
Originariamente Scritto da
azerty
Passo numero due.
Tanto per cambiare, l'annoso concetto del
true liberal. Non abbiatene a male per i termini in cui l'ho messa, ma è un tema a dir poco
ricorrente su POL, dal momento che in Italia il così detto
partito liberale di massa altro non è che un partito
socialista gestito come il
PCUS di sovietica memoria.
Vi sconsiglierei vivamente di provare a dare una definizione univoca.
Dopo anni di frequentazione su POL, sono arrivato alla conclusione che l'unico punto di riferimento per poter definire
certamente chi
non è liberale è il principio della
libertà di coscienza individuale e dei diritti enunciati nelle dichiarazioni dei diritti dell'uomo
americane (Pennsylvania) e della
rivoluzione francese. Se aderisci al 100% sei liberale, sennò no. Dopo possiamo iniziare ad azzuffarci sul "chi è più liberale di chi".

Ora, dico subito che per me il
liberal socialismo è, per dirla in termini
urbani, un
nonsense in quanto il socialismo è, né più né meno, un'ideologia
antiliberale. A questo aggiungo che non sono neanche
libertario,
anarchico, o sostenitore d'un'idea di società che possa fare a meno di un ente statuale (che si tratti dello stato moderno o di un'altra forma non fa differenza), per il semplice fatto che non la ritengo sostenibile. So che esprimere su POL (specie su liberalismo) una posizione del genere vuol dire di solito beccarsi del feroce comunista mangiabambini marxista leninista con pesanti tendenze verso lo stalinismo

ma nonostante questo continuo a considerarmi
liberale.
Per quale motivo sto facendo questo discorso?
Perché vorrei mettere immediatamente le cose in chiaro: il progetto di
Radical è quantomeno
ambizioso, perché le anime che vorrebbe racchiudere sono spesso nei fatti
molto diverse tra loro. Sono perfettamente consapevole di aver già enunciato una serie di affermazioni che a qualche altro tesserato non piaceranno, e lo faccio per rendere l'idea di quello che potrebbe accadere in futuro: ognuno porta una sua visione delle cose, e cercare di trovare una sintesi anche tra persone che hanno una visione profondamente diversa (per quanto in
tutti i casi sicuramente
genuina) dell'
essere liberali e di come interpretare il ruolo e la linea di
Radical potrebbe non essere facile quanto sembra. Questo vuol dire l'importanza
fondamentale di uno
statuto che, a scanso di equivoci, specifichi ben bene
chi può star dentro e
chi fuori, ed a quali
condizioni, che suggerirei essere
ferree: se
Radical è un circolo, nessuno costringe nessuno ad aderirvi, se piace, bene, se non piace, fuori. Io suggerirei di partire dalle basi che ho citato prima, per poi vedere di limare progressivamente a seconda delle sensibilità proprie di ciascuno di noi. Premetto comunque che un riferimento, implicito o esplicito che sia m'interessa relativamente, ai valori enunciati in quelle dichiarazioni (
diritto alla libertà, alla proprietà, alla sicurezza, alla resistenza all'oppressione) è per quanto mi riguarda
imprescindibile, ma credo (mi auguro) di non essere il solo a pensarla così. Sul resto, ovviamente, se ne può parlare.
Ora, scusate, ma devo staccare.
Questi sono, quantomeno, i miei primi
two cents. Spero di poter re-intervenire, magari su questioni un minimo più dettagliate.