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Discussione: Antimafia

  1. #51
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    Seminaristi a lezione di antimafia
    L'iniziativa è stata promossa dalla Diocesi di Palermo guidata dall'arcivescovo Paolo Romeo. Agli aspiranti sacerdoti, esperti dei fenomeni criminali spiegano l'organizzazione di Cosa Nostra e l'impatto della mafia nel territorio. Prossimo appuntamento il 6 dicembre





    PALERMO - Quaranta seminaristi a lezione di mafia ed antimafia a Palermo. L'iniziativa, la prima del genere nella città dove nel 1993 è stato ucciso il prete don Pino Puglisi, è stata promossa dalla diocesi guidata dall'arcivescovo Paolo Romeo. Agli aspiranti sacerdoti, sociologi, esperti dei fenomeni criminali e parroci spiegano l'organizzazione di Cosa Nostra, quale l'atteggiamento ha assunto la Chiesa negli anni, l'impatto della mafia nel territorio e sui giovani soprattutto nelle zone ritenute più a rischio.

    Gli incontri sulla mafia sono organizzati dal rettore del seminario arcivescovile don Raffaele Mangano e don Francesco Michele Stabile, storico della chiesa e parroco a Bagheria. Il prossimo appuntamento è in programma il 6 dicembre con la lezione della sociologa, Alessandra Dino sul ruolo della donna all'interno di Cosa nostra e sulla religiosità degli uomini d'onore.

    Grande successo hanno ottenuto i primi tre seminari, con le lezioni di don Stabile, Rosario Giuè, ex parroco nella chiesa di San Gaetano nel quartiere Brancaccio dove fu ucciso padre Puglisi ed Umberto Santino, responsabile del centro di documentazione "Peppino Impastato".

    16/11/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  2. #52
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    Ordinavano gli omicidi dal carcere
    5 fermi, tra cui la moglie del boss




    I carabinieri che hanno condotto l'operazione "Rebus"
    Benchè detenuti in regime di 41 bis, i fratelli Antonino, Giuseppe e Salvatore Madonia continuavano a dettare legge sul clan mafioso di Resuttana sfruttando i colloqui con i familiari. E' il quadro emerso dall'operazione "Rebus" dei carabinieri del Ros che hanno fermato cinque persone.

    Tra queste Maria Angela Di Trapani, 40 anni, moglie di Salvatore Madonia, indicata dagli inquirenti come il principale tramite degli ordini del marito poi da lei trasmessi anche in 'pizzini' scambiati con il capomafia Salvatore Lo Piccolo ma anche con altri esponenti mafiosi di vertice.

    "L'operazione di stamane - ha detto il procuratore della Repubblica Francesco Messineo- è importante perchè si è venuti a conoscenza della volontà del clan di Resuttana di controllare direttamente il proprio patrimonio con colloqui nelle carceri di massima sicurezza". Il magistrato ha spiegato che "per sfuggire alle investigazioni durante i colloqui Maria Angela Di Trapani utilizzava un linguaggio criptico e parole in codice. Ad esempio per sviare gli investigatori la moglie di Salvatore Madonia, si riferiva a soggetti di sesso femminile della stessa famiglia ma in realtà indicava gli uomini del proprio nucleo familiare".

    Il ruolo della moglie del boss, ha rilevato il colonnello Mario Parente, del Ros, è stato "di primaria importanza per il clan di Resuttana. Un ruolo che in passato ha svolto la moglie di Francesco Madonia, Emanuela Gelardi, che si riferisce ai contatti tra i familiari detenuti e il mondo esterno".

    (25 novembre 2008)
    http://palermo.repubblica.it/dettagl...l-boss/1551710

  3. #53
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    Supermarket della mafia
    Palermo: sequestrati beni per 250 milioni di euro alla famiglia dell'imprenditore Paolo Sgroi, amministratore della catena di discount Sisa. Per gli investigatori, il gruppo avrebbe riciclato denaro per conto di Cosa nostra





    PALERMO - I finanzieri del Comando provinciale di Palermo hanno sequestrato beni per 250 milioni di euro ai parenti dell'imprenditore Paolo Sgroi, morto il 5 ottobre scorso a 62 anni, già presidente ed amministratore delegato della Cedi Sisa Sicilia Spa e già indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso.

    Le indagini della Guardia di finanza erano partite da alcune conversazioni intercorse tra noti pregiudicati mafiosi circa gli interessi dei vertici di 'Cosa nostra' nella grande distribuzione commerciale, con particolare riferimento proprio alla Sisa.

    Dopo una lunga attività investigativa, le Fiamme gialle hanno individuato un consistente flusso finanziario che da una filiale di un istituto di credito di Carini (Palermo) giungeva su un conto cifrato acceso presso un istituito di credito elvetico di Lugano, nella disponibilità di Sgroi.

    Complessivamente, le indagini hanno consentito di segnalare all'Autorità giudiziaria 15 persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio aggravato, estorsione, intestazione fittizia di beni ed altro. I beni sottoposti a sequestro sono quattro società commerciali, 15 tra beni mobili ed immobili, ed 86 rapporti bancari.

    05/12/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  4. #54
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    La piovra sui resort
    Trapani: in manette nove prestanome dei boss, requisiti oltre 30 milioni di beni. Tra gli arrestati anche il vice sindaco di Valderice, per tutti le accuse sono di truffa aggravata ai danni dello Stato e della Regione con la società costruttrice di villaggi turisti 'Villa Coppola Srl'. All'interno i nomi di tutti i fermati





    TRAPANI - Dal carcere duro venivano dati ordini all'esterno destinati alle cosche mafiose locali. È quanto emerge dall'operaizone antimafia, denominata 'Cosa nostra resorts', in corso dalle prime luci dell'alba di oggi nel trapanese.

    Sono nove le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, che ha anche firmato un'ordinanza di sequestro preventivo penale a carico di otto società della provincia di Trapani e dei rispettivi beni, per un importo complessivo stimato in 30 milioni di euro. L'operazione è condotta dalla Squadra mobile di Trapani insieme con la Guardia di Finanza. In carcere è finito anche il vicesindaco di Valderice, il trentaquattrenne Francesco Paolo Maggio.

    L'inchiesta è coordinata dal Procuratore aggiunto, Roberto Scarpinato e dai pm Andrea Tarondo e Paolo Guido. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e di tentata truffa aggravata per il conseguimento di finanziamenti pubblici, oltre al reato di truffa aggravata in relazione a un contributo di 2.361.239,94 euro erogato dal Ministero delle Attività Produttive per la costruzione del resort 'Residence Xiare Srl', nel Comune di Valderice (Trapani).

    Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero pianificato l'attribuzione fittizia, a vari imprenditori prestanome, della titolarità delle diverse società e dei relativi beni strumentali e patrimoni aziendali, allo scopo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, in modo da agevolare l'attività di Cosa nostra.

    È emerso anche che gli indagati avrebbero tentato di percepire indebitamente finanziamenti pubblici a favore della società costruttrice di villaggi turistici 'Villa Coppola Srl', vicina al boss latitante matteo Messina Denaro.

    "Nel corso delle indagini -spiegano gli i investigatori- è stato accertato, per la prima volta in Sicilia, come le operazioni di prestanome poste in essere da imprenditori contigui a Cosa nostra, siano finalizzate anche al reato di truffa ai danni dello Stato e della Regione Siciliana per ottenere ingenti finanziamenti nel settore turistico-alberghiero, anche attraverso tentativi di condizionamento in settori politici ed istituzionali al livello locale, regionale e nazionale".

    Iovino ritira le deleghe a Maggio. Il sindaco di Valderice (Tp), Camillo Iovino, ha revocato le deleghe di assessore allo sviluppo economico e vicesindaco a Francesco Paolo Maggio.

    Le contestazioni mosse a Maggio, si legge in una nota del Comune, "non sono riconducibili ad attività della giunta del Comune di Valderice". Iovino ha nominato vicesindaco l'assessore Giuseppe Navetta.

    Tutti gli arrestati. Tommaso Coppola, 69 anni, imprenditore, già condannato per mafia; Caterina e Onofrio Fiordimondo, di 44 e 31 anni, nipoti di Coppola, imprenditori trapanesi; Francesco Maggio, di 34, imprenditore e vice sindaco del comune di Valderice; Salvatore Pirrone, di 47, imprenditore; Vito Virgilio, di 67, imprenditore; Giovanni La Sala, di 40, imprenditore; Nicola Coppola, di 66 e Francesco Mineo, di 58, consulente patrimoniale

    10/12/2008
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  5. #55
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    Riina junior ritorna in carcere
    Il figlio del boss corleonese è stato arrestato e condotto all'Ucciardone dopo che la Cassazione ha confermato la condanna per associazione mafiosa. Dovrà scontare un residuo di pena di tre anni e un mese





    PALERMO - Giuseppe Salvatore Riina, il rampollo del Capo dei capi, dopo essere stato arrestato ieri sera dai carabinieri del Ros è stato rinchiuso in una cella dell'Ucciardone.

    Il giovane, cui la Cassazione ieri sera ha confermato definitivamente la condanna per associazione mafiosa, deve scontare adesso una condanna residua di tre anni e un mese. La Corte d'Appello di Palermo gli aveva inflitto una pena a otto anni e dieci mesi. Il verdetto era stato emesso il 28 dicembre del 2007.

    Riina jr era stato arrestato ieri sera nella sua abitazione a Corleone, dove si trovava in compagnia di alcuni familiari, fra cui la madre Ninetta Bagarella. I carabinieri gli hanno notificato l'ordine di carcerazione che è stato emesso subito dopo la sentenza.

    Il figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, 28 anni, era finito in cella per la prima volta nel giugno 2002 perchè accusato di associazione mafiosa ed estorsione.

    Nel febbraio 2008 la corte di Cassazione aveva disposto la scarcerazione del rampollo di casa Riina, per scadenza dei termini. Il giovane era allora detenuto a Sulmona e sottoposto al 41 bis. Da allora era tornato in libertà a Corleone.

    09/01/2009

    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  6. #56
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    Mafia: tredici arresti nel MessineseIn un'operazione dei carabinieri(ANSA) - BARCELLONA POZZO DI GOTTO (MESSINA), 30 GEN - I carabinieri hanno eseguito nella provincia di Messina 13 ordinanze di custodia cautelare in carcer.Le ordinanze sono state emesse dal gip del tribunale di Messina su richiesta della Procura distrettuale antimafia per associazione mafiosa, estorsioni, usura, danneggiamenti ed altri reati. Le indagini del Ros hanno documentato le infiltrazioni della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto negli appalti pubblici della fascia tirrenica della provincia.
    http://www.ansa.it/site/notizie/regi...130267446.html

  7. #57
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    Assessore indagato per voto di scambio






    BARCELLONA POZZO DI GOTTO (MESSINA) - L'assessore al Comune di Santa Lucia del Mela, Santo Pandolfo è indagato per voto di scambio. Secondo l'ipotesi accusatoria quando era sindaco del comune tirrenico avrebbe avuto il sostegno degli esponenti del sodalizio criminale arrestati stamani dai carabinieri nell'operazione Pozzo.

    In occasione delle consultazioni amministrative del 2002 secondo gli inquirenti i componenti del clan fecero votare Pandolfo in cambio dell'"approvazione indebita della sanatoria di un fabbricato abusivo di proprietà di un esponente di vertice della famiglia ed il rilascio di una concessione per gestirvi un esercizio pubblico".

    Altro settore d'interesse dell'organizzazione criminale è quello del controllo degli stabilimenti balneari e dei locali notturni nell'area milazzese, funzionale alla gestione del gioco d'azzardo ed all'usura nei confronti dei giocatori maggiormente gravati dai debiti di gioco.

    Sono state denunciate 35 persone per concorso in gioco d'azzardo. Durante alcune perquisizioni nei confronti di indagati sono state sequestrate banconote contraffate per oltre 5mila euro.

    "Con questa operazione - ha detto il procuratore Guido Lo Forte - si evidenzia un'attitudine particolare di questi mafiosi nell'infiltrarsi in tutti i settori pubblici. Da evidenziare come questi gruppi mafiosi presentino un'organizzazione, una divisione del territorio e all'altezza di Cosa nostra palermitana e catanese".
    http://www.lasicilia.it/index.php?id...e=lasiciliaweb

  8. #58
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    e tutto questo mentre si vogliono limitare le intercettazioni...
    senza di esse il caso Aiello non sarebbe mai scoppiato

 

 
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