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Discussione: Senza pudore

  1. #1
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    Senza pudore

    Senza pudore

    di GIORGIO BOCCA


    GIORNALI e televisioni si occupano di una questione storica inventata, forse a scopi elettorali, dal sindaco di Roma Alemanno: se il fascismo sia condannabile in toto o da dividere in due tempi. Quello del regime modernizzatore del paese, entrato nel novero delle potenze coloniali con il consenso della maggioranza degli italiani. E quello del crepuscolo che per allinearsi con il nazismo hitleriano promulga le leggi razziali e resta fedele all'alleanza con Hitler fino alla disfatta. Diciamo una distinzione incomprensibile da parte del suo autore, il sindaco di Roma Alemanno, e del suo stretto parente Rauti, che hanno militato proprio in quel neofascismo che raccoglieva l'eredità del Mussolini filonazista, del Mussolini del male assoluto.

    È vero, come dice Alemanno, che il fascismo nel corso della sua storia breve ma intensa è stato anche altro dalla politica razziale, anzi, spesso il suo contrario, dallo schieramento militare contro l'occupazione nazista dell'Austria, alla protezione che l'esercito italiano assicurò ai perseguitati ebrei in tutti i territori occupati, come ben sanno i piemontesi che dopo l'armistizio videro arrivare dalla Francia migliaia di ebrei al seguito della IV armata. La storia è già di per sé un via vai confuso che si presta alle più varie revisioni e confutazioni, ma non rendiamola più complicata di quanto già sia.

    Dividere il fascismo tra imperialismo normale, accettabile storicamente, e regime del male assoluto da rifiutare in toto, andando in visita con lo zucchetto ebraico in testa al sacrario di Gerusalemme, è un'operazione politica anguillesca, che solo dei politici di normale cinismo possono praticare. Non sappiamo che cosa si riprometta di ricavarne il sindaco neofascista di Roma. Forse di far credere ai suoi elettori l'impossibile, cioè di separare il fascismo dal suo Duce. Ma si tratta di un'operazione, non solo storicamente infondata, ma politicamente rischiosa, si tratta di far passare a un tempo la tesi di un Mussolini antisemita favorevole alla Soluzione Finale, ma di mascherare la cosa certamente peggiore del suo opportunismo, del fatto cioè che era disposto ad avallare la strage degli innocenti per stare dalla parte del più forte. Un opportunismo confermato dai documenti storici che non giova certo al neofascismo.


    La testimonianza del ministro degli esteri e parente di Mussolini Galeazzo Ciano è chiarissima: "Egli (Mussolini) ritiene ormai stabilita l'egemonia prussiana in Europa. È di avviso che una coalizione di tutte le altre potenze, noi compresi, potrebbe frenare l'espansione germanica, ma non respingerla, non fermarla". E aggiunge: "La sua non è una valutazione scientifica delle forze in campo, non considera un intervento anglo-francese-sovietico, che potrebbe in poche ore schiacciare la Germania rinata dalle ceneri di Compiègne. La sua è una convinzione politica e mitica, che affascina anche coloro che per scienza e professione dovrebbero conoscere i veri rapporti di forze".

    Siamo all'irruzione dell'irrazionale nella storia. Ma è proprio questo modo irrazionale, contradditorio di fare la storia il lato oscuro dei movimenti autoritari, del neofascismo come del neocomunismo, questo mettere d'accordo i contrari che fu tipico di Mussolini e per cui gli Alemanno e i Fini possono fare gli elogi dei caduti della Resistenza come dei "ragazzi di Salò", che impiccavano e fucilavano i partigiani, dei soldati che difesero Roma dalle truppe naziste, come di quelli della Repubblica Sociale di cui il ministro della difesa La Russa ha detto: "Dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria".

    Con questo relativismo senza limiti e senza pudori si può discutere a non finire di potere, ma lasciando in pace la comune ragione e la sua evidenza. Quella ricordata per l'occasione da alcuni familiari delle vittime dell'Olocausto: "Non sappiamo se il fascismo fu il male assoluto. Ci basta sapere che con il fascismo alleato di Hitler i nostri parenti finirono nelle camere a gas".

    (9 settembre 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/09/sez...-vergogna.html

  2. #2
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    Predefinito Senza pudore è forse proprio lo stesso Bocca...che nel 1942 scriveva...

    Cosa scriveva Giorgio Bocca




    Un lettore, che ringraziamo, ci manda il seguente «pezzo» relativo alla rinnovata polemica
    con Gianpaolo Pansa ed il revisionismo in generale.
    «Coerente con le sue posizioni di sempre»: la frase è presa da un giudizio su di lui nel corso di un'intervista - pubblicata su Il Corriere della Sera il 21 dicembre 2006 - in cui si scagliava contro i revisionisti.
    Inoltre, nella presentazione di Bocca come autore del libro «Il provinciale», Mondadori, 1991, è scritto che Giorgio Bocca, «nel foglio di Giustizia e Libertà ha fatto, nell'immediato dopoguerra, i primi passi da giornalista».
    Entrambe le citazioni tra virgolette sono false, perchè sono dimenticati i numerosi articoli - uno dei quali è qui riprodotto - che durante la guerra (e fino al 1943) il Bocca ebbe la soddisfazione di veder stampati in prima pagina de «La Provincia granda - Sentinella d'Italia», Foglio d'ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo.
    In data 14 agosto 1942 Giorgio Bocca scriveva sul citato giornale


    Documenti dell'odio giudaico.
    «I 'Protocolli' dei Savi di Sion»


    Sono i «Protocolli dei Savi di Sion» un documento dell'internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo ebreo intende giungere al dominio del mondo.
    La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana.
    Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.
    Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito.
    Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell'ombra ed al riparo di propizi paraventi.
    Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.
    In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all'utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione.
    Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l'opera di dissolvimento.
    I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell'aristocrazia e del clero.
    Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l'aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa.
    Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo.

    Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza, fratellanza».
    La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell'oro, divengono i dominatori.
    Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l'abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni».
    Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un'altra più affascinante utopia: il collettivismo.
    Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.
    Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l'individualità umana».
    Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.
    Non tutti i «gentili» - per sfortuna degli ebrei - sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.
    Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia
    immutabile, della realtà.
    Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia.
    Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).

    L'odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l'odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo.
    Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale.
    La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.
    A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l'idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei?
    E' certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
    Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell'Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.


    Giorgio Bocca



    http://effedieffe.com/interventizeta...rametro=esteri


    Ma a chi vuol dare lezioni il sig. Bocca? Che abbia rispetto per chi ha combattuto con la casacca che lui stesso indossava prima di metterne sopra un'altra del colore opposto.

  3. #3
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    L'antisemita Bocca che da lezioni di antifascismo.
    bella faccia di bronzo

  4. #4
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    Non capisco il senso dell'articolo di Bocca, non capico quasi cosa scriva.m E' irrazionale, come lui critica essere le dichiarazioni di Alemanno. Perché non è possibile distinguere qualcosa di buono da qualcosa di cattivo? O, se proprio non ti piace nulla, definire dello stesso livello qualsiasi giudicata nefandezza? Perché questi paraocchi?

    Cas'abbia scritto e fatto 60 e più anni fa ha poca importanza, non è che non si popssa tornare sui propri passi.

  5. #5
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    Giorgio Bocca scrive sull'Espresso...

    spero di essermi spiegato totalmente!

 

 

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