Molti ci chiedono di spiegare la nostra realtà ecclesiale di fronta a chi ci chiama "scismatici" "non canonici" quando non addirittura "eretici".
Prendo dal nostro sito una risposta di anni fa sempre attuale, a cui accio pochissimi ritocchi.
Storia e teologia della nostra realtà ortodossa italiana
Il Monastero di San Serafino di Sarov è una realtà che esiste in Italia ormai da molti anni : è una piccola fraternità monastica ortodossa che appartiene - anzi è il centro della "Associazione dei Cristiani Ortodossi" di cui è presidente - per statuto - il superiore del Monastero, attualmente il Vescovo Silvano (Livi) Ordinario della Diocesi (Eparchia) di Luni e dell'Esarcato d'Italia.
Monastero e Parrocchia, con le Parrocchie e Comunità che su loro stimolo si stanno formando in Italia, la Scuola Teologica "Facoltà Teologica Ortodossa S.Gregorio magno" (che è l'organismo di studio e ricerca dell'Associazione) e la Comunità S.Agapito,nonchè il Centro interculturale "Pavel Florenskij", appartangono alla giurisdizione canonica della Chiesa Greco Ortodossa Tradizionale (o del Calendario dei Padri) sotto il Sinodo "Ton Enistamenon", presieduto da Sua Eminenza il Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì.
Questa nostra scelta ecclesiale è maturata dopo molti anni di appartenenza ad altre giurisdizioni e dopo un dopo un lungo percorso spirituale all'interno dell'Ortodossia, e rappresenta la nostra piena condivisione di quelle Tesi ecclesiologiche alle quali rimandiamo per una più approfondita riflessione sulla ecclesiologia a cui ci rifacciamo.
La nostra realtà Ortodossa esiste infatti dal 1985, prima sotto il Patriarcato di Mosca, poi sotto quello di Serbia. In ambedue i casi abbiamo dovuto constatare che i Patriarcati a cui appartenevamo non avevano nessun reale interesse alla costituzione di una Ortodossia evangelizzatrice in Italia, al massimo eravamo "tollerati" e sottoposti a molte restrizioni. Col tempo ci siamo resi conto che dietro questo comportamento stavano motivazioni più lontane e profonde. Le Chiese cosiddette "ufficiali" e sedicenti "canoniche" sono ormai tutte - più o meno - compromesse col cosiddetto "ecumenismo" che le porta a tenere un atteggiamento diplomatico che bilanci opposti equilibri: quindi una Ortodossia in casa del papa (l'Italia) rappresenta un discorso troppo compromettente per chi ha più interesse ad evitare che i romano-cattolici non facciano proseliti nelle loro terre tradizionali (cosa per loro molto facile visto che sono dotati di molti mezzi finanziari ed organizzativi) che non a pensare di riportare gli eterodossi (eretici) di Occidente all'Ortodossia dei loro padri del primo millennio.
Ebbene, proprio mentre il secondo millennio dell'eterodossia dell'Occidente va a concludersi, la Chiesa Tradizionale Greca, così come la sua sorella ossia la Chiesa Russa fuori frontiera (nata dopo la Rivoluzione Comunista per benedizione del Patriarca San Tichon) ha condannato decisamente e senza compromessi l'Ecumenismo che è - come si espresse il Venerato Padre Justin (Popovic) (che recentemente la Chiesa Serba ha cercato di "recuperare" canonizzandolo nonostate sia morto in dissidio con la Chiesa serba ufficiale e non commemorante i suoi gerarchi per l'adesione all'ecumenismo) la "paneresia del nostro secolo" il primo passo (anche se il secondo, ossia l'allargamento alle religioni non cristiane - si veda il convegno di Assisi ed altre simili manifestazioni, ultima delle quali l'incontro recente in Piazza S. Pietro - è già in atto ) verso quella che p.Serafim (Rose) chiamò la "Religione del futuro" ossia una panreligione sincretistica, una fusione di tutte le religioni del globo nella quale ogni singola religione rinunci ad essere in possesso della Verità. Ma i Cristiani - intendiamo quelli veri - sanno che la Verità è Cristo - "Io sono la Via, la Verità e la Vita" - e non possono certo abbandonarsi al relativismo di una simile prospettiva. Inoltre la Verità è per sua uatura Una ed Integra e basta la minima scalfittura dell'edificio del Dogma che se ne è fuori.
Ebbene noi sappiamo che la Chiesa Ortodossa è profondamente malata in quanto, pur essendo la detentrice della Verità che è Cristo, pur essendo "l'Una, Santa, Cattolica ed Apostolica" che conserva inalterato il messaggio di Cristo, degli Apostoli e dei Padri, in una unica ininterrotta ed inalterata Tradizione che giunge fino ai nostri giorni, si è lasciata anch'essa intrappolare nel movimento Ecumenico.
Allora, alcuni Cristiani Ortodossi hanno deciso di resistere a questo andamento, e pur senza negare l' "ecclesialità" pur malata delle Chiese ufficiali, si sono posti su una posizione di distacco e di attesa con due intenti:
conservare immune dai compromessi la santa Dottrina della fede Ortodossa;
lanciare un avviso forte alla Chiese ufficiali perché si allontanino dai compromessi in cui si stanno invischiando e ritornino alla genuinità della tradizione anche se questo è antimoderno, anche se questo è contrario al percorso economico e sociopolitico dell'attuale globalizzazione che la storia contemporanea sta percorrendo, mossa dalla forza del suo vero dio "il denaro - Mammona"; sia che questo prenda il nome di profitto o di libero mercato o che altro, resta sempre in reatà l'espressione dell'egoismo umano che si manifesta in quella "avarizia insaziabile che è una idolatria", per usare le parole apostoliche.
Non è la prima volta nella lunga Storia della Chiesa che i Patriarcati e le Chiese ufficiali si sono ritrovate "in eresia", basti pensare (senza dimenticare le vicende dell'Henotikon promulgato da Zenone nel 482) al periodo monotelita (periodo nel quale il campione dell'Ortodossia fu san Massimo il Confessore) quando tutti i Patriarchi sottoscrissero l'eretica Ekthesis dell'Imperatore Eraclio ed il Typos di Costante II, periodo che si conclude con il Concilio di Costantinopoli III del 680/81.
Analoga situazione si ebbe nel periodo iconoclasta dove su tutti i troni dei patriarcati Orientali sederono patriarchi eretici, finchè l'eresia non venne debellata col Concilio Niceno II del 787.
Ultimo, ma non meno significativo, il periodo in cui al falso Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1443) i vescovi Orientali firmarono la sottomissione al Papa di Roma ad eccezione di S.Marco di Efeso che la Chiesa venera giustamente come il secondo Confessore.
Anche in queste epoche ci furono i resistenti ai Gerarchi caduti in eresia e come ben dice il canone 14 del Concilio Primo-secondo essi non sono scismatici ma, al contrario, meritano lode dai credenti perché si sforzano di conservare incontaminata la Chiesa di Dio.
Un tempo l'eresia si chiamò "monotelismo", un tempo "iconoclasmo" un tempo "uniatismo" oggi "ecumenismo" - ed è a questa eresia che il nostro Monastero intende resistere nella linea dei grandi confessori della fede.
La Chiesa Greca Tradizionale o "del Calendario dei Padri" nacque in Grecia dopo che venne introdotto - per motivazioni che già lasciavano presagire la scelta di campo ecumenista, nel 1924 sotto la spinta del Patriarca di Costantinopoli Melezio (Metaxachis) e per l'influenza d ideologie e forze del tutto estranee alla fede ortodossa, quando non addirittura contrarie ad essa, al posto del Calendario Giuliano Costantiniano, Tradizionale della Chiesa Cristiana Cattolica ed Apostolica Ortodossa.
Chi rifiutò questa scelta e si pose in resistenza dette origine alla Chiesa tradizionale o "del Vecchio calendario". In essa si precisò il nostro Santo Sinodo attorno a coloro che si ritrovarono nelle Tesi ecclesiologiche formulate dal Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì.
Oggi la Chiesa Greca Tradizionale fa parte di una fraternità Ecclesiale di Chiese Ortodosse sorelle che difendono strenuamente la Santa Tradizione della Chiesa Ortodossa, formata dal nostro Sinodo, dalla Chiesa Russa frontiera (Metropolita Agatanghelo) , dalla Chiesa Tradizionale di Romania e da quella di Bulgaria.
Dopo circa cinque anni della nostra appartenenza alla sua giurisdizione la Chiesa Greca Tradizionale formò l'Esarcato d'Italia nominando esarca l'Archimandrita Silvano che, un anno dopo, elevò all'Episcopato con la costituzione della Eparchia di Luni . Questa realtà conta oggi 5 parrocchie, un Monastero con un Metochio (dipendenza), 1 missione che presto diverrà Parrocchia, un Monastero femminile in formazione, con 1 Vescovo, 6 presbiteri, due diaconi, 4 monaci ed un novizio, 1 monaca provvisoriamente in Grecia a terminare la sua preparazione.
Il Cristiano sa che la fede, vissuta in pienezza e coerenza, può portarlo nelle Catacombe, là dove la Chiesa è stata nel suo nascere e dove starà nel suo finire al ritorno di Cristo ( "al suo ritorno il Figlio dell'Uomo troverà ancora fede sulla terra?" si è espresso il Signore ), ma questo non può né deve spaventarlo perché, secondo la Parola di Cristo: Beati sarete voi quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno, e - mentendo - diranno ogni male contro di voi per cagion mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la mercede vostra nei Cieli.
E' bene ripetere che per ecumenismo noi non intendiamo nè la possibilità di dialogo con i cristiani eterodossi, nè - tanto meno - la necessità obbligata di carità ed amore ben inteso, intendiamo invece l'atteggiamento più o meno relativistico che porta a riconoscere piena realtà ecclesiale fuori della Chiesa Una, partecipazione comune a celebrazioni liturgiche, cosa condannata apertamente ed espressamente da canoni e concilii.
Inoltre noi riconosciamo la presenza della Grazia Sacramentale nelle Chiese ufficiali e non ripetiamo i loro sacramenti (eccetto che siano stati amministrati in modo erroneo) nè consacriamo Vescovi con titoli di Diocesi occupate da vescovi di altra Chiesa. Il nostro Primate, a differenza di quelli tu tutti gli altri Veterocalendaristi greci, in coerenza con questa posizione, non asssume il titolo di "Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia", ma mantiene quello di Metropolita di oropòs e Filì.
Nella nostra Facoltà teologica, in consonanza con la nostra linea moderata studiano, con reciproca chiarezza di intenti, un sacerdote cattolico romano ed un pastore evangelico e, con la stessa reciproca chiarezza, due docenti della Facoltà Teologica non sono ortodossi.




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