Verona, 13 ott. (Adnkronos Salute) -

E' il lavoro di squadra la chiave di volta per migliorare le probabilità di guarigione da un tumore. Non solo l'ultimo farmaco sul mercato, o la tecnologia più avanzata a disposizione. Parola di Pier Franco Conte, direttore del dipartimento di oncologia ed ematologia dell'università di Modena e Reggio Emilia. L'oncologo è a Verona per il X congresso dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). “Oggi - dice - si parla tanto di accessibilità ai farmaci. Invece si discute meno di percorsi assistenziali in grado di assicurare la migliore terapia ai malati. Eppure - sostiene - avere più probabilità di guarire significa poter fare affidamento su una buona diagnostica per immagini, e altrettanto buone diagnostica patologica, chirurgia e farmaci di ultima generazione".

Insomma, il cancro si vince con una manovra a tenaglia dove "tutto serve" allo scopo. "Questa - continua Conte - è l’ultima sfida che però nessuno sembra voler cogliere appieno. Al contrario - prosegue - si fa molto attenzione ai singoli segmenti, che sono importanti solo in un contesto più generale. E nei meccanismi di accreditamento delle strutture ospedaliere non entra mai in gioco la qualità dei risultati. Nessuno - accusa - se ne occupa. Né gli oncologi che si preoccupano di 'spingere' il nuovo farmaco, né gli amministratori impegnati in una valutazione burocratica dell'appropriatezza delle strutture di competenza, né le società scientifiche che non hanno una visione politica sufficientemente ampia".

Questa assenza di approccio globale è anche all’origine "delle differenze dell’assistenza tra Nord e Sud Italia", rileva. E aggiunge: "un esempio esemplare riguarda il tumore dell'ovaio. Se oggi posso contare sul farmaco più innovativo sono in grado di migliorare la sopravvivenza delle pazienti di 4-6 mesi. Ma se ho il team giusto guadagno il 20-30% di probabilità di guarigione".
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