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Discussione: Davide Cova

  1. #1
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Davide Cova

    Di solito si tende a ricordare e celebrare le figure più note dei padri del PSd’Az, lasciando nell’oblio grandi personalità che attraverso l’azione, l’esempio e l’opera, piuttosto che scritti teorici, hanno segnato una traccia indelebile nella società sarda e nella storia del Sardismo.
    Uno di questi uomini è l’ing. Davide Cova, co-fondatore del Partito Sardo d’Azione.
    In rete, si trova una buona se pur sintetica biografia, dalla quale emerge la sua statura morale e intellettuale. Riporto il testo nel post successivo.
    L’anno scorso, 9 maggio del 2007, ricorreva il cinquantenario della sua morte, avvenuta all’età di 56 anni.
    Non mi risulta, a meno di una mia probabile distrazione, che il Comune di Oristano – di cui l’Ing Cova è stato il primo Sindaco del dopoguerra ed ha progettato e fatto realizzare diverse importanti opere pubbliche – abbia promosso qualche iniziativa per ricordarne degnamente la vita.
    Tantomeno il PSd’Az (ma questo è “normale”).

    Sarebbe anche un buon suggerimento per una qualche tesi di laurea; la documentazione non mancherebbe poiché figli o nipoti dovrebbero risiedere tuttora ad Oristano (studio legale Cova).






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  2. #2
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Un Uomo Per l'Isola


    Un uomo, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, Davide Cova, fu impegnato per gran parte della sua vita nella ricerca di concrete risposte ai problemi della Sardegna.

    In un periodo storico molto diverso da quello odierno, in una Sardegna sempre in stato di soggezione, caratterizzata dalla miseria, e dallo sfruttamento senza limiti, un uomo, Davide Cova (Cagliari 1891 - Oristano 1947) agì acutamente ed intensamente contro la crisi isolana. Egli fu uno dei principali promotori del movimento per la rinascita della Sardegna, nella prima parte del Novecento, sorto per favorire il superamento dello stato di disagio del Popolo sardo lasciato nell' isolamento e nell’abbandono.
    Nacque a Cagliari il 27 giugno 1891 da una famiglia colta e innovativa legata ai principi del Risorgimento e sensibile ai problemi sociali. Il padre, esperto ottico originario del Lombardo- Veneto, aveva aperto un laboratorio ed uno studio fotografico, a Cagliari, nella centrale Via Manno, dove si formò anche il noto ottico Cosentino.
    Davide Cova viaggiò fin da bambino con suo padre, in varie regioni d’Italia e all’estero, e poi per conto suo, per motivi di studio, lavoro, politica e in visita alle mostre ed esposizioni universali. Egli ebbe modo d’assistere ai cambiamenti che a fine Ottocento trasformarono la Città in cantiere con la costruzione della ferrovia e di palazzi, che rendevano Cagliari centro d’afflusso di persone in cerca di lavoro.
    Era molto giovane quando iniziò ad occuparsi della “questione sarda”, con altri studiosi, alla ricerca degli elementi che impedivano il progresso della Sardegna e talvolta entrando in polemica con alcuni di loro che tenevano in buona considerazione i pregiudizi sulla razza della gente sarda, diffusi ad opera di teorici della scuola di psicologia, contro i quali egli sostenne con forza l'inconsistente importanza scientifica.
    L’Isola, per secoli luogo di pena o da depredare, pativa già abbastanza per tanti motivi e anche per la persistenza dei conflitti e gli odi interni tra le comunità. Davide Cova che desiderava una società più giusta e senza discriminazioni sociali, sentì la necessità d'agire, col promuovere, nei Sardi, la“consapevolezza” e l'importanza della “ identità” e il senso del valore della propria cultura.
    Gli morì il padre nel 1908, ma fu incoraggiato dalla madre a continuare gli studi, prima, alla Regia Facoltà di Matematica di Cagliari, dov’era apprezzato dai suoi insegnanti, alcuni scienziati di fama internazionale come Domenico Lovisato, di mineralogia, e Antonio Fais, di calcolo infinitesimale, poi a Milano, alla Regia Facoltà d'Ingegneria o Regio Politecnico, dove si laureò in ingegneria industriale nel 1914 e conseguì varie specializzazioni. Conobbe, in quegli anni, nuovi intellettuali e artisti, frequentò circoli culturali e politici; partecipò ai movimenti per le conquiste dei diritti umani, per il suffragio universale, la questione femminile e il sindacalismo, e fu portavoce a Milano dei problemi della Sardegna.
    Egli illustrava la situazione reale di disagio che derivava in parte anche dal non aver i sardi i mezzi per trarre profitto delle risorse del territorio isolano: mancava l'istruzione, servivano strade e vie di collegamento, ospedali, opere pubbliche per la sistemazione dei terreni, fabbriche, leggi di governo favorevoli a creare condizioni favorenti le aziende e la produzione locale. All’opposto, il Ministero bloccava l'imprenditoria locale, attraverso il protezionismo, in favore delle fabbriche del nord, gravando di pesanti tasse le merci importate nell'Isola, mentre i prodotti esportati erano deprezzati. Contemporaneamente andavano sempre più riducendosi i sostegni finanziari destinati alle zone d'Italia più bisognose, come appunto la Sardegna. Servivano, al più presto, leggi adeguate meno dazi sulle merci e appoggi economici, per far fronte alla miseria.
    Davide Cova, risoluto a fare qualche cosa per la Sardegna, bussò alle porte dei ministri e andò anche dal ministro Giovanni Giolitti, conquistandosi la sua stima ed amicizia. Egli rispose alle richieste promettendogli un suo intervento a sostegno dell'Isola, “purché s’approntassero progetti di una certa entità, di cui il territorio abbisognava e per i quali sarebbero occorsi capitali pubblici e privati.” Erano gli anni tra il 1910 e il 1911.
    Con Attilio Deffenu, morto durante la Prima Guerra Mondiale, Davide Cova aveva precedentemente fondato, a Cagliari, la rivista “Sardegna”, illustrata dal pittore Mario Delitala. Erano gli anni in cui il movimento degli ideali di identità del popolo sardo, base per raggiungere il progresso, definito risorgimento e rinascimento sardo in riferimento al fatto che si proponeva di promuovere l'arte, l'artigianato e l’espressione nelle sue varie forme, quali mezzi importanti per comunicare, educare e produrre, faceva i primi passi . Egli riteneva che per i giovani fosse necessario poter studiare non solo nelle scuole dell'Isola, ma anche altrove affinché incontrando e conoscendo realtà diverse e apprendendo nuove e più avanzate tecniche, potessero ritornare nell'Isola preparati ad offrire il proprio contributo di conoscenza in vari campi.
    Deffenu e Delitala lo raggiunsero poi a Milano, (Deffenu divenne legale del sindacato ) e Delitala frequentò i centri d'arte e le avanguardie artistiche. Egli fu poi a Roma con lo stesso Deffenu e pochi altri amici delegati a manifestare contro la lentezza e l’indolenza del Ministero. Il gruppo, ricevuto da rappresentanti del Governo, ne ripartì con alcune promesse in favore della Sardegna.
    Ma con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il Parlamento fu tutto impegnato a risolvere i problemi derivanti dal conflitto e anche il denaro dello Stato finì in spese belliche invece che per risollevare le zone più bisognose come la Sardegna e il Meridione.
    Morto Deffenu in combattimento, Davide Cova fondava a Cagliari, verso la fine della Prima Guerra Mondiale, il giornale ”Il Popolo Sardo” con altri intellettuali e artisti con la collaborazione di Francesco Ciusa, per le illustrazioni.
    Su "Il Popolo Sardo" erano trattati argomenti di riflessione, d'attualità ed anche idee e propositi di progresso. Il giornale s'interrogava su quali fossero le vie più semplici per risolvere i problemi sardi. La valorizzazione del patrimonio popolare, la diffusione della cultura e lo sviluppo dell'agricoltura apparivano i mezzi più immediatamente rispondenti, allora, per la Sardegna, una Sardegna poverissima, molto diversa da quella odierna.
    Davide Cova incontrò nella sua strada molte persone che ne apprezzarono gli ideali: poeti o scrittori come Sebastiano Satta, Grazia Deledda, artisti come Nomellini, Delitala, Biasi, Floris, Ciusa, intellettuali come Gaetano Salvemini, Egidio Pilia, Gramsci, Musicisti come Gabriel, e amici come Bellieni, Lussu, Mastino, Puggioni, Giovanni Battista Melis, Anselmo Contu, Oggianu , e Umberto Cao il quale nel 1919 si avvicinò con entusiasmo alle idee autonomiste.
    Il movimento, sardo, denominato d'azione, negli anni del dopo guerra trovò nuovi elementi favorevoli. La guerra infatti, aveva aggiunto altri problemi a quelli già esistenti, col portar via braccia e vite umane: il malcontento fu generale. Molti sardi abbracciarono le idee dell'identità in vista del progresso e seguirono l'ideale di un partito regionale, con uomini politici locali che venissero appoggiati da tale partito. Tutto ciò nasceva anche dal fatto che, nonostante ci fossero stati, in passato, ministri sardi intelligenti, l'attenzione e l'appoggio del Parlamento per leggi adeguate alla situazione sarda, non si ottenne mai abbastanza.
    "La voce dei Sardi deve essere ascoltata", fu il motto col quale tra il 1919 e il 1920 Davide Cova fondava il Partito Sardo d'azione e al posto del giornale "Il Popolo Sardo" che cessava d'essere pubblicato, fondava “Il Solco” dove venivano espressi i motivi di un regionalismo per l'Isola, perché trascurata dal Governo centrale e l'esortazione ai sardi all'azione, nei vari campi della cultura, del lavoro, dell'arte, per risollevarsi in gran parte con le proprie forze.
    Davide Cova diffondeva dalle pagine del " Solco" le idee sulla necessità di un regionalismo per la Sardegna; dalle stesse pagine, egli, diventato amico di Gaetano Salvemini, parlava anche di associazionismo cooperativistico e di nuovi metodi in agricoltura( egli, benché ingegnere industriale, si occupò anche di studi sull'agricoltura, sui terreni, sul buon governo delle acque , in contatto con i migliori esperti del settore, come il prof. Sabbatini). Davide Cova non trascurava la sua professione d'ingegnere a Cagliari e altrove: collaborò al progetto per l'orto botanico, trasformazioni fondiarie e bonifiche nella zona del Campidano di Oristano, progetti per le industrie e l' insegnamento di calcolo infinitesimale all’Università di Cagliari.
    Davide Cova girò l'Isola, per parlare di un partito di sostegno ai parlamentari della Sardegna, tenendo convegni non solo a Cagliari e ad Oristano, ma anche nelle altre città e in alcuni paesi. Egli definì la Sardegna: “Cuore del Mediterraneo” per la sua centralità geografica nel mare e tentò di diffondere l'idea della necessità di creare scali portuari e infrastrutture per rendere possibile la comunicazione e gli scambi. Aumentarono i seguaci, tra artisti, agricoltori, artigiani, lavoratori, studenti, liberi professionisti, e nel 1920, ci fu un buon numero di candidati e parlamentari eletti ed aumentò la partecipazione dei reduci della Prima Guerra guidati soprattutto da Lussu e Bellieni. Alle elezioni del 1920 la Sardegna ebbe alcuni nuovi rappresentanti sardi in Parlamento. Egli si dedicava anche alla Società Ginnastica <<Amsicora>> di Cagliari: vi entrò giovanissimo come atleta e poi svolgendo il compito d'istruttore tecnico e partecipando alla realizzazione di strutture prima inesistenti e all'organizzazione delle fiere di maggio con un apporto meritevole allo sviluppo dello sport in Città e all’incremento fieristico. Il giornalista Pintor riportava in un suo articolo sul periodico “Sardegna Fieristica”: […]Tra le mostre che si tennero nella passeggiata coperta la più importante e degna di ricordo è quella promossa dalla Società Ginnastica <<Amsicora>> che si svolse nel 1921 ed ebbe, come artefici, il cav. Guido Costa e l’ ing. Davide Cova che, stando ad un giornale dell’epoca, la realizzò <<con elegante improvvisazione americana>>. Il successo fu enorme con i visitatori che facevano ressa davanti agli stands, a cominciare da quello del cav. Dino Devoto[…] Era il 1921 l'anno in cui il nuovo Partito integrò lo statuto. Davide Cova che aveva partecipato e vinto il concorso al posto d'ingegnere-capo dell'ufficio tecnico municipale di Oristano decise di trasferirvisi. Per le sue idee di libertà e apertura verso le innovazioni non gli mancarono episodi spiacevoli: A Cagliari, Davide Cova subì pericolose minacce e fu aggredito in strada da un gruppo di scalmanati; tentarono poi, con accuse infondate, di arrestarlo. Per qualche tempo ripartì per Milano. Rientrato in Sardegna Davide Cova riprese a svolgere la sua attività nel partito, (finché come tutti gli altri partiti fu soppresso dal fascismo) tuttavia continuò ad essere un promotore dei Sardi e della Sardegna e riuscendo ogni tanto a mantenersi in contatto con gli amici in esilio Realizzò per Oristano diversi progetti d'ingegneria: il Monumento ai Caduti, l'acquedotto (per il quale aveva compiuto studi sull’acquedotto della Puglia, allora il più grande ed efficiente d’Europa), l'edificio della Scuola Elementare, i giardini pubblici e altre opere. Nel frattempo si sposò con Maria, un'insegnante, ed ebbe sei figli. Assertore della valorizzazione dell'arte e dell’importanza, nella società, della diffusione artistica, progettò, ad Oristano, nel 1923 la “Scuola D'arte Applicata”. Tale scuola intendeva fornire ai giovani, preparazione e competenza artistica ed era il centro per la nascita di nuove idee, utili per le attività artigianali e industriali. La Scuola D’Arte Applicata, sorta all'inizio come laboratorio, faceva parte di un suo disegno più ampio, i cui temi furono espressi in convegni promossi da lui e dal Partito Sardo tra il 19 il 20 e il 21: sull'argomento “Sardegna, cuore del Mediterraneo” era posta in risalto l'importanza nel Mare, come una risorsa da non trascurare e la promozione della cultura sarda. Ad Oristano nel 1920, il convegno sull'argomento " Oristano, cuore dell’Isola” si concluse con una rappresentazione teatrale in lingua sarda. Egli in tale congresso espresse l' importanza simbolica della Città, per i sardi, in quanto patria d' Eleonora D'Arborea, promulgatrice del primo codice di leggi della Sardegna; per cui esortò il suo amico Bellieni a scrivere un libro su Eleonora.
    Egli sosteneva che Oristano doveva essere aiutata a diventare città in grado di offrire lavoro e benessere anche perché aveva risorse naturali e una posizione di buona equidistanza, nel territorio isolano e perciò più facilmente raggiungibile da varie parti della Sardegna.
    La scuola d'arte applicata, realizzata con pochi mezzi, ristrutturando un edificio abbandonato, nel suo breve periodo d'attività, riuscì a formare allievi e a produrre oggetti e arredamenti per negozi e per private abitazioni. Fu ben organizzata nelle attività di laboratorio, per la lavorazione della ceramica con le fornaci per la cottura dei manufatti d'argilla, con spazi adeguati per gli insegnamenti di pittura, decoro, incisione e stampa, artigianato del legno, del ferro. S'alternavano negli insegnamenti, i suoi amici, gli artisti sardi migliori del periodo, da Francesco Ciusa (che chiuso il laboratorio di ceramica di Cagliari, nel 23, si trasferì ad Oristano, al laboratorio preparatogli dall'ing. Cova), al pittore Carmelo Floris, a Felice Melis Marini, ad Antonio Ballero, a Gaetano Ciuffo e Giuseppe Biasi, a Mario Delitala e Filippo Figari, a Giorgio Pintus a Carlo Contini giovanissimo e Davide Cova stesso, per l'insegnamento dell' architettura considerata il cementiere di tutte le arti. Dopo alcuni anni e nel pieno della sua attività per l'aumento delle richieste di lavori di pittura, scultura, arredamento e artigianali, la Scuola D'arte Applicata d’Oristano (pur riconosciuta dalle autorità nel 1925), fu fatta chiudere per ordini superiori del regime fascista, tra il 1929/30.
    L'ingegnere Davide Cova, anni prima, aveva preparato un piano urbanistico, con uno studio complessivo della zona d’Oristano e paesi limitrofi che era in diretto rapporto con la nuova scuola d'arte applicata. Il progetto, oltre a strade piazze, edifici vari e giardini, scuole di diverso ordine e grado, spazi da destinare all'industria, allo sport e svago comprendeva anche il porto, un museo archeologico ed una pinacoteca. Davide Cova sosteneva che, con le nuove attività artigianali e industriali, la nascita della zona marina. il miglioramento dei collegamenti e il porto, la Città, che contava diecimila abitanti, avrebbe accresciuto la popolazione, passando in breve tempo, secondo un suo calcolo, ai circa trentamila abitanti. Ma egli pensava anche che ne avrebbe tratto beneficio non solo Oristano, ma , più in generale, sarebbe stato un esempio di come si poteva creare, in una Sardegna dalle poche disponibilità e dall' enorme indigenza, una parte di quello sviluppo di cui abbisognava a quei tempi. Lo sottopose all’attenzione delle autorità locali che lo presero in considerazione. Purtroppo le cose andarono diversamente e tutto rimase sulla carta, poiché Davide Cova fu privato dell'incarico di direttore dell'ufficio tecnico per aver manifestato idee antifasciste e per aver rifiutato di ritirare la tessera del Partito Nazionale Fascista. Egli affrontò lo sconforto lavorando privatamente, anche a proprie spese, come pure aveva fatto in passato, e appariva ogni tanto, nei suoi registri, in calce al tipo d' incarico l'annotazione esplicita: ”Questo non deve pagare perché povero” oppure"Lavoro a mie spese". Si trattava spesso, di opere agrarie, di trasformazioni e sistemazione di fondi, di realizzazioni di fattorie e oleifici, di opere di bonifica. La moglie sottolineava questa sua bontà e il lavoro continuo. Il suo idealismo per il bene dell'Isola lo portava a mettere a disposizione tutto quanto gli era possibile come la sua professionalità e la sua cultura, ma pure la casa, la sua biblioteca. Durante il fascismo visse la condizione del sorvegliato speciale, senza perdersi d’animo, riuscendo anche a restare in contatto con gli amici esiliati e fedele ai suoi principi. Poi ci furono gli anni della Seconda Guerra Mondiale con i suoi orrori.
    Nel dicembre del 1943 ebbe, dal CLN, l'incarico di Sindaco al Comune d’Oristano. Senza alcun indugio mise ordine alla Città, sconvolta dagli eventi. C'era la miseria e si doveva badare che alla popolazione non mancassero i viveri necessari e tutto il resto, compresa la speranza verso un futuro migliore. Attento innanzitutto a rispondere alle esigenze dirette della popolazione, badò a compiere tutte le attività che servivano, nell’immediato, a dare sostegno, in quei terribili anni, come l'acquisto dei vaccini contro l'epidemia di tifo, l’ordinanza sull’orto di guerra per l’approvvigionamento dell’esercito, affinché non si servisse dei viveri destinati ai civili ecc. Non trascurò d'inseguire, tuttavia, il desiderio di dare alla Città, strutture e sviluppo e riprese a fare un piano regolatore partendo dal progetto del porto, con la certezza che l'avvenire non solo di Oristano, ma di tutta la Sardegna fosse particolarmente legata allo sviluppo dei collegamenti. Lavorava a lume di candela e gratis, per non gravare sul già difficoltoso bilancio comunale di quel periodo e con delibera del 1944 iniziarono alcuni lavori nei terreni comunali intorno al Golfo d’Oristano e tempo dopo ebbe inizio la sistemazione edilizia in alcune parti di Oristano. Il lavoro intenso era interrotto dalle pause per l'ascolto, in sordina, di Radio Londra. Ripresa anche l'attività di partito era tutto intento a portare avanti, con i suoi amici le idee per le quali tanto avevano lottato in passato. Ma si verificarono conflitti, nacquero incomprensioni e nel momento migliore per stare uniti le voci locali iniziarono a disperdersi, parevano superate nonostante molti, persino uomini di chiesa, gente di destra e di sinistra, tutti, indistintamente avessero sentimenti sardisti nascosti.
    C'era una creatura da salvare: l'archeologia; la culla degli antichi e Oristano non aveva un museo, ma nel 1944/ 1945 mancavano i mezzi per realizzarlo; per esporre pezzi d'antiquariato e quelli di una collezione privata donata negli anni Venti e tenuta accantonata, una soluzione era trovare un locale da adattare e un appassionato curatore. Istituì quindi l’Antiquarium Arborense, come dice la motivazione: “Allo scopo di consentire la raccolta, la catalogazione e l’esposizione dei beni archeologici ...” e ne nominò un curatore. Concluse il mandato di sindaco nel 1946.
    “Cova, il buon sindaco dimenticato” s'intitola un paragrafo del libro del giornalista Beppe Meloni, “Oristano memoria e cronaca” ( Editrice S'Alvure- Oristano- pag. 265) che riporta alla memoria il personaggio denunciando la dimenticanza da parte degli oristanesi.
    In realtà fu completamente dimenticato nell'Isola, pur avendo vissuto la sua vita lottando a sostegno dell' agire per il progresso e la valorizzazione della Sardegna, a lungo trascurata e abbandonata a se stessa, per la promozione della cultura e di un governo regionale guidato da uomini preparati e saggi. Morì il 9 maggio 1947 a cinquantasei anni.

 

 

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