
Originariamente Scritto da
Palvesario
No, proprio il contrario. Io faccio un discorso molto semplice: distinguo il volere popolare tibetano da quello di una componente della vecchia classe dirigente spodestata dagli eventi.
Il popolo tibetano è diviso, non è un monoblocco pro qualcosa. Una considerevole parte se ne fotte del Tibet tradizionale, vuole mangiare, accesso sanitario e, possibilmente, un lavoro dignitoso. Sono i figli di pastori nomadi e seminomadi che hanno visto che errare per le montagne è un rusco pazzesco e si vive di merda. Vogliono altro. E' ideologico? Non so, parlando con mio padre che ha fatto lo stesso tragitto da un paesino agro-pastorale dell'entroterra siciliano verso Torino, mi pare che l'ideologia conti poco. Proprio poco. Conta la pagnotta.
Poi cosa abbiamo? Abbiamo un blocco che invece è espulso dal mercato del lavoro perché i cinesi fanno le cose meglio a minor costo. Sono i commercianti locali che prima facevano affari d'oro perché erano gli unici a disporre di una tecnologia (primitiva) utile localmente. Ora, a me piacciono molto i mestieri tradizionali, però se sono fuori dal mercato, lo sono per le condizioni storiche. Non mi pare che nessuno si sia lamentato se il mestiere tradizionale di molte famiglie Rom (il lavoro dei metalli, riparazione piccoli utensili e pentolame) sia uscito di mercato e che quindi ora questi finiscano per rubare perché non hanno lavori alternativi e non sanno fare un cazzo di niente. In Tibet è uguale: quelli che si sono trovati senza mercato non sanno fare un cazzo di altro, per questo hanno preso d'assalto i negozi cinesi.
Questi soggetti trovano un referente politico nei monaci Tibetani che, di fatto, propugnano non una dimensione teologico-spirituale e altre cose bellissime (che mi leggo e mi interessano), bensì un ritorno alla tradizionale visione tripartita della loro società orientale: loro comandano e pregano, i commercianti scambiano, e tutti gi altri ruscano e producono per mantenere loro, i preti-re e i commerci dei mercanti. Beh, se questa è la visione "spirituale" della faccenda, io sono con chi li cannoneggia alla grande.
Sullo sviluppo cinese un piccolo appunto con domandina: se lo Stato fornisse un fondo speciale per lo sviluppo a chi va in Sardegna a portare sviluppo con le proprie imprese, tu ci andresti o avresti delle remore etiche a farlo? Giusto per capire.