



Il giornalista convertito: «È un diritto avere spazi di culto ma questi spesso diventano luoghi di indottrinamento dell’ideologia radicale»
autore:
Beatrice Mani (Il Gazzettino, 22-6-08)
"E' un diritto inalienabile di chiunque disporre di luoghi di culto, ma al tempo stesso non possiamo far finta che non esista l'emergenza legata alla realtà di tante moschee che diventano luoghi di indottrinamento all'ideologia radicale che diffonde odio violenza e morte". Con queste parole Magdi Cristiano Allam ha commentato la richiesta ad avere una moschea portata avanti dalla comunità islamica della Marca. Ancor più forte il giudizio sulla protesta dei giovani musulmani di "Seconda Generazione" che da mesi pregano nel parcheggio dello stadio di rugby di Monigo: "È una provocazione fatta per esercitare delle pressioni sull'opinione pubblica affinché le autorità siano costrette a cedere a questa richiesta. Esistono casi analoghi nei paesi a maggioranza islamica - prosegue il giornalista - dove si sono prese iniziative drastiche contro chi ostenta una religiosità per arrivare, in ultima istanza, all'imposizione di un potere che non è solo religioso, ma anche politico ed economico".
Allam, che è arrivato ieri a Treviso per presentare il suo nuovo libro "Grazie Gesù", è stato accolto in città dal vicesindaco Giancarlo Gentilini che, a quanto pare, è uscito davvero soddisfatto dal colloquio: "Mi trovo in perfetta sintonia con lui - ha commentato -. Con Allam condivido la convinzione che si debbano rispettare le regole: dove queste non sono presenti esiste solo l'anarchia".
Regole e convinzione che le moschee non siano luoghi di culto uguali agli altri, questo sembra aver avvicinato le posizioni del giornalista e dello Sceriffo. "Talvolta, nelle moschee fanno il lavaggio di cervello, le persone si trasformano in robot della morte". Allam non si è certo dimostrato blando nelle sue valutazioni, tuttavia non ha rinunciato a disegnare il ritratto della moschea "ideale": "Dico sì alle moschee ma a condizione che siano delle case di vetro, dove chiunque possa entrare e capire cosa si dice, si condividano dei valori come accade nelle chiese e nelle sinagoghe". Trasparenza e controllo delle autorità: "Dobbiamo avere la certezza che il luogo di culto sia tale e che i suoi gestori non abbiano nulla a che fare con integralismo e terrorismo islamico, così come non devono avere rapporti con i tanti gruppi e movimenti internazionali che operano in quel contesto". Secondo Allam, inoltre, in italia non ci sarebbe una vera necessità di questo genere di luoghi di culto, "ce ne sono fin troppe,: oltre 730 alla fine della 2007", il fulcro della questione, sarebbe, ancora una volta, assicurarsi che queste realtà rispettino le regole e "operino nella rispetto legge".
Beatrice Mani
http://www.magdiallam.it/node/5639
Magdi Cristiano Allam, Io amo l'Italia, ma gli italiani la amano?
Magdi Allam ama l'Italia: non solo come punto di riferimento di un'infanzia vissuta in Egitto frequentando le scuole dei religiosi italiani, non solo come il paese in cui ha trovato una difficile ma sempre più soddisfacente affermazione professionale, non solo come la patria dei suoi figli e la casa della sua famiglia. Magdi Allam ama l'Italia perché riconosce nell'identità italiana un sistema di valori per il quale è giusto battersi, anche rischiando in prima persona. Attraverso il racconto della sua esperienza di vita - dove la deriva della società egiziana verso l'integralismo islamico si rispecchia nel percorso umano della madre Safeya, e dove Egitto, Italia, islam e laicità si incontrano a forgiare il carattere e le convinzioni di un giovane curioso e vitale - Allam ci riporta a un sentimento di adesione e partecipazione all'ideale civile nazionale che il popolo italiano, forse, non ha coltivato abbastanza. Proprio perché tanto amata, tuttavia, l'Italia di oggi riempie Allam di amarezza e inquietudine: di fronte alla minaccia montante del terrorismo islamico e del proselitismo integralista, il nostro paese sembra incapace di reagire con la dovuta decisione. Nella cronaca minuziosa del suo impegno come giornalista e uomo pubblico contro i seminatori di odio e i predicatori di violenza di casa nostra, Allam disegna il quadro di una comunità nazionale che sottovaluta la pericolosità e la determinazione di molti attori e non riesce a opporsi loro con la fermezza necessaria. Una fermezza che dovrebbe nascere dall'adesione incondizionata al più universale dei valori, quel rispetto per la vita umana che è alla base sia del cristianesimo sia dell'islam come viene vissuto dalla grande maggioranza dei musulmani. Il valore della vita è al centro della riflessione di Allam, che, proprio per non tradirlo in alcun modo, rifiuta di dialogare e giungere a compromessi con chi lo calpesta o lo ritiene meno importante dell'affermazione di una fede, di un'ideologia o di una nazione. Non si tratta solo di nobili parole: Magdi Allam illustra nel suo libro alcune proposte concrete per incidere nella realtà del nostro paese. Dalla costituzione di un Movimento per la vita e la libertà, all'istituzione di un ministero dell'Integrazione, Identità nazionale e Cittadinanza che potrebbe lavorare per dotare italiani e immigrati di un quadro condiviso di valori, norme e conoscenze, realizzando le premesse di una società aperta verso l'esterno, ma orgogliosa della propria identità. In quello che è forse il suo libro più personale e coraggioso, Magdi Allam unisce un'incandescente passione civile alla lucida capacità di analisi, denunciando il nichilismo dei valori di cui sono preda l'Italia e l'Occidente ed esortando all'azione contro chi segue una versione integralista e criminale dell'islam, ma anche contro chi, cercando una convivenza di comodo, in malafede o per ingenuità mina le basi civili e culturali della nostra società.
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da quando si parteggia per le spie e i traditori?




Allam e Iafet, stessa razza stessa fine.


dietro quel visino angelicato si nasconde qualcosa di macabro,malvagio e riluttante!




Pdl, Allam si arruola
di Redazione
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Lui, musulmano convertito al cristianesimo ora scende in politica anche per difendere il suo nuovo credo. Magdi Cristiano Allam, vicedirettore del Corriere della Sera sostiene di aver concordato con Berlusconi la discesa in campo con il centrodestra. In un’intervista al Tempo, Allam spiega i retroscena della sua decisione: «I tempi per entrare in politica ora sono maturi» e aggiunge di considerarsi pronto a «passare a un’azione concreta». Allam ha spiegato anche che un primo abboccamento c’era stato già nel 2006 ma non si era concretizzato, mentre ora sembra tutto fatto. L’ultima stilettata è per la sinistra «malata di buonismo e multiculturalità, agli antipodi dei valori e delle regole della civiltà cristiana».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295160



