Il 25 settembre 2007 Adnan Yousif, presidente dell’Unione delle Banche Arabe (Uab), ha firmato un memorandum d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) per l’apertura in Italia, entro la fine del 2008, di uno sportello ispirato ai principi del Corano, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei. È passato un anno, durante il quale si è discusso di tante problematiche legate alla presenza crescente di musulmani in Italia - apertura di moschee, matrimoni misti, studio del Corano nelle scuole, uso del velo in luoghi pubblici - ma nessuno ha seriamente ap-profondito i vantaggi, che avrebbero gli imprenditori e i risparmiatori italiani, se potessero rivolgersi, invece che ai soliti usurai, anche alle banche di diritto islamico. Se vogliamo davvero liberalizzare il nostro sistema finanziario, allora dovremmo aprirci a tutte le banche, non solo a quelle ispirate al modello americano.
La caratteristica più nota del sistema bancario islamico è il divieto di addebitare interessi. Il Corano (sura 2, versetto 275) vieta la riba sul denaro prestato. Il termine si riferisce non solo all’usura, cioè ad un tasso d’interesse eccessivo, ma a qualsiasi corresponsione d’interessi su mutui e depositi. Secondo la shari’ah, che è la legge islamica, soltanto il lavoro dell’uomo può giustificare l’arricchimento, sia sul piano etico che giuridico. Non è lecito percepire alcun interesse, neanche minimo, perché esso rappresenta un guadagno del creditore collegato al semplice decorrere del tempo.
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L’autorevole agenzia di rating Moody’s stima che gli asset delle banche islamiche, in un solo anno, sono aumentati del 20% raggiungendo quota 500 miliardi di dollari. Parallelamente sottolinea i rischi legati alla credenza che tali istituti servano a finanziare il terrorismo internazionale. Evidentemente il sistema usuraio occidentale non ha altra strategia per arrestare l’avanzata delle banche di Allah se non alimentare questa credenza e fomentare il cosiddetto scontro di civiltà, col fantasma di Bin Laden che periodicamente appare per pronunciare rivendicazioni e minacce.
Per gli italiani, che non sono musulmani ma sono stanchi di subire il potere usuraio, l’attrattiva della finanza islamica si spiega soprattutto in rapporto alle disfunzioni della finanza globale. Ciò vale soprattutto per il Mezzogiorno, il cui divario rispetto alle regioni del Nord, si misura anche in termini di costo del denaro. Ma in generale, è tutta l’economia italiana ad essere ostaggio di un sistema bancario che privilegia i profitti dei creatori di moneta, cioè le banche, rispetto ai bisogni degli utilizzatori di moneta, cioè imprese e famiglie.
La banca senza banchieri. Questo è il cardine del socialismo islamico. Nel capitalismo occidentale esiste invece un conflitto strutturale tra imprese bancarie, che producono moneta dal nulla e lucrano sul tempo, ed imprese industriali e commerciali, che faticano a produrre lavoro perché schiacciate da interessi e garanzie vessatorie imposte dall’usurocrazia globale. Sarebbe riduttivo considerarlo un conflitto interno alla classe capitalista, poichè esso rappresenta la vera lotta di classe: lavoro contro usura, imprenditori ed operai contro banchieri.