale e un rivale economico dell'Iran. Inoltre la Repubblica dell'Azerbaigian è diventata un cruciale partner dell'Occidente per il trasporto delle risorse energetiche dal Caspio verso i mercati mondiali. Gli iraniani sono preoccupati anche per i progetti di Baku di concedere ai capitali occidentali (soprattutto americani) l'accesso al cosiddetto settore azero del Mar Caspio, gravido di nuovi conflitti perché lo status giuridico del Mar Caspio non è stato ancora definito.

    La Russia e l'Iran possono anche accelerare il processo di creazione di un cartello dei principali produttori di gas, che i giornalisti già chiamano “OPEC del gas”. In termini di riserve di gas naturali mondiali la Russia è al primo posto, l'Iran al secondo. Insieme possiedono più del 60% dei giacimenti di gas mondiali. Dunque anche una minima coordinazione nell'elaborazione della politica del prezzo unico potrebbe costringere metà pianeta, o almeno praticamente tutta l'Europa, a moderare le proprie ambizioni e a trattare gli esportatori di gas in modo più amichevole.

    Muovendosi a livello di rapporti di alleanza la Russia può sviluppare la cooperazione con l'Iran praticamente in tutti i settori, compreso quello dell'energia nucleare. La Russia può guadagnare decine di miliardi di dollari solo con la costruzione di impianti nucleari in Iran. Teheran può ricevere dalla Russia un aiuto non solo economico ma anche politico nello sviluppo del proprio settore dell'energia atomica.

    Oltre a ciò, in vista dell'imminente disgregamento della CSI, dalla quale la Georgia è già uscita, la Russia potrebbe accelerare il processo di ammissione dell'Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO, Gruppo di Shanghai) come membro a tutti gli effetti. Accettando l'Iran, uno dei paesi chiave del mondo islamico, l'organizzazione potrebbe cambiare in modo fondamentale, in termini di potenzialità e di ruolo regionale. E l'Iran, come membro della SCO, si troverà sotto l'ombrello collettivo di questa organizzazione nonché sotto la protezione di stati nucleari come la Russia e la Cina. Questo getterà le basi per un potente asse Russia-Iran-Cina, la cui creazione tanto spaventa gli Stati Uniti e i loro alleati.


    *Radžab Safarov è Direttore del Centro Russo per gli Studi Iraniani
    http://www.eurasia-rivista.org/cogit...KNnulEpT.shtml

    Articolo originale pubblicato il 28 agosto 2008

    Traduzione di Manuela Vittorelli

 

 
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