C’è un mondo dove l’unica borsa che interessa è la borsa della spesa. Tra l’altro, per questo mondo qui, la borsa in questione non si allarga o non si stringe a seconda degli scambi orari: quello che ci sta, ci sta. Dipende dalle disponibilità del portafoglio.
Questo mondo fa fatica ad arrivare alla quarta settimana del mese; non che quelle prima abbia di che stare allegro. Questo mondo, secondo l’indicatore di situazione economica equivalente - cioè il riccometro -, è il mondo dei poveri.
Che fare?
A loro Berlusconi, in campagna elettorale, promise un aiuto concreto. Ecco, è arrivato il momento di saldare il debito. Se ne parlava già da qualche tempo, ora la Social card diventa un provvedimento pronto per l’uso. L’utilizzo sarà disponibile già dal mese di dicembre.
L’articolo di Tommaso Montesano entra benissimo nel dettaglio della proposta.
Qui, a mo’ di bignamino, bastano due dati giusto per fare in seguito qualche considerazione. La card comporta un bonus di 480 euro da gestire in un anno, con prelievi bimestrali presso le Poste di massimo 80 euro.
Chi ne avrà diritto?
Due categorie di persone: i cittadini di oltre 65 anni d’età, che dispongono di un reddito annuo non superiore a seimila euro; e le famiglie con un bambino a carico, non più grande di tre anni, il cui reddito annuale non supera i seimila euro.
La sinistra piangerà
Chi certifica il tetto di reddito? Qui comincia l’avventura, nel senso che basterà un’autocertificazione. Il modulo arriva a casa: basterà barrare una casella via l’altra al fine di dimostrare allo Stato di essere poveri. Qualche esempio.
Hai più di una macchina? No. Hai una seconda casa? No. Possiedi titoli? No. Hai più di una utenza di gas, telefono, luce? No. Compilato per bene il modulo, ecco che arriva la Social Card con la possibilità di accedere agli 80 euro per bimestre da spendere per i generi alimentari di prima necessità o per pagare le bollette.
Quattrocentottanta euro all’anno sono tanti? O sono pochi? Per la sinistra saranno sicuramente elemosine, per nulla sufficienti a far fronte alla crisi delle famiglie. Il catastrofismo della sinistra darà il meglio di sé per narrare la disperazione delle famiglie italiane, abbandonate dal ricco Berlusconi.
Anche per loro scenderanno in piazza.
Da destra replicheranno così: piuttosto che niente è meglio piuttosto. Non mi sembra una risposta del piffero.
Quando uno sta male e ha bisogno, va a mangiare alla mensa e veste con abiti usati. E non si fa grandi problemi.
Credo invece che il problema più critico di questa Social card sia un altro, e cioè che come sempre accade i poveri cristi spunteranno come funghi. Dalle pensioni di invalidità ai risarcimenti per calamità naturali, ahinoi i precedenti non mancano. I buoni propositi finiscono così per essere macchiati dallo sciacallaggio di qualche fetentone.
I professionisti del pietismo
Meglio mettere dunque le mani avanti e chiedere il massimo rigore nei controlli, affinché chi campa davvero tra gli stenti possa trovare un po’ di ossigeno. Più saranno strette le maglie, più le persone in difficoltà avranno un maggiore beneficio. Tra le altre cose, qualcuno già parla di allargare la Social card anche a persone con un reddito non superiore a ottomila euro annui; i soldi arriverebbero dalle multe dell’antitrust. Dal governo però non arrivano conferme ufficiali; resta pertanto una buona indiscrezione.
Ci sia consentito però di insistere sulla rigidità nei controlli. L’intenzione di aiutare chi è in difficoltà è sacrosanta, tuttavia non può in alcun modo diventare un modo scaltro per arraffare qualche euro in più.
Esperienze passate ci impongono di tenere gli occhi aperti: l’eccessiva generosità con cui sono stati concessi emolumenti a vario titolo a favore degli invalidi, senza nemmeno controllare l’effettiva disabilità, sono l’esempio più grossolano. Quanto ci costano i falsi invalidi? In molte aree del Paese ci sono dei veri e propri professionisti del pietismo che con questa scusa trovano di che campare.
Accanto a questi furbetti, ci sono poi i furboni, coloro cioè che per eludere il fisco compilano dichiarazioni dei redditi da morti di fame e che invece morti di fame non sono affatto.
Ci manca solo che oltre a non pagare le tasse, regaliamo loro pure 480 euro di Social card. Sarebbe una presa per i fondelli davvero antipatica da mandar giù.
G.L.Paragone su www.libero-news 14 10 08
saluti




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