





I miei discorsi non sono auto-razzistici...e non ho mai detto che l'italianità è SINONIMO di mafia. Semmai è l'anticamera della mafia...ma non sinonimo. In ogni caso, come ho detto qualche post fa, tanti paesi che fanno i gradassi pungendoci sul tasto dolente "mafie" sono gli stessi che poi accolgono vasti affari di queste ultime. La germania è solo un esempio...la lista è lunga e non comprende solo paesi europei.


Mah...non credere che sia così semplice. Estirpando subito un tumore puoi limitare i danni e/o risolverli in tempi brevi. Ma se questo tumore lo fai crescere e sviluppare non basterà una operazione x eliminare tutte le metastasi. E la società italiana, ad oggi, è piena zeppa di metastasi....


Apprezzo le persone intelligenti. Ma tu, amico mio, purtroppo non appartieni a questa categoria. Chi sarebbe che ha letto Conan il barbaro e gli opuscoli di Borghezio? Se non vuoi offendere il sottoscritto, sei certamente tu. E me ne rendo conto da quello che scrivi. Del federalismo, infatti, sei tu che hai letto Conan il barbaro e gli opuscoli di Borghezio. Se vuoi scendere sul piano culturale sul federalismo, niente in contrario. Ma prima prendi molto, molto fosforo o mangia molto, molto pesce.


Mi scuso per la lunghezza di quanto sotto riportato. Per me è molto importante contribuire ad approfondire i concetti di comunità organica (la piccola comunità che è alla base dello stato federale) e di comunità virtuale (la grande comunità in cui si identifica il principio dello stato moderno) perché a mio parere solo in questa ottica è possibile cominciare a comprendere le ragioni della necessità di un profondo cambiamento della struttura della società. Quello che segue è parte di un capitolo di un libro che ho finito di scrivere e che spero di riuscire a pubblicare.
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Prendiamo di nuovo in considerazione nell'ottica della spontaneità, il fatto che in un qualsiasi grande stato moderno abitato da alcune decine di milioni di abitanti, nel quale cinquanta, centomila o un milione di persone con usi, costumi tradizioni e valori condivisi, decidano a maggioranza di costituirsi in comunità indipendente per governarsi autonomamente sul territorio sul quale risiedono. Ovviamente la richiesta, seppure legittima nell'ambito del diritto naturale ed anche internazionale, sarebbe contrastata con la forza illegittima delle armi in nome degli artifici giuridici della sovranità, dell'unità e dell'indivisibilità dello stato moderno. Tutto questo avviene anche se è evidente per tutti che il maggiore benessere, la maggiore libertà, la giusta autorità, l'iniziativa e l'eguaglianza politica fioriscono là dove esiste il libero scambio e l'azione dello stato è minima, e tale può essere solo in piccole comunità indipendenti e federate basate sul diritto del popolo ad autogovernarsi.
Consideriamo un singolo nucleo familiare come la più piccola unità secessionista immaginabile adottando un regime di libero scambio illimitato, persino il più piccolo dei territori può essere pienamente integrato nel mercato mondiale ed usufruire di tutti i vantaggi della divisione del lavoro ed i suoi proprietari potranno diventare le persone più ricche del mondo. D'altra parte se il proprietario dello stesso nucleo familiare decide di evitare completamente qualsiasi commercio infraterritoriale ne conseguiranno la più nera miseria e la morte. Di conseguenza più un paese ed il suo mercato interno sono piccoli, più è probabile che opti per il mercato libero. (....) In un mondo con centinaia di migliaia di unità politiche indipendenti, ogni paese dovrà abbandonare l'attuale sistema monetario a corso forzoso che è stato responsabile della più alta inflazione mondiale della storia umana e dovrà di nuovo adottare un sistema monetario commerciale come lo standard aurifero.( ... ) Un mondo composto da decine di migliaia di libere città indipendenti come le "stranezze" rappresentate oggi da Monaco, Andorra, San Marino, Liechtenstein, Hong Hong, Singapore, con il conseguente aumento delle opportunità di migrazioni con motivazione economica, sarebbe un mondo di governi liberali economicamente integrati attraverso il libero mercato ed una valuta internazionale rappresentata dall'oro, con una crescita economica e prosperità senza precedenti. H. H. Hoppe, Abbasso la democrazia, Facco editore)
Ed appare anche evidente ormai che...
Declinano le grandi Nazioni -costruzioni fittizie- e prendono piede ovunque i "micro - nazionalismi", spingendo gli individui a riscoprire e a reinventare il passato delle loro "piccole patrie". G. Miglio, L'Asino di Buridano, Neri Pozza Editore, Vicenza, 1999, p. 98.
Esempi di piccoli stati, patrie, già esistono e le loro indicazioni, come andiamo a vedere, sono chiare. Volendo fare una proporzione estrema fra gli stati esistenti, da una parte mettiamo la Russia con i suoi diciassette milioni di chilometri quadrati di superficie, dall'altra il Vaticano, con appena un chilometro. Il principato di Monaco, ad esempio, concentra in soli 1,95 Kmq. ben 32.370 abitanti; la Repubblica di S. Marino, con i suoi 62 kmq. ne ha 28.503, mentre il Liechtenstein con i suoi 160 Kmq., ha una popolazione di 31.461; Andorra, in 486 Kmq., ha 69.865 abitanti; ecc.. Questi sono solo alcuni dei molti esempi di piccoli stati, comunità limitate e indipendenti, esistenti. Nel mondo esistono poco più di un centinaio di mini-Stati con un territorio inferiore ai mille chilometri quadrati. La media del loro territorio è circa tre-quattrocento chilometri quadrati. Immaginando una piccola comunità contrattuale di tali dimensioni si possono fare le seguenti osservazioni e considerazioni sulle quali invito il lettore a riflettere secondo la sua esperienza:
1. La conoscenza della natura e la cultura acquisita agli inizi del terzo millennio rendono appetibile l'idea che il modo più vantaggioso per regolare i rapporti fra individui, gruppi, comunità e stati, sia quello basato sulla spontaneità dell'ordine sociale e sulla contrattualità politica delle leggi.
2. Una comunità di dimensioni territoriali e numeriche limitate, basata sull'autogoverno dei cittadini, offre agli individui maggiori possibilità di cooperazione e costituisce la condizione ottimale perché: a) la legge sia voce del popolo che stabilisce il ruolo delle istituzioni; per permettere cambiamenti dell'ordine sociale senza violenza; b) il governo della comunità sia efficacemente controllato dagli associati.
3. La piccola comunità è il luogo in cui ognuno trascorre la maggior parte della propria esistenza, stabilisce i propri legami affettivi e forma la sua educazione che determina il comportamento.
4. Il governo della piccola comunità è più facile su un territorio limitato, poiché la moderna tecnologia consente sia di confrontare le diverse soluzioni legislative possibili su fatti specifici e limitati, sia di fare rapide consultazioni degli aventi diritto al voto sui fatti oggetto di regolamentazione, sia di informare rapidamente i cittadini. Tutto ciò favorisce la spontaneità dell'ordine sociale.
5. Per tali ragioni in una piccola comunità le leggi sono meglio discusse, la partecipazione alla vita collettiva più alta, la cooperazione più diffusa, il senso di responsabilità più esercitato e la coscienza individuale e collettiva più evoluta.
6. All'interno delle comunità limitate quasi tutti si conoscono e conoscono il territorio; questo riduce le possibilità di azione della criminalità, accresce nei cittadini il senso di sicurezza e produce un maggior spirito di solidarietà determinata dal più vivo sentimento di appartenenza. In queste condizioni le organizzazioni criminali sarebbero letteralmente spazzate via a furor di popolo, perché il governo di una comunità limitata non può sopravvivere in presenza di una forte criminalità.
7. In una piccola comunità basata sull'autogoverno dei cittadini le tasse e le imposte sono notevolmente inferiori a quelle della media dei grandi stati, sia perché gestire un territorio ridotto è molto meno oneroso che gestire una grande società stabilita su vasti territori, sia per il maggiore controllo che i cittadini possono esercitare sull'attività di governo dei rappresentanti e quindi sui prelievi, sulle spese e sull'efficienza delle prestazioni e della burocrazia.
8.In una piccola comunità l'efficienza dei servizi forniti dal governo è molto alta, perché la responsabilità degli amministratori, dei burocrati, dei politici e dei giudici è più diretta e individuabile e per ciò più facilmente controllabile dai cittadini.
9. Nella piccola comunità l'esercito non esiste o esiste in forma molto ridotta perché ogni cittadino corre a difendere con la propria vita la libertà e l'indipendenza della sua piccola patria, che è il luogo naturale delle tradizioni, degli affetti, dei legami e dei valori condivisi.
10. In una piccola comunità la disoccupazione è, in genere, sconosciuta, perché tutto funziona meglio e con diverso sentimento dell'eguaglianza e della collaborazione civica. S. Marino, ad esempio, un micro-Stato di appena 62 chilometri quadrati, dà lavoro a circa 4.000 italiani che fanno i frontalieri. Alla frontiera nessuno chiede loro la carta d'identità, ma sul suo territorio valgono le leggi dello Stato di S. Marino, anche se la gendarmeria non può oltrepassare i confini con l'Italia, neppure per inseguire i criminali.
11. In una comunità limitata il potere della grande finanza e degli speculatori affaristi troverebbe le condizioni dell'impotenza e del declino dei suoi aspetti negativi ed antisociali, perché il popolo ha interesse a stabilire una certa eguaglianza per realizzare al meglio le sue aspettative materiali e morali di giustizia e di benessere.
12. In una comunità limitata basata sull'autogoverno la “proprietà” ed il “capitale” potrebbero trovare i loro giusti limiti e non potrebbero esercitare sul potere politico le pressioni e la corruzione che degradano il loro valore sociale, perché i cittadini ne potrebbero sorvegliare gli arbitrii e gli abusi in relazione al bene comune.
13. Nelle piccole comunità la giustizia, se esercitata da magistrati eletti dai cittadini come è loro diritto naturale, potrebbe essere finalmente rispettosa della dignità di ognuno e non solo dei potenti e dei clan di affaristi che si nascondo dietro il paravento della politica.
14. In una comunità limitata i cittadini si rendono presto conto che la prosperità avviene in modo ottimale a condizione: a) che l'iniziativa sia libera da ogni forma di inutile burocrazia; b) che la comunità di riferimento sia federata con altre comunità di dimensioni analoghe; c) che nessun ostacolo sia posto alla libertà di scambio delle merci e dei servizi all'interno della comunità e della federazione.
15. Nella piccola comunità i cittadini hanno interesse a far restare in loco la maggior parte degli introiti derivanti dalle tasse e dalle imposte necessarie a soddisfare le loro esigenze; ma hanno anche interesse a trasferirne una parte limitata al governo della federazione per le funzioni di garanzia democratica e di sicurezza verso l'esterno che la federazione è chiamata a svolgere.
16. La comunità limitata, infine, è il luogo ideale per stabilire la giusta libertà, la giusta autorità, una certa eguaglianza ed il benessere materiale e spirituale: premesse necessarie a realizzare le condizioni per la diffusione della cultura e della conoscenza della natura, che sono le basi della civiltà.
La prima impressione che il lettore avrà ricevuto da quanto sopra, sarà che tutto ciò non debba riguardare l'ordine sociale presente o dell'immediato futuro. In gran parte posso concordare. Ma, osservo, il cambiamento di logica per risolvere gli attuali problemi da qualche parte dovrà pur cominciare! E' perfettamente inutile continuare a salmodiare formule o ad affidarsi a slogan come quello di predicare nel deserto che dobbiamo uscire dalla crescita ed organizzare un’altra società attraverso la decrescita. Per la massa la crescita è sinonimo di progresso e di evoluzione ed è parola sacra sia per gli uomini, sia per la natura in generale. Bisogna considerare che la crescita progressiva del benessere è l’aspetto fondamentale alla quale si affida la religione dell’economia che in fondo riguarda tutti gli esseri umani. Non sarà possibile cambiare i valori e l’immaginario collettivo senza essere armati della conoscenza della natura che opera con grande lentezza, ma esige sempre un progresso. E' perfino ovvio che ogni comunità, in quanto associazione giuridica di individui liberi, abbia il diritto naturale di scegliersi le leggi ed il tipo di governo che ritiene più idoneo a soddisfare le proprie aspettative di vita, le proprie tradizioni ed i propri interessi e valori.
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Stufi di leggere, vero? Perdonate la lunghezza. Penso che qualcuno comprenderà le mie intenzioni e mi scuserà.![]()




Caro il mio "moderatore" con la coda di paglia.... che si permette di dare del "non intelligente" agli altri... che moderatore!...
Non mi riferivo a te... ma a questo punto devo dedurre che mi ero sbagliato....
Perchè ti sei sentito citato in causa quando ho parlato delle masse incolte sedotte dalle pagliacciate barbaro-celtiche e che paventano delle piccole comunità etnicamente pure? Forse pure tu partecipi al rito dell'ampolla...
Non lo leggi 'sto forum? Non lo vedi che c'è un sacco di gente che inveisce contro il "meticciato" e che invoca una purezza etnica delle piccole comunità?
Piuttosto che risentirti per cose che non erano riferite a te (a meno che tu non legga veramente conan il barbaro) esprimi la tua posizione sulla questione cui accennavo, ossia piccole comunità chiuse e xenofobe oppure piccole comunità aperte, e cerca di essere più rispettoso e "moderato".


Non sono moderatore di questo forum. Non ho mai partecipato al rito dell'ampolla. Non ho mai invocato la purezza etnica ed ho sempre sostenuto l'universalità del federalismo che parte dall'individuo e si rivolgae all'umanità intera.
Ho esposto le mie idee sulle piccole comunità nel mio lungo messaggio che che precede questo che sicuramente non hai letto.![]()


Ti faccio notare che quelle che tu chiami pagliacciate barbaro-celtiche, nella fattispecie quelle celtiche, fanno parte della cultra e della terra insubrica.
Denigrando la nostra cultura ti riveli per quello che sei, uno che odia e disprezza ciò che non conosce.
Se ci fosse un moderatore saresti già sparito.