Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 22
  1. #11
    Conservatorismo e Libertà
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    17,354
     Likes dati
    159
     Like avuti
    515
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    Citazione Originariamente Scritto da dodoshady Visualizza Messaggio
    Se non ascolti i tea parties ti scordi di vincere le elezioni. Non ci si deve lascia trascinare ma la vicinanza a quella gente da parte del Gop ci deve essere altrimenti tanti saluti.
    Concordo pure io (concetto già ribadito in altri 3d). Senza i Tea Parties i Democratici dilagano; è bene riconoscere, pertanto, che una forza simile va sfruttata (in senso buono), e al tempo stesso guidata, incanalata, senza farsi schiacciare dalle spinte più estremiste e francamente reazionarie.

  2. #12
    Republican Party
    Data Registrazione
    12 Mar 2010
    Messaggi
    661
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Concordo con dodo. Il GOP deve saper intercettare la protesta dei Tea Parties nell'ambito di una politica di governo che vada al di là del semplice messaggio antitasse. Purtroppo i Repubblicani non hanno un leader all'altezza e questo dà libero sfogo al populismo della base.
    Una leader che sia in grado di conciliare tea parties e GOP c'è e si chiama Palin! Il problema è che ci sono delle lotte interne per il potere che non vogliono, in buona sostanza, un leader così forte subito. Stanno perdendo tempo e sono molto preoccupato.

  3. #13
    Conservatore
    Data Registrazione
    21 Dec 2009
    Messaggi
    86
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    Sono daccordo,quello che volevo dire è che il fenomeno dei partiti del the è folkloristico oltre che anarcoide e spesso neosudista e il gop non può più ridursi a folklore e hippismo delle campagne se vuole essere un'alternativa per l'America di oggi.
    Farefuturo Web Magazine Generazione italia



    applausi del pdl al mio leader, continua

  4. #14
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    Citazione Originariamente Scritto da dodoshady Visualizza Messaggio
    Una leader che sia in grado di conciliare tea parties e GOP c'è e si chiama Palin! Il problema è che ci sono delle lotte interne per il potere che non vogliono, in buona sostanza, un leader così forte subito. Stanno perdendo tempo e sono molto preoccupato.
    Dodo ricordati del 1994... anche allora, come oggi, c'era negli USA una forte ondata libertaria che portò al Contract with America di Gingrich. Solo che gli americani si stancarono presto di tanta intransigenza e dopo aver favorito i Repubblicani nelle elezioni di midterm si strinsero al Presidente Clinton che aveva pensato bene di governare come un conservatore moderato. Il GOP arrivò così alle politiche del 1996 senza un leader, bruciandosi la candidatura di Colin Powell, l'unico che avrebbe potuto battere i democratici. Alla fine la scelta cadde su un candidato di ripiego, Dole, che ovviamente venne sconfitto.

  5. #15
    Conservatorismo e Libertà
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    17,354
     Likes dati
    159
     Like avuti
    515
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    MAREA NERA: ZOGBY, SOLO 16% AMERICANI APPROVA GESTIONE OBAMA

    Solo il 16% degli americani approva come Obama sta gestendo la crisi dellla marea nera nel Golfo del Messico. E' quanto emerge da un sondaggio Zogby secondo cui il tasso di approvazione e' crollato in due settimane di 13 punti. Di pari passo l'apprezzamento per Bp e' sceso dal 25 al 15%. I numeri preannunciano un effetto Katrina (l'uragano che investi' New Orleans nel 2005 e danneggio la popolarita' di George W. Bush) anche per l'attuale inquilino della Casa Bianca .

    MAREA NERA: ZOGBY, SOLO 16% AMERICANI APPROVA GESTIONE OBAMA | News | La Repubblica.it

  6. #16
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    25 Maggio 2010

    pag. 1 | 2 |
    Ma non c’era un paese da cambiare?

    Tra gli infausti presagi sul voto di novembre, i compromessi coi burocrati di Washington e una timida politica estera, la rivoluzione promessa da Obama è stata congelata. L’epica americana del “change” sopravvive, ma ora ha altri eroi
    di Mattia Ferraresi
    «Il cambiamento non viene da Washington. Il cambiamento arriva a Washington» è uno dei tanti versetti con cui un Barack Obama non ancora presidente ha dato passione e sostanza elettorale al mito del “change”, forza luminosa che arriva, rivolta i meccanismi arrugginiti dalla consuetudine politica e se ne va sul suo carro alato. Era l’Obama fatale e promettente che faceva svenire le ragazzine e infiammava i cuori degli uomini di buona volontà, un candidato con molte idee sulla transizione e poche sulla gestione di un potere più grande di qualsiasi proposito di “change”. Un brand vincente e rivoluzionario che non ha nulla a che vedere con il piccolo cabotaggio di un presidente che su tutti i fronti, dalle elezioni di midterm a novembre al processo di pace, fino al dossier sull’Iran, ora naviga a vista armato del meno rivoluzionario dei propositi: congelare tutto. È impietoso e ingenuo pretendere che un candidato dica tutta la verità in campagna elettorale e l’immancabile fase dei “l’avevo detto” e addirittura di qualche timido “aridatece Bush” ha già mostrato il suo punto culminante. Quella che l’America sta sperimentando però è una fase ulteriore: il famoso “change” di Washington c’è, ma, come ha scritto Glenn Thrush sul quotidiano Politico, «non è un copyright di Obama».
    La settimana scorsa alle primarie per il seggio da senatore del Kentucky, la nomination dei repubblicani è andata a Rand Paul, uomo di punta di quel fenomeno liquido che la destra populista ha riassunto sotto l’etichetta del Tea Party. Paul è un libertario di seconda generazione. Il padre, Ron, è il capostipite di quel movimento che rifugge ogni invasione del potere centrale nella vita dei cittadini e “End the Fed” è il titolo del suo manifesto politico e civile. Rand Paul ha vinto facilmente contro Trey Grayson, candidato ufficiale che ha incassato gli endorsement dei repubblicani che contano – l’ex vicepresidente Dick Cheney, per citarne uno – ma non è riuscito a suscitare quella voglia di “change” che continua a essere l’istinto dominante della sensibilità americana: soltanto che il suo araldo non è più Obama. Nel discorso con cui Rand Paul ha iniziato la sua corsa verso il 2 novembre affiorano espressioni analoghe e contrarie a quelle che Obama usava a proposito della lugubre era Bush. «L’America è migliore di quella degli ultimi otto anni» diceva Obama; «Washington è orribilmente marcia e noi ci stiamo riprendendo il governo» dice Rand Paul, che poi spinge sull’acceleratore fino a scollinare nel vocabolario apocalittico del “reckoning day”, il giorno del giudizio. In quel giorno i paladini della libertà saranno assunti nella gloria, mentre i burocrati di Washington che firmano assegni per ripianare il debito finiranno dritti all’inferno.

    Un Rand Paul per i democratici
    Di Rand Paul in giro per l’America ce ne sono parecchi, e non solo fra i candidati del Tea Party che in tutte le primarie danno grattacapi ai candidati ufficiali del Partito repubblicano. La sua figura è il distillato esemplare di un sentimento serpeggiante che non ha argomenti contro il “change” tout court, ma ne ha una serie infinita contro il “change” di Obama. Una situazione paradossale in cui i conservatori esigono una loro narrativa rivoluzionaria e i progressisti frenano sulle promesse, parandosi dietro allo schermo della complessità degli scenari. Obama e i democratici hanno avuto un altro inciampo alle primarie, questa volta in Pennsylvania, dove il candidato sostenuto dalla Casa Bianca, Arlen Specter, ha perso la nomination con il veterano Joe Sestak. Specter è in effetti un esponente dell’epica del cambiamento, ma non nel senso che piace a Obama: il cambiamento di Specter coincide con un cambiamento di partito che l’ha portato ai democratici dopo 28 anni di servizio nel Gop. Quando ha annunciato il suo personale cambiamento, Obama e il vicepresidente Joe Biden (amico personale di Specter) lo hanno accolto con un calcolato sventolio di palme, perché era l’uomo che avrebbe dato la maggioranza assoluta al Senato ai democratici. Naturalmente la fedeltà dell’anziano senatore aveva un prezzo, quello del sostegno in una rielezione che sarebbe stata complicata.
    Tifosi in imbarazzo
    Mentre la Casa Bianca perfezionava il passaggio di Specter, il suo avversario di sempre, Joe Sestak, era sulla porta di casa Clinton, a Georgetown, per chiedere consiglio sul futuro elettorale all’amico ed ex presidente Bill. Un assistente di Clinton gli si fa incontro con lo sguardo di chi ha una notizia importante: Specter è passato dall’altra parte della barricata. In pratica il mondo si stava capovolgendo: il democratico in terra democratica si trovava a dover correre contro un repubblicano che ha cambiato partito per giocarsi le ultime speranze di essere rieletto. Nella bibbia politica di Obama Sestak era stato scritturato per il ruolo di agnello sacrificale. E invece le cose sono andate al contrario. Sestak ha vinto e Specter è stato appoggiato solo a intermittenza da un Obama che nelle ultime ore decisive ha scelto di volare in Ohio invece di fare una comparsata di sostegno a Specter in Pennsylvania. Risultato: in un seggio delicatissimo i democratici si trovano con un candidato scaricato dalla Casa Bianca e deciso sostenitore dell’aumento delle truppe in Afghanistan. Tanto per ribadire l’ironia del “change”.
    Il libro che nelle ultime settimane è finito sui comodini della Washington che conta si intitola The Promise e il suo autore è il giornalista di Newsweek Jonathan Alter, uno che Obama lo conosce e lo apprezza troppo, dicono i critici, per scriverne con equilibrio. Se il bilancio del primo anno di presidenza non è certo scrutato con malizia, non ci sono le tracce del panegirico che alcuni si aspettavano. Già titolare su una “promessa” lascia intendere che non molto è stato finora mantenuto. La recensione “interna” del Washington Post – Newsweek è, per ora, di proprietà della Washington Post Co. – dice che The Promise «non è un peana a Obama o un’ottusa sintesi fatta su commissione dell’amministrazione», come a sottolineare che la piaggeria verso il presidente è un genere che non si porta più. Dell’affresco di Alter colpisce l’inclinazione verso l’establishment e la discrepanza fra l’Obama privato e quello pubblico; tutto si svolge dentro palazzi trasudanti burocrazia affollati da personaggi oscuri per cui servono asterischi e note che rimandano a spiegazioni accessibili all’uditorio. Nel mezzo siede un presidente sempre corrucciato che sorride soltanto in pubblico. È un genere letterario che poco ha a che fare con gli elementi dell’epica scatenati da Obama, che pure permangono in visioni alternative e non ancora solidificate che premono sulla piazza per avere il cambiamento promesso e mai mantenuto.

    Scuse e inchini internazionali
    L’affezione fattiva per lo status quo diventa quasi una vulgata nell’approccio di Obama alla politica estera, dove la grande assente è una dottrina. Gli analisti conservatori dell’Heritage Foundation hanno riassunto così le regole del presidente verso gli altri Stati: «Chiedere scusa ai leader stranieri a nome dell’America e, se non funziona, fare un profondo inchino». I dossier più caldi non mostrano direzioni precise: il processo di pace tra israeliani e palestinesi è regredito ai proximity talks gestiti dall’inviato speciale George Mitchell; il dossier iraniano ha avuto l’unico, timido sussulto quando l’amministrazione ha fatto garbatamente capire a Turchia e Brasile che la diplomazia parallela con l’Iran non è gradita a Washington; la spettacolare chiusura di Guantanamo è un ricordo lontanissimo e al suo posto le voci ufficiali aprono a una revisione non garantista dei diritti di chi viene arrestato e interrogato. Sono tutte sfide delicate in cui il compromesso è arte nobile, ma nell’impostazione del brand obamiano non c’è traccia di una visione globale, di un’idea ostinata, di un «change we can believe in», appunto.
    Uno dei padri del movimento neoconservatore, Irving Kristol, ha coniato la stracitata massima per cui un neocon è «un liberal assalito dalla realtà». Ma quando si è diffuso il movimento dei neoliberal ha aggiornato la massima con un’aggiunta che sembra cucita addosso al presidente: «Un neoliberal è un liberal assalito dalla realtà che rifiuta di prendersi la responsabilità di agire». 

    Ma non c’era un paese da cambiare? | Tempi
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  7. #17
    Conservatorismo e Libertà
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    17,354
     Likes dati
    159
     Like avuti
    515
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    MAREA NERA: PER USA OBAMA PEGGIO DI BUSH CON KATRINA

    Per gli americani Obama ha reaggito alla marea nera peggio di quanto fece Bush con Katrina nel 2005. E' quanto emerge da un sondaggio Abc secondo cui per il 69% l'amministrazione Ovama ha risposta male al di9sastro ambientale. Cinque anni fa era il 62% a criticare la Casa Bianca di Bush per l'uragano Katrina che devasto' New Orleans.

    AGI News On - MAREA NERA: PER USA OBAMA PEGGIO DI BUSH CON KATRINA

  8. #18
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    01 Giugno 2010

    La bomba e il mare nero

    C’è una ragione se la falla sputapetrolio non è ancora stata tappata con la Bomba


    di Tempi
    Al largo della Louisiana, da una falla della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, fuoriescono in mare qualcosa come 2,2 milioni di litri di petrolio al giorno. Lo sversamento va avanti dal 22 aprile scorso. Fate i conti di cosa sta succedendo all’Atlantico in un’area compresa tra il Golfo del Messico e le coste sud-occidentali degli Stati Uniti. Intanto i tentativi di chiudere la falla armeggiando in fondo al mare con robottini, cupole e siringone varie si stanno rivelando pannicelli caldi. Buoni per traquillizzare l’opinione pubblica internazionale ma non per risolvere il problema. La verità è che oltre a non aver preso le precauzioni necessarie per un impianto già definito “a rischio”, la British Petroleum sta cercando in ogni modo di salvare il suo giacimento petrolifero. I tecnici sanno che l’unica possibilità per chiudere quel maledetto buco è un’esplosione controllata. Tra la superficie del mare e la cava di oro nero ci sono quasi seimila chilometri. Millecinquecento d’acqua e quattromila di crosta terrestre. Da Mosca lo hanno comunicato subito, forti dell’esperienza acquisita in eventi analoghi al tempo dell’Urss: in questi casi bisogna sigillare il giacimento con una montagna di rocce e detriti. Ci vuole la Bomba. E invece niente. Mentre sta per iniziare la stagione dei cicloni si va avanti col teatrino dei cervelloni. Tra qualche giorno, quando si scateneranno i venti, sarà impossibile contenere l’enorme massa bituminosa. Per allora speriamo di aver già letto sul britannico Economist (che pure per le eruzioni del vulcano islandese chiamò in causa “l’irresponsabilità” della religione romana) a quale religione appartenga quel tipo di “irresponsabilità” che ha impedito alla britannica Bp di riconoscere subito quale fosse il problema: di rinunciare al petrolio ed evitare così «la più grande catastrofe della storia».

    La bomba e il mare nero | Tempi

    Il progressismo applicato alla petrolchimica, insomma :gluglu:
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  9. #19
    Conservatorismo e Libertà
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    17,354
     Likes dati
    159
     Like avuti
    515
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    5 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    Autogol Obama



    Già non gode di grande popolarità, ma se adesso Obama si mette anche a toccare l’11 settembre agli americani allora siamo di fronte ad un prematuro suicidio politico. Perché non è piaciuta a nessuno, in America, la recente dichiarazione del Presidente:

    Così come la nostra visione della politica estera si è rivelata vulnerabile ed è cambiata profondamente dopo l’11 settembre, penso che questo disastro cambierà il modo in cui penseremo all’ambiente e all’energia per molti anni a venire.

    Conoscendo bene gli americani, e conoscendo bene quello che è stato l’11 settembre, quel senso straordinario di unità nazionale tutto americano, conoscendo quindi il significato quasi di sacralità attribuito agli avvenimenti e alle vittime degli attentati del 2001, ecco, tenendo bene a mente tutto questo è oggettivamente inconcepibile l’uscita di Obama. Si tratta di un clamoroso autogol. Di una gaffe imperdonabile.

    Tra l’altro, come sottolineato già qui, nessuno nega l’impatto devastante del disastro ambientale nel Golfo del Messico, ma non si tratta assolutamente, per usare lo stesso paragone infelice di Obama, di un 11 settembre.

    Autogol Obama « daw

  10. #20
    Conservatore
    Data Registrazione
    30 Apr 2004
    Località
    Sponda bresciana benacense
    Messaggi
    20,196
     Likes dati
    67
     Like avuti
    187
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Sei troppo lento, Mr Obama...

    :gluglu: Non c'è che dire: la BP come Osama Bin Laden... Chissà se ci sarà anche una bella commissione d'inchiesta su come Obama e il suo entourage hanno gestito la crisi, sulla falsa riga della commissione 11 Settembre hefico:

    magari ne verrebeb fuori qualcosa di positivo
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

 

 
Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Invalidi senza la pensione: «Tribunale troppo lento»
    Di von Dekken nel forum Lombardia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 15-01-14, 11:35
  2. PIR è lento! Anzi, è troppo veloce!
    Di Sant'Eusebio nel forum Fondoscala
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 12-05-09, 13:59
  3. Ma lo spoglio non è un pò troppo lento ?
    Di RobertoMo nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 22-11-07, 17:04
  4. Lento, tanto lento.
    Di machine head nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 28-01-05, 22:52
  5. Questo sito e' troppo lento
    Di DD nel forum Fondoscala
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 25-03-03, 20:03

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito