Quando Vendola parlava del sesso con i bambini
Postato il Domenica, 30 gennaio @ 04:00:00 CET di Peppone
Notizie allarmanti. L'armata Rossogay sbarca sulla COSTA della Puglia, ma la sua bandiera SVENDOLA già nel Lazio...
Ecco la famosa intervista in cui Nichi Vendola, nell'85, parlava di sesso tra adulti e bambini. Due anni dopo "Epoca" pubblica un articolo in cui l'allora dc, Silvia Costa, oggi esponente della Margherita, lo accusava.
Le nostre terre ricche di storia gloriosa troveranno ancora la forza civica e morale per resistere a questa nuova orda barbarica? Nei prossimi mesi lo sapremo...
Sono entrambi candidati alle Regionali per la Gad. Uno ha già vinto le primarie e corre con Rifondazione comunista per diventare il presidente della Puglia, dove rischia di battere Raffaele Fitto. L'altra, che fa parte dell' Assembla federale della Margherita, è la più papabile capolista dell'Ulivo per il Lazio. Nichi Vendola e Silvia Costa. Sono questi i "cavalli rampanti" che Romano Prodi ha schierato per l'imminente sfida elettorale. Proprio loro che diciotto anni fa, se ne dicevano di tutti i colori dalle sponde opposte dell'arringa politica.
Prima Repubblica: Politiche del 1987. Lei era l'astro nascente della Dc, candidata dallo Scudocrociato nel Lazio. Lui, il "nemico" comunista, l'enfant terribile assurto a paladino della causa omosessuale cui il Pci aveva affidato il difficile compito di contendere l'appeal elettorale del leader radicale Marco Pannella nella lista di Roma.
Pomo della discordia, la tanto discussa intervista rilasciata da Vendola due anni prima a Repubblica in cui l'allora 26enne neoeletto membro della Federazione giovanile comunista (Fgci) propugnava "il diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro e con gli adulti". Frase che aveva fatto inorridire la Costa, al punto di accusarlo apertamente di essere "noto e dichiarato pèdofilo".
Così riferisce un articolo dal titolo "Litigio sul sesso degli angeli", pubblicato dal settimanale Epoca il 18 giugnò del 1987, a firma di Marina Gorrieri che riporta anche l'epiteto con cui Vendola apostrofò a sua volta la rivale democristiana: "Cicciolina Silvia Costa cerca pubblicità a basso prezzo, ma casca male. Anche se", precisava, "un conto è la violenza, altro un gesto affettuoso". In quell'intervista a Repubblica lui invitava solo "a non tranciar giudizi troppo netti su una questione delicata", precisava il candidato del Pci, "dicevo che tra esperti se ne discute molto". "C'è poco da discutere", protestava la Costa, "se c'è un rapporto fisico tra un bambino e un adulto, la norma presume sempre plagio e violenza". E giù con gli insulti reciproci dalle colonne di Epoca.
"Giornali patologici". La Costa liquida così tutta la questione.
Oggi che i due "cavalli" gareggiano nella tessa squadra, lei dice "di aver cambiato completamente idea" sul "pedofilo". di ieri. "Innanzitutto", tiene a precisare la possibile candidata a guidare la lista di Pietro Marazzo, "mai e poi mai ho dato del pedofìlo a Vendola, non mi sarei mai permessa". E tutti quei virgolettati? "Vi dico io com'è andata". La Costa è cofondatrice del Telefono azzurro, nato quasi in concomitanza con l'articolo di Epoca (8 giugno 1987). "Ero particolarmente attenta all'allarme pedofilia", racconta l'esponente della Margherita. "Mi limitai a esprimere una critica verso alcuni partiti della sinistra che ospitavano nelle proprie liste chi teorizzava letteralmente «il diritto dei bambini ad avere una loro sessualità e ad avere rapporti con gli adulti», che peraltro non ha mai smentito". Cioè Vendola. "Non ho mai fatto esplicitamente il suo nome", si difende la Costa, "ho solo sollevato un problema di cultura, sono stati i giornali a montare la storia". Finita con una querela della Fgci, cui la candidata Dc rispose con una contro querela, poi entrambe ritirate.
"Successivamente io ho avuto modo di conoscerlo Vendola. All'inizio ero un po' imbarazzata - confessa - ma ho scoperto che è una persona veramente carina, non ha mai mostrato nessun risentimento nei miei confronti. Anzi, è venuto lui a salutarmi dicendosi molto dispiaciuto per quello che era stato evidentemente un equivoco tra noi e che sarebbe stato contento di intraprendere insieme una battaglia per la tutela dei minori". Ma non la chiamava Cicciolina? "Era una tormentone di quell'anno", minimizza, "i Radicali avevano appena presentato quella goliardica candidatura e io dissi più volte apertamente che ero un po' stufa che tutte le volte capitava la domanda su Cicciolina", sbuffa la Costa. Che liquida così la questione della sua candidatura a capolista di Marrazzo: "L'ho letto oggi su Repubblica"
di Barbara Romano
Libero 28 Gennaio 05
http://www.fattisentire.net/modules....rticle&sid=904
GIOVEDÌ, GIUGNO 15, 2006
Nichi Vendola e il "tema della pedofilia"
Piccola premessa: qui nessuno sostiene che Nichi Vendola sia un pedofilo o che, più in generale, abbia qualcosa a che vedere con la pedofilia. Qui ci si limita a leggere e a riflettere. Chiaro?
Bene, ora possiamo passare alla lettura del famoso articolo di Libero che segue.
Così nel Palazzo si difendono i pedofili
Il caso dell’onorevole Nichi Vendola citato come esempio nei siti degli “orchi”.
Di Elisa Calessi
MILANO - C'è una lobby che difende i pedofili. Non immaginiamoci una massoneria segreta. La ragione sociale di questa combriccola è far sì che l'attrazione verso i bambini sia considerata, almeno giuridicamente, un orientamento sessuale lecito come un altro. In Parlamento o altrove, dovunque si è missionari di questa idea. A questo livello, oggi, si gioca la battaglia. Il modo è semplice: visto che l'omosessualità è socialmente - e giuridicamente - riconosciuta, basta assimilare ad essa la pedofilia e il gioco è fatto. Non c'entrano destra o sinistra. Si tratta di solidarietà tra chi la pensa allo stesso modo. Chi denuncia queste trasversalità, viene zittito. Libero, invece, prova a parlarne.
Ecco alcuni fatti. Il 19 marzo del 1985, il giorno della Festa del papà (prima strana coincidenza), Repubblica a pagina 4 pubblica un'intervista a Nichi Vendola, poi parlamentare di Rifondazione comunista. Il titolo è: «Il gay della Fgci». Allora aveva 26 anni ed era appena stato eletto membro della segreteria nazionale della Fgci, il vivaio del Pci. Lo spunto è noto: Vendola è il primo dirigente comunista a essersi dichiarato apertamente gay. Si ripercorre la storia del partito e di come il tema dell'omosessualità abbia faticato a trovare un suo spazio. Fin qui, niente di strano. Poi, quasi al termine dell'intervista c'è una frase. Vendola dice: «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia e della procreazione». La rileggiamo. Dice esattamente così: «diritto dei bambini ad avere una sessualità tra loro o con gli adulti». Possibile? In realtà il ragionamento non è nuovo, si trova in tutti i siti di pedofilia culturale. Primo: nei bambini la sessualità si sviluppa molto prima di quanto non si creda. I più coraggiosi fissano anche l'età: 10-11 anni. Dunque, se la sessualità infantile si sviluppa così presto, è lecito considerare i bambini, anche a livello sessuale, al pari degli adulti. E parlarne. Semplice e chiaro. La dichiarazione, riportata da un quotidiano nazionale non da un bollettino qualunque, non suscita scalpore. C'è qualche timida reazione nei giorni successivi, ma niente di più. La storia è confusa.
Chiamiamo Nichi Vendola. Gli chiediamo se ricorda quella frase. Dice: Certo che ricordo e mi arrabbiai. Fu il giornalista a capire male, il mio discorso era un altro. Ripeto: riportò male le mie parole. Io parlavo di libertà sessuale, mica di pedofilia». Perché invece... “Avere rapporti con i bambini è una patologia". Vendola, dunque, dice di non aver mai detto quella frase. Aggiungiamo per i maligni: se allora la disse, ora se ne dissocia.
Pochi mesi dopo, però, la rivista Nuova Solidarietà, nel numero del 6 maggio 1985 (pagina 4), riporta la stessa frase e sempre attribuita a Nichi Vendola. Citiamo di nuovo e la fonte, questa volta, non è Repubblica: «diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti sessuali con gli adulti». L’avrebbe pronunciata davanti all'assemblea dei militanti della Fgci quando, nel marzo del 1985, venne eletto membro della segreteria nazionale. Qualcun'altro se ne ricorda. Siamo nel sito della Danish Pedophile Association, una delle più grandi associazioni internazionali di pedofili, che tutti sanno avere una redazione italiana a Bergamo. Qui si racconta l'episodio per intero. Citiamo (e con questo siamo a tre): «Nichi Vendola faceva il militante alla federazione giovanile comunista. Un giorno dovevano eleggere il segretario nuovo e presero proprio lui; allora egli andò a dire a tutti i presenti - militanti e anche giornalisti - che non è tanto facile discutere nel suo partito del diritto dei bambini ad avere una propria sessualità. E disse pure che è ancora più difficile una cosa, parlare delle relazioni fra bambini e adulti come se fosse un argomento come un altro. Insomma era davvero faticoso». Purtroppo, continua il testo, gente così non ce n'è più.
Dunque tre testi, diversi e indipendenti tra loro, riportano lo stesso episodio. Evidentemente non fu solo il giornalista di Repubblica a capire male. Si trattava di sedici anni fa, è lecito per chiunque cambiare opinione.
Bene. Passiamo a tempi più recenti. Il 24 ottobre del 1996 viene presentata in Parlamento una proposta di legge (n.2551). Chi è il primo firmatario? Nichi Vendola. Il testo è agli atti. Si chiede di modificare la legge del 25 giugno 1993 «in materia di discriminazione». In pratica si propone di estendere le norme anti-discriminatorie già presenti per quanto riguarda la razza, l'etnia, la nazionalità e la religione, all’«orientamento sessuale». Per carità, l'intento è nobile. Vuol dire non discriminare chi ha propensioni sessuali diverse dalla media. E chi non è d'accordo? Peccato che tra le righe passi un concetto pericoloso. Non a caso, quando in commissione venne discusso il testo, si scatenò una feroce polemica proprio su questa definizione: «orientamento sessuale». Un parlamentare di An accusò: in questo, modo si finisce per legalizzare la pedofilia. Avrà esagerato, forse, ma colpisce una coincidenza. Il 5 dicembre scorso Radio Vaticana intervista Daniele Capezzone, portavoce dei Radicali, a proposito di un convegno promosso dal partito di Pannella nel '98 sul tema "Pedofilia e Intemet”. Capezzone spiega che la pedofilia «al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato». Dunque è un «orientamento», dice Capezzone. Esattamente quanto dice il disegno di legge proposto da Nichi Vendola.
Libero, sabato 26 maggio 2001
http://quellocheguidaicamii.blogspot...ema-della.html





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