Tre operai della Ford di Detroit, insoddisfatti della vita insopportabile alla catena di montaggio e stufi delle angherie dei superiori, decidono di rapinare la sede del loro sindacato, ma scoprono che quest' ultimo, invece di occuparsi dei loro interessi, presta illegalmente il loro denaro ad un alto tasso di interesse, ricavandone elevati profitti; decidono allora di rubare il libro contabile che contiene le registrazioni delle operazioni e di ricorrere al ricatto, sia per allentare la pressione dei debiti sulle loro famiglie sia per prendersi una rivincita personale nei confronti della corrotta e ipocrita organizzazione. Ma i "padroni" riusciranno a dividerli: uno morirà intossicato dalle vernici in un "incidente" orchestrato ad arte e un altro accetterà di farsi comprare con una promozione, nella speranza illusoria di poter cambiare dall' interno la struttura del potere. Solo il terzo accetterà di testimoniare tutto l' accaduto, attirandosi l' odio degli altri operai che temono per il posto di lavoro e per le ritorsioni e soprattutto dell' amico promosso, ormai cambiato e "inserito".
"Mettono i neri contro i bianchi, i giovani contro i vecchi, i padri contro i figli. Fanno qualunque cosa pur di tenerci legati alla catena.". Emarginato e occultato da Hollywood per la natura dell' argomento (le frustrazioni degli "invisibili" nella patria del liberismo sfrenato) e per la crudezza e la sincerità della descrizione di un ambiente metropolitano degradato e freddo quando non ostile (il regista Paul Schrader, al suo esordio, era lo sceneggiatore di "Taxi driver"), "Tuta blu" è uno spaccato intenso e antiretorico della società dei "nuovi schiavi" inconsapevoli di esserlo, considerati solo in ragione di quanto possono produrre (se docili) o di quanto possono essere piegati alle ragioni delle grandi oligarchie che lucrano alle loro spalle (se ribelli). E la tattica del "divide et impera", che rispetto al servaggio dell' antichità si serve di una nuova arma, la schedatura (è guardando i dati personali che il sindacato adotta le sue contromisure), che si rivela nello stesso tempo strumento di annullamento e di sopraffazione, proprio come il gigantesco tabellone che mostra, con scatto automatico e continuo, il numero di vetture prodotte dall' "uomo" meccanico degli anni Settanta. L' odissea dell' unico ribelle fino in fondo è costellata di paura e di indecisione (compreso il sogno impossibile di "andare in Canada"), perchè il sistema adotta il metodo più vigliacco per combatterlo: nonostante la sua potenza reale, ha bisogno di rivalersi sui famigliari del perseguitato per preservare la parvenza di società libera. Ma la parte più aggiacciante è proprio il modo che i "controllori" adottano per convertire i loro misfatti in punti di forza; è a causa (indiretta) dell' omicidio del primo operaio che la morale del secondo si indebolisce tanto da farlo rinunciare ad una lotta che prima lo aveva visto parte attiva e determinata. Vicino a "Lo spaventapasseri" di Schatzberg nel descrivere l' inconsistenza e il vuoto del "Sogno americano", "Tuta blu" rimane un esempio unico di onestà intellettuale nella storia del cinema (non solo indipendente) americano e la grande prova del trio protagonista (Richard Pryor, Yaphet Kotto e uno straordinario Harvey Keitel, nella prova forse più ardua della sua carriera) disegna un affresco a tinte fosche (siamo nel 1978 e dopo trent' anni il film conserva forse più di allora la sua veridicità) delle aberrazioni e della assoluta amoralità dell' assoggettamento dell' uomo attraverso l' automazione.![]()




Tre operai della Ford di Detroit, insoddisfatti della vita insopportabile alla catena di montaggio e stufi delle angherie dei superiori, decidono di rapinare la sede del loro sindacato, ma scoprono che quest' ultimo, invece di occuparsi dei loro interessi, presta illegalmente il loro denaro ad un alto tasso di interesse, ricavandone elevati profitti; decidono allora di rubare il libro contabile che contiene le registrazioni delle operazioni e di ricorrere al ricatto, sia per allentare la pressione dei debiti sulle loro famiglie sia per prendersi una rivincita personale nei confronti della corrotta e ipocrita organizzazione. Ma i "padroni" riusciranno a dividerli: uno morirà intossicato dalle vernici in un "incidente" orchestrato ad arte e un altro accetterà di farsi comprare con una promozione, nella speranza illusoria di poter cambiare dall' interno la struttura del potere. Solo il terzo accetterà di testimoniare tutto l' accaduto, attirandosi l' odio degli altri operai che temono per il posto di lavoro e per le ritorsioni e soprattutto dell' amico promosso, ormai cambiato e "inserito".
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