



.




Sono contento che fosse in rotta con il PdCI, non potranno mai dire che siamo un partito "giovane".Complimenti per l'acutezza delle tue asserzioni!!
Tuttavia, lampante è l'attacco a Gramsci, e quindi al comunismo italiano. Se poi Gramsci abbia baciato i piedi del bambin gesù, c'è una strada mai compresa dai borghesucci mascherati, tipici della seconda internazionale, opportunisti e chiacchieroni, alla ricerca del posto da sedere.
Le analisi di Gramsci, sono esatte? Le cose dette, sono giuste? Lo sviluppo del suo pensiero, è in linea con l'emancipazione della classe proletaria? Mussolini li ha offerto un posto al sole, oppure lo ha fatto morire di malattia? Gramsci pentito, e di chè? Vorrebbero dire questi signori, che il comunismo non ha motivo di esistere perchè Gramsci si è pentito? Anche se fosse pentito all'ultima ora, sarei sempre in linea con il Gramsci pensiero. Non con il Gramsci pentito. Queste provocazioni, per quanto rabbia possano dare, essendo Gramsci un padre del comunismo italiano, lasciano il tempo che trovano. Quindi, il nulla. Immagino Gramsci sdegnato di quanto detto su lui, le sue opere sono evidenti, il bacio, la conversione, sono illazioni, tipiche della borghesia, a il comunista è un militante pronto a respingere gli attacchi borghesi. Forse per il borghese pensiero vale più un bacio con la mente ormai andata, che mille libri e riflessioni, espressione del proprio essere, delle proprie idee, della propria coerenza, lasciamoli fare, vi lasciamo fare.
Gramsci pensava, prima di parlare. Ha fondato il PC d'italia, mettetevi il cuore in pace, il comunismo non morirà, può morire il comunismo per un'idea borghese e oportunista come quella dell'arcobaleno? No! Può morire per una coalizione che ha preso il 3,1 %? No! Con l'arcobaleno, siamo usciti dal parlamento, insieme all'arcobaleno stesso,( anzi, mai entrato quindi non uscito, non esistente, la parola esatta)facendo vedere il vero scopo del progetto multicolore. Può l'inevitabilità del comunismo nella soluzione della contraddizione borghese morire? No, non può. Mettiti il cuore in pace. Il comunismo è il futuro.
....Sono partigiano, quindi odio chi non parteggia, odio gli indifferenti...


Non rompete il coglioni, è una discussione di mesi fa.
Il mio pensiero aggiornato sulla questione, è nel thread "Il vaticano: Gramsci trovò la fede in punto di morte".
Qui dicevo solo che è meglio che su certe "zone d'ombra", nel caso esistano, facciamo luce noi, visto che c'è tutta una EGEMONIA CLERICALE che sta spulciando le biografie dei nostri riferimenti per farci notizie in prima pagina sul Corriere.
LE FANTASTICHERIE DEL PROFESSORE
All'inizio sembrava uno scherzo. Domenica 14 settembre il Sole 24 Ore ospitava un articolo del professor Piero Melograni in ricordo di Paolo Spriano, lo storico che studiò a lungo il Pci. Tra le righe della rievocazione, Melograni inseriva all’improvviso un argomento che nulla aveva a che fare con l’articolo: la morte di Antonio Gramsci. Scriveva il professore: «Penso che Gramsci sia stato ucciso dai sovietici o si sia suicidato, non in carcere, bensì nella clinica Quisisana, una delle più lussuose della capitale, dove era stato ricoverato». Sei righe che assomigliavano a una bomba buttata in mezzo a un articolo apparentemente ossequioso verso “l’amico Spriano”.
Certo, faceva effetto che il quotidiano di Confindustria veicolasse senza commento o contraddittorio una insinuazione così pesante sulla scomparsa di uno dei più noti intellettuali e uomini politici del secolo scorso. Ma nel giro di una settimana ecco di nuovo che lo stesso quotidiano e lo stesso professore rincaravano la dose: il 28 settembre un lungo articolo di Melograni, dal titolo Gramsci, fu morte voluta, ribadiva quella ipotesi.
Insomma, abbiamo sempre creduto a un Gramsci malato, costretto alla prigionia nonostante le sue condizioni di salute dopo una condanna del tribunale fascista, per il solo reato di essere capo del Partito comunista. Un Gramsci che muore ad appena 46 anni anche per le sofferenze sopportate in carcere. E invece, nella controstoria di Melograni, Gramsci venne addirittura ucciso dai suoi compagni, oppure si tolse la vita. E per di più era libero, ricoverato in una lussuosa clinica. Mussolini è stato sempre accusato di avere sulla coscienza anche la fine prematura di Gramsci, e invece era vero tutto il contrario.
Un tesi succulenta, quella di Melograni, per quanti fanno del revisionismo storico la loro bandiera. Falsificare la storia, per demolire ogni residua memoria della sinistra (e dei comunisti in particolare) è uno sport di successo negli ultimi anni. E allora ecco che Panorama si butta sul presunto scoop e venerdì scorso ospita l’ennesimo intervento di Melograni, sotto un titolo esplicito: Gramsci? Vi dico che l’hanno eliminato. Ci si aspetterebbe che, tornando sull’argomento, il professore fornisca elementi e prove a un’affermazione così perentoria. Niente affatto.
Melograni non si basa su nessun elemento nuovo, nessun documento finora segreto, nessuna prova. E ha la soluzione per evitare ogni critica: i documenti non ci sono e Melograni ci annuncia che “non li troveremo mai, perché probabilmente sono stati già distrutti da qualcuno”. Una soluzione miracolosa per lanciare esplosive “scoperte” storiche e non doverle supportare con alcuna prova documentale: i fatti sono andati come dico io, credetemi sulla parola, ma i documenti sono stati distrutti.
Se gli storici cominciassero a seguire questo criterio si potrebbe fare solo “fantastoria”, dove chiunque inventa le tesi più strampalate per andare sui giornali, senza bisogno di nessuna ricerca, nessuno studio, nessuna visita negli archivi, ecc.
Melograni si spaccia per amico di Spriano, ma non deve averne letto nemmeno un libro. Altrimenti avrebbe già le risposte a tutti i suoi sospetti e i suoi interrogativi, sfogliando Gramsci e Gobetti (1976) o L’ultima ricerca. Dagli archivi dell’Urss i documenti segreti sui tentativi per salvare Gramsci (1988).
Non si capisce, ad esempio, cosa voglia insinuare Melograni sottolineando più volte nei suoi articoli che la clinica dove si trovava ricoverato Gramsci era “lussuosa”. Che il leader comunista aveva un sacco di soldi? Che il regime fascista era così magnanimo da trattare Gramsci “da gran signore”? La realtà è molto più semplice. Bastava leggere il libro di Spriano Gramsci in carcere e il partito (ristampato nel 1988 come supplemento a l’Unità) per scoprire che la scelta della clinica venne effettuata dal questore di Roma, il 20 agosto 1935, perché l’edificio si prestava “a un’efficace vigilanza”. Infatti Gramsci era sì morente e in libertà condizionata, ma godeva di una sorveglianza permanente di due agenti fascisti (secondo alcuni testimoni, addirittura di quattro, all’interno della clinica e all’esterno per scongiurarne la fuga).
Nel tentativo di diminuire le responsabilità fasciste, Melograni sottolinea che «Gramsci era relativamente libero dal 1934», data nella quale “di fatto” sarebbe avvenuta la “scarcerazione ”. La verità è diversa. Sempre ricorrendo a Spriano si può ricostruire correttamente la vicenda del dirigente comunista: condannato a oltre 20 anni di reclusione nel 1928, grazie all’amnistia gli verrà ridotta la pena e ottiene la libertà condizionale nel 1934 (il che significava controllo continuo da parte di 4 carabinieri o poliziotti e limiti agli spostamenti e alle frequentazioni), ma in quella data è talmente malato che non può abbandonare la clinica. E la libertà viene concessa solo il 21 aprile 1937, quando sta per morire.
Veniamo agli ultimi giorni di Gramsci. E’ di nuovo Spriano che fa riferimento a una lettera del 12 maggio 1937 a Piero Sraffa di Tatiana Schucht, cognata di Gramsci e assiduamente presente al suo capezzale, dove sono spiegate nel dettaglio le circostanze della morte. La sera del 25 aprile 1937 Gramsci viene colto da emorragia cerebrale mentre si trova al gabinetto. Chiede aiuto, è soccorso, ma ha perso la sensibilità e la mobilità del lato sinistro del corpo. Per due giorni lotta con la morte e Tatiana ricorda di aver dovuto protestare perché “preti e suore lo lasciassero tranquillo” (si voleva spacciare una sua “conversione” dell’ultim’ora). Un fonogramma della questura di Roma, la mattina del 26, avverte che «noto Gramsci Antonio di Francesco, seguito attacco emiplegia, versa gravissime condizioni». L’assassino sovietico immaginato da Melograni, evidentemente, aveva ingannato anche i funzionari del regime mussoliniano, così come doveva essere passato inosservato un fantomatico tentativo di suicidio. Gramsci si aggrava rapidamente e muore alle 4 e 10 del 27 aprile.
A sostegno dell’ipotesi di un delitto sovietico (che trasformerebbe la vicenda in un giallo o in un romanzo di spionaggio), Melograni porta un unico indizio, davvero flebile, e un “testimone”: Massimo Caprara, l’ex segretario di Togliatti poi passato all’anticomunismo più viscerale. Secondo Caprara, nell’aprile 1947, per l’anniversario della morte del padre, Delio e Giuliano Gramsci sarebbero arrivati a Roma e avrebbero pregato il segretario di Togliatti di portarli nella casa dove avevano abitato i genitori. All’improvviso, Delio avrebbe afferrato il braccio di Caprara e gli avrebbe urlato: “Perché mio padre vi ha traditi?” Il professor Melograni trova in questo racconto l’unico appiglio per costruire la sua ricostruzione a fosche tinte della morte di Gramsci. Peccato per lui che la storia di Caprara sia stata già smentita molti anni fa proprio da Giuliano Gramsci, in un’intervista a l’Unità (15 gennaio 1991). Non solo Giuliano ricorda perfettamente di essere giunto in Italia con Delio il 17 dicembre 1947 e non in aprile, e di essere stato ospite di Terracini, ma aggiunge: «Escludo proprio che Delio abbia potuto dire quella frase. E’ soltanto una fantasticheria di chi l’ha riferita».
Ecco, Melograni si basa su fantasticherie e ne propina di nuove. La “storia al contrario” del revisionismo è solo questo.
Fabio Giovannini
La Rinascita della Sinistra, 16 ottobre 2008
http://www.pdcigenova.it/index.php?m...age&pageid=391


Su Gramsci siamo al rutto libero. L'unica storia coerente sarebbe che la ultrastalinista Tatiana denuncia "l'antistalinista" Togliatti per non avere salvato "lo stalinista" Gramsci. E' ovviamente una puttanata, però sarebbe l'unica storia che potrebbe vagamente reggere. Su queste storie si buttano i soliti pidocchi ex-comunisti e trotzkisti.


Adesso aspettiamo solo qualche ex-tesoriere (regolarmente scappato con la cassa, come avvenne anni fa a Milano) con rivelazioni inedite ecc.
Queste puttanate hanno fatto la fortuna di camerieri ed autisti. Ricordo le periodiche rivelazione del cameriere di Mussolini e di quello di Hitler (che in un momento di bisogno avvolorò persino l'esistenza di una figlia del fuhrer).
Anche Dario Fo casca su Gramsci e il PCd'I...!
di Alex Hobel *Segnalo l'articolo di Dario Fo apparso su Repubblica di ieri (la solita paginetta di anticomunismo che il giornale di Scalfari e C. regala quasi ogni giorno dal 1976), "Alla ricerca di Gramsci", in cui si ripetono pedissequamente tutti i peggiori luoghi comuni costruiti da certa storiografia in questi anni sul rapporto tra Gramsci, Togliatti e il PCd'I.
Si parte ovviamente dalla famosa lettere del 1926: Togliatti, che era a favore di un'adesione al programma dell'Internazionale "totale e indiscutibile" (il solito ottuso dogmatico...), "si rifiutò di inviare lo scritto" alla "direzione moscovita". Sarebbe ora di chiarire una volta per tutte che lo scritto fu trasmesso ai massimi dirigenti dell'Internazionale e del partito sovietico, Bucharin e Stalin in primis (cfr. "Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926", a cura di C. Daniele, con uno scritto di G. Vacca, Einaudi 1999, pp. 4-8); ciò che Togliatti non fece - con l'avallo dell'Ufficio politico - fu indirizzare ufficialmente il documento, molto critico sulla lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, come presa di posizione formale del partito italiano, un partito piccolo, in clandestinità e in grado di sopravvivere in parte grazie all'Urss, che ne avrebbe ricavato seri problemi.
In ogni caso, come scriveva P. Spriano (Gramsci in carcere e il partito", l'Unità ed.1988, p. 34), "ombre e sfumature diverse non portano [...] ad avvavlorare in alcun modo l'ipotesi che Gramsci in carcere nutrisse un sospetto di natura morale" verso il "compagno con il quale aveva costruito il nuovo gruppo dirigente" appena pochi mesi prima; G. inoltre "sa molto bene che Sraffa" con cui si tiene in comjnicazione "è e resta in comtatto innanzitutto con Togliatti".
Tornando a Fo, quest'ultimo prosegue riferendo il pensiero di "molti storici" - "il dissenso che causò per Gramsci l'impossibilità di riguadagnare la libertà (sic!).I responsabili del governo sovietico, pur avendo l'opportunità di trattare la libertà di Gramsci con il governo fascista in cambio di prigionieri politici, non si impegnarono perchè quel progetto andasse a compimento" (sic!). A me risulta che invece le uniche trattative serie furono condotte proprio dal governo sovietico (cfr. "L'ultima ricerca di Paolo Spriano", l'Unità ed. 1988).
Infine: Gramsci era un "antagonista" di Togliatti, ma "è quasi paradossale scoprire che il primo a credere nel valore universale delle opere" di G. fu appunto T. Un motivo però c'è: il perfido Togliatti voleva "realizzare un'azione di plitica cuturale 'finalizzata ad attenuare la vocazione proletaria del Pci' [citazione non si sa di chi] e per far questo aveva pensato di servirsi" del pensiero di G.
Quello di Gramsci, peraltro, non era proprio comunismo, ma 'comunismo liberale'...
Infine la lettera di Grieco, "un'autentica delazione, uno sgambetto morale" (sic!), "un colpo basso che allontanò per sempre Gramsci dal partito" (sic!).
Da un premio Nobel ci si aspetterebbe qualcosa in più della rimasticatura di tesi ampiamente smontate da "tanti storici" (si veda, da ultimo, il libro di Canfora sui "falsi storici" che si sofferma a lungo su queste vicende; lo stesso M. Pistillo, che pure in un recente articolo dissente da Canfora su vari punti, documenti alla mano concorda sul fatto che la lettera fu "una leggerezza", come scrisse Sraffa e come lo stesso Grieco ebbe modo di capire e riconoscere in seguito).
Il guaio è che se cose come quelle su citate le scrive Fo su Repubblica (e non Galli della Loggia sul Giornale) il lettore progressista ci crede, tanto più che hanno una coloritura "di sinistra" (in realtà: populista - il popolo è semplice e buono, i dirigenti e il partito in quanto tale cattivi...). Non sarebbe il caso di smetterla?
* storico del movimento operaio
http://www.contropiano.org/Documenti...oFoGramsci.htm
Mancava solo il giullare di corte aristopopulista all'appello.

