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Discussione: Papa Ratzinger

  1. #1
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    Predefinito Papa Ratzinger

    Che pensate di papa Ratzinger?

    Io mi sono chiesto se oltre a sparar cazzate sa fare altro...

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  2. #2
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    Inizialmente pensavo che avrebbe portato ad un positivo irrigidimento nei confronti delle religioni allogene. Mi sbagliavo.

  3. #3
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    Sa fare molto, le cazzate sono solo la cortina fumogena per tutta l'attività mondialista che porta avanti senza far notare.

  4. #4
    Io non esisto
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    Citazione Originariamente Scritto da Perseo Visualizza Messaggio
    Sa fare molto, le cazzate sono solo la cortina fumogena per tutta l'attività mondialista che porta avanti senza far notare.
    Porc...

  5. #5
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    La Pseudo-Restaurazione di Papa Ratzinger


    Nel 2001 Don Giulio Tam, tradizionalista missionario in America Latina, dedicò un intero numero della sua rivista "La Rivoluzione nella Chiesa" al tema della Pseudo-Restaurazione.

    E' sorprendente dover notare con quale lungimiranza, quasi profetica, Padre Tam abbia descritto con anni di anticipo il programma del Pontificato di Benedetto XVI, la pseudo-restaurazione cioè di Papa Ratzinger, annunciata sin dagli anni '80, ribadita più volte e divenuta ora uno dei punti cruciali del suo Pontificato.

    In seguito alla così detta "liberalizzazione" della Messa di San Pio V (una Messa MAI abrogata e per la quale, dunque, non si sarebbe dovuta rendere necessaria alcuna "liberalizzazione"...), i tradizionalisti meno attenti e più ingenui hanno salutato in Joseph Ratzinger il Papa tradizionalista e restauratore, ed hanno riposto in lui le loro speranze di veder risollevata, finalmente, la Chiesa di Cristo.

    Pur riconoscendo nella "liberalizzazione" della Messa alcuni lati positivi (accompagnati però anche da numerosi aspetti negativi, quali il bi-ritualismo, l'isolamento e la ghettizzazione dei sacerdoti tradizionalisti, una più solerte e facile diffusione delle idee conciliari dai pulpiti di preti modernisti, ecc...) e le grazie che certamente scaturiranno dalla celebrazione della Messa di San Pio V, bisognerebbe ricordare ai cattolici che la battaglia tradizionalista non è solo liturgica, ma anche e soprattutto dottrinale.

    E sulla Dottrina, purtroppo, Papa Ratzinger è irremovibile...
    Egli, infatti, non intende rinunciare o mettere in discussione nessuno dei principi del Vaticano II, al quale dichiara tuttora fedeltà e adesione incondizionata...
    Anzi, va oltre...
    Egli sta concretizzando con il suo pontificato ciò che si era ripromesso da decenni: indurre cioè le anime all'adesione totale ai principi del Vaticano II, dimostrando ai più critici e agli odiati "tradizionalisti" che il Vaticano II non si pone in antitesi con il precedente Magistero e che non esiste nessuna rottura dottrinale tra il pre e il post Concilio.

    Ovviamente, per quanto Ratzinger possa dire e fare, non riuscirà mai a dimostrare che il Vaticano II è in linea con il precedente Magistero.
    I frutti prodotti dal Concilio, infatti, lo smentiscono egregiamente, così come lo smentiscono i suoi stessi atti (le visite e le preghiere ecumeniche, ad esempio, in Moschea e in Sinagoga..), i suoi libri, i suoi discorsi per nulla "tradizionalisti" e spesso contrari all'insegnamento costante dei precedenti Pontefici.

    Bisogna rammentare che lo stesso Ratzinger, colui che oggi si sforza di dimostrare che non vi è rottura dottrinale tra il Vaticano II e l'insegnamento precedente, in "I principi della Teologia Cattolica",Gaudium et spes, afferma che:
    ad esempio, a proposito della

    "...se si cerca una diagnosi globale del testo, si potrebbe dire che è, insieme ai testi sulla "libertà religiosa" e sulle religioni nel mondo, una revisione del Syllabus di Pio IX, una sorta di "contro-Syllabus", nella misura in cui rappresenta un tentativo per una riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo, quale era diventato dopo il 1789".



    Come conciliare dunque la Dichiarazione sulla Libertà religiosa (documento del Vaticano II) con il Sillabo di Pio IX (documento infallibile e pre-conciliare), se lo stesso Ratzinger dichiara essere l'una contro l'altro?!

    Ma non voglio aggiungere altro nè intendo sprecarmi a dimostrare il sempre evidentissimo modernismo di Joseph Ratzinger...

    Lascio volentieri la penna a Padre Giulio Tam, di cui riporto l'articolo introduttivo del n. 2 di "La Rivoluzione nella Chiesa", dedicato, appunto, alla pseudo-restaurazione.
    Invito tutti a leggere l'intero documento (scaricabile gratuitamente dalla sezione Download di questo portale) e a studiarlo con la massima attenzione, poichè Padre Tam vi illustra in maniera logica e ineccepibile la tattica della "pseudo-restaurazione" adottata dai rivoluzionari e dall'attuale Pontefice.

    La Pseudo-Restaurazione

    Il Card. Ratzinger dice:

    «…In questo senso si può dire che è chiusa la prima fase dopo il Vaticano II…» (Rapporto sulla fede, p. 36).
    «…Se per restaurazione si intende un tornare indietro, allora nessuna restaurazione è possibile… ma se per “restaurazione” intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio… allora sì… è del resto già in atto… Sì, il problema degli anni sessanta era acquisire i valori migliori espressi da due secoli di cultura liberale» [libertà, uguaglianza, fraternità, n.d.r.] (Jesus, nov. 1984).»

    Forse siamo alla vigilia di una nuova grande operazione all’interno della Chiesa conciliare: dopo la sorpresa della “restaurazione” del Card. Ratzinger, forse vedremo restaurare a sorpresa” la messa di San Pio V, ma i modernisti lo possono fare senza uscire dalla logica della Rivoluzione liberale che da sempre vuole la rinuncia alle conseguenze politiche della Divinità di N.S.G.C. sulla società con l’installazione della libertà religiosa, la collegialità e l’ecumenismo nella Chiesa.
    In cambio, una parte dei lefebvriani, riconosciuti e accettati dalla Chiesa conciliare, già sono stati ridotti al silenzio, non criticano più il modernismo del Papa e dei vescovi. Questo metodo della pseudo-restaurazione “due passi avanti, uno indietro” e avanti di nuovo, è già stato utilizzato dopo la Rivoluzione liberale detta francese.
    Che meraviglia vedere i nemici storici della Chiesa appoggiare dall’esterno il Vaticano II e la sua pseudo-restaurazione. Basta leggere la stampa liberale e social-comunista per vedere come applaude al Papa e ai vescovi.


    Questo lavoro è dedicato a coloro che già sanno che la storia è la lotta tra Dio e Satana, tra il Bene e il male. Che credono che la Seconda Persona della Santissima Trinità si è incarnata con tutte le conseguenze religiose, politiche, sociali ed economiche che ciò implica, sotto lo sguardo vigilante del Magistero romano nel corso di venti secoli. Sull'Uomo Dio, la Sua Chiesa, il Suo Ordine sociale, fu fondata l'ammirabile civiltà cristiana del Medioevo «che non è più da inventare» (San Pio X). Che sanno che con la Rivoluzione umanista si inizia il processo di scristianizzazione che genera a sua volta le Rivoluzioni protestante, liberale, socialista. Il Papa Pio XII riassume magistralmente con una saggezza che domina tutta la storia questo lavoro del nemico che: «in questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia… Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sí, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto…» (Pio XII, 12.10.1952).

    Che sanno anche che i nemici della Chiesa, dopo aver introdotto i princìpi massonici di libertà, uguaglianza e fraternità nella società temporale, li hanno introdotti nella società ecclesiastica con il Concilio Vaticano II; è ciò che S.E. Mons. Lefebvre, l'uomo suscitato da Dio in questa Rivoluzione della Chiesa, denuncia per primo e con autorità, nel suo libro “Un Vescovo parla”.

    Già nella Rivoluzione umanista – ma in una forma poetica – i rivoluzionari hanno cercato di diffondere un'alternativa interconfessionale alla Cristianità del Medioevo. Maritain, con il suo “Umanesimo integrale”, cerca di far passare le aspirazioni umaniste dall'“utopia alla scienza”. Gli ultimi Papi, con l'aiuto del Concilio, ne hanno tentato la realizzazione storica. Ma ciò che oggi attira la nostra attenzione, sono le metamorfosi della Rivoluzione nella Chiesa.

    In una delle sue metamorfosi, la Rivoluzione ci avverte per bocca del card. Ratzinger che é suonata l'ora della Restaurazione, che è «del resto già iniziata nella Chiesa»; dopo gli eccessi di Paolo VI, bisogna fare un passo indietro per eliminare il maggior numero possibile di reazioni e far accettare alla maggior parte dei fedeli l'essenziale del Concilio. Vedendo come la Chiesa conciliare mette insieme (prendendosela comoda) molto materiale del genere “pseudorestaurazione” (teorie del card. Ratzinger, dell'Opus Dei e di certi vescovi) non possiamo che aspettarci che esso venga utilizzato; noi ci prepariamo. Può essere che siamo alla vigilia di un'operazione di grande portata, di poco inferiore al Vaticano II.

    Il Card. Ratzinger, in effetti, comincia a distribuire delle “sorprese”: nel 1984, egli annuncia la “Restaurazione”, (Jesus 1984) e 9 anni dopo, senza fretta, dichiara che si devono girare gli altari (Il Sabato, 24 aprile 1993).

    Tuttavia anche se in futuro arrivasse l'altra sorpresa di vedere restaurare in tutta la Chiesa la Messa di San Pio V, gli uomini, che guidano attualmente la Chiesa, lo possono fare senza uscire dalla logica della Rivoluzione liberale.

    Poiché la dottrina liberale, tutto sommato, non domanda da due secoli che una sola cosa alla Chiesa: che essa rinunci alla Regalità Sociale di N.S.G.C., alla confessionalità dello Stato, alle conseguenze politiche della Divinità di N.S.G.C. quale il Magistero romano le insegna. Attualmente si vuole una nuova dottrina sociale: questo significherà l'esilio di N.S.G.C. dalla società temporale.

    Che, poi, “nelle sacrestie” si celebri la Messa di S. Pio V, questo non preoccupa la Rivoluzione liberale, infatti al concilio tutti i vescovi celebravano la messa di S. Pio V ma ciò non impedì il modernismo del concilio stesso. Ciò sembra essere l'idea dominante del Nuovo Ordine Mondiale che in cambio vede accettato ed insegnato dall'Autorità Romana ciò che era stato condannato senza discussione, in modo infallibile ed irreformabile, dopo la Rivoluzione detta francese.

    Ormai ci attendiamo delle nuove “sorprese”. Tuttavia, il Cardinale stesso, tranquillizzando i padroni del mondo, ci garantisce che: «…se per Restaurazione si intende tornare indietro, allora nessuna Restaurazione è possibile ». Egli promette in qualche modo di non uscire dalla logica della Rivoluzione liberale! La formula del “cattolicesimo” futuro sarà più o meno questa: “tradizionalista sì, ma in privato” Questo non ci sorprende, Mons. Lefebvre ci aveva già prevenuto.

    Tuttavia sarà bene prepararsi e preparare i fedeli. L'intenzione di smontare il “caso Lefebvre” è dichiarato apertamente. (“Rapporto sulla Fede” – J. Ratzinger – cap. 2: “una ricetta contro l'anacronismo”; e “30 Giorni”, ottobre l988: “l'operazione recupero continua”). Ma «malgrado l'aggressiva “operazione recupero” ben condotta e messa in atto dalle autorità vaticane, l'armata tradizionalista di Mons. Lefebvre è lontana dall'essere vinta e dal battere in ritirata, come oggi molti lo credono» (Il Sabato, 8 luglio 1989).

    Il card. Ratzinger ci indica uno degli scopi di questa operazione nell'intervista a Il Regno (febbraio 1994). Dopo aver riconosciuto che «il fenomeno lefevriano è in espansione…» e che «questo rende difficile un'azione futura » (forse una scomunica in blocco o la criminalizzazione in blocco, con la scusa del fondamentalismo per abbandonarci al braccio secolare del Nuovo Ordine Mondiale), dunque, dopo questo, egli vuole mettere un cuneo tra coloro che vogliono solamente la liturgia tradizionale e coloro che vogliono anche la Regalità Sociale di N.S.G.C. È quello che essi vogliono tentare di fare.

    Prepariamoci! Quando la Pseudo-Restaurazione sarà matura e uscirà rivestita di tutto il suo fascino,- con l'aiuto delle forze esterne alla Chiesa – allora avremo occasione di sentire ripetere gli eterni slogans dei traditori: «accettiamo, è meglio cedere un po’ che perdere tutto – non bisogna combattere per non essere vinti, bisogna salvare il salvabile» ecc. Questa non è più la logica della fede, è sentimentalismo.

    fonte: http://www.tradizione.biz/cattolices...ratzinger.html

  6. #6
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Nordreich Visualizza Messaggio
    Che pensate di papa Ratzinger?

    Io mi sono chiesto se oltre a sparar cazzate sa fare altro...
    Quel che penso di tutti i papi .

  7. #7
    mormilla
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    ha delle scarpe fuorissime,non si direbbe

  8. #8
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    Per non dimenticare...

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E.../20/papa.shtml

    Come capo di Stato il Pontefice non è processabile
    Preti pedofili, Usa non coinvolgono il Papa
    Il vice ministro della Giustizia blocca il procedimento contro Benedetto XVI per il documento «Crimen Sollicitationis»

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    ROMA - La Corte Distrettuale del Texas non si è ancora pronunciata in merito alla procedura giudizaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista: ma dopo l’intervento dell’Amministrazione Bush è assai probabile che la denuncia venga respinta.

    Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha infatti bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta "suggestion of immunity", una misura legale che stando a quanto stabilito dalla Corte Suprema dev’essere obbligatoriamente recepita dai tribunali di grado inferiore.

    Keisler ha ufficialmente informato il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe «incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti», che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all’Amministrazione di intervenire con la "immunity suggestion" e chiudere il caso.
    Nel corso del mese di agosto, Daniel J. Shea, l’avvocato americano che aveva citato in giudizio il Pontefice quando era ancora Cardinale, era venuto a Roma su invito del partito Radicale; in quell’occasione aveva auspicato che George W. Bush non concedesse l’immunità diplomatica a Papa Benedetto XVI nell’ambito del procedimento - civile, non penale - aperto in Texas. Lo scomodo caso era approdato infatti anche sul tavolo del presidente degli Stati Uniti.
    Insieme a Joseph Ratzinger, nel procedimento aperto nel gennaio 2005 sono citati l’arcivescovo di Galveston, monsignor Joseph Fiorenza e i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickard. Patino, colombiano di nascita, è attualmente latitante ed era stato accusato da tre giovani che frequentavano la chiesa di San Francesco di Sales, a Houston: le molestie risalirebbero alla metà degli anni Novanta, e contro il seminarista è stato aperto un procedimento penale.
    Le accuse mosse a Ratzinger riguardano invece un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: una "Istruzione" dal titolo "Crimen Sollicitationis", che sanciva la competenza esclusiva della stessa Congregazione su alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui «la violazione del Sesto Comandamento (Non commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni». Inquadramento assurdo, secondo l’avvocato Shea, visto che a differenza degli altri delitti (dalla violazione del sigillo sacramentale a quelli contro il sacramento eucaristico) la pedofilia «è un reato, non un peccato».

    Secondo il Vaticano il documento "Crimen Sollicitationis" sarebbe decaduto, ma secondo Shea non è così: l’avvocato aveva citato una lettera del 18 maggio 2001, di cui era giunto in possesso, firmata da Ratzinger e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, all’epoca segretario dell’ex Sant’Uffizio, in cui si parlava del documento del 1962 «in vigore fino ad oggi».

    E’ sulla base di questa lettera che Shea aveva accusato Ratzinger di aver "coperto" le molestie sessuali su minori: «Questo documento dimostra l’esistenza di una cospirazione per nascondere questi delitti». Un’accusa «individuale, non legata alla funzione di Prefetto della Congregazione ricoperta da Ratzinger» secondo Shea. L’avvocato aveva raccontato che in un primo tempo Ratzinger non aveva risposto alle accuse, ma quando il processo ha preso il via, gli avvocati del Cardinale - a quel punto divenuto Papa, il 19 aprile scorso - avevano richiesto al Governo degli Stati Uniti l’immunità riservata ai capi di Stato. Il coinvolgimento di esponenti delle gerarchie cattoliche nelle inchieste giudiziarie sulla pedofilia non è insolito, ma di norma i procedimenti giudiziari non potevano essere avviati perché era impossibile consegnare agli accusati i documenti legali necessari: la denuncia contro Ratzinger è invece potuta andare avanti perché l’allora Cardinale ricevette personalmente l’atto di accusa. In agosto, Shea aveva dichiarato che in caso di concessione dell’immunità avrebbe dato battaglia: in primo luogo, perché all’epoca dei fatti contestati Joseph Ratzinger era un semplice cardinale, e poi perché "riconoscere la Santa Sede come uno Stato sarebbe una violazione della Costituzione statunitense", in particolare della "establishment clause" che proibisce leggi che proteggano in modo speciale confessioni o organizzazioni religiose.
    21 settembre 2005

  9. #9
    anarchico
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    L'italia Del 1929 E Italia Del 2008: Due Regimi Fascisti A Confronto

    http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=5007

    È del 10 settembre 2008 la notizia che la Procura di Roma ha chiesto al ministro Angiolino Alfano l’autorizzazione a procedere nei confronti di Sabina Guzzanti, dopo averla incriminata per il reato di “vilipendio” del “Sommo Pontefice”, cioè di Colui che, “a buon diritto”, vanta il titolo di “legale rappresentante di Dio sul Pianeta Terra”, nonché quello di Monarca assoluto dello Stato teocratico del Vaticano.
    Alla Guzzanti si imputa, grottescamente, di aver pubblicamente stigmatizzato un crimine che è stato e che viene abitualmente perpetrato dal Vaticano e dalla Chiesa Cattolica, ovverosia la discriminazione ai danni degli omosessuali, sanzionata, dall’articolo 3 della legge n. 654 del 1975, con la reclusione. Le parole che la Guzzanti ha pronunciato per stigmatizzare questo crimine dei cattolici sono state ritenute “offensive” dell’“onore” dell’autore morale di questo crimine, cioè del “Sommo Pontefice”, al quale la Guzzanti ha auspicato – facendo peraltro rigorosa applicazione della legge del contrappasso – di essere sodomizzato da vigorosi diavoloni, attivi, allorquando potrà anche Lui godere del privilegio di raggiungere quell’amena località, così cara al sadismo ed al masochismo dei Cattolici: l’Inferno.



    Potrebbe suscitare un po’ di sconcerto la circostanza che, anziché indagare sulla discriminazione del Vaticano e della Chiesa ai danni degli omosessuali, i pubblici ministeri indaghino sul conto di chi, come Sabina Guzzanti, stigmatizza questo crimine. Potrebbe anche suscitare un po’ di sconcerto il fatto che alcun pubblico ministero abbia mai attivato procedimenti penali contro il papa e contro i vertici della Chiesa Cattolica per la loro abituale istigazione del “gregge” dei “credenti” a non far uso del preservativo, anche in presenza del rischio di contagio di malattie mortali, cioè per comportamenti che integrano il reato di istigazione a delinquere.
    Però non c’è da meravigliarsi di tutto questo perché, anzi, rientra nella “normalità” dell’Italia: essendo infatti una colonia del Vaticano, è più che “giusto” che le offese al Capo della Madrepatria – cioè al “Sommo Pontefice” – contino di più di quelle al Presidente della Repubblica, che è soltanto il Capo della Colonia.
    D’altro canto, la normativa penale che è stata contestata alla Guzzanti è illuminante e dimostra – semmai ce ne fosse bisogno – che è oramai un’impresa titanica stabilire se fosse più fascista l’Italia di Mussolini o se lo sia quella, Repubblicana, degli attuali governanti, siano essi di destra, di centro o di sinistra.

    Ma andiamo con ordine. Alla Guzzanti si imputa la violazione dell’articolo 278 del codice penale Rocco, che così dispone: «Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni».
    E allora? Vi chiederete: che “ci’azzecca” questa norma col papa? Il papa non è mica il Presidente della Repubblica!
    E no: ci’azzecca e come!
    Bisogna infatti considerare che la “recentissima” legge 27 maggio 1929 n. 810 – che la Magistratura italiana ha ritenuto tutt’ora in vigore ad onta della nuova forma Repubblicana dello Stato italiano e dei principi costituzionali di eguaglianza dei cittadini e delle religioni – dispone all’art. 8 (si aprano bene gli occhi!) che –«l’Italia, considerando sacra e inviolabile la persona del Sommo Pontefice, dichiara punibili l’attentato contro di essa e la provocazione a commetterlo con le stesse pene stabilite per l’attentato e la provocazione a commetterlo contro la persona del re. Le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti, sono punite come le offese e le ingiurie alla persona del Re.»

    Dunque, avete inteso? La “persona” del cosiddetto “Sommo Pontefice” non è mica una persona come me o come voi: no, “Egli”, come il suo Diretto Superiore, cioè il “Buon” Dio che siede sugli “angeli troni”, lassù nel Ciel, è una persona... “sacra e inviolabile”!
    E perché la persona del Dalai Lama, vi chiederete, non è altrettanto “sacra e inviolabile” come quella del “Sommo Pontefice”?

    No, per carità, non fate obiezioni assurde: non vorrete mica metterli sullo stesso piano! Come da tempo tuonano il papa, la Chiesa Cattolica, i vertici Rai e gli augusti Governanti di destra, di centro, di sinistra, di centro destra e di centro sinistra, il fatto che la Costituzione sancisca che tutti i cittadini e tutte le religioni sono uguali tra loro, non significa mica che tutti i cittadini e tutte le religioni debbano essere trattate allo stessso modo! Il Cattolicesimo, infatti, è la religione “super”, perché è l’unica “vera” e l’unica “giusta”, sicché è giusto privilegiarla in tutti i modi, non solo con l’8 per mille, l'insegnamento nelle scuole, le esenzioni fiscali, i crocifissi nei tribunali e negli uffici pubblici, ma anche con la tutela penale esclusiva riservata alla “persona” del “Sommo Pontifex”. In sostanza, i cattolici sono perfettamente d’accordo sul fatto che “siamo tutti uguali”: solo che, però, essi sono più uguali degli altri.
    Dunque, se la persona del Dalai Lama non è “sacra e inviolabile” come il papa, ciò non dipende da una stortura del Trattato lateranense fascista, bensì dal fatto che il Dalai Lama non è il Legale rappresentante di Dio sul pianeta Terra: l’unico ad aver ricevuto la “procura” ,direttamente dal “Buon” Dio, è infatti il papa e, dunque, i “capi” delle altre religioni e i “capi” delle associazioni atee sono poco meno che delle “merde”. È quindi “giusto” che i pubblici ministeri della Repubblica Pontificia Italiana non incriminino penalmente chi offende i “Capi” delle altre religioni, non perché non siano uguali al Papa, ma soltanto perché sono delle “merde” che non appartengono alla “Superiore Razza Cattolica”. Obietterete: ma la Costituzione non ha forse sancito che l’Italia è una democrazia – e non una monarchia fascista – e che tutti i cittadini e tutte le religioni sono eguali ed hanno pari dignità?
    Ma no, che dite, ignorantoni!

    I Supremi Giudici della Suprema Corte di Cassazione della Colonia Pontificia hanno infatti sancito, anche se con una datata sentenza della Prima Sezione penale, la n. 7461 del 22/05/1972, che «la disposizione dell'art 8 della legge 27 maggio 1929,n 810 non è in contrasto con la Costituzione, che garantisce nell'art 3 la parità dei cittadini di fronte alla legge e nei rapporti sociali, e nell'art 8 la libertà di trattamento giuridico delle confessioni religiose, poiché la stessa carta costituzionale nell’art 7, secondo comma, impone il rispetto dei patti lateranensi e le norme della legge del 1929, fra cui particolarmente quella dell’articolo 8, furono emanate in attuazione degli impegni assunti con i menzionati patti.» Certo, qualcuno potrebbe a questo punto obiettare che questa datata sentenza fa a cazzotti con l’orientamento opposto della Corte Costituzionale che, sin dal 1989, ha affermato che «la diversità di trattamento giuridico tra religione cattolica e altre religioni non è giustificato, dal momento l’atteggiamento dello Stato non può che essere di equidistanza e imparzialità nei confronti di tutte le religioni, senza che possano assumere rilievo il dato quantitativo dell'adesione confessionale a questa o a quella chiesa, e la maggiore o minore ampiezza delle reazioni sociali cagionate dall'offesa a questa o quella religione» (sentenze n. 329 del 1997, n. 508 del 2000, n. 327 del 2002 e n. 168 del 2005).

    Ma questa è un’altra storia, con la quale la Procura dell’Inquisizione Romana dovrà fare i conti nelle aule giudiziarie, dove intende trascinare Sabina Guzzanti. E, da parte mia, mi auguro che ciò accada al più presto: ovviamente non per spirito malevolo nei confronti di una delle pochissime persone che meritino rispetto in questa Colonia Pontificia mascherata da Repubblica “laica”, cioè Sabina Guzzanti, ma per consentire ai giudici di risolvere il problema della vigenza o meno e quello della compatibilità dell’art. 8 del Trattato fascista con la Costituzione repubblicana.
    Questa vicenda, comunque, dimostra – semmai ce ne fosse bisogno – che l’attuale regime in nulla si differenzia dal tanto vituperato (a parole) fascismo, almeno ogni qual volta vi siano questioni religiose legate al Cattolicesimo e al Papa Re.

    D’altra parte, la Storia ci ricorda che “Santo” Pio V, cioè il papa criminale e sessuofobo, sulla cui coscienza grava lo sterminio di almeno 50.000 ugonotti, che sfogò il suo odio viscerale e il suo razzismo contro gli ebrei cacciandoli da quasi tutte le città italiane, che confiscò i loro beni, che li confinò in ghetti ristrettissimi, che li costrinse a vendere le case sottocosto, che confiscò i loro cimiteri, che punì le fornicazioni con pubbliche fustigazioni, che proibì alle monache di possedere cani maschi per evitare nei conventi l’uso del sesso con le bestie e che vietò il carnevale, ebbene questo "Santo" criminale fece anche impiccare Niccolò Franco perché si ritenne “offeso” da questa pasquinata che ironizzarva sulla sua decisione di affiggere un’epigrafe su una una latrina: «Pio V, avendo compassione per tutto ciò che si ha sullo stomaco, eresse come opera nobili questo cacatoio».

    Questo papa assassino, che è stato vergognosamente “santificato” dalla Chiesa ad onta della sua sconfinata criminalità, fece anche ardere sul rogo Aonio Paleario, perché si ritenne “offeso” da questo sonetto, scritto per ironizzare sulla persecuzione feroce degli eretici da parte della sua “Santa” Inquisizione: «Quasi che fosse inverno, brucia cristiani Pio siccome legna, per avvezzarsi al fuoco dell’inferno».

    Come si vede, la persecuzione criminale del libero pensiero e delle parole costituisce una costante della Chiesa e dei regimi totalitari che a essa si ispirano: nessuna meraviglia, dunque, che dopo i roghi di Niccolò Franco, di Aonio Paleario e di Giordano Bruno, la Procura Romana cominci ad accatastare altra legna per arrostire, “cristianamente”, Sabina Guzzanti.
    E questo – si badi bene – per “difendere” l’“onore” di quella che ho definito, nelle pubbliche udienze dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura e dinanzi al Tribunale Penale dell’Aquila, la più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari che abbia funestato la storia di questo pianeta: la Chiesa Cattolica.

    Luigi Tosti (magistrato)
    Fonte: www.giancarloscotuzzi.org
    Link: http://www.giancarloscotuzzi.org/tosti120908.html
    11.09.08

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    Con le budella dell'ultimo Re impiccheremo il Papa.

 

 
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