





Ma ciò in cui vanno seguiti i santi è l'amore di cui sono stati capaci. Le pratiche penitenziali dei santi sono sempre un mezzo, proporsi di imitarli in quel dettaglio della loro vita senza essere al loro livello nell'immenso amore che era il loro motivo e il loro scopo può far prendere cantonate enormi. In quale punto del Nuovo Testamento si dice all'incirca "chi è nella gioia canti inni di ringraziamento, chi è nella sofferenza chieda la forza di sopportarla"? Come indicazione di massima, mi pare sensata. Poi è chiaro che ci saranno quelli che progrediranno a tal punto da scoprire che la sofferenza li avvicina a Dio, ma il punto di partenza non può essere questo.


Una volta lo chiamavano eroismo...
E' il meglio, riflettendoci.
Il Padre ha sofferto per, nel, con il Figlio. Avrebbe sofferto meno se fosse venuto Lui.
P.S.
La questione, comunque, non è così banale. La venuta del Figlio salvatore non è "casuale", perché Egli doveva essere nuovo Adamo, etc... Oltretutto, anche il Figlio è onnipotente e pure Cristo lo era, in quanto ipostasi Logos-Uomo.

