





A parte che ovunque c'è qualcuno che non lavora c'è qualcuno che non è capace a far lavorare le persone (parlo di pubblici dirigenti che guadagnano una montagna di soldi).
Questi stessi dirigenti, come del resto i top manager di alitalia sono il vero problema.
Non tanto perchè non sono capaci ad amministrare il personale...
Quanto perchè fanno soltanto i cazzi loro e del politico di turno spendendo i soldi delle tue tasse in appalti AD CAZZUM.
Son stato chiaro oppure credi ai politici?![]()




Quello che dici tu è sacrosanto , ma che non si possano mantenere 135 piloti per 5 aerei direi altrettanto .
Che poi siano le situazioni come quest'ultima che inquinano tutta una categoria (sullo stile delle forze dell'ordine alla Diaz durante il famoso G8) è una certezza , ma è proprio contro queste schifezze che dovremmo TUTTI scagliarci.






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IN CHE MANI SIAMO FINITI
Prodi, l’ultimo bluff di un leader in prestitoLa politica economica del Professore: aiutare la grande industria. Alla Fiat ha «regalato» l’Alfa Romeo e sovvenzioni di Stato
Se Romano Prodi va a casa, l'avremo scampata bella. Se vince, è una iattura. Il suo passato parla per lui. Ecco un promemoria su questo astuto balbettante, che tocca agli elettori mettere a tacere.
IL DC
Democristiano di terza fila finché c'è stata la Dc, Romano era comandato a ricoprire cariche vacanti per conto del partito. A imporlo è sempre stato Nino Andreatta, uomo della sinistra Dc. Da lui è stato messo in cattedra; spinto, tramite Ciriaco De Mita, al vertice dell'Iri; cavato dal cilindro nel '95 per opporlo a Silvio Berlusconi. Andreatta è fuori gioco dal dicembre '99, per un ictus che ne ha annullato le facoltà. Da allora, gli ex comunisti si sono sostituiti nella mallevadoria. Usano Prodi come un travestimento, per scolorire la tara del passato comunista e governare per interposta persona. Prodi che, se ci fosse ancora la Dc non sarebbe nessuno, si lascia usare dall'ex Pci, per essere qualcuno.
Nel '98, quando Massimo D'Alema con un colpo di mano gli sfilò Palazzo Chigi, Romano andò in un ristorante per consolarsi. Qui vide Gianfranco Rotondi, dc del centrodestra, che gli aveva dato il tormentone accusandolo di prestarsi al gioco degli ex. Romano gli si accostò e disse: «Tu mi dai del comunista. Ora con D'Alema vedrai chi sono i comunisti veri». Ergo: Prodi la pensa su D'Alema & co., esattamente come il Cav. Cioè che siano «comunisti veri» ma poi, con gagliardo opportunismo, ci va a braccetto.
IL PIATTINO
Della seduta spiritica si sa tutto. Resta la menzogna. Prodi non ha mai detto, né al Parlamento, né al giudice del tribunale, Imposimato (che non glielo perdona), da chi ha saputo di Via Gradoli. Le ipotesi che si fanno sono due: o il suo confidente è un accolito delle Br o un agente del Kgb, l'agenzia sovietica che forse ha organizzato il sequestro. Da 28 anni, nasconde il segreto chiave del più truculento delitto politico del dopoguerra italiano. Un tipo simile sarebbe guardato a vista in qualsiasi punto del globo. Da noi, è premier.
PRODI E LA STAMPA
I giornalisti italiani, per ragioni di schieramento, sono sempre stati teneri con Romano. Mai messo spalle al muro, né per la messinscena medianica, né per la svendita del patrimonio Iri. Si spiega: il 90 per cento dei giornali è in mano di industriali che vogliono favori dallo Stato. Prodi li ha fatti, dispostissimo a farne ancora. Il Polo liberale, no.
Appena varcati i confini e insediato alla presidenza dell'Ue, la stampa estera ha subito dipinto Romano per quel che era. Financial Times: «Un dilettante superprotetto catapultato su una poltrona troppo importante per lui». Times: «Un personaggio... deriso in quasi tutto il Vecchio Continente ma che resta motivo d'orgoglio per gli italiani».
Quando però è tornato in patria, gli stranieri hanno cominciato a appoggiarlo contro il Cav. L'inetto di Bruxelles, diventa una manna per l'Italia. Due ragioni. Da un lato, la proverbiale pigrizia spinge i corrispondenti a scopiazzare i giornali italiani e a fare proprie le idee dominanti. Dall'altro, gli ospiti considerano l'Italia una macchietta incomprensibile. Per antica tradizione, auspicano per il nostro Paese ciò che mai vorrebbero per il loro. Appoggiarono prima il fascismo, poi il Pci, considerandoli per noi - e solo per noi - un toccasana. Con la stessa logica stanno con Prodi.
PRODI E LA FIAT
Prodi è stato il Mago Merlino della famiglia Agnelli. Il tifo che in questi mesi ha fatto per lui Luca di Montezemolo, il delfino, è la cartina di tornasole.
Da presidente dell'Iri, Romano ha dato alla Fiat a prezzi stracciati l'Alfa Romeo, regalandole il monopolio dell'auto italiana. Per farlo, ha ritirato all'ultimo una promessa di vendita alla Ford che aveva offerto più soldi e migliori garanzie. Le promesse della Fiat di rilanciare l'Alfa, ristrutturarne gli stabilimenti e mantenere l'occupazione sono finite nel tombino. Il monopolio ha portato male. Padrona del mercato, la Fiat si è impigrita ed è stata travolta dalla concorrenza in anni di progressi tecnici tumultuosi. Le péste in cui si è trovata sono la conseguenza dell'improvvido dono prodiano. Un effetto collaterale, come la morte per fuoco amico. Una nemesi, per dirla all'antica.
Da presidente del Consiglio, tra il '96 e il '98, Romano favorì l'impossessamento della Telecom da parte dell'Ifil di Umberto Agnelli. Ma la tela di Prodi fu poi disfatta da D'Alema che, entrato lui a Palazzo Chigi, consegnò i telefoni a Colaninno e alla «cordata padana». Fu il debutto delle nuove ricchezze che si affacciavano. L'anticamera dei furbetti del quartierino che Prodi oggi bolla, pensando al folkloristico Ricucci e tacendo il comunista Consorte, e da cui ha preso spunto il diktat di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie. Creati i vampiri, la sinistra vuole ora cavargli i denti. Per quattro gatti del loro allevamento, che troveranno altre e migliori occasioni di guadagno, taglieggia i milioni di risparmiatori rifugiati in Bot, Cct e polizze vita.
Sfumata la Telecom, Romano ha cominciato a rimuginare cosa altro poteva fare per la famiglia di Torino. Pensa e ripensa, gli si è accesa la lampadina della rottamazione. Cambia l'auto vecchia con la nuova, e la Fiat ti fa lo sconto. La differenza ce la mette lo Stato coi soldi di tutti. Non contento, un mese prima di uscire di scena nell'autunno del '98 (Gazzetta Ufficiale n.251), Prodi decise di dare un ulteriore contributo agli Agnelli: 4.308 miliardi pronta cassa su una non meglio precisata lista di «spese ammissibili». Non chiedetemi cos'è, sta di fatto che c'è.
PRODI E L'INGEGNERE
Fatti un giro su google a vedere che parere è .....................
Poi della banana puoi fare l'uso che avrebbero fatto gli iscritti Cgil di Alitalia con le loro bandiere se fosse andata a bagno .............



