
Originariamente Scritto da
Sabotaggio
Francamente non sapevo e neanche immaginavo che la maschera bergamasca del "sor Tremaglia" avesse perfino sofferto del duro giogo statunitense in quel di Coltano. Certo il sor Tremaglia è uno che non porta tanto rancore se è vero, come è vero, che costui votò per la prima volta in C.C. contro una risoluzione politica almirantiana che prendeva le distanze dal comportamento usa nel 1985 a Sigonella. Di più: quando il C.C. del msi votò con 200 voti a favore contro 7 una pur velata solidarietà a Craxi per Sigonella con l'ardita dichiarazione "Alleati si, servi no" nei confronti degli usa, il sior Mirko-a stelle e strisce si dimise in segno di protesta sia dalla carica di vice segretario del partito che da responsabile della politica estera missista. Che fini venga contestato da un simile ascaro degli usa, o nella migliore delle ipotesi da un povero demente precoce, la dice tutta sull'abisso della infamità finiana. Da tempo pensavo che fini fosse ormai giunto alla fine del precipizio infame e invece devo con molta meraviglia constatare che fini riesce sempre a superarsi sicché dopo aver da tempo raggiunto il fondo ora si è messo pure a trapanare il fondo stesso. A questo punto non ci resta che aspettare che raggiunga il centro della terra ove finalmente si troverà in buona compagnia con i demoni danteschi che, si spera , lo tratteranno in loco su qualche fiamma. Ciò che tuttavia non accetto nel papocchio esposto dal sor Tremaglia, è quel suo continuo confondere e fondere la RSI con la sua personale e confusa "destra" di riferimento. Sul concetto di destra e fascismo o meglio ancora, di RSI, vorrei richiamarmi ad una polemica sorta nel 1987 fra Servello e Montanelli, in cui quest'ultimo negava a priori l'etichetta di destra al fascismo e a maggior ragione alla RSI mentre , al contrario, Servello si faceva una dura arrampicata sugli specchi al fine di dimostrare che destra e fascismo erano in sostanza la stessa cosa specie in riferimento"...all'affermazione dei valori religiosi, nazionali e famigliari [ Dio, Patria e Famiglia], uniti allo spiritualismo politico ecc. ( v. F. Servello "La vera Destra" in Secolo d'Italia dell'11.4.1987, pag. 2). Fra l'altro mi piace ricordare che negli anni '50 proprio Servello aveva dato largo spazio sul "Meridiano d'Italia" ai c.d. "milanesi" ( la corrente socialrepubblicana interna al msi) i quali si battevano appunto contro le posizioni più reazionarie come l'adesione al Patto Atlantico e pertanto non certo su posizioni comunque etichettabili a "destra". Servello venne poi ricattato dagli atlantisti missisti i quali tirarono fuori alcuni suoi precedenti non molto cristallini come il fatto che egli fosse sbarcato in Italia insieme agli invasori angloamericani e anche nella sua prima attività giornalistica l'aver manifestato tendenze apertamente antifasciste fino a lodare la macelleria messicana di Piazzale Loreto. Afferrata l'antifona, Servello tagliò i ponti con i "milanesi" e riottenne così con effetto immediato la sua verginità politica all'interno del msi. E' comunque interessante la risposta fornita da Montanelli a Servello:..."Questa identificazione [con la destra] non l'avete voluta, né creata voi del msi. L'hanno voluta e creata gli storici di sinistra, gabellando il fascismo per un fenomeno di destra, quale fu in certi settori e regioni, ma non certo nelle sue origini e ispirazioni ideologiche" (...)" Una volta etichettato il fascismo come fenomeno di destra, era fatale che tutti ne rifiutassero il marchio: il msi ebbe solo da stendere la mano per impossessarsene e così fu. (...) Ma l'anima del fascismo rimane sempre populista come mostrano i suoi cerimoniali piazzaioli. (...) Esattamente il contrario della concezione aristocratica della vera Destra, nemica giurata della piazza e del culto della personalità: nè Giolitti, nè Einaudi si sono mai affacciati a un balcone".
Ultima annotazione riguarda l'ossimoro politico "non rinnegare, non restaurare" che notoriamente suggellò il primo congresso del msi a Napoli nel 1948. Questa dicotomia venne fatta passare, con quanta buona fede è difficile dire, come semplice espediente tattico e temporaneo per aggirare l'eventuale scioglimento del msi come partito neofascista anche in considerazione del fatto che la Costituzione appena varata aveva proibito la ricostituzione sotto qualsiasi forma dell'ex Pnf, seppure attraverso una semplice norma transitoria e non con un vero e proprio articolo costituzionale. In ogni caso seguì poi la famigerata legge Scelba ideata al solo fine di poter mantenere costantemente sul capo del msi la spada di Damocle del suo scioglimento, specie nel caso non avesse seguito il percorso che gli stessi ciellensiti gli avevano assegnato in partenza.
Per colmo d'ironia, pare inoltre assodato che il motto "non rinnegare, non restaurare", univocamente affibbiato a De Marsanich, sarebbe invece opera del nipote del De Marsanich, il noto scrittore Alberto Moravia.
Scriveva in proposito Malaparte su "Tempo" del 4 nov. 1954:.."I maligni dicono che i discorsi ufficiali di De Marsanich, al tempo di Mussolini, li scriveva Moravia: e infatti in quegli anni, De Marsanich parlava come < la Romana>. Anche l'ultimo discorso di De Marsanich al congresso missino di Viareggio era stato scritto, dicono i soliti maligni, da Alberto Moravia che è autore del romanzo < Il conformista>. E infatti, a quel congresso, il conformismo di De Marsanich stupì e indignò perfino i suoi sostenitori". Fuori da ogni ironia, resta il fatto che De Marsanich oltre che appartenere sicuramente alla massoneria, era anche verosimilmente di origini ebraiche - pur se il suo cognome non appare fra quelli censiti a suo tempo da S. Scheref nella sua opera "I cognomi ebrei d'Italia" Firenze, 1922 - visto e considerato che l'ex vicepresidente del museo ebraico "Fausto levi" di Soragna (PR) si chiama appunto, Eddie Marsanich. Il predetto Eddie Marsanich è diventato anche noto come promotore della "Festa dei nasi" che si tiene annualmente in quel di Soragna (Cfr. Ebrei presi per il naso" in Panorama n, 33 del 20.8.1998).
franco morini