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  1. #1
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    Predefinito Referendum on line per Dal Molin

    http://www.beppegrillo.it/2008/10/re...?s=n2008-10-03

    3 Ottobre 2008

    Referendum on line per Dal Molin

    http://it.youtube.com/watch?v=mA2qZxk25bc
    http://it.youtube.com/watch?v=ftIihF...eature=related

    La democrazia in Italia è “un auspicio irrealizzabile”.
    Il referendum sulla nuova base americana a Vicenza nell’area Dal Molin, indetto dal sindaco Variati per il 5 Ottobre e approvato dal Tar del Veneto è stato bocciato dal Consiglio di Stato. La motivazione addotta contro il referendum sostiene che non occorrono sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del Comune in cui vivono. Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale. "E’ un auspicio irrealizzabile”.
    Meglio usare l’area Dal Molin per realizzare la più grande base militare americana in Europa. Se ci sarà una guerra contro gli Stati Uniti il primo fronte sarà quello vicentino.
    La risposta del Consiglio di Stato è insieme ingenua e illuminante. Ingenua quando nega ai cittadini il diritto di aumentare il patrimonio del Comune. Ingenua quando separa il patrimonio comunale da quello personale dei cittadini. Illuminante nel negare la libertà di espressione perché sa che la maggioranza dei vicentini NON vuole basi militari di una potenza straniera. Illuminante nel perseguire la politica della dittatura che ci strangola, un po’ alla volta, come un pitone.
    Non possiamo scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, tra i quali ci sono, è bene ripeterlo, 18 condannati in via definitiva. Non potremo in futuro neppure sceglierli in Europa. Le 350.000 firme per la legge popolare per un Parlamento Pulito sono state ignorate dalla politica insieme a quelle per un referendum per una libera informazione. Le firme per una nuova legge elettorale sono servite solo a pulirsi il culo. Morfeo Napolitano ha indetto le elezioni politiche con la legge porcata invece di dare la parola agli italiani.
    Ora, con Vicenza, andiamo oltre. Si toglie al cittadino il diritto di parola dopo il diritto alla rappresentanza. Non può neppure dire un si o un no. Il tutto nel silenzio del Parlamento. Topo Gigio Veltroni, D’Alema e Fassino hanno lasciato solo Variati, del loro stesso partito, che ha deciso di tenere comunque il referendum domenica prossima davanti alle scuole. Il commissario di Governo Paolo Costa, nominato da Prodi ha detto, ineffabile: “Il referendum è una consultazione inutile. Gli americani verranno solo a riposarsi”. La Lega di “Padroni a casa nostra” ama i 90 ordigni nucleari americani di Ghedi Torre e di Aviano e vuole 1,100,1000 bombardieri a stelle e strisce in Padania. La vice presidente dei deputati della Lega, Manuela Dal Lago, ha dichiarato: “La consultazione è inutile avendo per oggetto un “auspicio irrealizzabile”. Galan, presidente della Regione occupata dagli americani, ha sottolineato: “Il Veneto del no è un Veneto minoritario, perdente e sfortunato”.
    E’ da vedere caro Galan, è da vedere chi è minoritario e sfortunato.
    Bush è in uscita e lo psiconano non dura per sempre.
    Il 5 ottobre io sarò a Vicenza e con il blog lancio un referendum on line per Dal Molin.

    Votate e diffondete il referendum per Dal Molin sui vostri blog per un “auspicio realizzabile”.

    Referendum del blog www.beppegrillo.it
    sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza

  2. #2
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  3. #3
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    Dal Molin: l'Italia è un paese a sovranità limitata
    di Ugo Gaudenzi - 03/10/2008

    Fonte: Rinascita


    Finché è durato è stato bello; ieri pomeriggio però il Consiglio di Stato ha riportato tutti a fare i conti con la dura realtà: Palazzo Spada ha infatti accolto la richiesta di sospendere il referendum sulla base statunitense Ederle2, in programma domenica a Vicenza. I vicentini, chiamati a rappresentare tutti gli italiani che sognano una patria libera dall’occupazione militare dello Zio Sam, non potranno quindi esprimere il loro parere, ennesima conferma del rapporto di stretta sudditanza che ci lega a chi, oltre sessanta anni fa, ci ha invaso armi in pugno.
    A dare la notizia Pierantonio Zanettin, legale del comitato che sostiene le ragioni di Washington e che non tiene in nessun conto quelle degli italiani.
    Palazzo Spada ha motivato la decisione spiegando che il quesito ha per oggetto un auspicio del Comune attualmente irrealizzabile, ovvero il progetto di acquisire un’area sulla cui sdemanializzazione si sono pronunciate in senso sfavorevole le autorità competenti. Secondo il dispositivo firmato dal presidente Luigi Cossu, “la consultazione stessa appare comunque inutile ove si volesse assumere una sua connotazione patrimoniale, giacché non occorrono sondaggi per accertare la volontà positiva di ogni cittadino di accrescere il patrimonio del Comune di appartenenza al pari di quanto potrebbe verificarsi se si proponesse un quesito su un ipotetico vantaggio patrimoniale individuale e o collettivo”. Non si deve votare perché vincerebbero i sì, e allora, ci domandiamo, perché a questo punto il CdS non blocca i lavori già avviati e restituisce l’area alla città impedendo che cada in mani straniere?
    Soddisfatto per il pronunciamento di Palazzo Spada il forzaitaliota Giancarlo Galan, governatore del Veneto, che esulta per la sospensione del “penoso referendum sul Dal Molin”. Puntuali sono giunte anche le lacrime di coccodrillo della pacifinta sinistra radicale al potere quando Prodi, ripetendo quanto fatto da Berlusconi, cedeva il capoluogo berico a Washington. Con Paolo Ferrero che scopre l’acqua calda sottolineando: “Siamo un Paese a sovranità limitata”.
    Il 5 ottobre doveva essere il giorno della rinascita del nostro orgoglio nazionale con il primo avviso di sfratto agli occupanti. Il CdS, un organo preposto alla tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei privati nei confronti della Pubblica amministrazione, ha deciso che i vicentini non possono dire la loro, condannandoli ad essere sempre più sottomessi al giogo statunitense. Quella di ieri resterà sicuramente nella storia come una delle pagine tragiche della nostra storia; con gravi responsabilità di chi non ha saputo, o voluto, difendere i nostri diritti di italiani.

  4. #4
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    Dal Molin: la democrazia inutile
    di Ilvo Diamanti - 03/10/2008

    Fonte: La Repubblica [scheda fonte]








    Questo articolo, di Ilvo Diamanti, è tratto dal sito www.repubblica.it, non un pericoloso covo on-line di sovversivi. Trovo ampiamente condivisibile le considerazioni espresse. Penso che le istituzioni abbiano perso l’ennesima occasione per considerare normale il nostro Paese. Buona lettura!



    Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum indetto, domenica prossima, a Vicenza dall’amministrazione comunale, per consultare i cittadini sull’uso dell’area dove è prevista la costruzione di una nuova base Usa. Non una consultazione deliberativa, perché si tratta di una scelta che poggia su negoziati internazionali. Ma un modo per permettere alla popolazione di esprimersi su una decisione che è destinata a produrre effetti rilevanti sulla realtà locale: dal punto di vista dell’ambiente, del territorio, della viabilità, della sicurezza.



    Il Consiglio di Stato ha stabilito che si tratta di un esercizio “inutile”, perché si applica a un obiettivo “irrealizzabile”. E ha, per questo, bloccato l’iniziativa, tre giorni prima dello svolgimento. Contraddicendo, così, il pronunciamento del Tar, che, al contrario due settimane fa, aveva considerato legittima la consultazione.



    Così, Vicenza diventa un caso esemplare, nella sua specificità. Una città dove lo Stato decide che i cittadini non “devono” pronunciarsi, secondo procedure istituzionali, perché, comunque, è stato già deciso. Peraltro, è difficile che, in questo caso, si levino voci indignate, a livello nazionale. (ad eccezione dei “soliti” esponenti della sinistra radicale). Perché su questa materia l’accordo è bipartisan.



    La scelta della nuova base Usa nasce, cinque anni fa, da un accordo informale fra Berlusconi e le autorità americane, approvata dall’amministrazione di Vicenza del tempo e coltivata in gran segreto per anni. Così, a doverla gestire è stato il governo Prodi, che, dopo qualche resistenza e molte perplessità, ha, infine, concesso la base agli Usa, nel gennaio 2007. In nome dei buoni rapporti con l’alleato più influente, a livello internazionale. Dunque, destra, sinistra e centro d’accordo. Senza se e senza ma. Cioè: senza ascoltare i cittadini. Senza neppure preoccuparsi di vedere il luogo, il contesto, le condizioni.



    Nessun leader politico del centrodestra e del centrosinistra che sia venuto a Vicenza a confrontarsi, a spiegare le ragioni della scelta. Nessun ministro che, negli ultimi due anni, abbia avuto il coraggio di avvicinarsi alla città, per timore di venire fischiato e contestato. Oggi che i fischi e le contestazioni fanno male all’immagine.



    Solo il presidente Napolitano, di recente, si è recato a Vicenza. E ha pronunciato parole prudenti ma, in fondo, sagge, esortando affinché la difesa degli interessi locali avvenga nel rispetto di quelli nazionali. Senza, però, negare il diritto dei cittadini a esprimersi. Mentre il Consiglio di Stato ha decretato che il referendum è inutile. La stessa posizione espressa, in modo aperto, dal ministro La Russa. E dai leader di centrodestra. Dal presidente della Regione, Galan. Senza che, peraltro, si siano levate voci dissonanti dal centrosinistra. Né dal Pd né dall’Idv di Antonio di Pietro. D’altra parte, lo stesso Berlusconi, nelle scorse settimane, aveva inviato al sindaco di Vicenza una lettera per invitarlo a desistere. Il referendum è inutile: non fatelo. Tutti d’accordo, da sinistra a destra. Da Roma a Venezia.



    Qui, però, non si tratta più del merito: la costruzione di una “nuova” base Usa (non dell’allargamento di quella pre-esistente, come erroneamente si dice) alle porte della città. Ma della possibilità dei cittadini di esprimersi attraverso un referendum. (come ritiene giusto oltre il 60% dei vicentini, interpellati in un sondaggio condotto da Demetra la settimana scorsa).



    Il Consiglio di Stato (come le principali forze politiche nazionali) ha negato questa possibilità perché “ha per oggetto un auspicio irrealizzabile… su cui si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità competenti”. Sostenendo, in questo modo, che l’utilità della democrazia si misura solo a partire dal suo “rendimento” concreto; dall’efficacia dei risultati. (Se così fosse, non si spiegherebbe perché, per quanto faticosamente, regga ancora nel nostro paese).



    Come se la democrazia fosse un utensile per realizzare “prodotti” pubblici. Un sistema e un metodo per decidere, come un’impresa qualsiasi (proprio oggi che il mercato non sembra più di moda). Dimenticando che la democrazia ha valore in sé. E’ un valore in sé. Le procedure mediante cui si realizza “servono” come fonte di legittimazione perché garantiscono riconoscimento alle istituzioni e consenso alle autorità.



    La democrazia “serve” perché istituzionalizza il dissenso sociale, perché sostituisce la mediazione e la partecipazione allo scontro. La democrazia diretta, peraltro, offre un sostegno importante alla democrazia rappresentativa. Nel caso concreto, la prospettiva del referendum ha incanalato i comitati e i movimenti contrari alla base americana dentro alle logiche e alle regole del confronto istituzionale. Ha istituzionalizzato il dissenso. Ha isolato e estromesso le frange più estreme e le tentazioni violente.



    Due anni di opposizione, manifestazioni e proteste su un terreno così critico si sono svolte senza incidenti, senza strappi. D’altronde, e non a caso, il movimento “No dal Molin” ha partecipato alle elezioni comunali dello scorso aprile, dove ha eletto una rappresentante. Accettando, così, il gioco della democrazia. Trasferendo il confronto dalla piazza alle sedi istituzionali. Sostituendo, e preferendo, la logica della rappresentanza a quella dello scontro.



    Per la stessa ragione, il referendum avrebbe offerto all’amministrazione comunale e, in primo luogo, al sindaco Variati uno strumento per “governare” il malessere e le tensioni sociali. Perché, qualsiasi ne fosse stato l’esito, avrebbe ottenuto una delega a “negoziare”. Anche se non vi fosse stato nulla di negoziabile, come accusa il Consiglio di Stato (la cui fiducia nel potere della partecipazione, dunque, della democrazia “sostanziale” appare assai fragile).



    In quel caso, avrebbe pagato lui, il sindaco, insieme all’amministrazione il prezzo di aver generato aspettative deluse. Ora, invece, la città si ritrova muta. Costretta al silenzio. Perché si è sancito, semplicemente, che, in alcuni casi, in questo caso, nel “suo” caso, la “democrazia è inutile”. Che la partecipazione non serve. Che l’ascolto è un vizio. Che è meglio decidere ignorando il dissenso. Dichiarando preventivamente “illegittima” la semplice possibilità di farlo emergere.



    Ma la democrazia ha una funzione terapeutica, prima che pratica e strumentale. Serve a curare la frustrazione nei rapporti sociali e politici. A evitare che degeneri.



    Quando diventa inutile allora è lecito avere paura.

  5. #5
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    Base Dal Molin: la dittatura è nuda. Il Referendum popolare fa tremare i palazzi del Potere
    di Marcello Pamio - 03/10/2008

    Fonte: Disinformazione [scheda fonte]





    La politica è totalmente alla mercè del potere economico e i “politicanti sono i camerieri dei banchieri”, come diceva correttamente, il poeta statunitense Ezra Pound.
    Lo sappiamo benissimo.
    Ma ogni volta che l’intreccio tra Potere e istituzioni, tra padroni e vassalli, viene alla luce non può non scuotere le coscienze di tutti noi.
    La base militare statunitense Dal Molin a Vicenza è proprio uno di questi casi.

    Il Consiglio di Stato, cioè il massimo organo della giustizia amministrativa ha ieri infatti sospeso la decisione del Tar del Veneto favorevole al Referendum popolare.
    Secondo i magistrati “non è condivisibile” l’argomentazione del Tar.
    Il referendum popolare del 5 ottobre prossimo, non abrogativo ma solo consultivo, non sa da fare!

    Perché si vieta a dei liberi cittadini, in barba alla Costituzione della Repubblica italiana, di esprimere il proprio parere su una questione che li riguarda molto da vicino?
    Per quale motivo i palazzi del potere tremano al punto tale da prendere decisioni della più bieca dittatura?
    A prescindere dalle farneticazioni dei magistrati del “porto delle nebbie”, vi è una paura folle che il 5 ottobre il popolo consapevole di Vicenza dica NO (scrivendo però sulla scheda SI) ad una sudditanza politico-economia pluridecennale.
    Questo naturalmente non è permesso in dittatura, perché come disse Charles Bukowski: “la differenza fra una democrazia e una dittatura, è che in una democrazia prima voti e poi ordini; in una dittatura non devi perdere tempo a votare”.

    Oggi possiamo finalmente dire che la nostra democrazia rappresentativa, altro non è che una dittatura oligarchica mascherata e camuffata da democrazia. E dobbiamo ringraziare la base Dal Molin e i vicentini per aver messo a nudo la Dittatura !
    Ringraziamo pure i “camerieri” dei banchieri, perché con i loro atteggiamenti e le loro dichiarazioni completano e arricchiscono il quadro.
    Per esempio l’onorevole Manuela Dal Lago, vicepresidente dei deputati della Lega nord dice che “la decisione del Consiglio di Stato è frutto del buon senso e non di pressioni politiche” (AGI, 1 ottobre 2008). Gli ipnotisti, come i manipolatori mentali, sanno bene che nella nostra mente il segno NO non esiste. E’ infatti impossibile pensare a una cosa “in negativo”, per esempio “pensare di non pensare” o immaginare un’assenza senza pensare in qualche modo alla relativa presenza.[1]
    Nel dichiarare che “NON” ci sono pressioni politiche per la base, significa semplicemente che esistono delle pressioni politiche ed economiche! Non sappiamo se l’onorevole è a conoscenza delle tecniche di manipolazione linguistica, ma basta dire una cosa ben precisa per farla pensare alle masse.

    Ricordo che la Lega ha sempre affermato “Padroni a casa nostra”… anche se non hanno mai spiegato se per “Padroni”: intendono i cittadini (padani) oppure i graduati militari!
    Tale arrogante ipocrisia vale anche per tutti gli altri partiti da destra verso sinistra.

    La bella notizia in tutto questo è che a Vicenza, domenica 5 ottobre il referendum si farà lo stesso.
    Il Sindaco vicentino Variati, davanti a migliaia di manifestanti ieri sera ha infatti precisato: “se non ci permettono di votare domenica dentro le nostre scuole, bene, allora voteremo davanti alle nostre scuole». Gazebi autogestiti al posto dei seggi, dalle 8 alle 21 come previsto, in 53 postazioni come 53 dovevano essere i punti di raccolta delle schede-voto, con tre scrutatori volontari in ogni banchetto per garantire la serietà e la correttezza anche nei confronti di chi tenterà sabotaggi.

    Il Sistema dittatoriale può, e lo ha fatto, bocciare un referendum popolare, impedire lo svolgersi di una manifestazione pacifica, picchiare giovani inermi, infiltrarsi per creare zizzania ma non può fare assolutamente nulla contro le coscienze individuali che si muovono.
    Mi auguro che domenica prossima saranno tantissime le coscienze che andranno davanti alle scuole per esprimere il proprio voto, il quale, a prescindere dal pezzo di carta e dal SI oppure dal NO, è sinonimo di libertà di espressione democratica.

    E’ indubbiamente arrivato – dopo 60 anni - il momento di svegliarci da questo torpore e diventare responsabili del nostro futuro e di quello dei nostri figli.
    Le guerre e i crimini danno fastidio? Il terrorismo incute timore?
    Se pensassimo fino in fondo – anche al momento del voto e delle manifestazioni - capiremmo che le basi militari sono basi di guerra e per la guerra.
    Le guerre servono per rimettere in piedi l’economia americana (la storia lo insegna dal 1939 dopo la Grande Depressione , Vietnam, ecc.) e per occupare “legalmente” altri Stati.
    Il terrorismo internazionale è funzionale a tale Sistema e per questo alimentato costantemente, perché permette di attaccare atri paesi (Afghanistan, Iraq, ecc.) e di far passare leggi anti-democratiche e illegittime.
    Per ultimo, ricordiamo che le basi militari sono le metastasi di un sistema destinato a crollare autodistruggendosi.


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] “Al gusto di cioccolato: come smascherare i trucchi della manipolazione linguistica”, psichiatra Matteo Rampin

 

 

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