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Discussione: <<L'amma accidere>>

  1. #1
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    Predefinito <<L'amma accidere>>

    OMNIA SUNT COMMUNIA


    Due feriti e intervento della polizia. Jervolino, «fermare l'onda di intolleranza. Napoli, città civile, la rifiuta»

    Momenti di tensione e di ordinaria, selvaggia barbarie, ben al di là dei confini della legalità e del comune senso di civiltà e convivenza, sono avvenuti a Pianura, grande centro alla periferia di Napoli, ad opera dei cittadini residenti nel quartiere
    Un corteo antirazzista, organizzato dagli immigrati svoltosi in modo del tutto pacifico ha dovuto vivere, malgrado organizzatori e partecipanti, uno scandaloso epilogo, con un gruppo di cittadini di Pianura, residenti del quartiere che hanno aggredito i manifestanti. Un gruppo di donne ha spostato alcuni cassonetti dei rifiuti, bloccato gli immigrati, dando vita al caos: un giornalista de Il Napoli, Arnaldo Capezzuto, è stato picchiato dai residenti perché accusato di essersi schierato con gli immigrati ed un uomo di colore, con regolare permesso di soggiorno per gravi motivi di salute, che si stava recando in una struttura sanitaria per sottoporsi a dialisi, è stato spinto a terra. Il tutto in una cornice di scritte sui muri che recitano «Negri morte» e «Sporco negro» e ancora «Negro di merda», e urla isteriche di uomini e donne che precisano: «Non siamo razzisti però l'amma accidere».
    Durissimo il commento del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino secondo la quale un tale clima di intolleranza non è degno di una società civile.

    Ma come è nato tutto questo? Si parte, innanzitutto, da una condizione di enorme disagio abitativo e sociale, all'interno del quale la guerra tra poveri è di una sconcertante quotidianità. Ma qui c'è dell'altro. I tanto vituperati immigrati sono circa duecento, di cui molte donne e bambini, per lo più provenienti dalla Costa D'Avorio e dal Burkina Faso, la maggior parte clandestina, che lavora nei cantieri abusivi, senza sicurezza, senza garanzie, per una paga da fame. Da almeno quindici anni alloggiano in un palazzo fatiscente, perché pericolante dal terremoto del 1980, in via dell'Avvenire. E in quindici anni non c'erano mai stati grandi problemi. Tutto è cominciato cinque giorni fa, con la rottura ad una conduttura dell'acqua che ha provocato un avvallamento stradale proprio in via Dell'Avvenire. Non dimentichiamo che parliamo di un quartiere povero, terra di camorra, che già a febbraio diede vita ad una ambigua rivolta contro la riapertura della discarica, anche in quell'occasione poco spontanea, molto ben orchestrata. E la storia forse si ripete, torna una regia occulta dietro queste sollevazioni popolari che di popolare hanno ben poco, ma di chi? Politica? Affari e speculazioni?

    Noi torniamo ai fatti. Le giornate precedenti il corteo ci lasciano intravedere delle anomalie, se così le vogliamo chiamare. Dopo l'interruzione, della fornitura idrica dovuta ad un guasto o per rottura dolosa, «si è sparsa la voce in zona che “qualcosa accadrà durante la partita Napoli-Palermo”», raccontano i mediatori culturali intervenuti per tutelare gli immigrati. E' infatti proprio durante la partita che un gruppo di cittadini danno il via alla protesta, chiedendo lo sgombero degli immigrati.
    Dietro tutta questa operazione aleggia lo spettro, ancora da provare, di una grande speculazione finanziaria ed edilizia, vista la possibilità che dietro lo sgombero ci siano una serie di interessi legati alle opere di riqualificazione del quartiere, quantificate in diversi milioni di euro e non sarebbe la prima volta che interessi di imprenditori edili si allaccino ad interessi politici. Il ministero ha stanziato 8 milioni di euro per il Contratto di Quartiere, un progetto di riqualificazione degli edifici storici. Via Trencia, via dell’Avvenire e altre zone già sgomberate rientrano in questo programma, e in quest'ottica farebbe comodo a molti vedere sgomberate le zone restanti. Un altro fatto? A guidare i dimostranti c'era Pietro Diodato, consigliere regionale di Alleanza Nazionale ed originario di Pianura.

    www.larinascita.org 30.9.08


    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    OMNIA SUNT COMMUNIA
    Ai cittadini di Pianura
    Una lettera aperta della Comunità immigrati di Pianura e della Rete antirazzista napoletana
    Siamo immigrati e rifugiati che vivono in questo quartiere. Alcuni da molti anni, serenamente.
    Lavoriamo duramente, nei cantieri e altrove, alzandoci alle 5 del mattino, spesso sfruttati e malpagati. Lo facciamo per sostenere le nostre famiglie, così come tanti altri meridionali, in un passato più o meno vicino, lo hanno fatto in Germania, nel Nord Italia, negli Stati Uniti.
    Molti tra noi vivono in via dell'Avvenire. Case non adeguate a una vita dignitosa, ma pur sempre un tetto sulla testa. Questo perchè il comune di Napoli e la regione Campania non hanno costruito finora politiche di accoglienza adeguate, come sarebbe necessario. Perciò da anni conduciamo una lotta per migliorare la nostra situazione abitativa.

    Noi non siamo certo legati alle pietre del cortile di via dell'Avvenire, né naturalmente vogliamo impedire che dei soldi stanziati per il centro storico di Pianura possano essere usati per la sua riqualificazione (altra cosa però sarebbe scoprire che chi ha guidato in queste settimane un'autentica aggressione contro di noi è mosso dall'interesse di dirottare questi soldi verso amici suoi...).
    Difendiamo però il nostro diritto a una vita degna come tutti e quindi difendiamo le nostre case in via dell'Avvenire finchè non avremo trovato una solzione adeguata.
    Quello che non è assolutamente accettabile è che qualcuno abbia utilizzato una qualunque motivazione per condurre una campagna di aggressione violenta e razzista contro di noi!
    Ci hanno tagliato la luce, hanno sabotato i tubi dell'acqua (e nelle case abita anche una donna che ha appena partorito...), alcuni ragazzi sono stati vigliaccamente aggrediti a bastonate o a sassate mentre tornavano dal lavoro. Sui muri sono comparse scritte da Ku Klux Klan tipo “NEGRI MORTI”.
    Alcune decine di persone hanno tentato di organizzare una vera e propria trappola per scacciarci dalle case mercoledì, durante la partita Napoli-Palermo. Li guidava un noto consigliere regionale di AN, Pietro Diodato, che già l'anno scorso aveva guidato un blitz anti-immigrati.
    E questi atti continuano!
    Questo non può essere accettato e riguarda tutti, non solo gli immigrati di via dell'Avvenire. Riguarda tutti i cittadini e gli uomini liberi di Pianura e di Napoli. Perchè quando si decide che l'esistenza di un altro uomo non ha valore, che può essere calpestata per il proprio interesse, allora domani può succedere a un altro e poi a un altro ancora... Lo possono fare anche a te che leggi questa lettera. Noi siamo in piazza oggi per dire a questa gente che “non abbiamo paura”!

    Comunità immigrati di Pianura
    Rete antirazzista napoletana

    ARDITI NON GENDARMI

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    RAZZISMO ALL'ITALIANA

    L'assedio di Pianura
    Nel quartiere napoletano esplode l'odio contro gli africani. Aggressioni e minacce, «faremo come a Castelvolturno», 200 immigrati barricati e protetti dalla polizia. Per la questura un'unica regia, di destra, dietro il razzismo e la battaglia contro la discarica di dicembre. E domani arriva Berlusconi

    Francesca Pilla

    NAPOLI

    Le donne si danno manforte, urlano e inveiscono contro gli abitanti "abusivi" di via dell'Avvenire, in quella zona di Pianura, degrado nel degrado, che solo i residenti conoscono. Lanciano anatemi con frasi irripetibili e la voce roca: «Arrivano 'e nir', ma entro stasera 'e bruciamm'» . I «neri» hanno organizzato un corteo di protesta perché da oltre cinque giorni vivono rintanati, in quel lotto disastrato che hanno occupato fin dagli anni '90 e non ce la fanno più. Scritte sui muri: «Nero merda», «Nero morto», fanno da eco a una situazione non più sostenibile. Odio instillato in un sottoproletariato urbano dove è facile identificare nel diverso un nemico. An ha cavalcato il clima e affiancato la faida dei poveri: «Abbiamo raccolto le istanze del territorio», dicono loro. Secondo indiscrezioni, dalla questura sarebbero convinti che la regia sia la stessa della guerriglia urbana durante la protesta contro la discarica nel quartiere partenopeo, lo scorso dicembre, anche se gli obiettivi non sono chiari. Ma è pericoloso aizzare gli animi in una Pianura fatiscente, in un centro storico dove manca tutto, anche lo stato. Con palazzi che cadono a pezzi, una rete fognaria da ricostruire, un arredo urbano che farebbe arrendere il migliore degli architetti. Dove gran parte degli abitanti di questa strada ha la terza media ed è disoccupata. Per l'area sono stati da poco stanziati 8 milioni di euro. Niente per quello che ci sarebbe da fare. Fondi che non basterebbero nemmeno a ricostruire le pareti di quella sfilza di costruzioni abbandonate. Abbattere tutto potrebbe essere una soluzione, ma in ogni caso le colpe del comune sono evidenti. «Quando a fine luglio era stato sgomberato il lotto T1 di via Trencia e gli immigrati erano stati lasciati in strada prima di occupare il Duomo, avevamo fatto notare che la vera situazione esplosiva era proprio in via dell'Avvenire», spiegano dalla Rete antirazzista. Sono passati due mesi, non è stato mosso un dito e la situazione si è incancrenita. Ora c'è chi vorrebbe linciarli, quei ragazzi della Costa D'avorio e del Burkina Faso che in molti casi il rione ha visto nascere e crescere. Loro sono usciti allo scoperto con una manifestazione di denuncia per il clima crescente di razzismo che attanaglia il quartiere. Una provocazione per i loro vicini autoctoni, che non l'hanno presa bene. Già alle undici di mattina alcune decine di donne inferocite aspettano l'arrivo del corteo e non hanno buone intenzioni. Mettono i cassonetti di traverso, fanno casino, in quella piazzetta San Giorgio dove i migranti vorrebbero fermarsi in raccoglimento per i fratelli morti a Castelvolturno. Facce scure, motorini che sfrecciano nei vicoli, qualche testa rasata. Piccoli contatti. C'è chi urla «ve ne dovete andare», chi accusa «fate schifo, spacciate la droga», chi insulta le poche migranti: «Siete tutte puttane». In realtà loro sono quelli che all'alba già li puoi trovare alla rotonda di Quarto. In fila uno dietro l'altro ad aspettare che i masti , caporali senza scrupoli, li prendano per lavorare, al nero nei cantieri edili, per 20 euro. I pianuresi lo sanno, ma oggi lo hanno dimenticato. Aboubakar Soumahoro, della Rdb immigrati, dal megafono serra le fila: «Non cedete alle provocazioni». Un ragazzotto tarchiato si avvicina a due africani per strappare il cartello con su scritto «No al razzismo». E' un mezzo parapiglia, intervengono le forze dell'ordine, lo identificano. Ma lui non si allontana, anzi incalza: «C'aggia schiatta' a cap'» . «Facciamo come a Castelvolturno», «'anna murì ». Piovono minacce contro quegli immigrati che conoscono da venti anni, ma che ora non si capisce bene per quale motivo «se n'anna 'j ». Donne, grosse e incazzate , uomini che si nascondono nelle vie laterali e aspettano la sera per «uscire allo scoperto». Se la prendono con il presidente della municipalità Fabio Tirelli del Prc, reo di essere alla testa del corteo di «chilli là» . Inveiscono contro la Iervolino. «Noi non strumentalizziamo nessuno. La verità è che qui i migranti non possono vivere, lo facciamo anche per loro. Queste costruzioni sono inagibili», dice Vincenzo Diodato, consigliere di municipio e fratello di quel Pietro agguerrito sostenitore delle cause di "destra" nel quartiere. In realtà, se si fa perno sugli istinti primordiali di poveri cristi, sulla subcultura che regna in una periferia di frontiera, può succedere di tutto. E il primo a farne le spese è Arnaldo Capezzuto, giornalista di una free press, colpevole di aver scritto un paio di articoli a favore dei migranti. «Non siamo razzisti, sei una merda». Gli saltano addosso in quattro, lui cade per terra e sono calci e pugni. Capezzuto viene tratto in salvo dai poliziotti, mentre i migranti sono rintanati nelle loro case con un fitto cordone di agenti a proteggerli. Verrà scortato in ospedale da una volante con ematomi sul viso e un braccio messo male. Non si fa in tempo a riportare la calma che un uomo sulla cinquantina e sua moglie aggrediscono un migrante. Kasmir, in attesa di trapianto ai reni che stava tornando dopo una dialisi. «'E mazzat'» urla la folla che corre per dare una mano, mentre le forze dell'ordine riescono a proteggere il ragazzo ivoriano, e un carabiniere le prende. Una donna cerca di intonare uno slogan: «La camorra è bella, viva la camorra». Almeno non trova consenso esplicito. «Noi andiamo via. Non condividiamo queste violenze», dice Pasquale Strazzullo, dirigente di An. Ma la "guerra tribale" è già iniziata e non sarà facile placarla ora. A via dell'Avvenire restano spaccati in due per tutto il pomeriggio, con schermaglie e tensioni. Dalla questura sanno che se li lasciano soli potrebbe succedere qualsiasi cosa. E i "neri" restano intrappolati come topi. Abou lancia un appello alla prefettura: «Abbiamo paura». Mohamed, uno degli abitanti storici avverte: «Qui può scapparci il morto». Il sindaco condanna il clima di intolleranza e si mette al lavoro per cercare nuovi alloggi. Ma secondo Tirelli «al momento non ci sono soluzioni in vista. Abbiamo ancora gli sgomberati del T1 da sistemare e trovare un ricovero per 200 persone è impossibile».

    www.ilmanifesto.it

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    ALEX ZANOTELLI

    «Dietro la caccia al nero gli interessi economici E la destra che fomenta»

    Adriana Pollice

    NAPOLI

    «Rimango così male quando sento di questo tipo di manifestazioni contro popolazioni così squisite come quella burkinabè. Mi dispiace proprio di non essere lì con loro». Alex Zanotelli è in giro con la Carovana della pace, che domenica ha fatto tappa a Caserta. Con lui il vescovo Nogaro e centinaia di partecipanti a discutere di migranti e diritti, mentre a un paio d'ore di distanza, a Pianura, continuava a montare il clima di intolleranza intorno alla piccola comunità africana, circa duecento persone provenienti da Burkina Faso e Costa d'Avorio.
    Alex, quasi venti anni di pacifica convivenza e all'improvviso il clima cambia. Cosa c'è dietro l'intolleranza dei pianuresi, esplosa soprattutto quest'anno?
    Credo che dovremmo scartare le risposte più ovvie. Non si tratta né di una guerra tra poveri né di razzismo vero e proprio, secondo me. E la dimostrazione che non si tratti di questo ce l'ho ogni giorno vivendo alla Sanità, uno dei quartieri più difficili di Napoli, a contatto con gente non certo ricca che convive tranquillamente con i migranti senza aver mai mostrato nessuna insofferenza. Del resto la città non è mai stata razzista. E allora a Pianura oggi, ma anche a Ponticelli a luglio, si vede che sta succedendo qualcos'altro. Il clima generale, xenofobo, che si sta creando in Italia, complici i mezzi di informazione, certo influisce anche su Napoli ma, se si scava a fondo, ecco che vengono fuori gli interessi economici e magari il contributo in termini criminali della camorra. E allora ecco che si spiega tutto.
    Ti riferisci ai finanziamenti previsti dal comune per ristrutturare le palazzine di via dell'Avvenire?
    Se facciamo un passo indietro, anche per l'incendio del campo rom di Ponticelli si disse all'inizio che a spingere la gente era solo l'esasperazione per le condizioni igieniche precarie e i furti. Poi, però, venne fuori che c'erano dei forti interessi speculativi sull'area. Quello di Pianura mi sembra un copione già visto ma anche molto pericoloso, a Napoli non possiamo permetterci questo, che la gente si lasci confondere e dividere da tornaconti economici quando ci sono delle battaglie da fare sull'ambiente, sull'acqua pubblica e sui diritti fondamentali. Non dimentichiamoci mai che sulle manifestazioni di razzismo, sulle speculazioni, sui rifiuti alla fine ci guadagnano i potenti e la camorra.
    La comunità di via dell'Avvenire è sotto assedio da quasi una settimana e prima dell'estate erano già stati sgomberati i migranti di via Trencia. Rom allontanati di notte e sotto scorta a Ponticelli, la strage di Castelvolturno. Sembra che in Italia gli stranieri siano diventati un bersaglio facile .
    La verità è che di loro abbiamo bisogno nell'industria come in agricoltura ma non vogliamo riconoscere i loro diritti fondamentali, farne dei cittadini e non dei lavoratori sfruttati a vita. Per questo non smetterò mai di scagliarmi contro l'ignominia della legge Bossi-Fini, che non li considera soggetti di diritti ma esclusivamente manodopera a basso costo da rispedire a casa quando non serve più. E dobbiamo disfarci al più presto anche del pacchetto sicurezza, con la barbarie delle schedature dei rom e con l'implicita equazione clandestino uguale criminale. Anche l' Osservatore romano ha preso posizione contro la deriva presa dal governo. E' anche su queste leggi inique che si alimenta il clima xenofobo, è di questo che si approfittano i politici di An che fanno propaganda a Pianura.

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