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Io sono senz'altro favorevole ad una religione di Stato, altro che laicità dei miei stivali (cujus regio ejus et religio..)
Diciamo che l'abolizione della religione di Stato ha costretto i cattolici ad esporre nelle debite sedi, con linguaggio "laico" tutte le loro buone ragioni, senza invocare il loro credo. E' possibilissimo, ma è una fatica immane...Certo, diventiamo tutti esperti ad esercitare la santa pazienza, ma almeno servisse a qualcosa...
La signora che ha denunciato lo scultore del Gesù blasfemo..chi volete che la ascolti oggi? La Corte dell'Aja? Dirà che è arte...
Tempo fa discutendo con un forumista polemico (non polemiko) gli spiegai per filo e per segno perché il ddl Bindi-Pollastrini era una civilmente e civicamente contrario alla logica (lasciando stare il giudizio sulle unioni omosessuali in sé), ma ho dovuto scrivere 2 pagine...
Da credente è faticoso, ma possibile: se una cosa è contraria al cattolicesimo, essendo contraria al diritto naturale, si può star sicuri che l'esercizio va a buon fine. Però è un'odissea...
Adesso i comuni si sfondano di multe per eccesso di velocità...quando c'era il reato di bestemmia bastava piazzarsi di fronte a un bar e appena uno la sparava, zac! scrivi..quello la ridice? e tu riscrivi...Vuoi mettere? Semplice ed edificante.
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Dato che lo Stato comprende sia i credenti sia i non credenti è ovvio che deve essere indipendente con lo stesso rispetto per i fedeli e per i non fedeli. Per garantire uguali diritti e doveri ai cittadini a prescindere dal loro credo.
Citazione:
ma con la religione cattolica come religione di stato...
giusto?
No
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Stato Laico.
Lo Stato siamo noi; se i nostri principi etici saranno buoni le leggi che andremo a proporre una volta che ne ne avremo il mandato saranno buone altrimenti non aspettiamoci che qualcun altro faccia il lavoro per noi.
In altre parole noi pensiamo di cavarcela dicendo che si devono proporre leggi moralmente ed eticamente valide (ma che, sotto sotto - e neanche tanto - nessuno vuole perchè non c'è una forte coscienza morale che le sostiene) ma ,in realtà, è un buon modo per mettersi a posto la coscienza e pensare di risparmiarsi la fatica di insegnare ai nostri figli i valori veri della vita. Se fossimo ben saldi nei nostri pricipi di certe leggi non sapremmo neppure che esistono.
Morthy:-01#44
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penso di concordare con simplicio...e soprattutto, con al laicità (quella vera) si evita anche che l'uaar diventi religione di stato....penso che la forma laica (non laicista, ne tantmeno ateista) sia una buona forma di stato..
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l'uaar, che io non sopporto, ha lo stesso diritto ad esistere dell'opus dei...
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e mica ho detto che l'uaar debba essere abolita (anche se a volte non sarebbe male come idea:D)....rimanod al post 14...pax et bonum:)!
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Io conosco solo l'essere laico (= il non far parte del clero). La laicità è uno stato, una condizione, non una filosofia. Quando vi dicono che la laicità va bene e il laicismo no, vi stanno ingannando. Sono la stessa cosa, cioè un'invenzione. Quali sarebbero i principi di questa "laicità"? Per sommi capi qualcuno me li vuole indicare?
lai|ci|tà
s.f.inv.
CO l’essere laico; l’essere ispirato al laicismo: sostenere la l. della scuola pubblica, dello stato
allora vado a vedere che significa laicismo...
lai|cì|smo
s.m.
CO
1 corrente di pensiero che rivendica l’autonomia dello stato dall’autorità ecclesiastica sul piano politico, sociale e culturale
2 estens., atteggiamento di chi è laico, di chi intende essere consapevolmente indipendente da scelte aprioristiche e da dogmi religiosi, etici, ideologici, ecc.
www.demauroparavia.it
Per me "l'autonomia dello stato dall'autorità ecclesiastica sul piano [...] sociale e culturale" è un disvalore, non è un valore aggiunto
Se sei un laicista sei un fautore della laicità dello stato. C'est la meme chose.
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quindi se una persona vuole uccidere il proprio figlio(aborto)siccome lo stato è libero dalla religione ha il diritto di farlo...:rolleyes:
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mi fa paura questo modo di pensare...
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Ricordo che per il delitto di aborto è prevista, ad oggi, la scomunica latae sententiae - cioè, senza pronunciare nulla, per il semplice averlo commesso - (se non ci si pente con la riconciliazione). Anche per i laici. Scomunica: impossibilità di accedere ai sacramenti.