Sono 40 gli indagati dalla Procura di Catania per il maxi buco in bilancio del capoluogo etneo. Si tratta di ex assessori della giunta comunale, dirigenti pubblici e anche dell'ex sindaco Umberto Scapagnini, dimessosi a febbraio ed eletto ad aprile nelle file del Pdl alle consultazioni nazionali. I reati ipotizzati sarebbero di abuso d'ufficio e falso, a coordinare l'inchiesta che non è ancora conclusa è il procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro che ha già secretato sia gli interrogatori che gli atti raccolti negli ultimi mesi. I magistrati stanno passando ai raggi x tutti i documenti contabili del Comune a partire dal 2003, anno in cui si registrò il primo deficit.
A oggi, secondo quanto anticipato dal Sole24Ore a maggio, i debiti di Palazzo degli Elefanti, sede del Comune di Catania, ammonterebbero a 778 milioni di euro. Un conteggio fatto dal ragioniere generale della Regione Siciliana,Vincenzo Emanuele, nominato commissario straordinario dopo la dimissione di Scapagnini e che vede, in particolare, 565 milioni per i mutui contratti con varie banche e la Cassa depositi e prestiti, 130 milioni per debiti accumulati nei confronti dei fornitori del Comune, 83 milioni di disavanzo finanziario relativi al periodo 2003-2004. Una situazione a cui si è cercato di porre rimedio tramite un piano di risanamento predisposto dallo stesso Emauele durante il commissariamento e in collaborazione con gli uffici comunali e che prevedeva interventi in tre direzioni (affitti, rimodulazione quote di ammortamento del debito, interventi sui debiti commerciali del Comune).
Una situazione di forte criticità contabile sottolineata anche in una relazione di giugno della Corte dei Conti siciliana, sezione del controllo, guidata dal presidente Maurizio Meloni. I magistrati evidenziano, in riferimento al rendiconto 2006 del Comune di Catania, la presenza di gravi irregolarità, in particolare «carente attendibilità delle strutture contabili, indeterminatezza delle risorse, parziale e carente gestione dei residui, mancato effettivo ed efficace finanziamento dei debiti fuori bilancio e dei disavanzi Amt, insufficienza delle risorse destinate al disavanzo 2003» così come si legge nella delibera scritta dal magistrato Giuseppa Cernigliaro. Inoltre, secondo la Corte dei conti il disavanzo di amministrazione per il 2006 ammonterebbe a 58,9 milioni.
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