Non so se già postato. Nel qual caso mi scuso in anticipo. Dal manifesto, 6 settembre.

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Il maobadi AL GOVERNO COME COSTRUIRE LA DEMOCRAZIA PARLA IL PREMIER PRACHANDA
Pushpa Kamal Dahal, alias Prachanda, è il primo ministro (eletto) del Nepal. Era il leader ribelle: «La guerra non è stata una nostra scelta». Il processo di pace ora è la priorità, dice, insieme a una costituzione. E allo sviluppo
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Per il Nepal è una data storica: il 18 agosto, oltre quattro mesi dopo che il Partito Comunista del Nepal (Maoista) conquistasse la maggioranza dei voti all'Assemblea Costituente, il vecchio leader maoista Pushpa Kamal Dahal (alias «Prachanda») ha ricevuto il formale incarico di primo ministro della Repubblica Federale Democratica del Nepal. Solo due anni fa sarebbe stato impensabile: il dirigente maobadi (maoista), leader di un movimento di lotta armata, è ora il capo del governo di una nazione trasformata da monarchia a repubblica. Dahal guiderà un governo di coalizione insieme al Partito comunista del Nepal (Unione marxista-leninista, Uml) e dal Forum Madheshi Janaadhikar (Madheshi People's Rights Forum). Il partito del Congresso del Nepal, già al potere, siederà all'opposizione. Poco dopo la nomina il primo ministro Dahal ha rilasciato un'intervista a Himal Khabarpatrika , quindicinale di Kathmandu: la prima da capo del governo.
Come è riuscito a raggiungere il consenso per formare il governo?
Creare il consenso fra le parti ha richiesto uno sforzo notevole. Ma siamo dell'opinione che nonostante tutto potremo ottenere il consenso che ci permetterà di governare. Condividiamo una serie di trasformazioni sociali ed economiche con l'Uml, e concordiamo con il Forum sulla formazione della repubblica federale [il Madhes è una regione nella piana sud-orientale del Terai, dove negli ultimi due anni si sono registrate violente proteste separatiste, ndr ]. Il consenso tra i tre partiti avrà per conclusione logica il processo di pace, e assicurerà la presenza di due terzi della maggioranza nella stesura della costituzione. Come possono i sostenitori del principio «un Madhes, uno stato» lavorare insieme a quanti vi si oppongono?
Abbiamo un accordo con i partiti proMadhes in merito alle regioni autonome e al federalismo. E abbiamo chiarito che l'idea di «un Madhes uno stato», cioè di istituire stati separati, non è pensabile. Ci saranno sempre province autonome nel Madhes, o Terai, per motivi linguistici, culturali e geografici.
Si può pensare di elaborare una nuova costituzione con il Congresso del Nepal fuori dal governo?
Il Congresso insiste col sostenere di essere stato deliberatamente messo fuori dal governo, ma non è vero. Noi ci siamo impegnati fortemente e a lungo per formare una coalizione con il Nc. (...) Il Congresso però ha chiarito di non avere alcuna aspirazione a far parte di un governo guidato da un maoista. Sono rimasto sconcertato, ma ho capito che il Ministro della Difesa non era mai stato il vero problema (durante il negoziato sui portafogli ministeriali).
Dunque è cominciata la polarizzazione politica?
La polarizzazione ha avuto inizio quando siamo passati da un sistema politico basato sul consenso a un sistema maggioritario (con l'emendamento della costituzione ad interim successivo alle elezioni). Comunque, eviteremo qualsiasi polarizzazione che metta in forse le nostre priorità, cioè scrivere la costituzione e assicurare una pace a lungo termine.
Come si può trovare un accordo nella stesura della costituzione, se abbiamo un partito che governa e un'opposizione?
Cercheremo il consenso. Al Congresso del Nepal abbiamo comunicato che riteniamo di doverci muovere con cautela, poiché la costituzione va stilata al più presto. Speriamo che il Congresso possa convincersi a unirsi al governo. Mi sforzerò di far entrare tutti nel governo, così che potremo cominciare a pensare in un modo nuovo.
Ci parli delle priorità del nuovo governo.
Innanzi tutto il processo di pace. Siamo d'accordo sull'integrazione [degli ex guerriglieri] nelle forze armate nell'arco di tre-sei mesi. Poi, dovremo stilare la costituzione. Infine, occorrerà risollevare la popolazione. L'assenza di un governo nei quattro mesi passati ha causato una crescita della criminalità e messo a rischio pace e sicurezza.
Questi sono i problemi più impellenti. Come pensate di mantenere le promesse fatte durante le elezioni?
Abbiamo presentato un programma elettorale che vede piani a lungo termine di 10, 20, 40 anni. Nei prossimi due anni, finché l'attenzione sarà sulla costituzione, non saremo in grado di fare molto. Ma cominceremo da subito ad aiutare la nostra gente e a realizzare sul lungo termine i progetti di infrastrutture. Per farle un esempio, organizzeremo un team che sotto la guida del primo ministro si occuperà di investimenti a livello territoriale ed extra territoriale. La popolazione ci darà fiducia se saremo in grado di definire norme costituzionali adeguate e se sapremo convincerla che qualcosa di positivo si affaccia all'orizzonte.
Le Forze armate nepalesi sembrano inquiete di fronte a un governo guidato da un Maoista. Come gestirete i loro timori riguardo all'integrazione?

Il nostro obiettivo è un progetto di pace a lungo termine, e anche le Forze armate non vogliono che scorra più sangue fra la gente del Nepal. Non vedo per quale motivo i militari dovrebbero sentirsi turbati per il capovolgimento degli eventi che hanno voluto noi alla guida del governo. In effetti penso che saranno felici se si raggiungerà una pace duratura e se le forze armate riacquisteranno forza grazie al nuovo governo. Noi lavoreremo per migliorare la loro sicurezza e perfezionare i loro strumenti. Le accuse che ci vedono intenzionati a entrare e distruggere tutto sono false. Sarà di certo più facile stabilire le condizioni dell'«Accordo di pace globale» con una leadership maoista piuttosto che con qualcuno che non capisce il problema.
Come intendete agire riguardo all'integrazione delle forze armate?
Il principio di base dell'integrazione è l'Accordo di pace globale. Poi c'è la costituzione ad interim, che ha aperto la strada. Il terzo presupposto base sarà la formazione di un comitato che analizzi a fondo il problema, includendo i partiti politici. Noi discuteremo la questione in sede istituzionale per risolverla nel modo più semplice e trasparente. Non penso che le Forze armate debbano preoccuparsi, perché la decisione verrà presa con il consenso di una commissione composta da tutti partiti. Continuerete a utilizzare i guerriglieri maoisti per la vostra sicurezza? Al momento abbiamo un team che comprende la polizia e i membri del Pla (l'esercito di liberazione popolare, braccio armato del Partito maoista, ndr ) controllato dall'Unmin, la Missione delle Nazioni unite in Nepal. Anche in futuro, a seconda delle necessità, potremmo continuare con una simile soluzione. Ma dopo l'integrazione e la riabilitazione dell'esercito si potrebbe pensare a una soluzione che veda le forze armate sotto un unico comando e controllo.
C'è stato un cambiamento nell'ideologia maoista, dopo la scelta della violenza come strumento per raggiungere il potere politico

La trasformazione politica in Nepal è stata davvero singolare, ed è da studiare. E' rara una situazione dove coloro che appena due anni prima erano in guerra sono eletti dal popolo per guidare il governo. Guardando le cose con lungimiranza, il mondo trarrà notevole giovamento dalle nostre conquiste. Noi siamo orgogliosi che la guerriglia del popolo abbia creato uno scenario politico fuori dal comune. Ma si ricordi anche che la guerra non è stata una nostra scelta; piuttosto, è stata una costrizione. Oggi c'è una situazione politica nuova, e noi siamo concentrati a guidare la società attraverso i sentieri della pace.
I maoisti annunceranno ufficialmente che la violenza è finita?
Questa è una faccenda assai spinosa. E' quello che ci chiedono le tante persone che praticano la violenza sotto le mentite spoglie della democrazia. Non si può parlare di violenza in termini assoluti e solo un pazzo direbbe che sarà sempre contrario all'uso della violenza. Così come sarebbe pazzo e irragionevole dichiararsi favorevoli per sempre alla violenza. Si è favorevoli o contrari a seconda della situazione. Se un esercito straniero attaccasse il Nepal, saremmo tutti quanti favorevoli alla violenza. Provare a farci dire che non useremo mai la violenza è un modo per intrappolarci. La violenza non è stata mai una nostra scelta nel passato, e non lo è neanche oggi.
Con lei al governo, possiamo dire che i maoisti hanno conquistato il potere o la cosa deve ancora realizzarsi?
Ognuno che abbia profondi ideali politici spera di ottenere il potere, la differenza sta in nome di chi e con quale mezzo lo persegue. Per quanto è possibile ogni partito cerca di ottenerlo attraverso un'ideologia di pace. Nessuno si ostina a uccidere nessuno. Ma se la situazione lo richiede si è costretti a prendere le armi e a marciare. La storia del Nepal conta dieci anni di Rivoluzione, oltre i sessanta di lotta armata e pacifica. Ci sono voluti circa settantacinque anni di guerra per abolire la monarchia e fare del Nepal una repubblica federale. Per questo motivo nutriamo la speranza che il popolo nepalese non debba di nuovo imbracciare le armi per conquistare il potere.
Le previsioni la davano come futuro presidente del Nepal: Cosa prova a essere invece primo ministro?
Il partito ha portato avanti l'idea di un presidente che si dedicasse al problema della riorganizzazione dello stato. L'intento era anche di approfondire il nostro impegno nel trasformare il Nepal in una repubblica. Ma considerato il tipo di giudizio espresso dal popolo, noi non eravamo nella posizione di fare qualsiasi cosa volessimo. Di conseguenza, il partito ha ritenuto più opportuno proporre la mia candidatura per il ruolo di primo ministro. La decisione del partito è più importante dei miei sentimenti personali.

Per gentile concessione di Himal Southasian (www.himalmag.com)
Traduzione di Silvana Pedrini