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    Predefinito Il Succo della Democrazia

    FINANZA&MERCATI
    ILSOLE24ORE.COM > Finanza e Mercati ARCHIVIO

    I deputati Usa bocciano Bush


    di Marco Valsania


    30 SETTEMBRE 2008






    Lo shock è arrivato quando i «no» hanno cominciato a superare i «sì». Quando, poco prima delle due di pomeriggio ora americana, la conta dei voti sullo storico piano di salvataggio della finanza americana ha visto 197 contrari e 195 a favore.Presagio,nell'incredulità generale, di una bocciatura finale senza ombra di equivoci, 228 voti contro 205 alla Camera dei deputati, che ha fatto precipitare i mercati e inaugurato una crisi politica ed economica senza precedenti nella recente storia americana.

    Il dramma politico si è consumato nella confusione: con l'indice Dow Jones che cadeva di oltre 700 punti, più di un punto per ciascuno dei miliardi di dollari promessi dal progetto anti-crisi, nell'aula del Congresso il voto è rimasto a lungo formalmente « aperto». Il tentativo è stato quello di trovare in extremis strade per un nuovo, rapido voto.Fino alla resa,subito rimbalzata da Capitol Hill alla Casa Bianca: il presidente George W. Bush ha convocato un summit d'emergenza dei suoi più stretti collaboratori, dal ministro del Tesoro Henry Paulson al governatore della Federal Reserve Ben Bernanke. Dal vertice è uscito con una secca dichiarazione,impegnandosi a non cedere le armi: «Sono deluso- ha detto- ma continueremo ad affrontare la crisi con determinazione ». Dichiarazione cui è seguita in serata una decisione drastica: il presidente Usa ha autorizzato l'utilizzo del fondo di stabilizzazione dei cambi per garantire il rifinanziamento del mercato.
    Dalla campagna presidenziale, è giunto anche un invito alla calma dal candidato democratico Barack Obama: «Ho fiducia che arriveremo a una soluzione, ma sarà un percorso difficile». Una riapertura del negoziato, per riportare in carreggiata il salvataggio, è possibile, forse probabile; un nuovo voto potrebbe avvenire tra mercoledì e giovedì.

    Esponenti sia repubblicani che democratici hanno parlato di «linee di comunicazione» che restano aperte. «Siamo pronti a continuare a lavorare», ha detto il chairman democratico della Commissione Servizi Finanziari Barney Frank. «La legge è stata bocciata, ma la crisi resta», ha aggiunto la speaker democratica della Camera Nancy Pelosi.

    Ma il voto di ieri ha scatenato anche pesanti scambi di accuse che potrebbero complicare ogni trattativa. I leader democratici hanno accusato gli avversari di aver tradito l'impegno a garantire sufficienti voti: sette deputati repubblicani su dieci hanno bocciato il piano. A favore, invece, si è pronunciato il 60% dei democratici. I repubblicani hanno risposto che sono stati i leader rivali, soprattutto la Pelosi, a essere costati almeno una dozzina di voti con discorsi troppo duri in aula.
    Il voto alla Camera ha fatto deragliare un accordo raggiunto domenica, a coronamento di una maratona negoziale tra i leader del Senato e della Camera. Il compromesso sul progetto da 700 miliardi di dollari per acquistare asset "tossici" dalle società finanziarie era stato sancito dopo che una rivolta di deputati conservatori, contrari ai salvataggi pubblici, aveva paralizzato precedenti intese. A ricucire lo strappo erano stati per i democratici, oltre alla Pelosi e a Frank, il leader del Senato Harry Reide il chairman della Commissione bancaria del Senato Christopher Dodd. Per i repubblicani, in prima fila nelle trattative si erano distinti il senatore Judd Gregg e il deputato Roy Blunt.

    Nelle 110 pagine del piano concordato erano stati inseriti due emendamenti per venire incontro ai critici: il Congresso, dopo cinque anni, avrebbe potuto orchestrare un meccanismo per recuperare dal settore finanziario eventuali perdite sostenute nel rilevare e rivendere gli asset in crisi. Questo era un punto caro a democratici e repubblicani moderati. Il Tesoro avrebbe inoltre offerto alle società in difficoltà di assicurare invece di cedere gli asset, in cambio del pagamento di un premio. Questa era una richiesta repubblicana, per contenere i costi. Nel piano erano inoltre rimaste misure popolari quali una robusta supervisione congressuale del piano. E soprattutto limiti ai compensi e alle buonuscite dei dirigenti delle società assistite. Il governo, infine,avrebbe ricevuto diritti all'acquisto di partecipazioni azionarie nelle società di cui compra gli asset, come ulteriore garanzia per il contribuente. Paulson, prima ancora della bocciatura alla Camera, aveva messo in chiaro l'urgenza di agire: «Il piano deve funzionare e lo faremo funzionare». E subito dopo il no dei deputati, non si è arreso: «Siamo pronti- ha detto- a usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione a difesa dei mercati. Sono contrariato - ha aggiuntoma intendo continuare a lavorare con il Congresso».


    da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero




    Alla luce di quanto si va sostenendo in Italia, da certa politica di parte, il voto contrario degli esponenti dello stesso colore della Presidenza sarebbe considerato inaccettabile. E' per questo che la "militarizzazione" parlamentare, in forza della eliminazione della preferenza in sede elettorale, sarà mantenuta se non ampliata.
    Si perde così un buon esempio. Quel voto contrario negli USA è forse il succo della Democrazia, quella con la "D" maiuscola.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da franco313 Visualizza Messaggio
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    I deputati Usa bocciano Bush


    di Marco Valsania


    30 SETTEMBRE 2008






    Lo shock è arrivato quando i «no» hanno cominciato a superare i «sì». Quando, poco prima delle due di pomeriggio ora americana, la conta dei voti sullo storico piano di salvataggio della finanza americana ha visto 197 contrari e 195 a favore.Presagio,nell'incredulità generale, di una bocciatura finale senza ombra di equivoci, 228 voti contro 205 alla Camera dei deputati, che ha fatto precipitare i mercati e inaugurato una crisi politica ed economica senza precedenti nella recente storia americana.

    Il dramma politico si è consumato nella confusione: con l'indice Dow Jones che cadeva di oltre 700 punti, più di un punto per ciascuno dei miliardi di dollari promessi dal progetto anti-crisi, nell'aula del Congresso il voto è rimasto a lungo formalmente « aperto». Il tentativo è stato quello di trovare in extremis strade per un nuovo, rapido voto.Fino alla resa,subito rimbalzata da Capitol Hill alla Casa Bianca: il presidente George W. Bush ha convocato un summit d'emergenza dei suoi più stretti collaboratori, dal ministro del Tesoro Henry Paulson al governatore della Federal Reserve Ben Bernanke. Dal vertice è uscito con una secca dichiarazione,impegnandosi a non cedere le armi: «Sono deluso- ha detto- ma continueremo ad affrontare la crisi con determinazione ». Dichiarazione cui è seguita in serata una decisione drastica: il presidente Usa ha autorizzato l'utilizzo del fondo di stabilizzazione dei cambi per garantire il rifinanziamento del mercato.
    Dalla campagna presidenziale, è giunto anche un invito alla calma dal candidato democratico Barack Obama: «Ho fiducia che arriveremo a una soluzione, ma sarà un percorso difficile». Una riapertura del negoziato, per riportare in carreggiata il salvataggio, è possibile, forse probabile; un nuovo voto potrebbe avvenire tra mercoledì e giovedì.

    Esponenti sia repubblicani che democratici hanno parlato di «linee di comunicazione» che restano aperte. «Siamo pronti a continuare a lavorare», ha detto il chairman democratico della Commissione Servizi Finanziari Barney Frank. «La legge è stata bocciata, ma la crisi resta», ha aggiunto la speaker democratica della Camera Nancy Pelosi.

    Ma il voto di ieri ha scatenato anche pesanti scambi di accuse che potrebbero complicare ogni trattativa. I leader democratici hanno accusato gli avversari di aver tradito l'impegno a garantire sufficienti voti: sette deputati repubblicani su dieci hanno bocciato il piano. A favore, invece, si è pronunciato il 60% dei democratici. I repubblicani hanno risposto che sono stati i leader rivali, soprattutto la Pelosi, a essere costati almeno una dozzina di voti con discorsi troppo duri in aula.
    Il voto alla Camera ha fatto deragliare un accordo raggiunto domenica, a coronamento di una maratona negoziale tra i leader del Senato e della Camera. Il compromesso sul progetto da 700 miliardi di dollari per acquistare asset "tossici" dalle società finanziarie era stato sancito dopo che una rivolta di deputati conservatori, contrari ai salvataggi pubblici, aveva paralizzato precedenti intese. A ricucire lo strappo erano stati per i democratici, oltre alla Pelosi e a Frank, il leader del Senato Harry Reide il chairman della Commissione bancaria del Senato Christopher Dodd. Per i repubblicani, in prima fila nelle trattative si erano distinti il senatore Judd Gregg e il deputato Roy Blunt.

    Nelle 110 pagine del piano concordato erano stati inseriti due emendamenti per venire incontro ai critici: il Congresso, dopo cinque anni, avrebbe potuto orchestrare un meccanismo per recuperare dal settore finanziario eventuali perdite sostenute nel rilevare e rivendere gli asset in crisi. Questo era un punto caro a democratici e repubblicani moderati. Il Tesoro avrebbe inoltre offerto alle società in difficoltà di assicurare invece di cedere gli asset, in cambio del pagamento di un premio. Questa era una richiesta repubblicana, per contenere i costi. Nel piano erano inoltre rimaste misure popolari quali una robusta supervisione congressuale del piano. E soprattutto limiti ai compensi e alle buonuscite dei dirigenti delle società assistite. Il governo, infine,avrebbe ricevuto diritti all'acquisto di partecipazioni azionarie nelle società di cui compra gli asset, come ulteriore garanzia per il contribuente. Paulson, prima ancora della bocciatura alla Camera, aveva messo in chiaro l'urgenza di agire: «Il piano deve funzionare e lo faremo funzionare». E subito dopo il no dei deputati, non si è arreso: «Siamo pronti- ha detto- a usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione a difesa dei mercati. Sono contrariato - ha aggiuntoma intendo continuare a lavorare con il Congresso».


    da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero




    Alla luce di quanto si va sostenendo in Italia, da certa politica di parte, il voto contrario degli esponenti dello stesso colore della Presidenza sarebbe considerato inaccettabile. E' per questo che la "militarizzazione" parlamentare, in forza della eliminazione della preferenza in sede elettorale, sarà mantenuta se non ampliata.
    Si perde così un buon esempio. Quel voto contrario negli USA è forse il succo della Democrazia, quella con la "D" maiuscola.
    è verissimo che quel voto contrario

    sbagliato secondo me, rappresenta l'essenza della democrazia

    MA è possibile solo se ad esso non fa seguito una crisi istituzionale

    se fossimo inItalia adesso il governoBush cadrebbe e siscioglierebbero le camer
    lì NO

  3. #3
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    Questo voto mette fine a una sequela di teorie complottiste che girano sugli USA.
    I poteri forti - quelli veri - si sono ritrovati un parlamento che li ha mandati a quel paese, altro che massonerie, lobbies, ecc...

    700 miliardi di dollari. La più grande finanziaria della storia.
    Gli USA sono la più grande democrazia della storia, non cisono dubbi.

    Intendiamci, prima o poi il provvedimento passerà (anche perchè alla fine serve), ma moooooooolto emendato rispetto ad ora.

    L'Italia lasciamo perdere, a confronto è una barzelletta, neanche si è riusciti a far passare che le transazioni immobiliari sotto i 100K non vengano rogitate dai notai, per farli contenti.
    Per non parlare della figuraccia coi taxisti, il governo Prodi si arrende, e l'oppisizione dell'epoca (cdx) li difende

  4. #4
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    tre lezioni dall'america..
    la destra che vota contro il capitale e contro il padrone bush..
    i liberal che votano contro provvedimenti di tipo dirigistico..
    e nello sfondo la lezione più realistica, imprevista, a lungo combattuta e sconvolgente: la convinzione netta che solo provvedimenti di tipo dirigistico possono salvare l'america e il benessere degli americani..
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
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    quindi il modello di democrazia dei contrappesi messo in atto 230 ani fa da jefferson funziona
    eccome!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    quindi il modello di democrazia dei contrappesi messo in atto 230 ani fa da jefferson funziona
    eccome!
    io ci andrei più cauto... non dimentichiamo che tutti i politici americani non possono non avere le mani nella borsa per i loro fatti personali..
    non arrivo a pensare che tutti abbiano votato contro i loro personali interessi.. per cui se ne deduce che a loro vanno bene questi ribassi
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    io ci andrei più cauto... non dimentichiamo che tutti i politici americani non possono non avere le mani nella borsa per i loro fatti personali..
    non arrivo a pensare che tutti abbiano votato contro i loro personali interessi.. per cui se ne deduce che a loro vanno bene questi ribassi
    è una tua illazione

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    quindi il modello di democrazia dei contrappesi messo in atto 230 ani fa da jefferson funziona
    eccome!
    funziona eccome. Ma non solo lì. Anche in Germania, in Francia.

    E' solo in italia che va dimmerda.
    Qui contano più gli interessi di un tassinaro, di un farmacista o di un notaio che non quelli dell'intero sistema economico.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da EMPEROR DOLLAR $ Visualizza Messaggio
    funziona eccome. Ma non solo lì. Anche in Germania, in Francia.

    E' solo in italia che va dimmerda.
    Qui contano più gli interessi di un tassinaro, di un farmacista o di un notaio che non quelli dell'intero sistema economico.
    sino a quando difenderete i monopoli televisivi sarà così.. purtroppo
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  10. #10
    Forumista senior
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas Visualizza Messaggio
    sino a quando difenderete i monopoli televisivi sarà così.. purtroppo
    non si capisce che cazzo c'entrino i monopoli televisivi, evidentemente non si può discutere se non tirando in ballo berlusconi.

    P.S.: io non difendo nessun monopolio televisivo,per me le frequenze le possono anche regalare ad una riffa.

    Tanto non guarderò mai nè il TG4 nè il TG3

 

 
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