E’ stato attivato oggi l’acceleratore LHC (Large Hadron Collider) del CERN, un gigantesco macchinario a forma di ciambella (toroidale) che si estende sotto il lago di Ginevra che dovrebbe portare a scoprire i segreti del Big Bang. Alcuni scienziati paventano i rischi della creazione di un enorme buco nero che potrebbe mettere a repentaglio la Terra, inghiottendola. Sembra però che questi rischi siano più teorici che reali. Tuttavia, sabato scorso, giorno delle prove di accensione dell’LHC, su Ginevra si è scatenata tempesta di pioggia mai vista e l’acceleratore non è partito. Casualità o presagio?
Al di là di questo, non si capisce bene quale sia il reale vantaggio di un esperimento di laboratorio riprodotto in condizioni «controllate» (si spera), tanto più che il macchinario è costato 6 miliardi di euro.
La ricerca è finalizzata alla ricerca della particella minima che sta all’origine dell’Universo, quel «bosone di Higgs», detta anche «la particella di Dio». Un po’ diversa è la definizione che ne dà l’astrofisica Margherita Hack: «E’ la ricerca del Dio bosone. Il dio degli scienziati. […] E’ la prova provata dell’inizio dell’universo: di tutto quello che ora vediamo. E quindi la prova che ci dice da dove proviene la vita che si è poi generata». L’intervistatrice chiede: «Se l’esperimento riesce, questa prova scientifica metterà in crisi le religioni?». Hack: «Diciamo che la Chiesa, almeno quella cattolica, magari potrà negare che tale prova sia realmente quella che porta alla luce la verità.» Poi c’è un accenno di complottismo: «Quelli che parlano di apocalise, fine del mondo o grandi catastrofi, temono una cosa sola: scoprire appunto la verità scientifica».
Il testo virgolettato è tratto dall’intervista a Margherita Hack pubblicata il 10 settembre 2008 sul quotidiano “Il Centro”.




Rispondi Citando
