Ma infatti. Secondo la "nostra" mentalità il numero non è importante, giacchè anche una singola morte è da considerarsi tragedia. Dalla "loro" parte, invece, il numero assume una valenza religiosa, un totem da venerare.


Ma infatti. Secondo la "nostra" mentalità il numero non è importante, giacchè anche una singola morte è da considerarsi tragedia. Dalla "loro" parte, invece, il numero assume una valenza religiosa, un totem da venerare.






Certo che c'è una logica. E fino ad un certo punto sono anche d'accordo che agli sconfitti restino i "cocci" e i danno da pagare. Dirò di più. Anche nella lotta partigiana posso riscontrare una certa logicità: chi è sempre stato anti-fascista e per questo disposto anche ad imbracciare le armi per difendere il proprio ideale è logico che alla prima occasione utile provveda a farlo. E' nella naturale logica della contrapposizione ad un regime che si vuole abbattere.
Detto questo, però: gli alleati (inserendo in questa categoria tutti coloro che che combatterono il fascismo e il nazionalsocialismo) non hanno solo esercitato il loro diritto ad una logica vendetta, hanno anche voluto legittimare le azioni più spregievoli in forza di una superiorità morale che non gli apparteneva allora come non gli appartiene oggi.
Solo per fare degli esempi:
Hiroshima venne rasa al suolo quando erano già morti sia Hitler che Mussolini;
i partigiani continuarono ad ammazzare (indiscriminatamente) fino alla fine del 1946;
lo stato ebraico nacque (con le modalità che tutti conosciamo) poschi mesi dopo la fine delle deportazioni in Europa;
gli inglesi conservano ancora oggi intollerabili vantaggi economici di evidente natura coloniale;
dei sovietici non credo ci sia bisogno di parlare;
gli americani iniziano una guerra, in media, ogni 2 anni....
Mi dici da dove nasce la logica della azione (da parte dei cattivi con la croce uncinata) e della reazione (da parte di quelli "moralmente superiori")?


lunedì 6 ottobre 2008
Lettera aperta a Sergio Romano sui morti di Dresda
Spettabile ambasciatore,
ho letto nei giorni scorsi l'articolo, pubblicato sul suo giornale (http://archiviostorico.corriere.it/2008/ottobre/04/questione_Dresda_co_9_081004107.shtml ) sulla revisione al ribasso delle vittime dei bombardamenti di Dresda, revisione operata - è bene notarlo - da una commissione di storici tedeschi para-governativa, di un governo che certe verità le impone per legge tramite tribunale. Spigolando su internet (http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=465700 ), ho trovato un paio di commenti interessanti al riguardo, commenti che faccio miei porgendoli alla sua attenzione, sicuro che un giornale di regime come il suo non li pubblicherà mai. I commenti sono i seguenti:
Primo Commento: "Curioso, quando metti in dubbio le cifre dell'Olocausto, rischi il carcere. Sul resto, invece, nessun dogma".
Secondo Commento: "Io ritengo curioso anche il fatto che queste cifre escano, dai sancta sanctorum, dopo 63 anni dalla fine della guerra. Sei decadi per per fare il conto dei morti, bah!Per altro non ritengo verosimile tale conteggio, non solo per l'immane catastrofe, come si può dedurre dalle immagini, già di per se sufficienti per sollevare qualche dubbio in merito alla cifra, ma semplicemete basandomi sul fatto che all'epoca, siamo nel 1945, il fronte orientale era collassato e migliaia di profughi si dirigevano nelle retrovie per scampare ai combattimenti e ai sovietici. Non occorre una laurea per immaginare quante di queste migliaia di persone non possedessero i documenti di riconoscimento, quanti, sbandatisi dalle varie colonne di fuggiaschi, avessero perso i contatti con i propri famigliari, quanti fossero "evaporati" per l'immane calore, quanti resi totalmente irriconoscibili dal fosforo o calcinati con le macerie, infine, quanti cremati da soccorritori sconvolti ed increduli. Dresda era, ed è, una grande città che nel 1945 ebbe la sventura di trovarsi nelle retrovie dei combattimenti sull'Oder , quindi centro di smistamento di truppe e civili. Cavarsela con la cifra di 20.000 morti è alquanto riduttivo vista la situazione, la città ed i danni subiti.Nell'agosto del 1943, in un solo bombardamento, la città di Terni ebbe almeno 2.000 morti (cifra prudenziale perché vi erano sfollate decine di famiglie romane fuggite da Roma dopo il bombardamento di San Lorenzo). Questa città di provincia non era certo Dresda e 2000 vittime (prudenziali) furono una enormità, figuriamoci la città tedesca con centinaia di migliania di persone fra soldati, cittadini e profughi. Sei milioni di vittime si sono perpetuate, inossidabilmente, dalla guerra ai giorni nostri; le altre sono inversamente proporzionali, più passa il tempo più diminuiscono".
Cordiali saluti,
Andrea carancini
Pubblicato da Andrea Carancini
http://andreacarancini.blogspot.com/...sui-morti.html