Roma, crisi Unicredit: ultimatum per i debiti
La crisi dei mercati internazionali si abbatte di sponda anche sulla Roma. Come riporta oggi “Repubblica” la società della famiglia Sensi ha una pesante esposizione con Unicredit. Il gruppo bancario amministrato da Alessandro Profumo è impegnato in questi giorni ad evitare il tracollo, cercando di rattoppare le falle aperte dagli alti (pochi) e bassi (uno sprofondo) della Borsa.E Unicredit, nel tentativo di irrobustire la propria liquidità, ha chiesto alla Roma di rientrare dal debito rispettando le tappe concordate nel piano firmato la scorsa estate. Senza deroghe. Ora, scrive Repubblica, la Roma “si ritrova di fronte a un bivio: provare a fare cassa con il patrimonio Italpetroli o cedere l’asset principale, ossia il calcio. Un clima pesantissimo di cui qualcuno potrebbe approfittare. Non a caso nell’ultimo mese hanno preso corpo almeno tre manifestazioni di interesse. Ben tre diversi imprenditori americani hanno incaricato un noto studio legale romano di valutare l’affare e di mettere a punto un progetto di fattibilità. E poi si sono messi alla finestra”. Il “debito della famiglia Sensi ammonta a 365 milioni di euro e il piano di ammortamento prevede il pagamento di una prima tranche di 130 milioni entro il prossimo 31 dicembre. Una cifra che, secondo i colloqui intercorsi negli ultimi giorni con l’Istituto milanese , non è al momento a disposizione della Roma. Per arrivare a quota 130 milioni nei prossimi tre mesi potrebbe non essere sufficiente liberarsi di tutte le attività di Italpetroli. Sono già in vendita i terreni di Torrevecchia il cui valore si attesta intorno ai 100 milioni. (…) I depositi della Italpetroli a Civitavecchia, invece, sono quotati intorno a 40-50 milioni”. Ma i Sensi starebbero anche l’ipotesi di un aumento di capitale aprendo le porte ad un nuovo socio: si parla di Tarak Ben Ammar, l’imprenditore franco-tunisino, nel Cda di Mediobanca. “Ma Unicredit- continua l’articolo di Repubblica- preferirebbe di gran lunga la cessione e ha esortato la Inner Circle, l’intermediario utilizzato da Soros nella primavera scorsa, di rivolgersi direttamente ai suoi dirigenti se si ripresentasse un’altra occasione.
DIRE
http://www.piazzadellaliberta.it/200...dit-ultimatum/
Ma rischiate di fallire?!




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...quindi non direi che il problema,almeno per noi siano stati i soldi,o almeno non solo.
