C’è un disastro silenzioso che si sta consumando in questi mesi e che trova ben poco posto tra le notizie di politica, cronaca e costume.
Le api stanno scomparendo.
Poco male, pensano alcuni, vorrà dire che si farà a meno del miele.
Purtroppo la questione non è così semplice.
Le api sono le principali responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante, sia coltivate che selvatiche.
Niente api, niente impollinazione, con conseguenze non solo sulla flora ma sull’intero ecosistema - e quindi anche sulla nostra esistenza - che lasciano immaginare un futuro tutt’altro che roseo.
“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.
Qualcuno attribuisce la frase ad Albert Einstein, altri dicono che non sia mai stata pronunciata da Einstein, ogni volta che si parla di api viene riportata la famosa frase.
A riportarla questa volta è Dvdba. Saremo pure sopravvissuti all’accensione del Large Hadron Collider, ma la prospettiva di vita sembra essere rimasta sempre di quattro anni. Come spesso tristemente accade, la prima valutazione di quello che sta accadendo viene fatta solo in termini economici, come leggiamo da Ecoalfabeta:
L’APAT si preoccupa di quantificare il danno economico dato dalla morte delle api. La preoccupazione maggiore credo sia invece un’altra, e cioè, quanto potremmo vivere senza le api?
Wikipedia riporta una lista di 120 piante alimentari o da foraggio che vengono in tutto o in parte impollinate dalle api. Veniamo così a sapere che
* l’impollinazione è essenziale per il kiwi, le noci brasiliane, le angurie, le zucche, gli zucchini, le noci di macadamia, i maracuja, il cacao e la vaniglia
* l’impollinazione è di grande importanza per i mirtilli, le more, i lamponi, le pere, le pesche, le mandorle, le ciliegie, le amarene, le albicocche, gli avocado, i mango, le mele, il cardamomo, i cetrioli, il coriandolo, le noci di cola, le rape e gli anacardi
* negli altri casi il contributo è più modesto, oppure non conosciuto.
Chi ci assicura poi che i danni alle api domestiche non si diffondano anche ad altri insetti impollinatori selvatici?
Il punto quindi non è tanto valutare il danno economico, ma comprendere, che in molti casi non esiste alternativa all’impollinazione degli insetti: non credo proprio che potremmo mandare gli economisti, i businnes managers e i pianificatori dello sviluppo a saltare da una pianta all’altra per trasportare il polline…
http://magazine.liquida.it/2008/09/2...rsa-delle-api/